FENOMENI DI TELEPATIA

Il Myers ha definito la telepatia: «La comunicazione di impressioni di qualsiasi genere da una mente ad un'altra, indipendentemente dai mezzi riconosciuti dei sensi».
Pertanto, secondo questa definizione, si ha il caso di telepatia quando due o più persone, in determinate condizioni vengono a conoscenza di avvenimenti passati o lontani o anche futuri in un modo che non può essere quello solito della percezione attraverso i sensi o della intuizione razionale.
 
Il Rhine dice in proposito: «Molto probabilmente la credenza nella telepatia è vecchia quanto il genere umano. Noi deduciamo che fosse familiare nei tempi più remoti dal fatto che alle divinità veniva attribuito il potere di leggere nel pensiero. Nell'antica Grecia la telepatia fu tanto importante da indurre Democrito a formulare una teoria sul suo modo di operare. Di molti esperimenti simili a trasmissioni del pensiero fra esseri umani vi è traccia nelle più antiche letterature, specialmente in quelle che trattano delle sette religiose e dei loro fondatori.
Sarebbe tuttavia ardito voler attribuire a questi esempi altro interesse all'infuori di quello puramente storico. Essi non sono impressionanti e convincenti come quelli moderni più recenti, che possono meglio essere autenticati; ma aiutano a spiegare come la credenza nei fenomeni telepatici faccia parte delle tradizioni culturali della specie umana.
I primissimi esperimenti di telepatia scaturirono fortuitamente dall'ipnotismo, o mesmerismo, com'era chiamato allora. Nel far cadere in trance i soggetti, alcuni sperimentatori scoprirono effetti che attribuirono alla trasmissione del pensiero dall'ipnotizzatore all'ipnotizzato. Era naturale supporre che questo fenomeno fosse un tratto caratteristico della stessa ipnosi e numerosi studi furono fatti in base a questo postulato. Prove di telepatia d'ogni sorta emersero così dagli esperimenti di ipnosi.
Per esempio, un medico francese, il dott. E. Azam, scoprì che una sua paziente, trovandosi in stato ipnotico, parlava come se rispondesse a pensieri altrui non espressi con parole. Allora iniziò subito esperimenti per stabilire se l'ammalata avrebbe identificato una particolare sensazione di sapore che egli stesso si accingeva a provare con una determinata sostanza priva di odore. Collocandosi in modo che il soggetto, già in trance, non potesse vederlo, introdusse in bocca un pezzo di sale. Immediatamente la paziente disse che aveva provato il sapore di quella sostanza e la nominò correttamente. Il dott. Azam racconta che il soggetto rispose sempre con precisione nelle successive prove eseguite con numerose sostanze inodori che egli assaggiava nello stesso modo.
Un altro sperimentatore scoprì che anche la sensazione del dolore poteva essere trasmessa ad un soggetto ipnotizzato. Osservò per caso che talvolta il soggetto si comportava come se avesse provato lo stesso dolore che l'ipnotizzatore aveva sentito nello stesso istante. Si fecero subito esperimenti durante i quali l'ipnotizzatore veniva pizzicato in varie parti del corpo e si domandava poi al soggetto se aveva sentito nulla. Secondo quanto riferiscono i rapporti, il soggetto sentiva il dolore e lo localizzava esattamente, anche quando l'ipnotizzatore si trovava in un'altra stanza, cioè assolutamente lontano dal campo visivo del soggetto. L'eminente psichiatra, dott. Pierre Janet, della Sorbona, fece diversi di questi esperimenti, ed altri ne effettuò Edmund Gurney dell'Università di Cambridge, uno dei fondatori della «Society for Psychical Research». 
Una delle più drammatiche fra le prime prove di telepatia fu l'ipnotizzazione a distanza. Parecchi medici francesi, fra i quali il dott. Janet, produssero l'ipnosi nei loro soggetti operando da posizioni tanto distanti da impedire ogni comunicazione dei sensi. Janet ebbe successo completo in diciotto esperimenti su venticinque, facendo cadere in trance il soggetto nel tempo voluto; in altri quattro ottenne risultati parzialmente positivi. Le ipnosi furono provocate ad intervalli irregolari ed inaspettati. 
Tuttavia le clamorose dimostrazioni del dott. Janet ebbero poca influenza a quel tempo. Egli rifiutò di pubblicare una relazione, temendo forse la vigorosa disapprovazione dei suoi colleghi. 
Di gran lunga più importanti per questa scienza in germoglio furono le prove meno sensazionali di ipnosi-telepatia eseguite dal professor Henry Sidgwick dell'Università di Cambridge in collaborazione con sua moglie. I coniugi Sidgwick non solo confessarono apertamente i loro esperimenti, ma li diressero in modo molto più accurato di quel che non si fosse fatto fino allora. Parte delle diverse serie di esperimenti fu fatta col soggetto ricevente posto in una stanza distinta da quella occupata dal trasmittente. Numeri di due cifre formavano l'oggetto della trasmissione telepatica; questi venivano scritti a caso e visibilmente dall'ipnotizzatore (che operava come trasmittente), mentre il soggetto in trance cercava di identificarli. 
I risultati degli esperimenti con i numeri offrivano lo speciale vantaggio di poterli sottoporre a controllo matematico al fine di stabilire il confronto con quelli previsti dal calcolo delle probabilità. La cifra indicante i successi ottenuti in questo modo fu significativa; in altre parole essa fu più grande di quella legittimamente attribuibile alla probabilità. Gli esperimentatori furono perciò d'accordo nel concludere che si erano ottenute prove evidenti di telepatia. 
L'uso delle leggi della probabilità rappresentava un grande progresso nel metodo. Infatti, senza questo strumento matematico di misurazione, sarebbe sussistito il pregiudizio di non poter mai documentare saldamente la telepatia. Il merito di aver usate per primo il calcolo matematico, nel valutare i risultati degli esperimenti di telepatia, spetta al fisiologo francese professor Charles Richet, che precedette i coniugi Sidgwick, sebbene i suoi esperimenti non siano stati così accuratamente controllati. 
L'opera di Richet presentò un altro sviluppo: alcuni suoi esperimenti furono effettuati senza servirsi dell'ipnosi. Egli dichiarò che lo stato ipnotico non era necessario per riuscire nella trasmissione del pensiero. Numerose prove di telepatia con soggetti allo stato normale furono eseguite nel decennio 1880-90, dimostrando chiaramente che ipnosi e telepatia non dovevano essere strettamente connesse. La telepatia fu considerata come un processo indipendente che poteva verificarsi tanto con soggetti in stato ipnotico quanto con soggetti in stato normale. Non fu neanche provato che lo stato ipnotico offrisse un qualsiasi vantaggio. 
Tuttavia l'associazione della telepatia con l'ipnosi fu un errore fortunato dal punto di vista del parapsicologo, perchè fece progredire il problema della trasmissione del pensiero fino allo stadio di studio sperimentale. Dacché si è capito che i due fenomeni sono essenzialmente distinti, la telepatia è divenuta oggetto di studi per suo esclusivo diritto.
Testimonianze di telepatia sono pervenute a poco a poco dai luoghi più diversi, lontani o vicini. Molti esperimenti sono riusciti in Inghilterra, alcuni in America, ed una considerevole quantità sul Continente, particolarmente in Francia. Ma anche dalla Svezia, dalla Polonia, dalla Germania e dalla Russia sono giunti rapporti sugli studi sperimentali di telepatia.
Gli esperimenti cominciarono a cambiare con l'introduzione del calcolo delle probabilità. Da allora gli sperimentatori usarono carte da gioco o numeri, facilitando così, sulla base delle probabilità, il computo delle prove positive di telepatia risultanti dagli esperimenti. Il procedimento generale rimase tuttavia invariato: chi trasmetteva guardava la carta ed il soggetto ricevente cercava di identificarla. Negli esperimenti controllati più severamente i due partecipanti venivano separati al fine d'impedire la trasmissione attraverso i sensi di segni convenzionali preventivamente accordati.
Alcuni investigatori usarono altri metodi. Per esempio: il mittente doveva fare un disegno e fissare su di esso la sua attenzione, mentre il ricevente doveva cercare di riprodurlo con la massima cura possibile. Non si potè stabilire una misura quantitativa del grado di esattezza raggiunto dal soggetto riproduttore, ma i risultati positivi furono nel loro insieme dimostrati dal confronto del disegno originale con la riproduzione. Questo sistema fu impiegato dal professor Oliver Lodge e dai suoi collaboratori negli esperimenti di telepatia eseguiti al principio del decennio suddetto, quando Lodge era un giovane professore di fisica all'Università di Liverpool.
Un procedimento affatto diverso fu usato dall'eminente letterato di Oxford, Sir Gilbert Murray, che operò quale soggetto ricevente nelle prove di capacità telepatica fatte da membri della S.P.R., particolarmente dalla signora Sidgwick. Egli preferiva che il mittente si concentrasse su un obiettivo più significativo di una carta da giuoco o di un numero; qualche cosa che raffigurasse, per esempio, un evento classico o storico. Il suo successo, specialmente quando uno degli elementi del gruppo trasmittente era sua figlia, fu così inequivocabile che neutralizzò largamente la necessità della valutazione matematica. 
Vi furono ancora altre specie di esperimenti di telepatia, ma nessun metodo ebbe il monopolio del successo e nessun tipo particolare d'individuo sembrò eccellere sugli altri. Col diffondersi ed il variare degli esperimenti, tipi sempre più diversi, uomini e donne, giovani e vecchi, normali e nevrotici, popolani ignoranti e professori eminenti, diedero prove di abilità. Fra i soggetti che più brillarono in questi primi esperimenti sono da segnalare un bambino di dodici anni ed una donna di settanta. Il semplice contadino stava allo stesso livello del professore universitario. 
Questa nuova scienza, la telepatia, fu malamente accolta dagli scienziati. Accade raramente che una scoperta straordinaria riceva il benvenuto. Nel 1876, quando il professor William Barrett (più tardi Sir) fece il tentativo di portare i risultati dei suoi esperimenti davanti all'Associazione Britannica per il Progresso della Scienza, il suo lavoro fu messo in ridicolo e l'Associazione rifiutò di pubblicarlo. 
Cosa abbastanza strana, non troviamo affatto psicologi fra questi primi sperimentatori (Janet era soprattutto psichiatra). Ma la loro assenza non è meno completa nei primi lavori sull'ipnosi. Gli psicologi di professione non solo non si prestarono alle ricerche dei pionieri della seconda metà del secolo decimonono, ma vi fecero poca attenzione. La stessa psicologia, del resto, era difficilmente riconosciuta come scienza a quel tempo e la sua posizione era estremamente incerta. Tanto dubbio era il suo stato nei suoi stessi domini da scoraggiare imprudenti iniziative nei campi limitrofi. Quando ricordiamo che gli psicologi si tennero perfino lontani dai problemi profondamente pratici relativi alle malattie mentali, finché Janet, Freud e pochi altri medici non se ne occuparono decisamente, possiamo farci un'idea dello stato di esitante fanciullezza in cui si trovava la scienza a quei tempi. Si studiavano argomenti senza importanza e si lasciavano stare grosse e controverse questioni. 
William James di Harvard fu una illustre eccezione fra gli psicologi accademici. Sebbene non fosse proprio uno sperimentatore, egli emerse per la passione schietta e profonda che dedicò agli studi sulla telepatia e fece moltissimo per incoraggiare coloro che investigavano questo problema. Più tardi, William McDougall riconobbe la grande influenza che James aveva avuto su di lui e divenne il principale campione fra gli psicologi del ventesimo secolo che si occuparono di parapsicologia. Più tardi ancora, Sigmund Freud, C. G. Jung e pochi altri psichiatri di fama si aggiunsero parimenti a questo sceltissimo gruppo di mallevadori della telepatia. Ma nel secolo decimonono James rimase quasi solo. 
Da parte degli psicologi si ebbero critiche invece di aiuti. Due psicologi danesi, A. Lehmann ed F. C. C. Hansen, criticarono gli esperimenti di telepatia pubblicati dalla P. R. S. Essi insinuarono che i risultati erano dovuti alla inconscia percezione, da parte del soggetto ricevente, di parole bisbigliate involontariamente dal mittente all'atto di concentrare la sua attenzione sui numeri o sulle carte. Tuttavia, nella discussione che seguì, il professor Lehmann si dichiarò convinto che tale spiegazione non valeva per tutte le prove di telepatia. Questa generosa pubblica ammissione è particolarmente degna di essere menzionata, giacché è raro che simili cose accadono in una controversia. 
La corrente intellettuale di quel tempo avversò fortemente la telepatia. La scienza degnava di poca attenzione qualunque cosa non portasse l'etichetta «fisica». La biologia meccanicistica del dott. Jacques Loeb e la psicologia del comportamento del dott. John B. Watson, inquadrate nella rappresentazione di un universo meccanicistico semplificato, resa popolare in opere come L'Enigma dell'Universo del professor Ernst Haeckel, sono tipiche manifestazioni del pensiero scientifico comune nei primi decenni del secolo presente. 
Uno psicologo che in quei giorni avesse pubblicato prove di telepatia, avrebbe dimostrato un coraggio eccezionale. Nessuno lo fece. Il dott. John E. Coover, della scuola di psicologia dell'Università di Stanford, eseguì diversi esperimenti di telepatia verso il 1915 ed ottenne prove di capacità telepatica fra i suoi studenti; ma evitò di pubblicare le sue scoperte. Anche quando la loro importanza fu resa manifesta da altri che ne rivalutarono i dati, egli lasciò l'impressione di non essere riuscito a dimostrarle e rimase silenzioso. Del resto, anche in tempi meno difficili vi sono stati psicologi che non hanno voluto correre il rischio di pubblicare prove favorevoli alla telepatia. In simili casi la responsabilità professionale deve essere assunta tanto dal singolo quanto dall'intera categoria. 
Nel decennio 1920-30, però, l'interesse per la telepatia crebbe notevolmente, a simiglianza di quello pubblicamente dimostrato per lo spiritismo, il che, senza dubbio, ebbe la sua influenza. Le tremende perdite di vite umane e le enormi privazioni causate dalla prima Guerra Mondiale, in uno con le conseguenti incertezze e instabilità dei valori, ebbero indubbiamente l'effetto di far convergere i pensieri degli uomini verso la possibile esistenza di forze superiori di là dai limiti esplorati dalla scienza. Innumerevoli uomini e donne sentirono la necessità di qualcosa che fosse più di una spiegazione puramente materiale della vita e della morte. Un importante esperimento di telepatia fu trasmesso per radio dalla Zenith Broadcasting Station di Chicago nel 1923, e poco tempo dopo la British Broadcasting Company ne trasmise un altro. Ancora dopo, la rivista Scientific American svolse un programma di autoesperimenti di telepatia e si ebbero numerose altre manifestazioni popolari.
Molte ricerche furono eseguite da singole persone. L'ingegnere francese René Warcollier, i medici tedeschi dott. Carl Bruck e professore Rudolf Tischner, e l'illustre scrittore americano Upton Sinclair, eseguirono esperimenti di telepatia che aggiunsero prove sostanziali alla già vasta collezione. Nella maggior parte di questi esperimenti il trasmittente si concentrava su un oggetto o sul disegno di un oggetto, mentre il ricevente, spesso situato in un'altra stanza, o forse ancora più lontano, cercava di riprodurlo graficamente o di farne la descrizione verbale. In alcuni fra i più riusciti esperimenti eseguiti da Sinclair, il soggetto ricevente, che era sua moglie, la signora Mary Craig Sinclair, si trovava a qualche miglio di distanza. 
William McDougall e Albert Einstein furono talmente impressionati dai risultati di Sinclair che invocarono un giudizio scientifico sul suo libro Mental Radio. Anche gli altri sperimentatori ebbero i loro sostenitori. Hans Driesch lodò altamente l'opera di Tischner e Gardner Murphy presentò ai lettori americani una traduzione del libro di Warcollier, Telepathy. 
Durante quel periodo furono realizzati due importanti esperimenti universitari di telepatia, entrambi presso laboratori di psicologia, uno in America e l'altro in Europa. Ciascuno di essi diede una nuova fisionomia agli studi sulla telepatia e sono ugualmente degni d'attenzione, giacché il pubblico quasi li ignora. 
I due esperimenti furono eseguiti da giovani psicologi sostenuti da uomini più illustri e più esperti in questo campo. Quello europeo fu fatto dal dott. H. J. F. W. Brugmans, sotto il patrocinio del professor G. Heymans, all'Università di Groningen in Olanda; mentre quello americano si svolse all'Università di Harvard per merito del dott. G. H. Estabrooks, aiuto del professor McDougall, che si era da poco trasferito colà proveniente dall'Università di Oxford. 
L'esperimento olandese fu portato a termine con un solo soggetto, uno studente universitario che aveva dimostrato attitudini speciali. Si usò un unico procedimento per tutte le prove, che furono circondate da minuziose precauzioni. Il soggetto, bendato, sedeva ad un tavolo sul quale vi era una specie di scacchiera con quarantotto caselle identificabili per mezzo di lettere e numeri combinati. Una pesante cortina, perfettamente opaca, separava la scacchiera dal soggetto. Questi teneva il braccio destro disteso attraverso la cortina ed appoggiato sulla scacchiera. L'esperimentatore operava dalla stanza superiore per mezzo di un foro praticato nel pavimento in direzione della scacchiera e sbarrato da due lastre di vetro con intercapedine. Egli poteva vedere le mani del soggetto ma non poteva essere visto. 
L'esperimento si svolse nel modo seguente: da un sacchetto contenente otto lettere (da A ad H) e da un altro contenente sei numeri (da 1 a 6), l'esperimentatore estraeva a sorte rispettivamente una lettera ed un numero, che, combinati insieme, indicavano la casella da identificare; indi, guardando attraverso il foro, fissava la sua attenzione sulla casella stessa e comandava tacitamente al soggetto di indicarla. Questi doveva muovere la mano liberamente e fermarla quando sentiva di aver identificato la casella, battendo due colpi per indicare che aveva fatto la sua scelta. 
Su un totale di oltre 187 prove, 60 riuscirono perfettamente: il calcolo delle probabilità non ne prevedeva che quattro! 
Da questo esperimento non scaturì solo un risultato così altamente significativo che nessuna legge sulle probabilità poteva spiegare, ma si ebbero anche scoperte interessanti che oltrepassarono la semplice questione della telepatia. Per esempio: il soggetto rispondeva meglio quando l'operatore era nella stanza superiore che non quando si trovava nella sua stessa stanza; il numero di prove positive fu più elevato dopo che il soggetto ebbe ingerito una piccola quantità di alcool. Vi fu anche un'altra scoperta importante, sebbene a questa l'esperimentatore non mirasse affatto: il soggetto perse la sua capacità. Tale risultato fu attribuito all'ansietà che lo aveva colto circa i suoi studi. 
Nell'esperimento di Harvard si fece uso di carte da giuoco e le due stanze, occupate rispettivamente dal ricevente e dal trasmittente, erano sullo stesso piano e separate da una doppia porta invece che da una doppia lastra di vetro. Estabrooks scelse la maggior parte dei soggetti fra gli studenti, prendendo tutti quelli che trovò disposti a partecipare alle prove senza selezionarli. Prima dell'inizio dell'esperimento li intrattenne con abili giuochi di carte ed altre distrazioni allo scopo di rendere più impaziente il loro desiderio di prendervi parte. Considerata retrospettivamente, questa circostanza, cioè il fatto che si cercò di conferire interesse allo esperimento, sembra molto importante. 
Estabrooks stesso operò da trasmittente procedendo nel modo seguente: dopo aver mescolato un mazzo di carte, alzava come si suol fare il giuoco, poi guardava la prima carta di sopra e faceva funzionare una lampadina elettrica per avvertire di essere pronto. Il soggetto cercava allora di identificare la carta sulla quale Estabrooks concentrava il suo pensiero. Venti carte furono trasmesse in ogni seduta. Dopo aver impiegato ottantatrè soggetti in questo esperimento, Estabrooks computò il punteggio totale dato dalle prove positive e trovò un risultato che poteva essere attribuito al caso con una sola probabilità contro un milione. 
Anche Estabrooks scoprì che la capacità recettiva dei suoi soggetti diminuiva col progredire degli esperimenti. Essi realizzarono i migliori risultati nella prima parte della seduta, declinando verso la fine delle venti prove. Per di più, quando alcuni soggetti vennero richiamati più tardi per partecipare ad una seconda serie di sedute (e furono situati in una stanza più distante ancora dal trasmittente), sebbene il loro punteggio cominciasse con una media superiore a quella prevista dal calcolo delle probabilità, andò abbassandosi fino a cadere notevolmente al di sotto di tale media prima della fine delle prove. Estabrooks ricorda che dovette insistere a lungo per persuadere i soggetti a partecipare alla seconda serie ed attribuisce all'influenza di questa riluttanza l'abbassamento del punteggio medio. 
Tuttavia il maggior contributo dato dall'esperimento di Harvard fu la dimostrazione di poter ottenere prove di telepatia da un gruppo di giovani non selezionati. 
Queste prove non furono riconosciute nel campo degli psicologi professionisti; non furono neanche pubblicate in riviste di psicologia. Ciò non poteva naturalmente incoraggiare gli sperimentatori a perseverare in questo genere di ricerche. Nessun altro laboratorio universitario fece eseguire esperimenti di telepatia. Questi due esempi mostrano chiaramente come uno studioso, già in possesso di una importante scoperta, possa essere arrestato nel suo cammino dalla forza dell'opinione ufficiale. Ecco il risultato diretto dell'antipatia nutrita dagli psicologi verso tutti i sostenitori della presenza nell'uomo di un fattore immateriale. 
Secondo tutti i modelli di ricerche predominanti in psicologia era stata conferita alla telepatia una solida base, era stato dimostrato che l'acquisizione di conoscenze può prodursi senza l'uso dei sensi. E' un fatto reale, del resto, che poche critiche furono lanciate contro le investigazioni; nessuna, almeno, che giustificasse la loro sospensione. Esse furono semplicemente ignorate.
Oggi, esaminando a distanza di tempo questi esperimenti, è difficilissimo capire come una mente puramente scientifica possa essere rimasta indifferente all'appello che Estabrooks e Brugmans rivolsero con il loro lavoro. Si può solo concludere che anche la scienza può essere funzionalmente cieca quando non vuol compiacersi di vedere. La scienza sa essere simile all'uomo. 
Il motivo dell'avversione mostrata dalla psicologia verso la telepatia fu, strano a dirsi, proprio la caratteristica per cui quest'ultima destò l'interesse degli investigatori. Essa non si adattava al quadro materialistico del mondo. Gli psicologi cercavano di «spiegare» lo spirito con processi psichici integrativi di quelli fisici. Ciò era possibile solo se si presupponeva la percezione limitata ai sensi funzionanti entro i confini materiali. L'ordine di percezione extra-sensoriale non aveva posto nella dinamica del sistema nervoso; non era tollerato dal modo di pensare già divenuto ortodosso, e perciò fu respinto. 
Anche nell'antica Grecia erano stati fatti tentativi di applicare le teorie fisiche alla telepatia. Ipotesi di onde e di energie molecolari erano state proposte da Democrito. Ora, con le più recenti acquisizioni della fisica, sorgevano moderni duplicati di quelle spiegazioni. Per esempio, il fisico Sir William Crookes era dell'opinione che alcuni tipi di onde cerebrali potessero essere implicati nella trasmissione del pensiero (non il genere di onde cerebrali che si studiano oggi e che sono pulsazioni elettriche nel cervello, ma qualche cosa di simile alle radio-onde). Il fisico tedesco professor W. Ostwald aveva espresso l'idea che l'uomo possedesse una energia psichica funzionante in telepatia, ma che questa fosse appunto un'altra forma di energia fisica. Il neuropsichiatra svizzero dott. Auguste Forel espose con molti particolari una teoria della telepatia basata sulla trasmissione elettronica. 
Ma gli studiosi della telepatia respingono fin dal principio queste spiegazioni. Fra i primi investigatori nel campo della telepatia vi sono eminenti fisici come Sir William Barrett, Sir Oliver Lodge e la signora Sidgwick che non accettarono alcuna delle ipotesi fisiche. Crookes stesso, che fu anche un attento studioso di problemi parapsicologici, non prese sul serio le proprie ipotesi sulle onde cerebrali. 
Stando così le cose nel 1930, per coloro che possedevano le prove dell'evidenza la telepatia si presentava come una sfida all'idea, dominante in tutte le scienze, che sosteneva la tendenza materialistica del pensiero. O erano stati commessi gravi errori, che avrebbero cancellato tutti i risultati ottenuti durante gli esperimenti di telepatia, oppure un ordine diverso di realtà, che non era stato riconosciuto prima, si era introdotto nella scienza. Sembrava che l'ipotesi cerebrocentrica dell'uomo non potesse essere mantenuta di fronte all'evidenza di questo modo extrasensoriale di percezione. Un primo passo era stato fatto. Non un passo definitivo, ma certamente molto avanzato. Il materialismo era stato vittoriosamente sfidato».
 

Fonte: Sherpes, William - SPIRITISMO ANTICO E MODERNO pagg. 257-262.