FENOMENI DI CHIAROVEGGENZA

Si definisce col Myers: «Percezione a distanza di oggetti o situazioni di ambiente, in circostanze tali da escludere che il percipiente abbia ricavate le proprie cognizioni da una mentalità estrinseca alla sua».
 
Da questa definizione si deduce:
a) Che la percezione chiaroveggente è limitata ad oggetti od avvenimenti oggettivi senza l'aiuto dei sensi;
b) Che è da escludere nel soggetto attivo qualsiasi attività telepatica.
 
Ma quale la natura e la genesi del fenomeno di chiaroveggenza? Il Barnard così ne tenta la spiegazione.
«Lo studio della chiaroveggenza, ossia della percezione «occulta» di oggetti con altri mezzi che non siano quelli ordinari della percezione sensoriale, solleva problemi assai difficili ma molto interessanti. Ma ciò si può dire ugualmente dello studio del senso normale della percezione, e dopo tutto i problemi sono molto analoghi.
Noi di solito intendiamo che quando percepiamo qualche cosa al di fuori di noi, sia col tatto, col gusto, con la vista, con l'odorato o con l'udito, vi è qualche processo fisico obiettivo che incomincia dall'oggetto percepito, viaggia attraverso lo spazio intercorrente fino ai nostri organi terminali, e continua come una corrente nervosa dentro i nostri nervi finché raggiunge il cervello, che eccita in modo particolare; e, che non è il risultato di questo eccitamento fisico ma un'immagine puramente mentale; qualche cosa di natura radicalmente e interamente differente dai processi fisici che l'hanno provocata, e appartenente ad un genere di entità diverse da essi, e da quella dell'oggetto che li mise in moto.
Naturalmente noi abbiamo molte buone ragioni per credere in questi processi fisici - onde luminose e correnti nervose, o che so io - ma esse evidentemente non ci aiutano a capire il mistero fondamentale dell'atto della percezione; e finché questo non sia capito, naturalmente noi non potremo risolvere il mistero affine della percezione chiaroveggente.
Ma dobbiamo anzitutto dimostrare che esiste la chiaroveggenza; che immagini mentali corrispondenti agli oggetti reali esteriori possono sorgere quando siano eliminati tutti i noti meccanismi fisici intermedi capaci di provocarle. Inoltre, siccome sappiamo che le comunicazioni telepatiche intermentali sono un fattore possibile, dobbiamo eliminare anche quelle; il che significa che l'oggetto visto in chiaroveggenza deve essere sconosciuto a qualsiasi mente, se la dimostrazione dev'essere assolutamente inconfutabile.
Ciò posto, supponendo che noi dimostriamo la chiaroveggenza in queste condizioni, sta a noi affermare che vi è un processo fisico intermedio, come sarebbe quello di radiazioni corte a forte penetrazione, o una certa condizione elettro-magnetica nello spazio intercorrente, che impressiona il veggente, il quale è in grado di reagire allo stesso modo che noi reagiamo ad un'impressione della retina. Questo punto di vista ovviamente si presenta a tutta prima, ed è, in certo qual modo, appoggiato dalle osservazioni sperimentali. Gli esperimenti di Reichenbach con persone «sensitive», che descrissero varie luci colorate provenienti da magneti, cristalli, dal corpo umano, ecc., non sono stati mai contestati né confermati. De Rochas fece qualche controllo per confermarli, e si persuase che queste persone vedevano una realtà obiettiva, facendole guardare attraverso uno spettroscopio, e verificando a sua volta personalmente nello strumento, che questo corrispondesse ogni volta al colore che dicevano di aver visto. E' estremamente difficile che un'illusione soggettiva sfugga al controllo quando venga provata in questo modo, a meno che la persona avesse prima imparato a memoria le posizioni del telescopio corrispondenti ai diversi colori.
Molti altri ricercatori hanno addotto prove per dimostrare che quasi ogni cosa emette raggi o effluvi impercettibili ai sensi normali, ma che possono essere percepiti da speciali sensitivi, generalmente in trance ipnotica o medianica. Ma non vi è accordo generale circa la realtà obiettiva di tutto questo, e, sebbene l'ipotesi nella sua forma vaga e generica sembri a prima vista molto probabile, si ha l'impressione che le descrizioni date da questi sensitivi non meritino fiducia e siano soggettive. Inoltre, non si conosce una teoria di raggi o di effluvi che possa spiegare la lettura chiaroveggente di lettere piegate o spiegazzate (esempi che daremo più avanti) perchè in questi casi i raggi formerebbero una mescolanza caotica.
E' risaputo da molto tempo che in certe condizioni, particolarmente di ipnosi, una persona svilupperà una sensitività assai accresciuta, che potrebbe essere erroneamente presa per facoltà chiaroveggente, ma che è solamente una iperestesia dei sensi-normali. Buoni esempi (non forse i più salienti e più rari, ma diligentemente controllati e misurati) si trovano nel lavoro di Alrutz, Problemi dell'ipnotismo. Un esempio interessante è quello di uno dei suoi soggetti, la cui visione da sveglio è affatto normale, ma che nello stato ipersensitivo di leggera ipnosi vede più dello spettro che non si possa vedere normalmente. La sua visione normale (provata con lo spettroscopio) copre una lunghezza d'onde da 720 a 400 micro-millimetri; sotto ipnosi egli vede il rosso-bruno fino a 800 micro-millimetri, e con uno strumento diverso (anomal-scopio) va fino a 900 micro-millimetri.
Risultati analoghi si ottengono con altri sensi, per esempio in un caso in cui, allo stato di veglia, una pressione di 0,8 grammi con l'ago di un algesimetro non dava sensazione di puntura, sotto ipnosi la sensazione di puntura veniva sentita alla pressione di 0,1 grammi.
Così l'iperestesia dei sensi è un fatto dimostrabile, e dev'essere tenuta presente quando siamo tentati di attribuire molte cose ad una facoltà chiaroveggente. Ma che i fatti sperimentali e misurabili di iperestesia non bastino per tutti gli esempi rilevati di apparente chiaroveggenza, io credo sarà ammesso da chiunque sia familiarizzato con i fatti stessi.
Una specie di terreno-limite fra l'iperestesia e la chiaroveggenza è quello fornito dai casi che furono definiti di autoscopia ed anche da molti curiosi esempi di trasposizione dei sensi. Persone ipnotizzate o pazienti isterici talvolta sembrano vedere i loro organi interni, e possono descrivere accuratamente che cosa succede in essi, seguendo, ad esempio, il passaggio di un piccolo corpo estraneo, in condizioni che sembrano escludere la sensazione normale o una suggestione esteriore. La tecnica dello Yoga Indiano si dice comprenda lo sviluppo di questa facoltà di conoscenza acuta dei processi interni, come passo preliminare al dominio di un controllo volontario su tutto l'organismo fisico. E questa facoltà non è intrinsecamente occulta, ma solo richiede un grande grado di iperestesia, o potremmo dire un'attenzione mentale a sensazioni che tutti abbiamo continuamente, e che perciò non avvertiamo, più che non avvertiamo un odore o il gusto nell'acqua comune o nell'aria pura.
Gli esempi di trasposizione dei sensi danno maggiormente il senso dell'occulto, e invero ci portano insensibilmente agli esempi di vera percezione chiaroveggente. In questi casi un paziente ipnotizzato o isterico vedrà apparentemente delle cose con altre parti del corpo anziché con gli occhi, o udirà attraverso le dita, o confonderà in altro modo le nozioni che abbiamo imparato circa il giusto comportamento. Per esempio, Lombroso aveva una giovane paziente isterica. Alle volte essa non vedeva con gli occhi ma vedeva con le orecchie! Con gli occhi convenientemente bendati essa leggeva la stampa che era stata messa davanti ad un orecchio. Analogamente Boirac racconta come un soggetto, bendato, e seduto in una stanza oscura, poteva descrivere una fotografia semplicemente facendo scorrere le dita sulla sua superficie. Questo fa pensare ad iperestesia tattile in un grado di gran lunga superiore a qualsiasi cosa osservata sperimentalmente, o altrimenti è pura chiaroveggenza.
Sono numerosi gli esempi di ciò che è stato chiamato chiaroveggenza viaggiante; uno tipico e degno di fede è quello dato dal prof. W. Morgan e riprodotto da Hyslop nei suoi Enigmi della Ricerca Psichica. In questi casi lo «spirito» o il «corpo etereo» o l'«anima» del veggente (che è addormentato o in trance) si dice che viaggi fuori del corpo e veda le cose in modo ordinario, proprio come se l'anima fosse la sede reale della sensazione. Questa è la comune interpretazione, e i racconti meravigliosi di questa specie di chiaroveggenza che, senza dubbio, indubbiamente la rendono plausibile. Ad un paziente ipnotizzato, ad esempio, viene comandato di projettare la sua anima in un certo luogo e di vedere ciò che sta succedendo; e il paziente si mette a descrivere punto per punto, come se fosse realmente presente, le cose che vede, le quali, in generale, si trovano corrispondere, dopo investigazione, a quelle descritte.
Ma questi casi sono più complessi di quello che appaiono alla superficie. Malgrado gli esperimenti del De Rochas è assai improbabile che vi sia un corpo eterico o che esso sia la vera sede delle sensazioni. Probabilmente in tutti questi esempi vi è una notevole parte di vera chiaroveggenza, congiunta a molta telepatia, e qualche volta con una proiezione essenzialmente trascurabile di un fantasma ectoplasmico, che erroneamente vien preso dal paziente, e spesso dall'investigatore, per un veicolo permanente dell'anima. Comunque, è difficile distinguere ed eliminare ciò che è puramente soggettivo in queste descrizioni, ma ciò che rimane è il fatto che il soggetto viene a conoscenza di cose materiali a grande distanza, presumibilmente con una chiaroveggenza analoga alla visione ordinaria, benché la portata del fattore telepatia sia di solito impossibile a determinarsi».
 
Fonte: Sherpes, William - SPIRITISMO ANTICO E MODERNO pagg. 273-275.