FENOMENI DI APPORTO E DI ASPORTO

 

Si può definire l'apporto e l'asporto: «La penetrazione di un oggetto in luogo ermeticamente chiuso o la sua uscita nelle stesse condizioni».

Elemento sostanziale del fenomeno è quindi la compenetrazione di un corpo in luogo chiuso, in deroga alla legge fisica della incompenetrabilità della materia, secondo la quale legge, due corpi non possono contemporaneamente occupare lo stesso spazio.

 

La teoria spiritica postula la disintegrazione della materia ad opera della «forza psichica» secondo la quale l'oggetto verrebbe prima disintegrato e ricomposto poi in luogo. Con lo stesso procedimento avverrebbe il fenomeno di asporto e di apporto e del passaggio della materia attraverso la materia.

Gli argomenti addotti a sostegno della tesi sono i seguenti:

1) Gli oggetti si presentano caldi, il che fa pensare ad un effetto termodinamico della materializzazione.

2) Talvolta, come nel caso del dott. Schwab, si perviene a fotografare l'oggetto ancora prima che esso appaia realmente; (si vede cioè lo «schema» dell'oggetto stesso su cui si precipiterà poi la materia disintegrata).

3) I casi del tipo di quelli riferiti dal Bozzano - sia quello del blocchetto di pirite di zolfo, come quello dell'apporto del vaso d'opera che arriva in tre tempi diversi - stanno a dimostrare, inequivocabilmente, l'esistenza di un vero e proprio processo di disintegrazione che viene colto nella sua fase di svolgimento.

4) Si nota inoltre che la scomparsa delle forme materializzate (la scomparsa di questa corrispondendo a un vero apporto) avviene appunto attraverso un processo di disintegrazione della materia.

 

Il prof. Zöllner allo scopo di spiegare i fatti metapsichici concepì l'ipotesi della quarta dimensione; ipotesi puramente matematica, speculativa, ma che non implica nulla di fisico.

Dice in proposito G. C. Barnard:

«Zöllner comincia la sua discussione teorica della quarta dimensione osservando che il nostro attuale senso di un mondo a tre dimensioni non è innato ma acquisito. Le nostre percezioni sensoriali, egli dice, hanno luogo alla superficie del corpo, e perciò sono strettamente a due dimensioni. Un fanciullo che si guardasse le mani vedrebbe, nel voltarle, nella retina una quantità d'immagini a due dimensioni, che sarebbero irriconoscibili come quelle di un solo ed unico oggetto. Ma il fanciullo ha un senso del tatto e conosce ciò che fa la mano e il suo movimento anche in questo modo, cosicché a poco a poco la sua mente "impara a conciliare la variabilità dell'immagine della mano con l'invariabilità dell'oggetto stesso mediante l'idea della solidità tridimensionale ».

Il prof. Schubert (nei suoi Saggi di Matematica) confuta questo argomento dicendo che, siccome la percezione ha luogo all'estremità materiale dei nervi, che sono sempre degli oggetti a tre dimensioni, noi non percepiamo mai affatto bidimensionalmente, ma arriviamo all'idea di una superficie per astrazione intellettuale. Questa non mi sembra una confutazione appropriata. Mentre è vero che la retina è un oggetto a tre dimensioni, e che l'impressione della retina è fatta su particelle materiali, tuttavia il fatto mentale o l'«aspetto», può essere un oggetto a tre dimensioni, e che l'ima due dimensioni. Un dipinto, sebbene il colore sia indubbiamente materiale, è veduto dalla mente come una superficie. Schubert non sembra tener conto del lato psicologico della percezione, che è proprio ciò cui si riferisce Zöllner. Questi così continua: «Allo stesso modo nello stereoscopio la raffigurazione della corporeità - cioè della terza dimensione - sorge alla mente quando viene presentato al nostro intelletto il compito di riferirsi nello stesso tempo a due diverse immagini piane, senza contraddizione, ad un solo oggetto». In questo esempio i due aspetti sono simultanei, mentrechè nell'esempio delle mani del ragazzo erano successivi; ma nel primo erano presenti due oggetti reali, mentre nell'ultimo ve n'era uno soltanto. In entrambi i casi ciò che si può osservare effettivamente sono immagini a due dimensioni, ma la mente li integra in un oggetto a tre dimensioni.

Siamo venuti all'idea della terza dimensione allo scopo di superare l'apparente inconsistenza di fatti, della cui esistenza l'esperienza quotidiana ci convince», dice Zöllner. Che noi possiamo aderire o no a questa affermazione di un fatto storico, il punto importante segnalato dalle sue osservazioni non può essere trascurato. Supponiamo un essere che abbia una mente, una visione strettamente a due dimensioni, e il senso del tatto; allora possiamo dire che egli verrebbe all'idea di una terza dimensione (e forse la farebbe entrare tanto completamente nella sua mentalità generale, da aggiungerla automaticamente alle sue percezioni) allo scopo di armonizzare nella sua mente la invariabilità generale degli oggetti con le continue variazioni dei loro aspetti. Invero, Maeterlinck (La Vita dello Spazio, p, 71) asserisce che furono fatti esperimenti su una persona che nacque cieca ma che acquistò la vista all'età di 17 anni, e che tali esperimenti confermano questa concezione.

«Tutti gli oggetti gli sembravano piatti, anche la faccia umana, malgrado la prominenza del naso e la concavità delle orbite. E per parecchi giorni egli visse in un modo avente solo due dimensioni».

Orbene, come potrebbe un essere simile concepire il mondo prima di arrivare alla concezione della terza dimensione? Supponete di metterlo in presenza di un cubo che uno gli faccia rotare lentamente davanti agli occhi. Egli vede prima una superficie quadrata, poi questa si muta gradatamente in un rettangolo, poi si contrae di nuovo in un quadrato, e questi si ripete. Egli arriva alla concezione di un oggetto piatto che continuamente cambia di forma, ossia diventa più piccolo o più grosso nel tempo. E' incapace di concepire tutte le varie superfici quadrate del cubo come esistenti tutte insieme, in uno spazio a tre dimensioni, ma interpreta il tutto come una temporanea successione di superfici piane, o come la vita storica di un oggetto piatto. In altre parole, ciò che per noi sta nella sua terza dimensione, per lui sta nel tempo, e non esiste nello spazio se non in istanti successivi. Se noi riuscissimo a fargli concepire lo spazio come lo concepiamo noi, egli direbbe: «Ma è il tempo la terza dimensione». Non possiamo estendere l'analogia, e dire che il nostro tempo è effettivamente una quarta dimensione dello spazio? che la storia della vita fisica di una pianta o di un uomo è una «cosa» a quattro dimensioni che esiste sempre come un tutto, e che le nostre menti concepiscono semplicemente delle sezioni di esso a tre dimensioni? Questa è, la concezione a cui ci conduce lo studio dei fatti di precognizione.

Ma noi dobbiamo ora considerare la materia sotto un angolo visuale diverso, e discutere i casi in cui oggetti ordinari subiscono spostamenti nel nostro spazio che all'interpretazione sembrano implicare movimento lungo una quarta dimensione.

I fenomeni di «apporto», cioè della improvvisa apparizione di oggetti che non si sa da dove vengano, del passaggio di un oggetto attraverso un altro, dello stringere nodi in corde sigillate ed altri dello stesso genere, implicano due possibilità: o il movimento di un oggetto materiale lungo una quarta dimensione, oppure la sua disintegrazione in minuscole particelle, il passaggio di queste attraverso i pori di un ostacolo, e da ultimo il ricomporsi di tali parti nella loro disposizione originaria, in modo da ricostituire l'oggetto come era prima.

La seconda ipotesi, della disintegrazione molecolare e reintegrazione, sembra essere nel complesso la teoria di moda degli apporti; però io non posso dire altro se non che la ritengo enormemente improbabile. E' senza dubbio concepibile che una mente possa essere capace di disintegrare ed anche ricostruire un semplice pezzo di materia morta, come una pietra; ed è anche facile immaginare che una struttura ectoplasmica passi attraverso un oggetto solido in questa maniera, in quanto l'ectoplasma è eminentemente soggetto alla dematerializzazione come alla materializzazione. Ma l'elenco degli apporti osservati è molto complesso e variato, e non è sempre limitato ad oggetti di semplice struttura; difatti, oltre a gioielli ed orologi, comprende fiori freschi ed uccelli vivi. Io non credo si possa concepire che un uccello venga disintegrato nelle molecole che lo compongono e ricostituito vivo; comunque una simile ipotesi non è autorizzata, dal momento che possiamo spiegarci gli apporti in base ad una teoria che è già suffragata da fatti completamente differenti ricavati dalla fisica.

Allo scopo di rendere l'idea quanto più possibile semplice, possiamo ricorrere al vecchio artificio dell'analogia tratta da un mondo piano immaginario. Supponiamo che esista una collettività di Esseri Piani collocati su una superficie, e che non abbiano la concezione della direzione perpendicolare al loro piano. Nel loro mondo piano una stanza o una casa consisterà di una figura piana chiusa, per esempio un quadrato. Supponiamo che questa stanza sia chiusa e che la porta lineare sia serrata. L'Essere Piano dirà che è inconcepibile che un oggetto possa venire dall'esterno nell'interno della stanza a meno che la porta sia aperta, oppure che l'oggetto irrompa attraverso il muro. Ma noi, che conosciamo la terza dimensione, possiamo immaginare l'oggetto sollevato dal piano e rimesso dentro la stanza quadrata. Quest'azione, che assolutamente non è immaginabile dall'Essere Piano, costituirebbe per lui un «apporto» miracoloso. Durante il tempo in cui l'oggetto era all'esterno, penserebbe che fosse svanito dall'esistenza; che fosse certamente andato via dal suo mondo di superficie. Inoltre, se gli diciamo che la sua camera non era completamente chiusa, ma che noi potevamo guardarci dentro dal di sopra, non darebbe alcuna importanza alle nostre parole, dal momento che non potrebbe avere alcuna concezione della vista di una superficie piana da una direzione perpendicolare.

L'analogia ci porta ad immaginare che un apporto, o qualunque caso d'improvvisa e totale scomparsa di un oggetto, possa essere dovuto ad uno spostamento dell'oggetto lungo una quarta dimensione che è perpendicolare a ciascuna delle tre che noi conosciamo; e che un solido chiuso, come una stanza, è aperto quando sia visto lungo questa quarta dimensione. Zöllner riteneva che quando gli oggetti erano spostati in questa maniera, l'agente attivo dovesse essere necessariamente un Essere a quattro dimensioni, e che fosse uno Spirito. Ma noi possiamo ora considerare noi stessi quali esseri a quattro dimensioni, nonché gli unici autori di tutti i fenomeni metapsichici; ed è chiaro ancora una volta che l'ipotesi spiritica è un'aggiunta non necessaria, che nulla fa per aiutarci a spiegare i fatti fisici osservati».

 

Grande assertore della teoria spiritica fu pure il compianto Bozzano, teoria fondata su la presunta rivelazione di "Entità spirituali" durante le sedute.

Diceva in proposito:

«Ripeto che tutte le personalità medianiche operanti sono e furono sempre concordi nello spiegare in tal guisa l'estrinsecazione del fenomeno, a cominciare dagli "spiriti-guida" del Moses e della D'Espérance, per finire a quelli delle nostre sedute decennali al "Circolo Scientifico Minerva" di Genova.

Ora non v'ha chi non vegga come tale unanimità nelle spiegazioni fornite rivesta un alto valore probativo, giacché dovrebbe inferirsene che se le personalità medianiche sono concordi nelle spiegazioni fornite, ciò significa che attingono tutte a un'esperienza comune; senza contare che se producono fenomeni di «apporto», dovrebbe logicamente ammettersi che esse debbano sapere come fanno ad estrinsecarli; e ciò sia detto tanto a volerle considerare personalità subcoscienti, quanto a ritenerle personalità spirituali».

Per confutare poi l'obbiezione, dei suoi avversari, argomentava:

Se si percuote con un martello una cartuccia di dinamite, gli elementi che la compongono tornano istantaneamente allo stato libero, sprigionando tutta la tremenda energia in essi latente; ma se invece si accosta un fiammifero alla cartuccia di dinamite, questa brucia e si consuma innocuamente alla guisa di una «candela chimica» nei fuochi di artificio; vale a dire che gli elementi che la compongono tornano ugualmente allo stato libero senza sprigionare la tremenda energia in essi contenuta.

Il prof. Alippi si domanda: «Dove se ne va l'enorme energia che dovrebbe ricomparire nella materializzazione dell'oggetto apportato?» Al che io contrappongo questo altro interrogativo: «Dove se ne va la tremenda energia latente nella dinamite, e che più non si sprigiona se si ricorre a un fiammifero per farne disintegrare gli elementi?».

Misteri imperscrutabili entrambi; ma da ciò è razionale inferirne che quanto avviene per l'energia latente nella dinamite, debba avvenire per l'energia latente nella materia dell'oggetto apportato; e in conseguenza, nulla di meglio che appagarsi di concludere osservando che l'energia latente nella materia può manifestarsi e non manifestarsi a seconda dei processi operatorii a cui si ricorre. E nel caso nostro i processi in azione sarebbero psichici, anziché fisici; da ciò la radicale differenza negli effetti».

Contrari a questa teoria e, conseguentemente negatori del fenomeno di apporto ed asporto, sono da ricordare Sir O. Lodge, l'ing. Stanley De Brath, il prof. Tito Alippi ecc.

 

Vediamo ora l'opinione di un competente, Carlo Richet, su la possibilità della genesi del fenomeno di apporto e del passaggio della materia attraverso la materia e della sua verità storica.

«Tutto è oscuro nella questione degli apporti, tanto se trattasi di passaggio della materia attraverso la materia, sia che si abbia creazione della materia: due affermazioni presso a poco straordinarie entrambi.

L'esperimento il più eccezionale del passaggio della materia attraverso la materia è quello di P. Gibier, il quale, avendo rinchiuso la signora Salmon in una gabbia di ferro da lui costruita la vide uscirne nonostante che la porta fosse chiusa e la chiave fosse tuttora nella sua tasca (8). Si potrebbero pure citare vari casi narrati dai giornali degli spiritisti, come nel libro della signora Lacombe Frondoni. Essi però sono assai dubbi. Possibili, certi, ma non provati sino ad oggi, nonostante i racconti di Stainton Moses.

La stessa incertezza, forse ancora maggiore, grava per gli apporti. Non v'è un solo apporto la cui realtà sia stata oggi confermata. Si constata, invece, spesso, analizzando con la dovuta severità i racconti relativi agli esperimenti, che vi fu frode come con Bailey, come con Anna Roth.

Non nego gli apporti. Bisognerebbe essere di una temerità inescusabile per negare qualche cosa in metapsichica, dico solo che non si possono ancora dimostrare.

La materializzazione delle mani è certissima. Lo stesso dicasi dei fantasmi, quantunque si siano osservati più i casi di materializzazione di mani che di corpi interi. Ma per quanto riguarda il passaggio della materia attraverso la materia e gli apporti, nessuna prova soddisfacente è stata data e ritengo pertanto cosa saggia di non emettere oggi alcun giudizio».

 

L'ipotesi medianica è in contrasto con le cognizioni attuali su la costituzione della materia? La risposta è negativa, perchè la concezione moderna della trasformabilità della materia in energia e della possibilità della ritrasformazione di questa in materia può, semmai, farla ritenere probabile.

 

La teoria della «forza psichica» fu enunciata, come abbiamo già detto a pagina 25, da William Crookes circa ottanta anni or sono, quando la scienza non aveva ancora acquisito le odierne conoscenze della materia. Egli che era riuscito a scoprire i raggi catodici, aveva ben visto nella natura della fenomenologia medianica se scartando l'ipotesi spiritica, poteva attribuirla ad un potere ignoto della psiche umana. Dopo, altri illustri scienziati seguiranno le sue orme, pochi, invero, fra la quasi generale diffidenza della scienza ufficiale. Se si fosse sin da allora indagato a fondo, oggi i poteri dello spirito avrebbero conseguiti importanti successi. E' risaputo infatti che i valori latenti nello spirito affiorano in numero maggiore e in maggiore intensità se si provocano e si coltivano in mezzo ad una accolta di persone. Classico è l'esempio del profetismo ebraico. Si legge nel libro prima dei Re:

«Salvatosi David con la fuga, venne da Samuele a Ramata e gli narrò tutto quello che Saul gli aveva fatto; poi con Samuele se ne andò ad abitare a Naiot. La cosa venne annunciata a Saul da alcuni che gli dissero: «Ecco, Davide è in Naiot di Ramata».

Tosto il Re mandò colà gli sgherri per rapire Davide. Venuti costoro, quando videro lo stuolo dei profeti che con Samuele a capo vaticinavano, furono investiti essi pure dallo spirito del Signore e cominciarono anch'essi a profetare. Il che essendo stato riferito a Saul, egli mandò altri messi, ma anche questi si misero a profetare. Saul mandò per la terza volta altri sgherri che finirono col profetare essi pure. Furente di collera Saul andò in persona a Ramata e giunto alla grande cisterna di Sao domandò: «Dove sono Samuele e David?». Gli fu risposto: «Ecco, sono in Naiot di Ramata». Egli andò là, in Naiot di Ramata, ma anche lui fu investito dallo spirito del Signore, e mentre vi si incamminava, si mise a profetare finché giunse a Naiot di Ramata. Si spogliò anch'egli delle sue vesti e al cospetto di Samuele si mise a profetare insieme agli altri, poi cadde a terra nudo e vi restò tutto quel giorno e la notte. Di qui nacque il proverbio: «Saul è anch'egli del numero dei profeti?».

 

Fonte: SPIRITISMO ANTICO E MODERNO di William Sherpes pagine 67-72.