FENOMENI DI INCOMBUSTIBILITA'

Fenomeno metapsichico per il quale alcune persone non risentono nelle loro membra gli effetti letali del fuoco e le cui cause ci sono tuttora ignote. Qui, evidentemente, trattasi di un fenomeno obbiettivo; soggettive possono essere, invece, le cause che lo determinano.


La storia e la letteratura di tutti i popoli che si sono succeduti nel mondo ci hanno tramandato esempi numerosissimi di incombustibilità. Di più la prova del fuoco assurse non solo a cerimonia religiosa, ma a dimostrazione dell'innocenza di coloro che venivano accusati di delitti. Questo innato appello dell'uomo alla testimonianza diretta della divinità suppone, evidentemente, una fede illimitata per l'accoglimento dell'invocazione. Quali forze ignote può essa, allora, suscitare se assistiamo di continuo ai prodigi, che miracoli non sono della suggestione? Chi dona al fachiro l'insensibilità al dolore quando è disteso su un letto di chiodi accuminati? O quando una spada lo trafigge senza che dal corpo sgorghi neppure una goccia di sangue?

Si legge in Daniele: «Allora Nebucadnezzar pieno di furore... comandò che si facesse fuoco alla fornace sette volte più di quel che soleva farsi; diede poi ordine a certi uomini vigorosi del suo esercito che legassero Shadrach, Meshach e Abed Nego e li gettassero nella fornace del fuoco ardente. E i tre uomini furono legati co' loro mantelli, con le tuniche, le sopravvesti e gli altri oggetti di vestiario e gettati in mezzo alla fornace del fuoco ardente. E siccome l'ordine del Re era perentorio, e la fornace era straordinariamente accesa, la fiamma uccise gli uomini che vi avevan gettato dentro Shadrach, Meshach e Adeb Nego; e questi tre Shadrach, Meshach e Abed Nego, caddero legati in mezzo alla fornace del fuoco ardente. Allora il re Nebucadnezzar tutto sossopra, si levò in fretta e prese a dire a' suoi ministri: «Non sono tre gli uomini che abbiamo gettato legati in mezzo al fuoco?». Quelli risposero e dissero: «Sicuro, o re». Ed egli riprese a dire: «Guardate, io veggo quattro uomini sciolti che camminano in mezzo al fuoco, senza aver patito nulla; e il quarto, a vederlo, pare un figlio degli dei». Poi Nebucadnezzar s'avvicinò alla bocca della fornace del fuoco ardente e cominciò a dire: «Shadrach, Meshach e Abed Nego, servi dell'Iddio altissimo, uscite fuori e venite qua!». E Shadrach, Meshach e Abed Nego uscirono di mezzo al fuoco. E i satrapi, i prefetti, i governatori e i ministri del re, radunatisi, guardarono quegli uomini e videro che il fuoco non aveva avuto nessun potere sul loro corpo, che i capelli del loro capo non erano stati brucciacchiati, che i loro mantelli non avevano subito danno, e che neppure l'odore del fuoco gli aveva toccati».

Nell'Antigone di Sofocle alcuni militi per affermare la loro innocenza esclamano: «Siamo anche pronti a stringere nelle nostre mani il ferro arroventato, a giurare sul Dio immortale di non aver commesso questo fatto».

Nell'Eneide di Virgilio (Canto XI) così Arunte, il sommo sacerdote, inizia la preghiera ad Apollo:

«Sommo dei Numi, ch'adoriam noi primi,

E fiamme al rito ti ammucchiam di pino,

E in mezzo al fuoco fermi nella fede,

Passiam co'piè sul letto della brage».


Sebbene il Richet ritenga dubbio il fenomeno di incombustibilità, tuttavia, oggi, i migliori scrittori di metapsichica lo riconoscono reale ed obbiettivo. Lo stesso Price, del quale già conosciamo e la competenza e la serietà nella ricerca sperimentale dei fenomeni medianici, e che fondò nel 1929 il National Laboratory of Psychical Research, oggi annesso all'università di Londra, è convinto della sua realtà, convinzione che maturò nella sua mente durante gli esperimenti con l'indiano Kuda Bux nel 1935. Questi esperimenti rimarranno celebri negli annali della ricerca scientifica metapsichica, perchè compiuti nel modo più rigoroso, con mezzi scientifici moderni, con prove, riprove, rilievi chimici e fisici che snervarono a tal punto il Kuda che esclamò: «Qualcosa dentro di me si è spezzato. Ho perduto la mia fede e, se ritentassi, mi brucerei». La prova da lui superata per ben due volte ha del miracolo: il braciere sul quale camminò con i piedi nudi segnava la temperatura interna di 1400° C e quella esterna, in superfice, di 430° C.


E', allora, dunque, la fede che rende incombustibili le membra dei «medium?». Alcuni fatti potrebbero confermare questa ipotesi, ma non a tutti può applicarsi. Lo credono gli abitanti di Porto Luigi che nel giorno della festa annuale del fuoco entrano in un braciere, lo attraversano lentamente in tutta la sua lunghezza, e nelle piante dei loro piedi non si scorge il minimo segno di scottatura. Non vogliamo defraudare i nostri lettori della descrizione di questa interessantissima cerimonia che riportiamo dalla Revue Spirite del giugno 1870.

«Il gran giorno arriva: fino dalla vigilia un rogo immenso, continuamente alimentato da intieri tronchi d'albero, ricopre una superficie di 12 a 15 piedi in lunghezza sopra un larghezza di 5 o 6, lanciando turbini di fiamme e di fumo verso il cielo e mandando attorno un tal calore, che gli spettatori più curiosi sono costretti a tenersi lontani per non rimanerne soffocati.

L'ora è scoccata: dei Malabresi, armati di lunghi bastoni ferrati, si appressano all'ardente braciere, lo rovesciano e ne spandono i resti infiammati su tutta la superficie ad un'altezza eguale di 6 ad 8 pollici. Bentosto si fa sentire una musica selvaggia, o meglio una specie di tumulto. E' l'idolo che esce dal suo nascondiglio e vien portato processionalmente e indi deposto sopra uno strato collocato innanzi ad uno stagno d'acqua di alcuni pollici di profondità e di un diametro, tutt'al più, di tre piedi, scavato all'estremità del braciere. Idolo rozzo, nero, informe, specie di mostro dalla faccia umana, accovacciato sotto un ammasso di ori offertogli dalla devozione dei fedeli. Allora dalla parte opposta di fronte all'idolo viene una seconda processione accompagnata parimenti da musica.

Questa si compone di una trentina di indiani quasi nudi, coi capelli in disordine, coronati di fiori, tinti di zafferano e coperti di bizzarre pitture: cantano, gridano, gesticolano con una specie di furore; contraggono i lineamenti, rotano gli occhi torbidi e senza espressione; in tale stato di sovraeccitamento sembrano pazzi fuggiti dalla loro cella. In realtà sono maniaci, che fa d'uopo tenere in freno, avendo essi non più coscienza ne di ciò che fanno, nè del luogo ove si trovano; alcuni si mostrano abbastanza tranquilli o almeno sono come ebeti; e questi portano in braccio dei fanciulli spaventati, che piangono e si agitano lamentevolmente. Si crederebbe? Cotesti sciagurati si appressano al braciere, vi entrano senza esitare e lo attraversano lentamente, senza accellerare i passi, in tutta la sua lunghezza; senza fermarsi passano indi entro il piccolo stagno e vanno ad inginocchiarsi dinanzi all'idolo, che adorano: e tutto ciò senza dare il minimo indizio di dolore! E' incredibile ma vero. Ho esaminato attentamente i piedi e le gambe di costoro e non vi ho scorto il più piccolo segno di scottatura! La pelle è intatta. Terminata poi la cerimonia, ridivengono dolci e tranquilli e ritornano alle loro occupazioni come se non fosse stato niente affatto. Chi può mai preservarli in tal guisa? Essi credono fermamente che sia la potenza del loro idolo; quanto a noi però, che non abbiamo la loro cieca fede, ci è permesso di dubitarne. Io sospettavo che questi indiani facessero uso di qualche specifico, noto ad essi soltanto, che potesse annullare gli effetti del fuoco: ma ora ho la convinzione del contrario».

Riferiamo quest'altro episodio narrato dal Price e da lui osservato con Ahmed Hussain di Cowpore che confermerebbe l'ipotesi della fede.

«Amed Hussain attraversò la fossa con tre passi su di una superficie la cui temperatura era di 575°. Egli ripetè gli esperimenti sempre dopo aver recitato alcune preghiere e sempre uscendo illeso. Fu anzi constatato che la temperatura delle piante dei suoi piedi all'uscita dai tizzoni era sempre inferiore a quella misurata prima di entrare nella brace. Ma una volta "l'esperimento" riusci solo in parte, perchè egli riportò qualche lieve ustione. Ebbene egli ne attribuì la colpa alle condizioni in cui si svolse l'esperimento (tra l'altro alla presenza d'un cronista radiofonico), le quali non gli avrebbero consentito sufficiente "fede". L'Hussain aveva anche la facoltà di trasmettere ad altri la sua immunità alle fiamme».


TEORIA DI LEROY. - «Se eliminiamo lutti i tipi di invulnerabilità non sinceri, incompleti, nei quali le cause naturali, le precauzioni adottate, ci dispensano dal ricorrere all'ordine extra-fisico e fermandoci invece alle anomalie veramente gravi, noi diremo: S. Francesco di Paola, Giovanni Buono, ecc... non si bruciano, e questo è miracoloso; e il miracolo si informa di ciò che essi vogliono dimostrare con un mezzo drammatico e popolare, adatto ai tempi e alle persone. L'indù innocente, che cava fuori intatta la sua mano dall'olio bollente, beneficia lui pure d'un intervento soprannaturale, il quale non sanziona l'autenticità di alcun dogma, ma semplicemente la fede assoluta, che l'accusato ha riposta nella difesa di una potenza spirituale, toccata dalla giustizia della sua causa. La incombustibilità dei devoti di qualche divinità indù non è che dimostri che dal culto di questa divinità irradii tutta la luce mistica e la più pura che possa rischiarare l'umanità, ma essa apporta ad una non disprezzabile categoria di credenti una relativa conferma che il loro gesto di fede non cade nel vuoto».

Qui l'ipotesi della fede nella divinità astrattamente concepita è evidente.


TEORIA DI SUDRE. - Secondo questo autore il processo dell'immunità dal fuoco si può collegare a quello dei fenomeni fisico-chimici che si manifestano nei processi molecolari. Così l'Home in varie occasioni, riprodusse il profumo dei fiori, separò l'alcool dall'acquavite, raddoppiò l'essenza del limone. Così Madame D'Espérance ottenne la crescita rapida dei fiori e l'Home dimostrò doti di invulnerabilità. Nel primo caso, si hanno acceleramento dei processi vitali; nel secondo sospensione dell'agitazione molecolare termica ad una distanza sufficiente per proteggere i tessuti».


TEORIA DI RICCARDO SALVADORI. - L'ing. Salvadori crede che la volontà possa apportare mutamenti alla pelle umana mettendo così questa in condizione di respingere i raggi calorifici. Scientificamente la spiegazione potrebbe darsi, forse, per sicura; ma come spiegare poi la incombustibilità degli indumenti? In che modo la volontà trasmetterebbe il potere a questi?


TEORIA DEL PROF. DIEGO DE CASTRO. - Egli suppone che le parti del corpo esposte al fuoco siano medianicamente ricoperte dall'ectoplasma, col quale il medium fascerebbe anche gli oggetti rendendoli così incombustibili. In sostanza anche l'incombustibilità sarebbe fenomeno ectoplasmico.

Ma, in questo caso, l'ectoplasma diventa una materia incombustibile o lo è per natura?


Fonte: Sherpes, William - SPIRITISMO ANTICO E MODERNO pagg. 191-193.