FENOMENI DI TELESCRITTURA

La telescrittura si può definire la «Scrittura di pensieri (subcoscienti) altrui, ricevuti a distanza da parte di due sensitivi che agiscono in coppia, sincronicamente abbinati, e, quasi sommando la loro sensibilità, in «stazione» ricevente e trasmittente.
Poli. Sono così chiamati i due sensitivi; Luce è la fusione dei primi esperimentatori Luigi e Bice Occhipinti.
 
Ma quali le cause del complesso fenomeno?
L'impulso a telescrivere giunge sicuramente in via immediata, dalla subcoscienza dei poli. Ma nasce, tale impulso, nel subcosciente stesso? Taluno potrebbe ritenerlo, e cioè credere che i poli non esprimano in sede telescrittiva pensieri altrui, ma loro idee e loro sub-coscienzioni: più precisamente idee e cognizioni già esistenti nel loro subcosciente, e che essi avrebbero dimenticate e neppur saprebbero di avere. Tali cognizioni verrebbero rievocate in virtù di uno «stato di grazia» o di particolare concentrazione su un determinato argomento.
Tuttavia il semplice stato di grazia non basta a spiegare, nella sua complessità, il fenomeno telescrittivo.
E' nostra ferma convinzione che i poli di una buona stazione telescrivente non siano... che degli ispirati come tutti i poeti, come tutti gli artisti.
Ma nemmeno i grandi poeti sono sempre in istato di grazia. Nè basta che essi vogliano; mentre ai poli, salvo periodi eccezionali di stanchezza, basta solo volere. E quando vogliono, il loro raccoglimento non è superiore a quello di un poeta o di un compositore.
La tesi dello «stato di grazia» o dell'«io mirabile», e la conseguente pretesa di tutto attribuire al subcosciente dei poli, come fonte immediata e mediata al tempo stesso, non sono sufficienti a spiegare il fenomeno telescrittivo, in tutte le sue svariate e molteplici manifestazioni.
Ricordiamo, con la testimonianza sempre dell'ing. Malvano, alcune improvvisazioni telescrittive, ricevute a Esino Lario, parecchi anni or sono, sulla stirpe degli Omniali e sulla fondazione di Gibilterra. E ricordiamo la nostra stupefazione e quella dello stesso ing. Malvano, allorché, successivamente, su una diffusa enciclopedia, controllammo l'esattezza dei nomi e dei dati ricevuti su un argomento storico, di cui i poli mai si erano interessati.
Ma a parte questo, e altri fatti del genere, escludenti la pura e semplice estrinsecazione di un «io mirabilis», l'enorme diversità delle ispirazioni ricevute fa necessariamente pensare all'esistenza di diverse menti creatrici, influenti sulle diverse ricezioni, e solo talvolta ravvicinate da quella specie di comune denominatore che è necessariamente costituito dalla personalità dei sensitivi.
Preferiremmo quindi accogliere per la nostra telescrittura un'altra tesi, esposta, salvo errore, dal Calligaris.
Al nostro subcosciente giungerebbero infinite radiazioni esterne. Queste radiazioni esterne (le radiazioni del cosmo) si depositerebbero nella nostra subcoscienza, sicché i poli le percepirebbero, mettendo in selettività il proprio subcosciente.
In altri termini, facendo della telescrittura, i poli non appellerebbero contestualmente il subcosciente altrui, ma troverebbero, nel loro stesso subcosciente, nozioni, ivi già depositatesi, per effetto di radiazioni altrui.
In altri termini ancora, le radiazioni altrui già avrebbero operato sul subcosciente dei poli, ma nel momento in cui essi formulano il loro appello. E questo appello non farebbe che esercitare un'opera di selezione nel loro stesso subcosciente.
Ma anche questa ipotesi non ci soddisfa completamente, sia perchè non spiega tutti i fenomeni da noi controllati per un decennio in via sperimentale, sia perchè stentiamo che nel nostro subcosciente possa fissarsi, come immagine o quadro episodico, un pensiero puro (radiazione esterna), che non sia prima giunto al cosciente e da questi, magari fugacemente, per un attimo, inteso e poi dimenticato.
Preferiamo perciò credere alla spiegazione (non dimostrazione) che fu ispirata ai poli di Luce il 16 maggio 1940, presente il rag. Augusto Mariani. E la preferiamo anche e, specialmente, perchè, la stessa spiegazione vale a renderci ragione di tutti i fenomeni psichici e metapsichici, con esclusione soltanto dei fenomeni rabdici.
Il presupposto della nostra teoria è che il cervello umano sia, come disse Guglielmo Marconi, un perfetto apparecchio ricevente e trasmittente: più perfetto di qualsiasi trasmettitore meccanico.
Il presupposto è che l'uomo, come disse Ugo Maraldi, sia una vera e propria antenna vivente.
Che il cervello umano emetta radiazioni e che ogni cervello abbia un campo di frequenza, può ritenersi accettabile. E non importa che alcuno possa arricciare il naso, sentendoci affermare che il pensiero potrebbe essere una radiazione elettromagnetica e, cioè, appartenere a quella grande famiglia di radiazioni cui appartengono la luce, i raggi infrarossi e ultravioletti, i raggi X e le onde Hertziane.
La scienza riuscirà, forse, a dimostrare che il pensiero non è precisamente una radiazione elettromagnetica, ma qualcosa di diverso. E, tuttavia, finché non ci sia consentita una più esatta classificazione, nulla vieta di tenere fermo il nostro presupposto, e considerare il pensiero come se fosse un'onda elettromagnetica a onde molto corte, con una velocità dell'ordine di quella della luce (300.000 km. al secondo), e soggetta alle stesse leggi fisiche.
Orbene, se il cervello sia una sensibilissima antenna, la sua lunghezza d'onda potrà essere regolata dalla volontà, entro i limiti variabili da soggetto a soggetto e quindi porsi in sintonia, anche volontaria, oltreché casuale, con antenne diverse.
Altro presupposto, puramente logico della nostra teoria, è che i diversi subcoscienti siano o possano trovarsi in facile comunicazione fra loro, e funzionino, in parole povere, come vasi fra loro comunicanti.
Se non esistesse un'indubbia resistenza fra la subcoscienza e la coscienza di ciascun individuo, i fenomeni telepatici universalmente riconosciuti sarebbero quindi all'ordine del giorno; e gli uomini comunicherebbero col pensiero, così come pare accada in esseri inferiori, muniti di antenne (formiche, farfalle, ecc.).
Ma una «resistenza» esiste, purtroppo, e... fortunatamente; che forse, mai, come in questo caso, il troppo nuocerebbe. Se la resistenza fra cosciente e subcosciente fosse annullata del tutto, e neppure valesse come ostacolo la volontà di... isolarsi, ciascuno di noi sarebbe, in ogni momento e senza requie, bombardato nel cosciente dalle più svariate ispirazioni (pensieri altrui).
In che cosa precisamente consista questa «resistenza» (cellule conduttive, o altro) nessuno può dirlo. E tanto meno ci si potrebbe chiedere di localizzarla in un lobo o solco del cervello umano, piuttosto che in un altro.
Ma è la stessa... resistenza, per cui talvolta non riusciamo a riportare alla mente cosciente quel nome che pur avevamo sulla punta della lingua, e che qualche tempo dopo riaffiorerà spontaneamente, senza sforzi di volontà.
Quando si tratti di immagini o successione di immagini già note, e cioè di riportare alla mente cosciente quadri episodici già formatisi nella nostra coscienza, e come tali fissatisi nella nostra subcoscienza, è sufficiente talvolta che un semplice particolare riaffiori. E perciò vincere la resistenza, quando si tratti di ricordare quadri già percepiti ed espressi, è molto più agevole. Ma la resistenza è innegabile in moltissimi casi della cosiddetta memoria. E sotto questo riflesso la stessa memoria è indice di sensibilità.
Perchè, d'altra parte, sono relativamente infrequenti i casi di vera e propria telepatia (o sintonia fra due menti coscienti)?
Secondo la nostra teoria, è perchè, per i fenomeni di vera e propria telepatia, è necessario il superamento contemporaneo di DUE resistenze: quella esistente fra la coscienza e la subcoscienza e la coscienza dell'individuo ricevente.
Nella semplice «ispirazione», invece, non v'è la detta contemporaneità di pensieri coscienti. Il rapporto è soltanto fra la coscienza di un individuo e la subcoscienza di un altro. E poiché tutti gli uomini sono dotati di una certa sensibilità, i fenomeni di ispirazione sono, più o meno, comuni a tutti gli esseri pensanti.
Tutti ricevono, più o meno, ispirazioni dall'esterno: fermo il principio che solo un'infinitesima parte della radiazioni-ispirazioni esterne riescono a superare quella resistenza, che è inversamente proporzionale alla sensibilità dell'individuo.
Ma come una determinata ispirazione (pensiero puro) può giungere fino alla mente cosciente dell'ispirato?
Ripetiamo, per bene intenderci, che quando dal subcosciente di un individuo si irradi un pensiero qualsiasi, tale pensiero, che chiameremo radiazione. P, non può non giungere a TUTTI quei subcoscienti altrui che si trovino in sintonia, spontanea o voluta, col subcosciente trasmettitore. E da ciò appunto deriva la nostra assoluta convinzione che tutti gli uomini possano... conversare fra loro, anche se non lo sappiano.
Ma anche verificandosi la sintonia, la «resistenza» fa sì che, il più delle volte, la riferita radiazione P determini soltanto (ci si scusi l'espressione) una VIBRAZIONE A VUOTO della nostra antenna subcosciente.
Solo vincendo la resistenza, la radiazione (pensiero puro) diventa immagine del nostro cosciente; ma sempre, o quasi sempre, modificata, come tale, dalla nostra capacità di comprensione e dalla nostra personalità.
Se più siano gli individui ispirati nel cosciente dallo stesso pensiero puro ispiratore, ciascuno di essi darà a quel pensiero una forma o espressione diversa.
Ecco dunque che la radiazione P (tale, in partenza), sarà, in arrivo, radiazione P1, o P2, o P3. E poiché ad ogni pensiero cosciente (sia, esso, frutto di ispirazione esterna o di sensazioni coscienti), corrisponde un pensiero subcosciente, a sua volta capace di irradiarsi, altre irradiazioni, relativamente nuove, (P1, o P2, o P3) si irradieranno dagli ispirati verso altri subcoscienti e altre menti coscienti. Ripetendosi il fenomeno, attraverso il vaglio di altre, infinite personalità, ne scaturiranno altrettanti pensieri quasi nuovi, e cioè altrettante radiazioni P4, P5,... Pn.
Da notare: la stessa radiazione P, da noi supposta come pensiero iniziale, non è necessariamente originale. Può, cioè, essere effetto di una forte sensazione cosciente, ma il più delle volte deriva da una precedente ispirazione esterna: non è altro, cioè, che l'espressione cosciente di un altro pensiero puro, più o meno alterato dalla capacità comprensiva dell'ispirato.
Perciò l'umano pensiero è in continua evoluzione, non sempre progressiva. Perciò, oseremmo affermare, che sulla Terra, o fuori della Terra, nulla esista di veramente nuovo; sicché lo stesso inventore parte sempre da fatti non nuovi o parzialmente acquisiti.
In altre parole: la stessa invenzione è quasi sempre la risultanza di pensieri o idee, che già esistono sulla Terra o altrove. Ne è da escludere che molte invenzioni, (pensieri quasi nuovi), scaturiscano spesso da una serie di ispirazioni esterne, o addirittura dall'unificazione e comprensione cosciente di due o più ispirazioni subcoscienti, casualmente abbinatesi.
Con il che non si esclude il grande merito dell'inventore, così come l'ispirazione non esclude il grande merito dell'artista o del poeta.
Non di tutti è il dono, naturale della sensibilità ricettiva. Non tutti sanno fondere e integrare, creando, le ricevute ispirazioni. E pochi hanno quella capacità «di intendere e di esprimere», che è virtù naturale, oltreché frutto di applicazione di studio.
Da ciò, anche, consegue, logicamente, che di più e meglio giungano alla coscienza di un individuo, le ispirazioni più aderenti alla specializzazione della sua sensibilità.
Le ispirazioni musicali saranno quindi più facilmente e frequentemente ricevute (rispetto alle altre) da chi abbia studiato la musica e viva in ambienti in cui la musica è signora.
Chi sia dedito alla letteratura e abbia adeguata preparazione culturale, vedrà affacciarsi più facilmente alla sua mente cosciente, e meglio comprenderà, le ispirazioni letterarie.
Così è, in tutti i campi, e oseremmo andare più in là. Oseremmo credere, persino, che una stessa radiazione, (pensiero puro), possa giungere a un poeta come immagine poetica, a un pittore come immagine artistica, a un musicista come un motivo musicale!


Fonte: Sherpes, William - SPIRITISMO ANTICO E MODERNO pagg. 212-215.