FENOMENI CRIPTESTESICI

La «criptestesia» - secondo la etimologia greca - indica che esiste nell'uomo una sensibilità nascosta, una percezione di cose, ignota nel meccanismo e della quale conosciamo solo gli effetti.
Questa definizione della «criptestesia» è del dr. Carlo Richet, e che noi studieremo in questo capitolo da un punto di vista generale.
 
Si divide in: spontanea e sperimentale. Nella prima agisce un coefficiente affettivo che è in relazione con i rapporti fra il soggetto e le persone che gli sono care, e, generalmente, mentre esso si trova in stato di incoscienza (sonno o stato ipnoidi); nella seconda, invece, il soggetto è vigilante e le idee e gli oggetti prescelti gli sono completamente indifferenti.
 
Le modalità che concorrono alla estrinsecazione del fenomeno sono:
1) Rapporto psichico fra l'agente e il percepiente, che consiste in uno stato affettivo o di simpatia fra i due. Il fatto è stato desunto e confermato dalla casistica. Tuttavia l'elemento affettivo o di simpatia o di amicizia non è conditio sine qua non per l'estrinsecazione del fenomeno, giacché abbiamo numerosi esempi che esso è avvenuto fra persone che erano fra loro reciprocamente e cordialmente antipatiche.
2) Influenza della distanza. Lo spazio ha, in generale, un'influenza nel fenomeno criptestesico nei tre fenomeni principali in cui esso si articola, di trasmissione del pensiero, di lettura del pensiero e di telepatia? La questione è controversa. Secondo il De Boni, nel primo fenomeno l'esito è in funzione della distanza fra i due individui interessati allo stesso. Di contrario avviso è il Marabini, il quale scrive in proposito (Metapsichica; gennaio-marzo, 1953):
«Che il fenomeno telepatico non risenta almeno apparentemente della distanza fra i due individui interessati allo stesso, è cosa più che risaputa; la casistica spontanea e sperimentale è ricolma di esempi avvenuti in tutte le epoche e luoghi.
Ho detto che non risente almeno apparentemente della distanza, e non ho adoperato una frase più categorica quale ad es., essa è indipendente dallo spazio; questo perchè detta definizione implicitamente dovrebbe contenere la dimostrazione scientifica; dimostrazione che è ancor lungi, a mio avviso, dall'essere assodata.
Gratuita risulta poi la seconda affermazione cioè che la «trasmissione del pensiero» è sottoposta alla legge fisica del quadrato inverso delle distanze.
In base a questa asserzione, oltre a quelle modalità fenomeniche che in parte ho già elencate, tra telepatia e trasmissione del pensiero esisterebbe, secondo il Bozzano e alcuni altri studiosi, una differenza qualitativa e non già quantitativa. Non mi posso purtroppo addentrare in questo interessante argomento come sarebbe mio desiderio, in quanto uscirei dal seminato, ma tuttavia mi debbo soffermare su questo punto differenziale dei due fenomeni.
Mi sono permesso di chiamare gratuita la suesposta affermazione perchè non esiste in tutta letteratura un solo esperimento eseguito con proposito dimostrativo. Esistono invece esperienze che eseguite con intendimento di studiare l'esistenza di capacità umane paranormali ed alcune sue caratteristiche, applicate al nostro argomento, vengono a dimostrare tutto il contrario della legge formulata dal Bozzano».
 
Influenza del fattore tempo. Anche il fattore tempo, secondo il Marabini, è indifferente. Egli afferma:
«In base all'esperienza non vi è alcuna ragione di stabilire un tempo x piuttosto che un tempo y, che impressioni telepatiche rimangano latenti in noi. Se si ammette la possibilità dell'esistenza di «ristagno» delle impressioni nel subcosciente od altra zona della psiche del soggetto, in base a quale criterio noi dovremmo circoscriverla ad una arbitraria unità di tempo?».
 
Influenza dello stato psicologico dell'agente e del percipiente, nel senso che tanto l'uno quanto l'altro possono, in altri esperimenti, tramutarsi in percipiente e viceversa. Non minore perplessità teorica e sperimentale presenta il fattore dello stato psicologico dell'agente e del percipiente. Accenniamo alle principali teorie che tentano di spiegarla.
 
TEORIA DEL Dr. MURPHY. «Le condizioni psicologiche e fisiologiche sono così straordinariamente complesse che non siamo potuti arrivare a determinare le condizioni che favoriscono a quelle che inibiscono. Per esempio, certi risultati sembrano migliori quando c'è concentrazione attiva presso la gente; per altri, questo è l'inverso. Certi risultati sembrano migliori se il percepiente è di una passività assoluta. Dei buoni risultati sono stati ottenuti con una potente concentrazione dell'agente ed una passività totale presso il percepiente. Da ultimo alcune esperienze fatte quando il percepiente era sia a metà, sia completamente addormentato, sono state dubbiose e negative».
 
TEORIA DI GURNEY, MYERS E PODMORE. Dagli esperimenti da essi condotti avevano potuto accertare che numerosissimi fatti si compivano quando il soggetto era in uno stato di semi-incoscienza, o addormentato, o svenuto; che il soggiorno in letto costituiva una condizione specialmente favorevole per la produzione delle allucinazioni e ciò non si riferisce soltanto allo stato degli organi dei sensi al momento che precede o che segue immediatamente il sonno, ma allo stato di riposo o di passività nel quale si trova allora il cervello».
 
TEORIA DI CAZZAMALLI. Egli in base alle sue osservazioni su i «sensitivi» in attesa di ricerca, sulla «attenzione aspettante», loro caratteristica, sullo stato di «piccola transe» da lui individuata e descritta in metapsichica subiettiva, nonché sulle proprie esperienze di psicobiofisica cerebrale, ha rovesciato il termine di presupposta passività in cui si troverebbe il cervello umano nel sonno, nel presonno, nel dormiveglia, nello stato di piccola transe, e cioè in vera e propria iperattività di particolari centri corticali, e cioè dei centri psicosensoriali.
Spiega a questo proposito:
«Fino ad oggi tutti i ricercatori sia per i rabdomanti, sia per i sensitivi hanno parlato sempre di una «speciale sensibilità», di cui tali soggetti sarebbero dotati, e che li rende "sensibili", con linguaggio fisico moderno, alle radiazioni che partono dalle masse d'acqua, dai giacimenti minerari, dagli oggetti, dagli scritti, ecc.
Tali soggetti cioè sono qualificati in certo senso come strumenti musicali sensibili che, colpiti da determinate onde, vibrano e danno, dirò così, il suono corrispondente all'eccitamento subìto dalle loro corde.
La mia induzione che parte invece dalle osservazioni neurologiche e psicologiche di tali soggetti in azione e dalla rivelazione sperimentale, sorta dalle mie ricerche di psicobiofisica, di fenomeni elettromagnetici radianti dal cervello negli stati di piccola transe, rovescia completamente i termini del problema.
Il soggetto rabdomante e sensitivo in genere non è strumento succube, ma attivo.
Tale condizione dal lato psicologico è evidente e io l'ho definita stato di attenzione aspettante (piccola transe), ed ho chiamato il rabdomante, e ciò vale esattamente per il sensitivo quando comincia a cercare, soggetto in azione.
Chi studia attentamente gli atteggiamenti psichici e le reazioni neuropsichiche dei rabdomanti come dei sensitivi in azione sa identificare con esattezza lo stato di eccitazione neuropsichica di tali soggetti in azione (al quale succede presto o tardi l'esaurimento come del resto per ogni fatica fisiopsichica) e ne scorge gli elementi psicologici, inespressi ma evidenti, di interrogazione e di attesa in cospetto del terreno da "esplorare", o di persona, o di oggetti, o di scritti, ecc. da "indagare".
Insomma siamo in cospetto di una serie di domande e di risposte psicosensoriali, che seguono le leggi dell'eccitazione e della reazione neuropsichica. E' in altre parole e in tali casi il cervello che, avendo i suoi centri psicosensoriali in orgasmo, e perciò essendo percorso da correnti elettriche ed elettromagnetiche con effetti radianti, acquista la possibilità di mettersi direttamente in contatto colla realtà fisica ambientale, cioè coll'universo delle radiazioni».
 
TEORIA DI OSTY. Pur ammettendo che la condizione migliore per il successo del fatto criptestesico è lo stato ipnotico, tuttavia egli eseguì esperimenti sia nell'uno che nell'altro stato, ottenendo risultati pressoché identici.
 
TEORIA DI DE BONI. Le conclusioni alle quali è giunto il competente scrittore sono queste: «L'agente trasmette tanto meglio, quanto meno vuol trasmettere; il percepiente riceve tanto meglio quanto meno vuol ricevere... ».
 
TEORIA DI ENRICO MARABINI. «Non è più tanto inconcepibile il fatto, apparentemente tanto strano, della ricezione, o meglio della estrinsecazione del messaggio, in un momento che non coincide colla sua naturale posizione temporale. Pertanto risulta come siano destituite di fondamento scientifico, tutte quelle idee che cercano più o meno apertamente di porre delle leggi agli atteggiamenti della psiche umana, basandosi esclusivamente su concetti aprioristici o fideistici. E quando il Bozzano (cito questo A. per ricordare con esso tutti coloro che condividono la sua idea) confutando le caratteristiche del subliminale umano, scriveva: "In un primo luogo, deve concedersi alle facoltà supernormali dei medium la potenzialità di estrinsecarsi senza limiti di tempo, di spazio e di condizioni; o, in altri termini, deve conferirsi alla subcoscienza umana l'onniscienza divina", oltre che confondere il subcosciente umano col paranormale, affermava un concetto facilmente confutabile partendo dall'osservazione dei fatti».
 
Quali vie batte il fenomeno criptestesico. Il nostro lettore, da quanto siamo venuti qui dicendo, avrà notato la vasta complessità dell'atto criptestesico nella sua estrinsecazione da soggetto a soggetto. La stessa incertezza si riscontra quando trattasi di stabilire la via che normalmente il messaggio criptestesico percorre partendo dall'agente A per arrivare al percepiente B. Secondo il Marabini, tuttavia, in base alle cognizioni che la psicologia ci fornisce, e in base all'osservazione dei fatti e degli individui concorrenti ai medesimi, possiamo giungere ad un inquadramento di questa questione.
In via teorica si possono richiamare quattro modalità, circa la possibile via seguita dal messaggio telepatico.
La 1a è il passaggio diretto dalla coscienza di A alla coscienza di B. 2a il passaggio dalla coscienza di A alla subcoscienza e poi alla coscienza di B. 3a passaggio dal cosciente di A alla propria subcoscienza e poi alla coscienza di B. 4a, passaggio dalla coscienza alla subcoscienza di A indi alla subcoscienza ed infine coscienza di B. Posta la questione in questi termini tutto sembrerebbe chiarito ed accettabile. Ma se ci si volge ancora una volta alle nozioni della psicologia, si vede come la dissociazione tra lo stato cosciente e subcosciente della psiche umana possa essere determinato da particolari atteggiamenti psico-somatici inquadrabili sotto il termine di trance, e che analiticamente si possono risolvere in vari stadi, quali la piccola trance, il sogno, la scrittura automatica e gli automatismi in genere, il sonnambulismo, i deliri, ecc., e rappresentano tutti gradi di dissociazione più o meno marcati, producenti così diversi gradi di lavoro immaginativo, non controllato dagli strati superiori coscienti».
 
Modalità attraverso le quali il messaggio criptestesico emerge dal subcosciente al cosciente. Secondo il Sudre se ne possono enunciare sette e cioè:
1) La impressione telepatica è comunicata direttamente dalla subcoscienza alla coscienza (ed è questo il caso normale);
2) l'impressione è comunicata alla coscienza, ma si esteriorizza e diventa allucinazione;
3) l'impressione è trasmessa subendo modificazioni e mutilazioni;
4) l'impressione è interpretata dalla coscienza, la quale provoca sia delle associazioni d'idee parassite, sia una traduzione simbolica del messaggio;
5) l'impressione non riesce ad emergere, dimora nella subcoscienza e il suo coefficiente affettivo è solo percepito come presentimento;
6) l'impressione non emerge immediatamente alla coscienza e il suo ritardo è più o meno lungo: (il Gurney, il Myers e il Podmore stabilirono nella loro opera fondamentale: Phantasms of the Living, il termine massimo di 12 ore: è questa la cosidetta "telepatia ritardata");
7) l'impressione non emerge affatto ed entra nella vita mentale come un'impressione venuta attraverso il canale dei sensi, ma inavvertitamente.
 
Su la natura del fenomeno criptestesico brancoliamo nel buio più fitto, nè le varie ipotesi e le varie teorie sono riuscite a diradarlo. Il fenomeno esiste e questa verità faticosamente raggiunta è già un grande orgoglio per noi. E quando ne conosceremo la intima natura e le leggi che lo governano avremo raggiunto la più grande e la più nobile conquista.
 
Per rendere più agevole lo studio e la conoscenza del fenomeno criptestesico abbiamo creduto opportuno di dividerlo in quattro classi:
a) fenomeni di chiaroveggenza;
b) fenomeni di preveggenza;
c) fenomeni di retrocognizione;
d) fenomeni di telepatia.
 
Risponde a verità l'affermazione di Voltaire che gli Oracoli sono stati inventati dal primo furbo cui è capitato fra le mani il primo imbecille? Non lo crediamo. Voltaire, parlando così degli Oracoli, non teneva alcun conto del criterio di prova offerto dalla testimonianza storica e, quel ch'è peggio, metteva nel novero dei gonzi uomini illustri, quali un Solone, un Socrate, un Platone, un Plutarco, un Cicerone ed altri moltissimi ancora. Oggi, poi, che il fatto sperimentale ha confermato la realtà del fenomeno criptestesico, si può giudicare severamente, nonostante i suoi alti meriti letterari e filosofici, l'altezzosa sufficienza del solitario di Ferney.
Questo, secondo noi, è il criterio che ci autorizza a credere - beninteso in linea di principio, perchè non tutti i fatti narrati nell'antichità possono e debbono ritenersi veritieri - nei responsi degli Oracoli e a dare tutto il valore alla testimonianza di Cicerone quando scrisse nel libro primo De Divinatione:
«Ciò almeno resta inconcusso ed irrefragabile, ove non si voglia rinnegare tutta la Storia, che l'Oracolo Delfico, per molti anni ha detto sempre la pura verità», perchè, come abbiamo poc'anzi accennato, e, come è necessario ripetere con maggior chiarezza, se il fenomeno criptestesico, sperimentale e spontaneo è stato, oggi, irrefutabilmente accertato, questo fatto dimostra e conferma la verità degli altri che la storia, la letteratura e la tradizione ci hanno tramandati.

Fonte: Sherpes, William - SPIRITISMO ANTICO E MODERNO pagg. 235-238.