FENOMENI DI BILOCAZIONE

Per bilocazione (dal latino bis due volte) «locatio» (collocamento) s'intende il fenomeno di natura medianica, per cui il corpo si trova, simultaneamente, presente in due luoghi diversi.

 

Si distinguono due tipi di bilocazione: oggettiva e soggettiva. Si ha la prima quando il corpo sdoppiato manifesta la sua presenza simultanea in luoghi diversi; la seconda, invece, quando esso si manifesta, sotto forma di apparizione, - di tipo allucinatorie - ad una persona tipo «sensitivo» più o meno lontana dal luogo ove si trova il soggetto apparso in visione.

Ma come stabilire quando il fenomeno è oggettivo e quando è soggettivo? Riferendoci al noto principio che non sono ammissibili le allucinazioni collettive, si può ritenere che il fenomeno è allora oggettivo quando più persone presenti hanno simultaneamente la stessa percezione sensitiva.

Vi sono poi - come osserva il Richet, - delle oggettività diverse dalle oggettività abituali; difatti, quando due sensitivi credono di vedere lo stesso fantasma, quantunque esso non si manifesti su una lastra fotografica sensibile, gli è perchè havvi un oggettività qualsiasi. Ma se più persone vedono simultaneamente la stessa apparizione, se alcuni animali, cani o gatti, sembrano atterriti, e se havvi, soprattutto spostamento di oggetti, allora è impossibile la negazione della oggettività abituale.

Di qui la necessità, come giustamente opina lo stesso autore di nuovi studi e nuovi controlli (Ibidem, pag. 700).

 

3. - Da quanto è stato ora detto si deduce che il vero fenomeno bilocativo si ha solo quando il corpo sdoppiato si manifesta simultaneamente in due luoghi diversi.

 

4. - Rarissimo è il fenomeno medianico oggettivo di bilocazione mentre numerosissimi sono quelli di tipo allucinatorio. Gli annali di metapsichica ne enumerano solo alcuni. Parliamo qui di casi bene accertati, riferiti da persone degne di fede e, quel che più conta, in condizioni intellettuali e fisiche atte a giudicare della loro realtà obbiettiva.

 

5. - L'agiografia cattolica parla anch'essa di pochi casi di bilocazione, tra i quali meritano di essere ricordati quelli riguardanti S. Alfonso de' Liguori, S. Antonio da Padova, S. Francesco Xavier e Maria di Gesù da Agreda, religiosa spagnola.

Del primo si narra che confortasse della sua presenza e del suo ministero sacerdotale gli ultimi istanti del Pontefice Clemente XIV, pur rimanendo per due giorni in estasi nella sua diocesi di Arienzo. Di S. Antonio da Padova i biografi raccontano che mentre predicava in un paese della Spagna si arrestasse ad un tratto e cadde in estasi. Dopo circa un'ora, riprese il suo discorso, e agli ascoltatori ammirati disse di essersi recato a Padova per scagionare suo padre dell'accusa di omicidio per il quale era stato condannato a morte. Si racconta pure di S. Francesco Xavier che mentre si recava dal Giappone in Cina, una terribile tempesta si scatenasse sul mare e la scialuppa dove avevano preso posto quindici marinai scomparve nella procella. All'equipaggio della nave, quando la tempesta si fu placata, il Santo annunciò che i quindici compagni, ch'esso credeva perduti, erano salvi e che entro tre giorni li avrebbero raggiunti, come difatti avvenne. Essi raccontarono poi che la loro salvezza fu dovuta alla presenza di S. Francesco, che, con somma perizia, aveva pilotato la scialuppa, mentre quelli della nave, dal loro canto, assicuravano che egli non si era mai allontanato da loro.

Da ultimo, riferendo di suor Maria di Gesù da Agreda concordi testimonianze affermano che ella catechizzasse una tribù di indiani del Nuovo Messico, senza aver mai lasciato il convento in Ispagna sua abituale dimora.

 

6. - Secondo la teoria spiritica il fenomeno è possibile solo se si ammette, nell'uomo, oltre il corpo fisico o soma, anche il corpo eterico, il quale in determinate circostanze, sebbene rarissime, ha la facoltà di separarsi dal «corpo somatico», unitamente alla coscienza, alla memoria e alle facoltà sensorie sue proprie.

Dice il notissimo metapsichicista nord-americano Hereward Carrington:

«Può asserirsi che le prove di alcunché di analogo al «corpo astrale» si andarono costantemente accumulando in forza delle indagini odierne.

Queste prove risultano ormai fortissime. E' già quasi superfluo rilevare che se tali prove fossero accolte per sufficienti, si perverrebbe a spiegare un gran numero di fenomeni supernormali altrimenti inesplicabili, quali: «les maisons hantées», le apparizioni di fantasmi visti collettivamente e successivamente da parecchie persone, le fotografie trascendentali, la chiaroveggenza in genere. E ove poi si accogliesse la presunzione palese che il «corpo astrale» fosse in date circostanze capace di muovere o influenzare la materia, allora si spiegherebbero i «picchi medianici», la telestesia, i fenomeni di «poltergeist». Insomma, una volta riconosciuta la esistenza di un corpo astrale esteriorizzabile, un fascio di luce rivelatrice si proietterebbe su le manifestazioni medianiche, sia fisiche che psichiche».

 

Questa teoria si riallaccia alle credenze degli antichi popoli Orientali, e poiché, sostanzialmente, si rassomigliano le une alle altre, ci limitiamo a dire brevemente di quelle Egizie e Tibetane.

Si legge nel «Libro dei Morti» degli Egizi che coesistono nell'uomo:

1) Il corpo fisico.

2) Il corpo Ko (Kai Koi), soffio vitale, perfettamente uguale al corpo fisico e che abbandona al momento della morte. E poiché vi deve abitare s'interessa sempre di lui e gira attorno alla sepoltura, dove desidera ritrovarlo nella stessa condizione in cui lo ha lasciato al momento della morte. Di qui la somma cura degli Egizi per conservare intatto il cadavere e di apprestargli tutti i mezzi necessari a rendere agevole l'entrata del Ko presso il defunto.

Il Ko veniva rappresentato con gli stessi tratti del corpo fisico, ma un po' più scuri.

3) Il Ba (Bai), l'anima, principio spirituale dell'uomo, non legata alla tomba come il Ko, ma libera di volare verso il cielo e verso il mondo sotterraneo e, quindi raffigurata in forma di uccello. Il Ba ama talvolta visitare la mummia e la si vede infatti raffigurata accovacciata sul cuore di questa.

 

I Tibetani a loro volta, ammettono:

1) Il corpo reale, coscienza indiscriminata, origine di tutto il pensato;

2) Il corpo illusorio (nirmânakâia), lo stesso reale nella sua apparente delimitazione nel tempo e nello spazio, cioè il suo manifestarsi, per esempio, come uomo fra uomini;

3) Il corpo intelligibile (sambhogakâya), aspetto simbolico traverso cui il reale si manifesta al meditante che, su quello raccogliendo il pensiero, si libera dalla soggezione del mondo e delle sue illusioni per riposarsi nella contemplazione di piani ultraterreni.

4) Il corpo ideale (dharmakâya) espresso nella figura e nel nome di Vairocana, Aksobhya, o, sul nostro testo di Od dpag med (pron. Opamé) (Amitâbha, luce infinita) che è simbolo della matrice di tutte le cose che sono e saranno, il centro d'irradiazione dell'evoluzione cosmica (4).

 

Il movimento spiritualista che nei fenomeni medianici fonda la prova principale della sopravvivenza segue l'antica credenza egiziana su la composizione del corpo umano. Pertanto ammette:

1) Il corpo «somatico» o «fisico»:

2) Il corpo «eterico» o « perispirito» o «astrale»;

3) L'anima.

Il primo si dissolve con la morte; il secondo, dopo questa, si unisce allo spirito formando un «quid unicum».

La forma del corpo «eterico» è l'istessa del corpo fisico.

Il movimento spiritualista non solo, come abbiamo già detto più sopra, ritiene provata la sopravvivenza con i fenomeni medianici, ma postula che questi non possano estrinsecarsi se non con il concorso diretto delle anime dei trapassati.

Ma gli spiritualisti una volta accettato il concetto del «corpo eterico» nel «corpo somatico», sono indotti ad accogliere anche quello del «cervello eterico», il quale, a sua volta, come dice il Bozzano, «dissipa di colpo tutte le perplessità che trattennero sempre i fisiologi dall'ammettere l'esistenza di uno spirito sopravvivente alla morte del corpo, perplessità che riassumevano nel fatto indubitabile dell'esistenza di un parallelismo psicofisico nei fenomeni del pensiero, il quale traeva a concluderne inesorabilmente all'estinzione dello spirito con la dissoluzione dell'organo pensante. Niun dubbio che i fisiologi avevano apparentemente ragione di concludere in tal senso; ma, per converso, non sarebbe più così qualora i termini del formidabile quesito si trovassero un giorno invertiti con la dimostrazione sperimentale dell'esistenza di un "cervello eterico" immanente nel "cervello somatico"; nel qual caso quest'ultimo risulterebbe unicamente l'apparecchio indispensabile per la traduzione delle impressioni che dal mondo esterno gli provengono pel tramite dei sensi sotto forma di vibrazioni fisiche, in termini di vibrazioni psichiche percepibili allo spirito immanente nel cervello eterico».

Fonte: Sherpes, William - SPIRITISMO ANTICO E MODERNO pagg. 87-89.