FENOMENI DI PSICOMETRIA

Il fenomeno psicometrico (etimologicamente: misura dell'anima) designa la ricostruzione del passato e del presente di persone mediante oggetti da esse possedute.
Il Richet rifiutando la parola «psicometria» coniò il vocabolo «criptestesia pragmatica» vale a dire «sensibilità nascosta delle cose».
 
Se si pone nelle mani di un sensitivo un oggetto, appartenuto migliaia di anni fa o di recente ad una persona, egli dopo averlo palpato cade in una leggera transe. Il suo stato, allora, sembra di concentrazione, mentre, invece, è astratto, come se porgesse orecchio a voci fioche, lontane. Poi parla, esprime le sue sensazioni che si riferiscono al possessore dell'oggetto: particolari psicologici o fisiologici (modo di incedere, difetti anatomici, ecc.), e, infine una ricostruzione storica, in limiti più o meno ampi, della vita passata e presente.
 
A questo punto sorge un problema della massima importanza: l'oggetto, a contatto col sensitivo e che in questo suscita uno stato speciale di conoscenza paranormale, possiede o meno in sè, qualche cosa che sia fonte del fenomeno? In base alle esperienze fatte si può, oggi, sicuramente affermare che l'oggetto, - come autorevolmente dice il Maraldi, - non ha in sè alcun misterioso «quid»; esso agisce puramente come uno stimolo sul sensitivo, rappresentando un ponte di rapporto psichico per l'emissione della facoltà di veggenza.
Anche il Richet (2) è della stessa opinione. Egli scrive nel suo Traité de Métapsichique:
«Se si mette nelle mani di un sensitivo un oggetto, egli è in condizione di fornire molti interessanti particolari sulle persone che furono o sono a contatto con detto oggetto; si ottengono, in tal guisa, talora, meravigliosi fenomeni di lucidità criptestesica. I magnetizzatori dal 1820 al 1850 così procedevano; la loro sola superiorità sul Buchanan consiste nel fatto che essi non avevano ancora adoperato il termine «psicometria». Nonostante questi bei casi di lucidità, così spesso osservati, non risulta in alcun modo provato che sia indispensabile la presenza dell'oggetto. Come non è difatti certo che la cosidetta «trasmissione del pensiero» sia tutt'altra cosa che una conoscenza di un fatto reale, conosciuto perchè è reale, così nello stesso modo non è certo che il contatto di un oggetto sia indispensabile alla conoscenza (metapsichica) di questo oggetto. La criptestesia - la cui realtà, come abbiamo visto, non può essere negata, - si esercita altrettanto bene senza contatto materiale che col contatto materiale. D'altra parte è possibile che gli oggetti emettano, nonostante la loro apparente inerzia, alcune vibrazioni (sconosciute), capaci di risvegliare nel sensitivo la criptestesia. Ma l'inclusione di vibrazioni criptiche in un oggetto è un'ipotesi appena presentabile, e così noi siamo ridotti a formulare pietose congetture per renderci ragione delle forze che eccitano il senso criptestesico. I mari sono ancora mossi dai vascelli naviganti di Pompeo; ciò è indubbio; ma quanti altri navigli hanno solcato i flutti! Tutte le volte che noi parliamo di criptestesia, noi non possiamo parlare che del fenomeno in sè stesso! Si tratta della constatazione di un fatto: ecco tutto. E a noi è vietato di circoscriverne le modalità, le condizioni e i limiti. La chiaroveggenza - dice Gabriel Delanne - è una facoltà la cui esistenza è ben certa; ma voler servirsene per tutto spiegare - egli afferma - vuol dire andare contro la logica e le regole del metodo scientifico; ed aggiunge: «La chiaroveggenza obbedisce a delle leggi e si produce in condizioni ben determinate».
 
TEORIA DI WALTER PRINCE. «Le leggi che regolano il fenomeno di criptestesia pragmatica ci sono completamente sconosciute; e così, nonostante la recisa asserzione, non se ne sa di preciso proprio nulla. Sappiamo solo che certe persone hanno maggiori disposizioni di altre non dotate, benché sia possibile ammettere che la facoltà criptestesica, per quanto in minime proporzioni, sia latente in ognuna. Sappiamo che vi sono delle persone che son parzialmente sensitive, mentre altre lo sono in grado maggiore. Sappiamo ancora che la criptestesia si sviluppa nel sonno ipnotico. Sappiamo, infine, che nei «medium» spiritici questa facoltà emerge ancora di più, per comparire presso i grandi «medium» straordinariamente perfezionata. Ma questo è press'a poco tutto quello che in proposito noi possiamo affermare».
 
TEORIA DI ERNESTO BOZZANO. Ritiene che nè la telepatia, nè la criptestesia, bastino a fornire una spiegazione sufficiente. Pertanto l'ipotesi spiritica, unica e sola, è in grado di spiegare il complesso dei fatti.
 
TEORIA DI ENRICO MORSELLI. «Siamo di fronte a fenomeni, che non soltanto vanno oltre ai confini di ogni nostra concezione scientifica positiva, fisica o psicologica, ma che pure si rivelano mediocremente accessibili alle abbastanze elastiche teorie dello psichismo. Certo è che le «divinazioni psicometriche» non hanno da fare direttamente colla ipotesi spiritica, anche se si congetturano delle radiazioni del pensiero, il quale lasciasse qualche cosa della sua aura ovunque venga espresso. Ad ogni modo, anche qui c'è un lato psicologico fondamentale da investigare: la sensitività particolare degli psicometri, la mentalità degli indovini e... quella dei clienti».
 
TEORIA DI W. JAMES. Secondo il James esisterebbe un ambiente metaeterico nel quale risulterebbero indelebilmente impressi tutti gli avvenimenti umani. Tale ambiente postulerebbe la esistenza di un «Serbatoio cosmico» nel quale figurerebbero sia le memorie individuali e sia la «memoria cosmica» (Cosmic Reservoir).
 
TEORIA DI CAMILLO FLAMMARION. Il sommo astronomo francese ha definito il «medium» psicometrico «una pura eco dei fatti che narra».
 
TEORIA DI G. PAGENSTECHER. Esponiamo brevemente le conclusioni sul fenomeno psicometrico di questo eminente studioso.
«Il sensitivo riceve la serie delle immagini psichiche le quali gli danno l'idea di un determinato avvenimento od azione:
1. dall'oggetto stesso (associated object) oppure
2. dalla sua propria subcoscienza, oppure, infine,
3. da una fonte ignota esistente al di fuori del sensitivo e dell'oggetto.
 
Esaminiamo allora queste tre ipotesi:
1. Se da un lato è stato sperimentalmente accertato che il sensitivo percepisce, quando afferra l'oggetto psicometrico, una visione ogni volta, che è quasi sempre identica; e se, del pari, la suddetta visione sparisce, automaticamente, non appena l'oggetto venga tolto al sensitivo di fra le mani; tutto ciò trae a stabilire la seguente conclusione: l'impressione psichica, pur susseguendo ininterrotta, può provenire soltanto dall'oggetto stesso.
Ora, nel caso di immagini in istato di quiete (un paesaggio per esempio) si potrebbe risolvere la difficoltà dell'interpretazione teorica ammettendo che dall'oggetto emanino delle vibrazioni sui generis ivi accumulate, vibrazioni le quali impressionerebbero il sensitivo nella stessa guisa in cui i raggi luminosi impressionano la gelatina della lastra fotografica; senonchè, quando, come nel caso nostro, si tratta di trasmissioni relative ad una azione continuativa o ad una serie di avvenimenti i quali si susseguano, allora dobbiamo tenere presente che soltanto riconoscendo una memoria all'oggetto materiale ed inerte si potrebbe risolvere in certo modo la difficoltà; ma a questo punto se ne para dinanzi un'altra, ed è che - ad onta della teoria del prof. Fechner relativa all'esistenza di un'anima terrestre e planetaria - una memoria non è stata ancora scientificamente ammessa per la materia inanimata, anche se, conformemente alla concezione occultista, non vi sia sul nostro pianeta nulla di completamente inanimato, nascondendo ogni cosa in sè un principio vitale sui generis.
2. La seconda possibilità sarebbe quella che il medium, dotato di memoria, attinga detta allucinazione dal suo subcosciente, ed anzi dal suo proprio tesoro mnemonico, servendosi di una facoltà che secondo l'Ostwald è «una facoltà assolutamente fondamentale della nostra vita anteriore.
Ora, che la medium non possa avere alcuna immagine mnemonica del tempo dei faraoni, cioè 6000 anni avanti Cristo, oppure dei fenomeni che avvennero durante lo scoppio di un corpo celeste, non occorre certo che venga dimostrato!
3. Rimane pertanto solo una terza fonte dalla quale la sensitiva potrebbe attingere le sue cognizioni; ma poiché si tratta di una fonte la quale sta all'infuori di noi, allora dobbiamo ammettere che possiamo basarci solamente su delle ipotesi. Come già feci rilevare fin dal principio di questo libro, il fisiologo di Parigi, prof. Carlo Richet, propende che il medium possa, in modo per noi inesplicabile, attingere tali azioni ed avvenimenti passati da un «Serbatoio mnemonico universale» - se così mi è lecito esprimermi - uguagliabile forse al «Piano Akasico» («Cronaca dell'Akasa») dei teosofi.
Per i miei colleghi i quali rimarranno forse scandalizzati dal fatto che un medico abbia dimenticato il classico assioma: «l'anima, che si sviluppa col substrato materiale del cervello, muore con questo, e col dissolvimento della materia cerebrale cessa anche la sua vitalità spirituale», mi permetto di citare, a dimostrazione dell'erroneità di questo assioma, il quale, d'altronde, è tutt'altro che comprovato, l'affermazione dell'immortale anatomico prof. J. Hyrtl, a suo tempo famoso e celebre luminare della Facoltà Medica di Vienna nel suo aureo periodo. Ora, egli, dopo lunghi anni di studio sul cervello umano, era pervenuto alle seguenti conclusioni:
«E' proprio vero che lo Spirito è soltanto ed esclusivamente espressione della materia bruta? E' proprio vero che il nostro sentire, pensare e volere sono soltanto processi materiali i quali si svolgono nell'ambito degli atomi cerebrali e nelle combinazioni chimiche derivanti dalla loro attività? E' proprio vero che le Scienze Naturali ci hanno dimostrato e comprovato che solo nella Materia, quale Causa Prima di ogni Esistenza, sono coesistenti, come semplice epifenomeno, anche tutte quelle forze spirituali che in essa, e soltanto per suo tramite, si manifestano?». A questi interrogativi io rispondo: «Nè l'anatomia comparata, nè l'anatomia patologica appoggiano l'ipotesi di una identità fra cervello e vita psichica».
Quello che è certo è che l'anima non entra al momento della nascita nella sua dimora terrestre come un ospite celeste: deve essere già virtualmente esistita nel germe dell'uomo. Linneo, Haller, Cuvier, Owen, riconobbero tutti che ogni organismo, nel corso della sua evoluzione, racchiude in sè una legge la quale determina la sua formazione futura, un piano razionale immanente, si direbbe; quindi, in definitiva, un pensiero ed una volontà; senonchè questi sottintendono l'esistenza di un essere pensante, il quale, come tale non può essere posto nella materia bruta stessa, giacché è proprio questo che dirige le sue trasformazioni».
Pure identico è il giudizio, a questo proposito, del famoso fondatore dell'anatomia patologica, prof. Rokitansky, il quale, parlando del cervello, così si esprime: «Il cervello è un organo corporeo che è stato aggiunto al principio spirituale in noi esistente affinchè potesse manifestare la sua attività, coordinasse le correlazioni fra le varie parti del corpo, ed esercitasse la sua influenza sopra l'individuo complessivo».
 
Secondo il Pagenstecher è da escludere:
1. Che il processo che sta alla base del fenomeno non è dovuto alla trasmissione del pensiero nè da parte di chi dirige la seduta, nè da parte di qualsiasi altra persona presente alla stessa. E' da ritenersi invece:
2. Che gli stimoli contenuti potenzialmente nel cosidetto «oggetto» (associated object) sono quelli che nelle esperienze psicometriche di contatto, trasmettono alla «medium» la cosidetta visione.
 
TEORIA DI MAXWELL. Dal punto di vista filosofico la psicometria non è che il caso particolare di una legge generale dello spirito, la quale presiede alla conoscenza intuitiva. Può sembrare strano che, nel secolo XX l'intuizione debba essere considerata come uno dei mezzi generali della conoscenza; tuttavia si deve arrivare a questa conclusione se si vuol mettere la psicologia d'accordo con tutti i fatti osservati.
 
TEORIA DI EWALD HERING. Nella conferenza da lui tenuta nel 1870 all'Accademia Imperiale di Vienna ritenne che la memoria cosciente dell'uomo si spegne con la morte, ma la memoria incosciente della Natura è permanente e indistruttibile.
 
TEORIA DI EDUARD HARTMANN. Secondo questo filosofo si può ammettere l'esistenza di un Incosciente Universale, nel quale attingono i «medium». In tal caso i defunti, pur fornendo prove di identificazione, non sarebbero risultati che dei «simulacri» e nulla più.
 
Nessun dubbio esiste su la realtà del fenomeno psicometrico. Rarissimi sono, invece, i sensitivi che possano produrli. Più che per le nostre parole il lettore rimarrà convinto per la testimonianza del suo scopritore, il prof. William Denton.
Egli nel lontano 1863 scriveva:
«Che i fatti esistono, non dipende da me; nè io mi preoccupo come verranno accettati. E se qualcuno prova piacere a contrastarli, ben volentieri gliene lascio la gloria. Ma se io mi trovo dinanzi a un fatto, sono sempre pronto a dargli il benvenuto e non posso apprezzare chi volge le spalle alla verità soltanto perchè la moda onnipotente non vi ha ancora apposto il suo sigillo. So bene che questo lavoro, condotto nel campo più vasto e più importante che spirito umano abbia mai coltivato, risulta soltanto un'introduzione, e voglio sperare che il successo sia quello di indurre uomini intelligenti a riesaminare e a continuare l'indagine anche con il pericolo di dover distruggere tutta la costruzione teorica che finora è servita loro di base».
 
Generalmente il «medium» quando si trova nel più profondo sonno ipnotico, non presenta mai spontaneamente la rigidità e quindi è in grado, se gli viene ordinato, di muoversi e di parlare; in altri, invece, come in Maria Reyes, la «medium» messicana esperimentata dal Pagenstercher, presentava sempre una rigidità catalettica con piena coscienza durante un ben definito stato sonnambolico di transe, stato che subentrava automaticamente ad ogni contatto con «l'oggetto psicometrico» e che cessava automaticamente quando l'oggetto le veniva tolto.
Le fondamenta della criptestesia pragmatica furono gettate da Buchanan e da Danton, ma, questa nuova conquista metapsichica, come fa rilevare il Pagenstecher, suscitò scarsissimo interesse sia presso il pubblico che presso gli studiosi per la mancanza di prove delle loro visioni.
Ecco i precedenti storici della scoperta riferiti da Gastone De Boni:
«Conversando un giorno con il vescovo Polk, suo cliente ed amico, il Buchanan rimase impressionato dal fatto che questi sentiva un curioso e disgustoso sapore in bocca allorquando veniva a contatto, senza saperlo, con del rame. Persuaso che in fondo a tale idiosincrasia si potesse rinvenire qualcosa di psicologicamente interessante, egli volle approfondire la cosa.
Pertanto il Buchanan consegnò durante le sue lezioni all'Università, agli studenti e studentesse, degli involti sigillati, sui quali tutti avrebbero dovuto dire la loro «impressione».
Avendo notato che alcune impressioni corrispondevano alla sostanza contenuta nei plichi, volle approfondire l'indagine ulteriormente.
E fu così che dopo avere consegnate delle lettere, ottenne ragguagli veridici circa i loro autori. Dopo di che pensò di consegnare agli improvvisati sensitivi dei frammenti di tali lettere, i quali erano ritagliati dalla lettera stessa in modo tale, che solo la parte bianca venisse fra le mani di essi.
Orbene: anche in tal caso si ottennero ragguagli su chi scrisse tali lettere, o, più esattamente, su chi fu a loro contatto. Per tali motivi il Buchanan fu indotto a pensare che una influenza umana sui generis saturasse gli oggetti.
Le straordinarie risultanze ottenute dal prof. Buchanan sui suoi soggetti fecero sì che anche il geologo prof. Denton si interessasse a quest'ordine di ricerche. Ora quest'ultimo ottenne particolari curiosi e meravigliosi circa epoche geologiche e animali preistorici, ponendo fra le mani ai sensitivi, rispettivamente dei fossili, delle pietre, od ossa di animali preistorici. La moglie del prof. Denton, sensitiva notevolissima, aveva potuto offrire a lui la dimostrazione della realtà della psicometria.
Tanto il Buchanan che il Denton erano propensi a credere all'oggetto che racconta la propria storia, in quanto a ciò erano condotti dalle loro particolari risultanze; senonchè è, oggi, risaputo che il rapporto può avvenire, oltre che con un «ambiente metaeterico» (per usare l'espressione del Myers), anche con subcoscienze di individui lontani, viventi o defunti».


Fonte: Sherpes, William - SPIRITISMO ANTICO E MODERNO pagg. 241-245.