La fotografia spiritica

L'invenzione della fotografia offrì allo "spiritismo" un nuovo mezzo per diffondere ciò che avveniva durante le sedute spiritiche.

Si ritenne così che la testimonianza fosse finalmente basata su dei fatti non più contestabili.

Lo strumento non poteva ingannare, quindi si poteva affermare che le immagini riprodotte erano finalmente la prova da poter portare anche a coloro che non credevano. Ma le contestazioni non mancarono.

Molti sostennero che tutto fosse frutto di frode e di inganno. Io penso che questo in alcuni casi non si possa escludere. Ritengo però indispensabile che si debbano considerare con attenzione anche quelle testimonianze, che persone serie ed attente ci hanno lasciato su questo argomento.

Per questa ragione consiglio la lettura di ciò che viene riportato in questo scritto del Rev. Charles L. Tweedale.


STORIA DELLA FOTOGRAFIA SPIRITICA

[Tratto dal volume LA SOPRAVVIVENZA DELL'UOMO DOPO LA MORTE del Rev. Charles L. Tweedale - Tipografia "DANTE" città della Pieve 1932 - X. - CAPITOLO XXII - LA FOTOGRAFIA PSICHICA E LA SUA REALTA'].

«Quando, ott'anni e mezzo fa, ebbi la fortuna di fare una fotografia psichica e provar scientificamente la realtà della chiaroveggenza, gli spiritosi ed i sapientoni mi presero in giro come era stato preso in giro Galvani. Ciò non ostante posso dire con Galvani che, in quell’occasione, ebbi il privilegio di portare un contributo alla somma delle umane cognizioni...

... La fotografia psichica, intendendo con questo termine la fotografia di entità invisibili all’occhio normale, è una scoperta relativamente moderna, giacché risale appena al 1861 quando un certo Mumler di Boston, incisore di professione, ottenne la prima del genere. Ne ottenne poi molte altre, tra cui la più famosa fu quella del Presidente Lincoln. La Sig.ra Lincoln si era presentata al Mumler in incognito sotto il finto nome di Sig.ra Tyndal e fino al tempo della posa si era tenuta velata. Mumler non sapeva con chi avesse a fare. Quando ebbe stampata una copia della fotografia, vi comparve una forma spirituale in cui egli riconobbe il Presidente, e chiese alla signora se la conoscesse. Questa rispose di sì ed un’altra signora presente esclamò: “Strano! sembra il Presidente Lincoln”. E la Sig.ra Lincoln: “Sì, lo rassomiglia. Io sono la vedova di lui”. La fotografia mostra la Sig.ra Lincoln vestita di nero e la figura del Presidente ritto dietro di lei. Le mani del Presidente passando sulle spalle della signora le scendono sul petto, in un atteggiamento di visibile tenerezza. La veste nera della vedova nasconde completamente la parte inferiore della forma spirituale ma si vedono benissimo le mani dello spirito stese lungo l’abito di lei fino al petto. In altre parole le mani dello spirito sono davanti ed il corpo dietro alla signora (vedi Photographing the Invisible, pag. 23).

Molti competenti in fotografia sottoposero Mumler ad un esame accurato ma non poterono scoprire nessun inganno da parte sua. Uno di essi, il Sig. Guay, dice:

Col permesso del Sig. Mumler e con ogni agevolazione da parte sua, ho compiute ad una ad una tutte le operazioni di scelta, pulitura, preparazione, rivestimento, argentatura, e collocamento nello chassis della lastra di vetro, senza mai perder d’occhio il Mumler e senza lasciargli toccar la lastra fino ad operazione finita. Il risultato fu che si impresse sulla lastra non solo la mia figura, ma anche - con mio immenso stupore, perché avevo esaminato ogni fessura, ogni angolo, il telaio, la camera, la cassetta, il tubo dell’obbiettivo e l’interno del bagno - un altro ritratto. Continuando in seguito le mie indagini come sopra, ottenni risultati ancor più perfetti che nella prima prova, onde non posso a meno di riconoscerne la genuinità.

Tra gli altri fotografi che si dichiararono in suo favore, ricorderò Silver, Gurney, ed il famoso ritrattista William Black di Boston, inventore del bagno al nitrato d’argento. Alcuni di essi ottennero fotografie di spiriti riconosciuti, maneggiando essi stessi a loro talento l’apparecchio, anzi usando i propri gabinetti, apparecchi ed operatori, come fece W. Slee di Pough Keepsie, senza che Mumler muovesse un dito, contentandosi di star presente.

Fu accusato di dolo e l’istruttoria durò parecchi giorni, ma le testimonianze dei competenti, che avevano già messo Mumler alla prova, e di eminenti cittadini che avevano veduti sulle negative, prese da lui, i ritratti, perfettamente riconosciuti, di parenti ed amici defunti (alcuni dei quali non si erano mai fatti ritrattare), furono così favorevoli a Mumler che il giudice Dowling lo mandò senz’altro assolto in istruttoria, e il processo si risolse, in fondo, in un trionfo della fotografia psichica...

... Passo ora alla testimonianza dell’eminente scienziato e naturalista Dott. Alfredo Wallace. Nel suo libro Miracles and Modern Spiritual Phenomena (libro che dovrebbe esser letto da tutti gli studiosi di questa materia) così racconta una sua visita allo studio di Hudson:

Il 14 marzo 1874 mi recai, dietro appuntamento, in casa di Hudson. Ero persuaso che, dato che dovessi ottenere qualche fotografia psichica, si sarebbe trattato di quella di mio fratello maggiore nel cui nome avevo ricevuto parecchi messaggi per mezzo della Sig.ra Guppy. Prima di recarmi all’appuntamento ebbi una seduta colla G. e mi fu fatto capire col mezzo dei picchi, che mia madre intendeva di mostrarmisi sulla lastra, se le riusciva. Feci tre pose scegliendo io stesso le posizioni e tutte le volte, insieme con me, venne fuori, sulla lastra, una seconda figura: prima una figura virile con una piccola spada, poi una figura ritta in piedi a due passi dal mio fianco, ma un po’ indietro, con un mazzo di fiori in mano e lo sguardo rivolto a me, in fine una figura di donna ritta di fronte a me e così vicina da coprir colle vesti la parte inferiore della mia persona. Assistetti allo sviluppo delle lastre e vidi sempre balzar fuori l’altra figura nell’istante in cui si versava il liquido di sviluppo, mentre il mio ritratto non usciva fuori che una ventina di secondi dopo. Non riconobbi nessuna delle tre figure sulla negativa, ma appena ebbi in mano le copie, la prima occhiata mi bastò per convincermi che la terza lastra conteneva un ritratto inequivocabile di mia madre (fig. 5); era proprio lei tanto nelle fattezze che nell'espressione. Mandai le fotografie delle due donne a mia sorella e questa trovò la seconda più somigliante alla mamma della terza: la seconda aveva le sue fattezze, ma la terza ne aveva piuttosto l’espressione. Ma io quella somiglianza di fattezze non la vidi finché non diedi di piglio ad una lente d’ingrandimento: allora solo vidi quello che era una caratteristica della faccia di mia madre, un’accentuata sporgenza del labbro e della mascella inferiore. Questo difetto era più accentuato alcuni anni fa, giacché ultimamente la bocca si era un po’ contratta; infatti un ritratto preso vent’anni prima mette in piena luce quella particolarità e si accorda colla seconda fotografia, che mostra la bocca parzialmente aperta ed il labbro inferiore molto sporgente. Sono dunque due faccie che offrono l’aspetto di una persona defunta in due periodi della sua esistenza.

Il Dott. B. E. Austin, B. A., della Società Editrice Austin e Soci, Rochester, New York, S. U. d'A. in una lettera al Prof. Coates, scrive (Photographing the Invisible, pag. 160):

Alcuni anni fa il famoso baritono di Toronto, Ruthven Macdonal mi raccontò come avvenne ch’egli si convertisse allo spiritismo. Egli aveva accettato una scrittura al Lily Dale. Egli era allora metodista ed essendo convinto, come gli era stato insegnato, che tutti gli psichici fossero una massa di mistificatori, gli venne il ticchio di visitarne qualcuno, per puro passatempo, e scelse tra gli altri un fotografo di spiriti, che, naturalmente, era uomo a lui completamente ignoto. Sviluppata la prima fotografia, il fotografo lo pregò di posar di nuovo, perché la prima prova era riuscita male. Macdonald la volle vedere e quegli dapprima nicchiò e propose di distruggerla, quindi, dietro sua insistenza, la mostrò e che cosa vide il baritono? La figura di sua madre ritta dietro la sua con una mano alzata nella quale si vedevano chiaramente due pollici. La cosa aveva colpito il fotografo come un difetto d’esecuzione, ma Macdonald esclamò: “Distruggerla? Ma questa è proprio mia madre: essa aveva appunto due pollici in una mano”.

Il Dott. Austin aggiunge:

Ho vista la fotografia. Faccia e figura erano ben delineate, e la mano coi due pollici mi fece un’impressione che non dimenticherò mai...

... Boursnell nella sua lunga carriera di psichico fece centinaia di fotografie che presentavano forme e faccie di spiriti, in cui molti riconobbero parenti e amici defunti rendendone pubblica testimonianza. Altri molti, pur avendo uguali prove, si astennero dalla pubblicità per timore del ridicolo della gente o di far peccato a parlarne. E simili timori non regnano solo tra il popolo, come si può vedere dal modo con cui si comportò una nobil donna dopo aver ottenuto una preziosa documentazione della sopravvivenza a mezzo appunto del Boursnell. Ecco come il Sig. Stead racconta il caso, che fu anche conosciutodall'Arcidiacono Colley e dal Sig. Coates):

Una donna aristocratica, ben nota nei circoli letterari e scientifici, aveva perduto un amico prezioso. Per consiglio altrui si recò da un fotografo, allora settuagenario, (l’ora defunto Sig. Boursnell di Londra) guardandosi bene dal dire il suo nome. Il povero Sig. Boursnell la prese per una duchessa, come disse poi allo Stead. Il vecchio allora le disse che insieme con lei era entrato, senza ch’ella lo vedesse, uno spirito così e così. La dama chiese se potesse fotografarlo. “Non saprei, ma si può tentare”, rispose, e tentò e la lastra le fece vedere, con sua immensa sorpresa, le care fattezze dell’amico, che essa non avrebbe mai sperato di rivedere quaggiù (il Rev. E. D. Girdlestone).

Or chi lo crederebbe? La donna diede ordine categorico di distruggere la negativa.

Ci fu un tempo che coloro che ammettevano i satelliti di Giove, il movimento della terra e le macchie solari erano tenuti come teste balzane od eretici. Ma quello stadio, quel tempo d’ignoranza e di bigottismo tramontò e così tramonterà questo, e quando l'umanità avrà una più chiara e vasta visione dell'Universo, ricorderà con un senso di compassione la strana riluttanza, che si incontra ora, a riconoscere l’esistenza delle cose spirituali.

Per fortuna dell’umanità i profeti e gli apostoli non furono anch’essi schiavi di quel pregiudizio che ritiene assurde, disprezzabili o cretine le cose psichiche, e quindi non distrussero o tennero nascosto agli altri quello che videro, altrimenti non avremmo avuto né il Vecchio né il Nuovo Testamento a guidarci, incoraggiarci, confortarci...»