FENOMENI DI PROFEZIA

(Dal Greco: prima e parlo. Si può definire: «La previsione da parte dell'uomo di avvenimenti che dovranno accadere».
 
Se volgiamo un breve sguardo alla storia di tutti i popoli troviamo che il fenomeno di profezia era non solo conosciuto da essi, ma provocato con metodi diversi a seconda della loro cultura.
Se la perenne credenza degli uomini di ogni paese e di ogni epoca, - scrive in proposito il Richet - ha qualche valore scientifico, la profezia è certo uno dei fenomeni più sicuri della metapsichica.
La prova della precognizione - soggiunge il Barnard (2) è incontrovertibile. Essa è infatti il fenomeno «occulto» per eccellenza, proprio dei maghi, degli indovini, dei profeti e delle persone ispirate di ogni razza e di ogni età. Eppure il buon senso può accettare racconti di spiriti e della telecinesi e di iperestesia sensoriale con assai minore scossa al suo equilibrio di quello che sia ammettere la previsione di eventi futuri, ciò perchè tutta la nostra vita intellettuale si basa sul senso del tempo, e dipende dalla consapevolezza del presente come realtà e dal considerare come non esistenti il passato e il futuro».
 
Ammessa la realtà del fenomeno è bene accennare subito alle tre condizioni necessarie per la sua individuazione, di cui fa cenno il Richet:
1) Che il fatto dev'essere indipendente dalla persona che lo ha previsto;
2) Che il fatto non possa essere attribuito nè alla sagacità, nè al caso;
3) Che la massima cura debba essere prestata nell'accogliere il fatto profetico.


Riferiamo brevemente le varie teorie esposte dagli scrittori di metapsichica allo scopo di tentare una possibile spiegazione naturale del fatto profetico.
 
TEORIA DI CAMILLO FLAMMARION. «Il futuro può essere visto».
Nello stato attuale delle umane cognizioni, sarebbe vano cercare di spiegare come tale visione si operi nel nostro spirito, così come le sensazioni che vi si riferiscono.
Si può pensare che il subcosciente, l'essere psichico, nell'esercizio delle sue ultranormali facoltà, quali certe forme di chiaroveggenza e, segnatamente, la prescienza, si liberi dalle limitazioni dello spazio e del tempo, cioè delle leggi che reggono il nostro mondo materiale.
E' così che le future cose gli appariscono come esistenti, sopra il medesimo piano delle cose presenti e passate. Esse attinge il suo potere nelle leggi ancora ignote. Ed il fatto, per quanto sia inesplicabile, nulla ha d'inammissibile, supposto che tale essere od organismo psichico costituisca la personalità totale e permanente dell'essere umano, personalità traente alimento dalle sorgenti più diverse e più misteriose. Non è temerario, dato siffatto ordine di idee, supporre che, in certe condizioni, favorite dal sonno, dall'ipnosi o da queste o quelle personali predisposizioni, influenze provenienti dal mondo invisibile possano invadere il subcosciente ed inspirargli le cognizioni di cui dà prova nella scoperta di avvenimenti passati, presenti, e, soprattutto, da venire. Durante la vita, come dopo la morte, l'anima è immersa nell'atmosfera eterea di un mondo invisibile.
Il rigoroso esame dei fatti e la logica più serrata ci conducono a concludere che è impossibile attribuire alla materia, al cervello, alle molecole cerebrali, a combinazioni chimiche quali che siano, la facoltà intellettuale di vedere senza gli occhi, di presentire i futuri avvenimenti, di sapere quel che accade lontano o quello che accadrà nel futuro; fatti estranei al corporeo organismo e di ordine assolutamente mentale. Le osservazioni provano l'esistenza dello spirito, dotato di facoltà intrinsiche indipendenti dai sensi fisici. E se l'anima non è una produzione del cervello, se è distinta dal sistema nervoso cerebro-spinale, se essa esiste per se stessa, non vi è ragione perchè essa si disgreghi con quello.
Certi fenomeni, quali le letture di testi sconosciuti, testimoniano l'esistenza di uno spirito dotato di speciali facoltà. Tale spirito può essere il nostro, nè è provato che si verifichi l'intervento di spiriti estranei a quelli degli sperimentatori. Tuttavia, l'ipotesi rimane. Infatti, se lo spirito sopravvive alla morte, in qualche parte deve esistere, e se il nostro spirito può scoprire una cosa nascosta durante la nostra vita, perchè perderebbe tale potere dopo la morte?
Attribuendo all'azione del nostro spirito la produzione di quei fenomeni dobbiamo pure accettare la possibilità dell'ulteriore sua azione e confrontare le due ipotesi per stimare quale sia la più semplice. Ora, il fatto che le letture, le divinazioni, le previsioni, le azioni psichiche, le comunicazioni spiritiche si realizzano senza che le supponiamo, in piena incoscienza, da parte nostra, ci mette dinanzi una complicazione così grande come l'ipotesi di spiriti esteriori al nostro».
 
TEORIA DI WOLFANGO GOETHE. «Che sappiamo noi, con tutto il nostro spirito, ove finora siamo arrivati?
«L'uomo non è nato per risolvere il problema del mondo, ma per cercare di rendersi conto dell'estensione del problema e di mantenersi, in conseguenza, nel limite estremo di quel che possa concepire.
«Le sue facoltà non sono capaci di misurare i movimenti dell'Universo; il volere abbracciare l'insieme delle cose con l'intelligenza, quando questa non ha che un ristretto punto di vista, è un vano lavoro. L'intelligenza dell'uomo e l'intelligenza della Divinità sono due cose molto differenti.
«Se accordiamo all'uomo la libertà nulla resta dell'omniscienza di Dio; e se, d'altra parte, Dio sa quel che io farò, io non sono più libero di fare altro che quello che Egli sa. Non cito questo dilemma che come un esempio del poco che sappiamo e per mostrare che è bene non toccare i divini segreti.
«Pertanto, fra le più alte verità dobbiamo esprimere solo quelle che possono giovare al bene del mondo. Le altre dobbiamo serbarle in noi, ma, simili ai dolci raggi di un sole nascosto, esse possono risplendere e risplenderanno sopra ciò che facciamo» (3).
 
TEORIA DI BOUCHÈ-LECLERQ. «Un indeciso futuro dipendendo da libere volontà non s'accorda con l'idea di leggi fisse inspirata dallo spettacolo dell'ordine universale. L'istinto popolare, sorpassando le teorie filosofiche, è stato invincibilmente trascinato a considerare il futuro come ineluttabile. Il futuro non può essere previsto se non in quanto è «inevitabile»; e non vi è «conflitto senza uscita fra prescienza e libertà, e che l'una sopprime l'altra».
 
TEORIA DI MAETERLINK. «In conclusione è solo nell'ipotesi che assegna queste premonizioni al nostro subcosciente che si possa trovare, se non una giustificazione, almeno una specie di spiegazione.
Ci è, naturalmente, impossibile, dal punto di vista in cui siamo, di comprendere questo mistero, o questa coesistenza del passato, del presente e del futuro; ma ciò non è una buona ragione per negarla. E' probabilissimo che per una intelligenza, più universale della nostra tutto non è che un eterno presente, un immenso puntum stans, come dicono i metafisici, dove tutti gli avvenimenti sono su lo stesso piano. (L'Hôte inconnue, pag. 79).
 
TEORIA DI F. MYERS. «Pochi uomini hanno meditato a lungo su questi problemi del Passato e del Futuro, senza dubitare che Passato e Futuro siano in verità soltanto un nome - se non possiamo conoscere quel che è un oceano di coesistenze, altro che sotto la forma di una corrente di conseguenze e se noi non separiamo dalle cose eterne quelle cose soggettive, che sono i nostri anni e i nostri secoli. Esaminiamo le precognizioni che non oltrepassano la vita del percipiente. Teniamoci pure a questo breve intervallo ed immaginiamoci che una intera vita terrestre sia in realtà un fenomeno assolutamente istantaneo, per quanto costituita da un complesso infinito di fenomeni. Concedetemi che l'io trascendentale ne discerna direttamente e immediatamente ogni elemento, ma che l'io empirico, (o normale) conosca ogni elemento, in modo mediato e con dei mezzi che implicano differenti gradi di ritardo: così come si percepisce il lampo prima del tuono. Non possono allora settantanni intercalarsi fra le mie percezioni della nascita e della morte, così facilmente come sette secoli stanno fra l'apparire del lampo e il rumore del tuono? E non può qualche intercomunicazione fra le due coscienze (trascendentale e normale) permettere a quella del più vasto io, gridare a quella più limitata, quella più centrale alla più periferica: Alla tale ora questo colpo ti raggiungerà. Ascolta il rumore che si avvicina?».
 
TEORIA DELL'ONNISCIENZA DELLE CAUSE. Per spiegare la previsione dell'avvenire è stata formulata l'ipotesi dell'onniscienza delle cause, cioè la conoscenza di tutte le concatenazioni fenomeniche. Secondo il postulato di Laplace, lo stato presente dell'Universo è un effetto del suo stato anteriore, e la causa del suo stato posteriore.
La nostra imperfetta conoscenza dell'avvenire è prodotta dall'imperfetta conoscenza del presente: se tutto conosciamo, potremo tutto prevedere. Orbene, noi non possiamo assolutamente escludere che la facoltà metagnomica, che ha poteri incalcolabili, in un dato momento, afferrare queste concatenazioni dell'Universo, e, di conseguenza, contemplare il futuro come il passato.
 
Fonte: Sherpes, William - SPIRITISMO ANTICO E MODERNO pagg. 288-290.