FENOMENI DI MATERIALIZZAZIONE

E' scientificamente provato che durante le sedute medianiche, dalle cavità naturali del medium (in modo speciale dalla bocca, dalle orecchie e dai seni), esce una sostanza amorfa che il Richet denominò «ectoplasma».
Che essa esca dal corpo del medium è dedotto dal fatto che il peso di questo, dopo l'esperimento, diminuisce in rapporto alla quantità della materia emessa. E non è da escludersi che venga sottratta anche alle persone che assistono alla seduta.


Il Geley che ne fu uno dei migliori studiosi scrive: «Si presenta sotto aspetto variabile; spesso, - ed è il più caratteristico, - quello di pasta malleabile, vera massa protoplasmica; sovente quello di fili numerosi e sottili, talvolta quello di cordoni, di varia grossezza, di raggi stretti e rigidi, talvolta, di membrana e di stoffa di un tessuto fine con bordi indefinibili e irregolari».
Per sua natura l'«ectoplasma» tende alla organizzazione, vale a dire alla formazione, magari in abbozzo, di una mano, di un volto o di intere figure umane.


All'esame chimico, eseguito dal Richet, dallo Schrenk-Notzing e dal Price, risultò composto di globuli rossi in disfacimento, di sali vari e di cristalli di acidi grassi.


Ma chi modella questa, chiamiamola così, materia prima, perchè possa prendere le sembianze umane? Crookes individuò la causa nella «forza psichica» del medium in transe. Secondo la sua teoria, nell'organismo umano esiste una forza, che è all'origine dei fenomeni di materializzazione. Pertanto il medium e gli sperimentatori, - i cui pensieri sono subordinati ad una unità di volere, - la irradiano intorno, capace di esercitare una facoltà di cui esseri intelligenti si giovano per manifestarsi. Essa può, infine, ritenersi quel non so che, quella virtù qualsiasi che distingue dagli altri l'organismo del medium.
Richet, a sua volta, formulò l'ipotesi delle «vibrazioni»; il Lodge delle «radiazioni»; il Morselli della «radioattività biopsichica umana» e il Patrizi delle «vibrazioni corticali».
Il Bozzano concepì la teoria denominata «Ideoplastia». Egli suppone che il corpo umano abbia la facoltà di modellare la materia per mezzo del pensiero; pertanto, il pensiero e la volontà sono forze ideoplastiche e organizzanti.


La dimostrazione della realtà del fenomeno di materializzazione può essere data in due modi:
a) dalla fotografia del fantasma;
b) dai calchi medianici.
Le fotografie di fantasmi sono state ripetutamente riprese e le migliori saranno pubblicate nel presente volume (Spiritismo antico e moderno di William Sherpes). Della loro realtà obbiettiva, oggi, non è più il caso di formulare dubbi.
I calchi medianici riproducono una mano o un arto di fantasmi e si ottengono con questo semplicissimo procedimento. Si colloca nel gabinetto medianico un vaso contenente argilla o paraffina. L'Entità materializzata pone la sua mano o il viso entro il vaso, che poi, subito, si smaterializza. Successivamente si fa colare il gesso dentro l'impronta e si ottiene così il calco dell'arto fantomatico.
Il Richet ed il Geley ottennero dei calchi bellissimi esperimentando col medium Frank Kluski. Essi, in luogo della creta adoperarono paraffina bollente, e, per meglio garantirsi di un'eventuale frode, v'introdussero, segretamente, una sostanza color bleu. Il calco apparve così colorato a fine seduta.
Un'altra volta, nel massimo segreto, mescolarono nella paraffina bollente, cinque grammi di colesterina, sostanza invisibile e rivelabile solo con reattivi chimici. Si volle, in tal modo, eliminare il dubbio che i calchi potessero essere sostituiti o, in qualche modo, preparati in precedenza dal medium. All'esame della paraffina dei calchi si rinvenne la presenza della colesterina.
Ma su la genuinità del calco medianico esiste la prova delle impronte digitali, le quali, com'è scientificamente noto, rappresentano, in modo quasi assoluto, l'individualità dell'uomo. E le impronte digitali del medium sono risultate sempre diverse da quelle del calco medianico.

Fonte: SPIRITISMO ANTICO E MODERNO di William Sherpes pagine 25-26.