FENOMENI DI SCRITTURA DIRETTA

Si definisce: «La scrittura di frasi o di risposte intelligenti a determinati quesiti precedentemente posti, ottenuta senza l'aiuto della mano del «medium».

Da questo fenomeno si ha quindi:

a) il movimento autonomo del gesso o della matita nella compitazione di frasi o di risposte;

b) il fenomeno intelligente della scrittura.

Se la risposta a quesiti precedentemente posti può spiegarsi con la lettura del pensiero, il movimento invece della matita, che dà luogo alla scrittura, è tuttora un mistero. Fenomeno quindi interessantissimo e rarissimo che si ottiene solo alla presenza di sensitivi dotati di grande «forza psichica».


Il primo esempio di scrittura diretta lo troviamo nella Bibbia e precisamente in Daniele (5, 1).

«Baltassar fece un gran convito a mille persone delle più cospicue e ognuno secondo l'età beveva a suo grado. Ed essendo già ebbro ordinò che fossero recati i vasi d'oro che Nabucodonosor, suo padre, aveva portato via dal tempio già esistito, in Gerusalemme, per servirsene a bere egli re, i suoi nobili, le sue mogli e le sue concubine. Tracannavano vino e inneggiavano ai loro dei d'oro e d'argento, di bronzo, di ferro, di legno e di pietra.

Ad un certo punto apparvero delle dita come d'una mano umana che scriveva dirimpetto al candelabro, sulla superficie della parete della sala regia e il re stava osservando le dita della mano che scriveva. La sua faccia allora cominciò a cangiare e i suoi pensieri lo misero in turbamento, si sentì sciogliere la compagine delle reni e battere insieme le ginocchia. E il re a voce forte esclamò che facessero entrare i magi, i Caldei e gl'indovini; e presa la parola disse ai sapienti di Babilonia: "Chiunque leggerà quella scrittura e mi dichiarerà il suo significato, sarà rivestito di porpora, avrà una collana d'oro al collo e sarà il terzo del mio regno!". Ma tutti i sapienti che allora furono entrati, non riuscirono ne a leggere la scrittura, nè a dichiarare al re il significato. Per cui il re Baltassar ne fu molto turbato e il suo volto comparve tutto cangiato e anche i suoi nobili erano rimasti costernati.

La regina, intanto, pel caso avvenuto al re ai suoi nobili, era entrata nel convito e prendendo a parlare disse: "O re, che tu possa vivere in eterno, i tuoi pensieri non ti turbino, non si sconvolga il tuo aspetto. Nel tuo regno vi è un uomo che ha in sè lo spirito degli dei santi e ai giorni del padre tuo diede prova di aver infusa la scienza e la sapienza! giacché il re Nabucodonosor tuo padre, lo costituì capo dei magi, degli incantatori, dei Caldei e degli aruspici, tuo padre stesso intendi, o re. Perchè uno spirito più vasto, la prudenza, l'intelligenza, l'interpretazione dei sogni, la divinazione degli arcani, lo scioglimento dei nodi, sono state tutte cose riscontrate in lui, voglio dire in Daniele, a cui il re aveva imposto il nome di Baltassar; or dunque sia chiamato Daniele, che egli esporrà l'interpretazione".

Allora fu introdotto Daniele alla presenza del re, a cui indirizzando la parola il re disse: Sei tu Daniele dei figli esuli di Giuda che il re mio padre ha condotto dalla Giudea? Ho sentito di te che hai lo spirito degli dei santi e che si sono rincontrate scienza e sapienza e penetrazione in te più che in altri, vaste. Ed ora entrarono nel mio cospetto i magi sapienti, per decifrare questa scrittura e indicarmene la spiegazione, ma non riuscirono a spiegare il significato di queste parole.

Ora io ho udito di te che sei capace di interpretare le cose oscure e sciogliere le avviluppate, se dunque riesci a leggere lo scritto e a indicarmene il significato, sarai rivestito di porpora e avrai una collana d'oro al collo e diventerai la terza autorità del mio regno».

A cui rispondendo Daniele disse in presenza del re: «I tuoi doni ritienili per te e le offerte della tua corte dalle ad altri: lo scritto te lo leggerò, o re, e ti dichiarerò la sua interpretazione. O re, l'Altissimo Iddio diede il regno e la magnificenza, la gloria e l'onore a Nabucodonosor tuo padre. E per la magnificenza che gli aveva dato, tutti i popoli, le schiatte e le lingue stavano in trepidazione e paura di lui; egli uccideva quei che voleva; egli percoteva quei che voleva; quei che voleva esaltava, quei che voleva abbassava. Ma quando il suo cuore s'inorgoglì e nel suo animo prevalse la superbia, fu deposto dal trono del suo regno e la sua gloria gli fu tolta.

Fu scacciato d'infra gli uomini e anche il suo cuore non ebbe altro posto che tra i bruti e la sua dimora fu cogli onagri: mangiò fieno come il bue e il suo corpo fu asperso dalla rugiada del cielo; finché ebbe riconoscimento che l'Altissimo ha l'impero sul regno degli uomini e sopra di esso fa sorgere chiunque vuole. E anche tu, che sei suo figlio, o Baltassar, pur sapendo tutto questo, non conservasti umile il tuo cuore, ma ti sei elevato contro il dominatore del cielo; i vasi della sua casa furono portati davanti a te e in essi tu e i tuoi nobili e le tue mogli e le tue concubine avete bevuto il vino; tu hai inneggiato agli dèi d'argento e d'oro, di bronzo, di rame, di legno e di pietra che non vedono, non odono e non sentono: mentre al Dio che ha in sua mano il tuo alito e tutti i tuoi destini non hai reso gloria.

Per questi motivi dunque sono state mandate da lui le dita della mano che vergò lo scritto qui davanti tracciato Questa poi è la scrittura ch'è stata composta: «Mane, Tecel, Fares». E questo è il significato delle parole: Mane: Dio ha computato il tuo regno e l'ha fatto cessare. Tecel: Sei stato librato sulla bilancia e trovato scarso. Fares: Il tuo regno è stato diviso e dato ai Medi e ai Persiani».

Allora dietro ordine del re, Daniele fu rivestito di porpora e una collana di oro gli fu cinta intorno al collo e fu bandito di lui, che sarebbe in autorità, terzo nel suo regno. In quella stessa notte Baltassar re della Caldea, fu ucciso, e gli succedette nel regno Dario Medo essendo in età di sessantadue anni».


La scrittura diretta differisce dalla scrittura automatica, (di questa parleremo nella metapsichica soggettiva), e si ottiene nel modo seguente. Si colloca un pezzo di matita in una lavagna e, dopo breve tempo, vi si leggono un messaggio o frasi o risposte a determinate domande prima formulate. E' indispensabile la presenza di un «medium». Da notare che il massimo controllo viene frattanto esercitato su le mani di esso, anche perchè non occorre il buio. Non è possibile vedere i movimenti spontanei della matita che non è toccata da alcuno, e il caso di Home è pressoché unico.


Il fenomeno si può ottenere in un altro modo come accadde con i «medium» Slade e d'Eglinton. In questo caso la lavagna - unitamente alla matita - viene chiusa da due tavolette e la si colloca poi sotto il tavolo. Si ode un piccolo rumore; si libera la lavagna dalle tavolette e si constata che essa è piena di scrittura.

Scrive in proposito lo Speer:

«Abbiamo avuto spesso la scrittura diretta, qualche volta sopra un foglio di carta collocata nel mezzo del tavolo a uguale distanza dagli assistenti; qualche volta, uno di noi, scriveva il nome su un foglio di carta bianca contrassegnata, e quasi sempre, potevamo constatare, alla fine della seduta, che vi era stato scritto un messaggio. Alcune volte vi mettiamo una matita, altre volte una mina di piombo ed il risultato è sempre lo stesso. Quasi sempre il messaggio consiste in risposte alle nostre domande. Talvolta sono brevi comunicazioni non attinenti alle nostre domande e, spesso, parole di simpatia».


Generalmente la scrittura è larga, con contorni di circoli o di spirali e, in qualche caso, si hanno disegni anziché scritture. La scrittura può essere anche rovesciata (scrittura a specchio).


Quando il «medium» riproduce la calligrafia di un vivente tale fatto si chiama eterografia; se di un morto necrografia.

Tanto l'uno che l'altro fenomeno rivestono una particolare importanza dal punto di vista metapsichico.


La scrittura di un defunto riprodotta dal «medium» può essere a lui ignota oppure nota; come pure ignota al «medium» ma nota ad uno o più assistenti alla seduta; in questo caso - avverte il Boirac - la riproduzione avviene per lettura del pensiero o diapsichia, con la penetrazione insomma incosciente del metapsichismo del «medium» nel memorium di un'altra persona e l'utilizzazione di ritratti e di autografi che questo metapsichismo vi trova per plasmare, più o meno esattamente, figure e scritture attribuite ai defunti.

I seguaci, invece, della teoria spiritica pretendono che la scrittura di un defunto, specialmente se ignota al «medium» costituisca la prova decisiva della identificazione personale dello spirito che si manifesta.

La ipotesi animista non è di certo decisiva: dove attinge, infatti, il «medium» la conoscenza della scrittura del defunto ignoto? E, d'altra parte, quante e non minori perplessità non suscita la ipotesi spiritica?


Fonte: Sherpes, William - SPIRITISMO ANTICO E MODERNO pagg. 200-202.