LIBRO PRIMO - CAUSE PRIME

LIBRO PRIMO - CAUSE PRIME (*) 

 

 

(*) Il testo virgolato che segue la domanda, è la precisa risposta data dagli spiriti.

 

Le note e le amplificazioni dell’Autore sono state intercalate in corsivo fra le domande e le risposte, affinché non si confondano con queste ultime, il che non si è fatto quando formano interi capitoli.

 

 

1 - Dio

 

Dio e l’infinito - Prove della Esistenza di Dio - Attributi della Divinità - Panteismo.

 

Dio e l’infinito

 

1 - Chi è Dio?

 

«Dio è la suprema intelligenza, la causa prima di tutte le cose».

 

 

 

2 - Che cosa deve intendersi per infinito?

 

«Ciò che non ha né principio, né fine: l’ignoto. Tutto ciò che è sconosciuto è infinito».

 

 

 

3 - Potrebbe dirsi che Dio sia l’infinito?

 

«Sarebbe definizione incompiuta per la povertà del linguaggio umano, insufficiente ad esprimere le cose che sono superiori alla vostra intelligenza».

 

 

 

Dio è infinito nelle perfezioni Sue; ma l’infinito è un’astrazione. Dire quindi che Dio sia l’infinito, sarebbe prendere l’attributo per il soggetto, e definire una cosa ignota per mezzo di un’altra ugualmente ignota.

 

 

Prove della Esistenza di Dio

 

 

4 - In che può aversi la prova della esistenza di Dio?

 

«In un assioma che applicate alle vostre scienze. Non vi è effetto senza causa. Cercate la causa di tutto ciò che non è opera dell’uomo, e la vostra ragione vi risponderà».

 

 

 

Per credere in Dio, basta gettare uno sguardo sulle opere della creazione. L’universo esiste; dunque ha una causa. Dubitare della esistenza di Dio, sarebbe come negare che ogni effetto abbia una causa, ed asserire che il nulla abbia potuto produrre qualche cosa.

 

 

 

5 - Quale conseguenza si può trarre dal sentimento intuitivo che tutti gli uomini hanno della esistenza di Dio?

 

«Quella che Dio esiste. Come spiegare in loro questo sentimento, se poggiasse sul nulla? Ed anche questa è una conseguenza del principio di causalità».

 

 

 

6 - Il sentimento intimo che abbiamo in noi stessi della esistenza di Dio, non potrebbe essere una conseguenza della educazione, e il prodotto d’idee acquisite?

 

«Se ciò fosse, come avrebbero questo sentimento anche i selvaggi?».

 

 

 

Se il sentimento della esistenza di un Essere supremo fosse il prodotto dell’istruzione, non sarebbe universale, e non si troverebbe, come le nozioni delle scienze, che negli individui e nei popoli colti.

 

 

 

7 - Si potrebbe trovare la causa prima della formazione delle cose nelle proprietà intime della materia?

 

«Ma allora quale sarebbe la causa di queste proprietà? Torniamo sempre alla necessità di una causa prima».

 

 

 

Attribuire la prima formazione delle cose alle proprietà intime della materia, sarebbe del pari un prendere l’effetto per la causa, poiché queste proprietà stesse sono un effetto che deve avere una causa.

 

 

 

8 - Che pensare della opinione, la quale attribuisce la prima formazione del creato a una combinazione fortuita della materia, cioè del caso?

 

«Altra assurdità! Qual uomo di buon senso può considerare il caso come essere intelligente? E poi, il caso che cosa è? Nulla».

 

 

 

L’armonia, che regola le forze dell’universo, palesa combinazioni e principi determinati, e perciò una potenza intelligente. Attribuirne la prima formazione al caso, sarebbe assurdo, poiché il caso è cieco, e non può produrre gli effetti dell’intelligenza. Un caso intelligente non sarebbe più caso.

 

 

 

9 - Da che cosa si può riconoscere nella causa prima un’intelligenza suprema, cioè superiore a tutte le intelligenze?

 

«Voi avete un proverbio che dice. L’opera loda il maestro. Orbene, esaminate l’opera, e cercatene l’artefice, l’orgoglio solo fa nascere l’incredulità. L’uomo orgoglioso non accetta nulla al di sopra di sé, e si proclama spirito forte. Povero essere, che un soffio di Dio può fiaccare!».

 

 

 

Il potere di una intelligenza si manifesta per mezzo delle sue opere. Ora, poiché nessun essere umano può creare ciò che produce la natura, ne segue che la causa prima dev’essere una Intelligenza superiore all’umanità.

 

Per quanto siano grandi i prodigi compiuti dalla intelligenza umana, questa intelligenza stessa ha una causa, e quanto più ciò che essa compie è grande, tanto più grande dev’essere la causa prima. Ora questa intelligenza superiore ad ogni altra è la causa prima di tutte le cose, qualunque sia il nome di cui l’uomo si serve per designarla.

 

 

 

Attributi della Divinità

 

 

 

10 - Può l’uomo comprendere la natura intima di Dio?

 

«No: gli occorrerebbe un senso che gli manca».

 

 

 

11 - Sarà mai dato all’uomo di comprendere il mistero della Divinità?

 

«Quando il suo spirito, non più ottenebrato dalla materia, si sarà per la sua perfezione avvicinato a Dio, lo comprenderà, quanto la creatura può comprendere il Creatore».

 

 

 

Le facoltà dell’uomo, perché inferiori, non gli permettono di comprendere la natura intima di Dio. Nell’infanzia dell’umanità l’uomo lo confonde spesso con la creatura, di cui gli attribuisce le imperfezioni; ma, come si svolge in esso il senso morale, il suo pensiero penetra meglio nel fondo delle cose, e se ne forma un’idea più giusta e più conforme alla ragione, quantunque sempre imperfetta.

 

 

 

12 - Se non ci è dato di comprendere la natura intima di Dio, possiamo noi concepire alcune delle sue perfezioni?

 

«Alcune sì. L’uomo le intravede col pensiero tanto meglio, quanto più si eleva al li sopra della materia».

 

 

 

13 - Quando diciamo che Dio è eterno, infinito, immutabile, immateriale, unico, onnipotente, supremamente giusto e buono non abbiamo noi l’idea esatta dei suoi attributi?

 

«Secondo il vostro modo di vedere, sì, perché con questa parola credete di abbracciar tutto. Sappiate però, che vi sono cose superiori all’intelligenza dell’uomo più intelligente, per esprimere le quali il vostro linguaggio, limitato alle idee e sensazioni umane, non possiede vocaboli. La ragione infatti vi dice che Dio deve avere tutte le perfezioni in supremo grado, poiché, se una sola non ne avesse o se una sola non fosse in grado infinito, Egli non sarebbe superiore a tutto, e per conseguenza non sarebbe Dio. Per essere al di sopra di tutto Iddio deve non soggiacere ad alcun mutamento, e non avere alcuna delle imperfezioni, che possono concepirsi dalla mente umana».

 

 

 

Dio è eterno: se Egli avesse avuto principio, sarebbe uscito dal nulla, o dovrebbe la sua creazione a un essere anteriore. In tal guisa rimontiamo di grado in grado all’infinito, ed al l’eternità.

 

Egli è immutabile: se fosse soggetto a cambiamenti, le leggi, che reggono l’universo, non avrebbero stabilità.

 

Egli è immateriale: cioè la sua natura differisce da tutto quello che chiamiamo materia; diversamente non sarebbe immutabile, perché soggetto alle trasformazioni della materia.

 

Egli e unico: se vi fossero più Dei, nell’ordinamento dell’universo non vi sarebbe né unità di concetto, né unità di potenza.

 

Egli è onnipotente: perché è unico; se non avesse la somma potenza, vi sarebbe qualcuno più potente od almeno di pari potenza di Lui; quindi non avrebbe fatto tutte le cose, e quelle cose che non avrebbe fatto Lui, sarebbero opera di un altro Dio.

 

Egli è supremamente giusto e buono: e infatti la provvidenziale sapienza delle leggi divine si rivela così nelle cose più piccole come nelle più grandi, e tale sua sapienza rende impossibile il dubitare della sua giustizia e della sua bontà.

 

 

 

Panteismo

 

 

 

14 - Iddio è un essere distinto, o è, secondo l’opinione di alcuni l’insieme di tutte le forze e di tutte le intelligenze riunite dell’universo?

 

«Se così fosse, non esisterebbe Dio, poiché egli sarebbe l’effetto, e non la causa. Egli non può essere a un tempo e l’una e l’altra cosa. Dell’esistenza di Dio non potete dubitare: e questo è l’essenziale. Datemi retta, e non andate più in là. Non vi smarrite in un labirinto, di cui non potreste trovare l’uscita: il che non vi farebbe migliori, ma vi renderebbe forse un po’ più orgogliosi, perché credereste di sapere, mentre in realtà non sapreste nulla. Mettete dunque da parte tutti i vostri sistemi. Voi avete molte cose, che vi toccano più da vicino, a cominciare da voi medesimi: studiate le vostre imperfezioni allo scopo di liberarvene, e questo vi tornerà più proficuo che il voler penetrare l’impenetrabile».

 

 

 

15 - Che dobbiamo pensare della opinione secondo la quale tutti i corpi della natura, tutti gli esseri, tutti i globi dell’universo sarebbero parti della Divinità, e costituirebbero nel loro insieme la Divinità stessa? In altri termini: Che dobbiamo pensare della dottrina panteista?

 

«Che l’uomo, non potendo essere un Dio, ne vuol essere almeno una parte».

 

 

 

16 - Coloro che professano questa dottrina, pretendono di trovarvi la dimostrazione di alcuni fra gli attributi della Divinità, e ragionano così: I mondi sono infiniti, dunque è infinito anche Dio. Il vuoto o il nulla non esiste in alcun luogo, quindi Iddio è da per tutto. Essendo da per tutto, giacché tutto è parte integrale di lui, Dio dà a tutti i fenomeni della natura il carattere della intelligenza. Che cosa opporre a questa opinione?

 

«La ragione. Riflettete bene e non vi sarà difficile scoprirne l’assurdità».

 

 

 

Questa dottrina fa di Dio un essere materiale, che, sebbene dotato d’intelligenza suprema, sarebbe in grande quello che noi siamo in piccolo. Ora, se così fosse, poiché la materia si trasforma perennemente, Dio non avrebbe alcuna stabilità, sarebbe soggetto a tutti i mutamenti e a tutti i bisogni dell’uomo e gli mancherebbe uno degli attributi divini più essenziali, quale è l’immutabilità.

 

Le proprietà della materia sono incompatibili col concetto di Dio, e non fanno che profanarlo. Tutte le sottigliezze del sofisma non giungeranno mai a risolvere il problema della sua intima natura. D’altra parte, se non sappiamo ciò che Dio è, sappiamo bene ciò che Egli non può essere. Ora questo sistema è in aperta contraddizione con gli attributi divini più essenziali, e confonde il Creatore con la creatura, come se si dicesse, che una macchina ingegnosa è una parte integrale del meccanico che l’ha concepita.

 

L’intelligenza di Dio si rivela nelle sue opere, come quella di un pittore vi si rivela nel suo quadro; ma le opere di Dio non sono Iddio come il quadro non è il pittore che lo ha eseguito.

 

 

 

2 - Elementi generali dell'Universo

 

 

Conoscenza del Principio delle Cose - Spirito e Materia Proprietà della Materia - Spazio universale.

 

 

Conoscenza del Principio delle Cose

 

 

17 - Può l’uomo conoscere il principio delle cose?

 

«No Dio non permette che gli si sveli tutto quaggiù».

 

 

 

18 - Penetrerà l’uomo un giorno il mistero delle cose, che ora gli sono celate?

 

«Gli occhi gli si aprono a mano a mano che egli si purifica; ma, per comprendere certe cose, gli occorrono facoltà, che ancora non possiede».

 

 

 

19 - Può l’uomo penetrare qualche segreto della natura per le investigazioni della scienza?

 

«La scienza gli fu data affinché progredisse in tutte le cose ma egli non può oltrepassare i limiti stabiliti da Dio».

 

 

 

Quanto più l’uomo riesce a penetrare addentro in questi misteri, tanto più dev’essere grande la sua ammirazione per la potenza e la saggezza del Creatore. Disgraziatamente, sia per orgoglio, sia per debolezza, la sua stessa intelligenza lo rende molte volte zimbello dell’illusione: egli accumula sistemi, e ciascun giorno gli mostra quanti errori egli abbia scambiati per verità, e quante verità abbia ripudiate come errori. Sono altrettante disillusioni per il suo orgoglio.

 

 

 

20 - Fuori delle investigazioni della scienza è concesso all’uomo di ricevere comunicazioni di ordine più elevato intorno a quello che sfugge all’esame dei suoi sensi?

 

«Sì. Dio quando lo stima utile, rivela all’uomo ciò che la scienza non può insegnare».

 

 

 

Appunto da queste comunicazioni l’uomo attinge, entro dati limiti, la conoscenza del suo passato e dei suoi futuri destini.

 

 

 

Spirito e Materia

 

 

 

21 - La materia è esistita ab aeterno come Dio, oppure è stata creata un tempo da lui?

 

«Questo lo sa Dio solo. Nondimeno la vostra ragione non vi può non dimostrare come Dio, amore e carità per essenza, non sia mai stato inoperoso. Per quanto lontano v’immaginiate il principio della sua azione, potreste figurarvelo inerte un momento solo?».

 

 

 

22 - La materia si definisce in generale ciò che ha estensione; ciò che può far impressione sui nostri sensi; ciò che è impenetrabile. Sono esatte queste definizioni?

 

«Secondo il vostro modo di vedere, sì, perché voi parlate alla stregua di quel che conoscete; ma la materia esiste anche in altri stati, che voi non conoscete ancora. Essa può essere, a modo di esempio, cosi eterea e sottile da non fare la minima impressione sui vostri sensi; nondimeno, essa è pur sempre materia, mentre per voi non sarebbe tale».

 

- Quale definizione ci dareste voi della materia?

 

«La materia è il legame, che avvince lo Spirito, e nello stesso tempo lo strumento, che lo serve, e su cui quello esercita la sua azione».

 

 

 

Ciò ammesso, può dirsi che la materia è l’agente, o l’intermedio, con l’aiuto del quale e sul quale opera lo Spirito.

 

 

 

23 - Che cosa è lo spirito? (*)

 

 

 

(*) Qui per spirito intendiamo il principio dell’intelligenza, e non uno degli esseri individui extraterreni designati con questo nome.

 

 

 

«Il principio intelligente dell’universo».

 

- Qual è la natura intima dello spirito?

 

«Lo spirito non si può facilmente analizzare, nel vostro linguaggio. Esso per voi non è niente, perché non è cosa palpabile; ma per noi è qualche cosa. Ricordatevi, che niente è il nulla, e il nulla non esiste».

 

 

 

24 - Spirito è egli sinonimo d’intelligenza?

 

«L’intelligenza è un attributo essenziale dello spirito; ma l’uno e l’altra si confondono in un principio comune, di modo che per voi sono una stessa cosa».

 

 

 

25 - Lo spirito è indipendente dalla materia, o è invece una proprietà di essa, come i colori sono una proprietà della luce, e il suono una proprietà dell’aria?

 

«L’uno è distinto dall’altra; ma è necessaria l’unione di entrambi per dare un’intelligenza alla materia».

 

- E’ forse del pari necessaria questa unione anche per la manifestazione dello spirito?

 

«E’ necessaria per voi, giacché non siete organizzati così da percepire lo spirito scevro dalla materia: la limitazione dei vostri sensi non lo permette».

 

 

 

26 - Si può concepire lo spirito senza la materia, e la materia senza lo spirito?

 

«Sì, certamente, col pensiero».

 

 

 

27 - In tal modo, vi sarebbero due elementi generali nell’universo: la materia e lo spirito?

 

«Sì, e al di sopra di essi Dio, creatore di ogni cosa. Ecco il principio di tutto quanto esiste, la triade dell’universo. Ma all’elemento materia conviene aggiungere il fluido universale, che fa parte intermedia fra lo spirito e la materia propriamente detta, troppo grossolana, perché lo spirito possa agire su di lei. Questo fluido, benché in certo modo sia da considerarsi come parte dell’elemento materiale, pure se ne distingue per alcune speciali proprietà. Se questo fluido fosse materia, non vi sarebbe ragione, per non supporre tale anche lo spirito. Sta fra lo spirito e la materia; è fluido, come la materia è materia, e, per le innumerevoli sue combinazioni con questa, sotto l’azione dello spirito può produrre un’infinita varietà di cose, di cui voi non conoscete che una piccolissima parte. Questo fluido universale, o cosmico, o primitivo, o elementare, come l’agente, di cui si serve lo spirito, è il principio, senza di cui la materia rimarrebbe in uno stato di perpetua dissoluzione, e non acquisterebbe mai i caratteri, che le danno la gravità».

 

- Questo fluido sarebbe forse quello, che noi definiamo col nome di elettricità?

 

«Abbiamo già detto che può produrre innumerevoli combinazioni. Gli agenti fisici che voi chiamate fluido elettrico e fluido magnetico, sono semplici modificazioni del fluido cosmico, il quale, propriamente parlando, non è che materia più nobile, più sottile di quella solitamente chiamata così».

 

 

 

28 - Poiché lo spirito è anch’esso qualche cosa, non sarebbe più esatto e meno vago chiamare questi due elementi generali materia inerte e materia intelligente?

 

«Le parole importano poco a noi: vedete voi di precisare il vostro linguaggio in modo da intendervi. Le vostre dispute provengono quasi sempre dal non essere d’accordo sul valore dei vocaboli, perché la vostra favella è inetta ad esprimere le cose che non vi cadono sotto i sensi».

 

 

 

Un fatto evidente domina tutte le ipotesi, ed è che vediamo da una parte la materia non intelligente, dall’altra un principio intelligente, che non dipende dalla materia. Ma quali siano l’origine e la connessione di queste due cose, lo ignoriamo. Se abbiano o non abbiano origine comune, o punti di contatto necessari; se l’intelligenza esista di per sé, o sia soltanto una proprietà, un effetto; se essa, secondo l’opinione di alcuni, sia una emanazione della Divinità; non sappiamo. Materia e intelligenza ci appaiono distinte, e perciò le riguardiamo come due principi, che costituiscono l’universo. Al di sopra, poi, di ogni cosa vediamo una intelligenza, che domina tutte le altre, le governa, e se ne distingue per attributi essenziali, e questa intelligenza suprema chiamiamo Dio.

 

 

 

Proprietà della Materia

 

 

 

29 - La ponderabilità è attributo essenziale della materia?

 

«Della materia quale voi la intendete, sì; ma non della materia considerata come fluido universale. La materia eterea e sottile, che forma questo fluido, quantunque sia il principio della vostra materia pesante, è per voi imponderabile».

 

 

 

La gravità è una proprietà relativa: se non ci fosse l’attrazione dei mondi non ci sarebbe peso, come non ci sarebbe né alto né basso.

 

 

 

30 - La materia consta di un solo, o di più elementi?

 

«L’elemento primitivo è uno solo. I corpi, che voi considerate come semplici non sono veri elementi, ma modificazioni e trasformazioni della materia primitiva».

 

 

 

31 - Donde provengono le diverse proprietà della materia?

 

«Dalle modificazioni, a cui le molecole elementari soggiacciono per la loro unione e in certe date circostanze».

 

 

 

32 - Dunque i sapori, gli odori, i colori, il suono, le qualità venefiche o salutari dei corpi, non sarebbero che modificazioni di una sola e medesima sostanza primitiva?

 

«Sì, certamente, e non esistono che per la disposizione degli organi destinati a percepirle».

 

 

 

Questo principio è dimostrato dal fatto, che non tutti percepiscono nello stesso modo le qualità dei corpi: uno trova una data cosa gradevole al suo gusto, un altro la trova sgradevole; alcuni vedono azzurro ciò che altri vedono rosso; ciò che è veleno per gli uni riesce innocuo, od anche salutare, per altri.

 

 

 

33 - La stessa ed unica materia elementare è nella condizione di ricevere tutte le modificazioni, e di acquistare tutte le proprietà?

 

«Sì, ed è in questo senso che dovete intenderci, quando diciamo che il tutto è nel tutto» (*).

 

 

 

(*) Questo Principio spiega il fenomeno, conosciuto da tutti i magnetizzatori, di poter dare, con la volontà, a qualunque sostanza, per esempio all’acqua, proprietà assai diverse, con un gusto determinato, ed anche le qualità attive di altre sostanze. Poiché non vi è che un solo elemento primitivo, e le proprietà dei differenti corpi non sono che modificazioni di esso, ne risulta che la sostanza più innocua ha il medesimo principio della più nociva. Così l’acqua, ch’è formata di una parte di ossigeno e di due d’idrogeno, diviene corrosiva, se si raddoppia la proporzione del primo, Un’analoga trasformazione può produrre l’azione magnetica diretta dalla volontà.

 

 

 

L’ossigeno, l’idrogeno, l’azoto, il carbonio e tutti i corpi, che noi consideriamo come semplici, non sono che modificazioni di una medesima sostanza primitiva. Ma, siccome siamo nella impossibilità di risalire fino a questa altrimenti che col pensiero, questi corpi sono per noi veri elementi, e possiamo senza alcun pregiudizio considerarli come tali sino a nuovo ordine.

 

 

 

- Questa teorica sembra che dia ragione all’opinione di coloro i quali non ammettono nella materia che due proprietà essenziali: la forza ed il moto, e pensano che tutte le altre proprietà siano semplici effetti secondari, che variano secondo l’intensità di quella e la direzione di questo.

 

«Questo è vero, purché si aggiunga: e secondo la disposizione delle molecole, come vedete, per esempio, in un corpo opaco, il quale può divenire trasparente, e viceversa».

 

 

 

34 - Le molecole hanno una forma determinata?

 

«Senza dubbio hanno una forma: ma voi non la potete avvertire».

 

- Questa forma è costante, o variabile?

 

«Costante per le molecole elementari primitive; variabile per le molecole secondarie, le quali non sono che agglomerazioni delle prime, poiché ciò che voi chiamate molecola, è ancora lontano dall’essere una molecola elementare».

 

 

 

Spazio universale

 

 

 

35 - Lo spazio universale è infinito, o limitato?

 

«Infinito. Se avesse limiti, che cosa vi sarebbe al di là? Ben so, che ciò confonde la vostra ragione; ma nondimeno essa vi dice, che non può essere altrimenti. Così è dell’infinito in ogni cosa. Non è del piccolo vostro mondo il comprenderlo».

 

 

 

Anche supponendo un limite allo spazio, per quanto lontano possa concepirlo il pensiero, la ragione dice che al di là di questo limite vi debba essere qualche cosa, e così di grado in grado sino all’infinito, poiché questo qualche cosa, anche se fosse il vuoto assoluto, sarebbe pur sempre dello spazio.

 

 

 

36 - Esiste il vuoto assoluto in qualche punto dello spazio?

 

«No. Ciò che è vuoto per voi, è occupato da una materia, che sfugge ai vostri sensi ed ai vostri strumenti».

 

 

 

3 - Creazione

 

 

Formazione dei Mondi - Formazione degli Esseri viventi - Popolamento della Terra, Adamo - Diversità delle Razze umane - Pluralità dei Mondi abitati Considerazioni e Concordanze bibliche intorno alla Creazione.

 

 

Formazione dei Mondi

 

 

 

L’universo abbraccia tutti i mondi che vediamo, e quelli infiniti che non vediamo; tutti gli esseri animati ed inanimati, tutti gli astri, che si muovono nello spazio, e tutti i fluidi che la riempiono.

 

 

 

37 - L’universo è stato creato, o esiste da tutta l’eternità come Dio?

 

«Certamente non ha potuto farsi da sé; e se esistesse da tutta l’eternità come Dio, non potrebbe essere l’opera di Dio».

 

 

 

La ragione ci insegna che l’universo non poté farsi da se stesso, e che non potendo essere l’opera del caso, deve essere l’opera di Dio.

 

 

 

38 - Come ha creato Iddio l’universo?

 

«Con la sua volontà onnipotente così bene espressa da quelle sublimi parole della Genesi: Iddio disse: Sia fatta la luce, e la luce fu fatta».

 

 

 

39 - Possiamo noi conoscere il processo della formazione dei mondi?

 

«Tutto ciò che si può dire, e che voi potete comprendere, è che i mondi si formano per la condensazione della materia disseminata nello spazio».

 

 

 

40 - Sarebbero le comete, come si crede oggi, un principio di condensazione della materia cosmica, e mondi in via di formazione?

 

«Sì; ma guardatevi dal credere all’assurda influenza che ad esse attribuisce il volgo, poiché non ne possiedono altra all’infuori di quella che tutti i corpi celesti hanno su certi fenomeni fisici».

 

 

 

41 - Un mondo già formato può sparire, e la materia che lo compone spandersi di nuovo nello spazio?

 

«Sì; Dio rinnova i mondi come rinnova gli esseri viventi».

 

 

 

42 - Possiamo noi conoscere la durata della formazione dei mondi, per esempio della terra?

 

«No, poiché è nota solo al Creatore, e folle sarebbe chi pretendesse di saperlo, o di conoscere il numero dei secoli di questa formazione».

 

 

 

Formazione degli Esseri viventi

 

 

 

43 - Quando la terra cominciò ad essere popolata?

 

«In principio tutto avvolgeva il caos: gli elementi erano confusi; ma a poco a poco ogni cosa prese il suo posto, e allora apparvero gli esseri viventi appropriati allo stato del globo».

 

 

 

44 - Da dove sono venuti sulla terra gli esseri viventi?

 

«La terra ne racchiudeva i germi, che attendevano il momento propizio per svolgersi. I principi organici si riunirono tosto, cessata la forza che li teneva segregati, e formarono i germi di tutti gli esseri viventi. I germi rimasero in stato latente ed inerte, come la crisalide e i semi delle piante, fino al momento favorevole al nascere di ogni specie. allora gli esseri di ciascuna specie si congiunsero e si moltiplicarono».

 

 

 

45 - Dove erano gli elementi organici prima che si formasse la terra?

 

«Si trovavano, per così dire, allo stato di fluido nello spazio, in mezzo agli spiriti, o in altri pianeti, aspettando la creazione della terra per cominciare una esistenza nuova sopra un globo nuovo».

 

 

 

La chimica ci mostra come le molecole dei corpi inorganici si uniscono per formare cristalli di costante regolarità, secondo ciascuna specie, purché si trovino nelle volute condizioni. Ma per poco che manchino queste condizioni, non è più possibile l’unione degli elementi, o per lo meno quella loro disposizione regolare, che costituisce il cristallo. E perché non sarebbe lo stesso degli elementi organici? Noi conserviamo anche per anni alcuni semi di piante e di animali, che si sviluppano solo ad una data temperatura e in un ambiente propizio. Si sono veduti dei granelli di frumento germogliare dopo vari secoli. Dunque in questi semi vi è un principio latente di vitalità, il quale per svolgersi non aspetta che una favorevole circostanza. Ora, ciò che avviene ogni giorno sotto i nostri occhi, non può forse essere accaduto sin dall’origine del globo? Tale formazione degli esseri viventi, che escono dal caos per la forza stessa della natura, diminuisce forse la grandezza di Dio? No, anzi risponde meglio all’idea della sua potenza, che si esercita su mondi infiniti con leggi interne ed immutabili. Questa teoria non risolve, è vero, la questione della origine degli elementi vitali; ma Dio ha i suoi misteri, ed ha posto dei limiti alle nostre investigazioni.

 

 

 

46 - Vi sono ancora degli esseri che nascono spontaneamente?

 

«Sì, ma il germe primitivo esisteva già in stato latente. Voi siete tutti i giorni testimoni di questo fenomeno I tessuti organici degli uomini e degli animali non racchiudono forse i germi di una moltitudine di vermi, che aspettano per schiudersi la fermentazione putrida necessaria alla loro esistenza? E’ un piccolo mondo, che sonnecchia, e si crea».

 

 

 

47 - La specie umana era già fra gli elementi organici contenuti nel globo terrestre?

 

«Sì, e ne è uscita a suo tempo, la qual cosa ha fatto dire che l’uomo era stato formato col fango della terra».

 

 

 

48 - Possiamo noi conoscere l’epoca della comparsa dell’uomo e degli altri esseri viventi sulla terra?

 

«No; tutti i vostri calcoli sono chimere».

 

 

 

49 - Se il germe della specie umana si trova fra gli elementi organici del globo, perché non si formano anche adesso spontaneamente degli uomini come alla loro origine?

 

«Il principio delle cose è nei segreti di Dio; tuttavia si può supporre che gli uomini, sparsi che furono sulla terra, abbiano assorbito in sé gli elementi necessari alla loro formazione, per trasmetterli secondo le leggi della riproduzione. E così dicasi delle altre specie di esseri viventi».

 

 

 

Popolamento della Terra. Adamo

 

 

 

50 - La specie umana ebbe principio con un uomo solo?

 

«No. Colui che voi chiamate Adamo, non fu né il primo, né il solo uomo, che popolò la terra».

 

 

 

51 - In qual epoca visse Adamo?

 

«A un di presso in quella che gli assegnate: circa 4000 anni prima del Cristo».

 

 

 

L’uomo, di cui sotto il nome di Adamo si è conservata la tradizione, fu uno di quelli che in una contrada sopravvisse a qualcuno dei grandi cataclismi che in diverse epoche hanno sconvolto la superficie del globo, ed è divenuto stipite di una delle razze, che oggi la popolano. Le leggi di natura non ci permettono di credere che i progressi dell’umanità accertati molto tempo prima del Cristo avessero potuto compiersi in pochi secoli, se l’uomo non fosse sulla terra che dall’epoca assegnata all’esistenza di Adamo. Alcuni, e con più ragione, considerano Adamo quale un mito od un’allegoria, che personifica le prime età del mondo.

 

 

 

Diversità delle Razze umane

 

 

 

52 - Donde traggono origine le differenze fisiche e morali, che distinguono le varie razze umane sulla terra?

 

«Dal clima, dal genere di vita e dalle abitudini. Parimenti avviene di due figli della stessa madre, i quali, educati lontani l’uno dall’altro e in modo differente, non si assomiglieranno per nulla nel carattere morale».

 

 

 

53 - Gli uomini sono comparsi contemporaneamente sopra più punti del globo?

 

«Sì, e in epoche diverse, dal che è venuta anche la varietà delle razze. Più tardi, poi, spargendosi sotto differenti climi, e mescolando razza con razza, hanno formato nuovi tipi».

 

- Questi divari costituiscono specie distinte?

 

«No, poiché tutti sono della stessa famiglia: le tante varietà di uno stesso frutto gl’impediscono forse di appartenere alla medesima specie?».

 

 

 

54 - Se la specie umana non procede da un solo stipite, devono gli uomini continuare a considerarsi come fratelli?

 

«Tutti gli uomini sono fratelli in Dio, perché animati dallo spirito e tendenti al medesimo fine. Voi volete prendere sempre le parole alla lettera».

 

 

 

Pluralità dei Mondi abitati

 

 

 

55 - I globi, che si muovono nello spazio, sono tutti abitati?

 

«Sì, e l’uomo della terra è lungi dall’essere, come crede il primo in intelligenza, in bontà e in perfezione. Nondimeno vi sono uomini i quali si credono grandi, e pensano che solo questo piccolissimo globo abbia il privilegio di albergare esseri ragionevoli. Orgoglio e vanità! Stimano che Dio abbia creato l’universo unicamente per loro».

 

 

 

Dio ha popolato i mondi di esseri viventi, i quali concorrono tutti all’intento finale della Provvidenza. Il credere gli esseri viventi limitati al solo punto che abitiamo noi nell’universo, sarebbe mettere in dubbio la sapienza di Dio, che non ha fatto nulla di inutile, e quindi ha dovuto assegnare ai mondi un compito più grande che quello di ricrearci la vista. D’altra parte nulla, non nella posizione, non nel volume, non nella costituzione fisica della terra, può ragionevolmente far credere che essa sola abbia il privilegio di essere abitata, ad esclusione di tante migliaia di mondi consimili.

 

 

 

56 - La costituzione fisica dei differenti globi è la stessa in tutti?

 

«No: in ciascuno è diversa».

 

 

 

57 - Poiché la costituzione fisica dei mondi non è identica per tutti, gli esseri, che li abitano, hanno un’organizzazione differente?

 

«Senza dubbio, come presso di voi sono fatti i pesci per vivere nell’acqua, e gli uccelli nell’aria».

 

 

 

58 - I mondi più lontani dal sole sono forse privi dì luce e di calore giacché il grande astro non ha per loro che l’apparenza di una stella?

 

«Credete voi che non vi siano altre sorgenti di luce e di calore fuori che il sole? Non contate per nulla l’elettricità, che in certi mondi ha un compito mille volte più importante che sulla terra? Del resto chi vi dice che tutti gli esseri siano della vostra stessa maniera e con organi conformati come i vostri?».

 

 

 

Le condizioni di esistenza degli esseri che abitano vari mondi, devono essere appropriate al mezzo, in cui sono chiamati a vivere. Se non avessimo mai veduto pesci, non potremmo comprendere che vi siano esseri capaci di vivere nell’acqua. Lo stesso accade negli altri mondi, i quali senza dubbio hanno elementi che ci sono ignoti. Non vediamo noi sulla terra le lunghe notti dei poli illuminate dall’elettricità delle aurore polari? Quale impossibilità dunque, che in certi mondi l’elettricità sia più abbondante che sulla terra, e vi abbia un’azione generale, di cui non possiamo comprendere gli effetti? Per conseguenza, quei mondi possono portare in se stessi le sorgenti di calore e di luce necessarie ai loro abitanti.

 

 

 

Considerazioni e Concordanze bibliche intorno alla Creazione

 

 

 

59 - I popoli si sono formati delle idee contraddittorie intorno alla creazione, secondo il grado della loro istruzione. La ragione, con l’aiuto della scienza, ha riconosciuto la inverosimiglianza di molte teorie. Quella data dagli Spiriti conferma l’opinione da lungo tempo accettata dagli uomini più illuminati.

 

L’obiezione, che può farsi a questa teoria, è che contraddica al testo dei libri sacri; ma un ponderato esame dimostra come questa contraddizione sia più apparente che reale, e risulti dalla interpretazione letterale di frasi che hanno per lo più un significato allegorico.

 

La questione sull’origine dell’umanità, che, secondo la Bibbia, si fa risalire ad Adamo, come ad unico stipite, non è la sola fra le credenze religiose, a cui la scienza ci ha costretto a rinunziare. Anche il movimento della terra parve in altri tempi tanto contrario al testo biblico, che furono oggetto di gravi persecuzioni i dotti che lo affermavano. Ma la verità finisce sempre col trionfare: la terra gira a dispetto delle scomuniche, e oggi nessuno potrebbe mettere in dubbio questo movimento, senza offendere la ragione.

 

Si afferma anche nella Bibbia che il mondo fu creato in sei giorni, e se ne stabilisce l’epoca a circa 4000 anni avanti l’era cristiana. Anteriormente, la terra non esisteva: il testo afferma chiaramente che essa fu tratta dal nulla; ma ecco che la scienza positiva, la scienza dalle inesorabili deduzioni, ha provato il contrario. La formazione del globo è scritta a caratteri incancellabili nel mondo fossile, ed è provato che i sei giorni della Creazione sono altrettanti periodi, ciascuno dei quali della durata di parecchie centinaia di migliaia di anni. E questo non è già un sistema, una dottrina, una opinione isolata; ma un fatto innegabile come quello del moto della terra, che la teologia non può non ammettere. Questi esempi sono sufficienti a dimostrare in quanti errori è facile cadere, quando si prendono alla lettera le espressioni di un linguaggio spesso figurato. Bisogna forse dedurne che la Bibbia insegna il falso? No; ma piuttosto che gli uomini si sono ingannati nell’interpretarla.

 

La scienza, rovistando nelle viscere della terra, ha riconosciuto l’ordine, col quale i vari esseri viventi sono apparsi sulla superficie di essa, e quest’ordine concorda con quello indicato nella Genesi, con la sola differenza che l’opera, invece di essere uscita miracolosamente dalle mani di Dio in poche ore, si è compiuta, sempre per effetto della sua volontà, ma secondo la legge delle forze della natura, in parecchi milioni di anni. Iddio sarebbe per questo meno grande e meno potente? L’opera sua è meno sublime, perché non ha il merito della istantaneità? No certamente: avrebbe della Divinità un’idea troppo meschina chi non riconoscesse l’onnipotenza di Dio nelle leggi eterne, che Egli ha stabilito per governare i mondi. La scienza, lungi dall’impicciolire l’opera di Dio, ce la mostra sotto un aspetto più grandioso e più conforme alle nostre nozioni della sua potenza e della sua maestà, appunto perché quest’opera si è compiuta senza derogare alle leggi della natura.

 

La scienza, d’accordo in questo con Mosè, riconosce l’uomo come l’ultimo creato nella scala degli esseri viventi; ma Mosè pone il diluvio universale nell’anno del mondo 1654, mentre la geologia c’insegna che il grande cataclisma fu anteriore alla comparsa dell’uomo, poiché, fino ad oggi, non si è potuto rinvenire negli strati primitivi alcun vestigio della presenza né di lui, né di animali della sua stessa categoria dal lato fisico. Questo però non prova l’impossibilità della cosa, ed anzi varie scoperte l’hanno già messa in dubbio. Può darsi dunque, che da un momento all’altro si acquisti la certezza materiale di quest’anteriorità della razza umana e allora si dovrà riconoscere, che anche su questo, come su altri punti, il testo biblico è una figura. Il nodo sta nel sapere se il cataclisma geologico sia quello stesso di Noè. Ora la durata necessaria alla formazione degli strati fossili non per mette di confonderli, e, trovate che si saranno le tracce della esistenza dell’uomo prima della grande catastrofe, rimarrà dimostrato, o che Adamo non fu il primo uomo, o che la creazione di lui si perde nella notte dei tempi. Contro l’evidenza non valgono ragionamenti, e sarà giocoforza accettare questo fatto, come si è dovuto accettare quello del moto della terra e quello dei sei periodi della Creazione.

 

L’esistenza dell’uomo prima del diluvio geologico e cosa ancora ipotetica; ma ipotesi non è quanto segue: Ammettendo che l’uomo sia comparso per la prima volta sulla terra 4000 anni avanti il Cristo, se 1654 anni dopo, tutta la razza umana è stata distrutta, eccetto una sola famiglia, ne risulta che il popolamento della terra non data che da Noè, vale a dire da 2346 anni prima dell’era nostra. Ma, quando gli Ebrei emigrarono In Egitto nel diciottesimo secolo, trovarono questo paese assai popolato, e già innanzi nell’incivilimento. La storia inoltre dimostra che in quell’epoca le Indie ed altre contrade erano del pari fiorenti, a tacere poi della cronologia di alcuni popoli, che rimonta ad epoche di gran lunga più remote. Sarebbe dunque stato necessario che dal ventiquattresimo al diciottesimo secolo, cioè nello spazio di 6000 anni, non solamente la posterità di un sol uomo avesse popolato tutte le immense contrade allora conosciute, anche ammettendo che le altre non fossero esistite, ma che in si breve intervallo di tempo la specie umana si fosse elevata dalla ignoranza assoluta dello stato primitivo al più alto grado dello sviluppo intellettuale, la qual cosa è contraria a tutte le leggi dell’antropologia.

 

Si aggiunga che a confermare questa opinione concorre validamente la diversità delle razze. Il clima e le abitudini producono di certo delle modificazioni nel carattere fisico; ma sappiamo fin dove possa giungere la forza di queste cause, e l’esame fisiologico prova che in talune razze ci sono delle differenze costituzionali assai più profonde di quelle che può cagionare il clima. L’incrociamento delle razze produce i tipi intermedi, e tende a cancellare, anziché a far risaltare i caratteri estremi: crea solamente delle varietà. Ma in ogni modo, perché fosse possibile l’incrociamento delle razze, era necessario che esistessero razze distinte, e come mai spiegarne l’esistenza, se si dà loro uno stipite comune, specialmente se poco antico? Come ammettere che in qualche centinaio di anni alcuni discendenti di Noè si siano trasformati al punto da produrre, per esempio, la razza etiopica? Una tale trasformazione è tanto inammissibile quanto l’ipotesi di uno stipite comune fra il lupo e la pecora, fra l’elefante e il moscerino, tra l’uccello ed il pesce. Giova dirlo anche una volta: nulla può prevalere contro l’evidenza dei fatti. Tutto invece si spiega, ammettendo l’esistenza dell’uomo prima dell’epoca, che comunemente le si assegna, riconoscendo la diversità degli stipiti; accettando Adamo, che sarebbe vissuto 6000 anni fa, quale popolatore di una contrada ancora disabitata; riguardando il diluvio di Noè come una catastrofe parziale confusa poi col cataclisma geologico; tenendo il debito conto infine della forma allegorica propria dello stile orientale, e che si riscontra nei libri sacri di tutti i popoli. E’ chiaro quindi che è cosa assai poco prudente il giudicare con leggerezza, e così tacciare di false alcune dottrine, le quali, come tante altre possono dare presto o tardi una smentita solenne a coloro che le combattono. Le idee religiose, anzi che perdere, acquistano forza e grandezza camminando di pari passo con la scienza. E’ questo l’unico mezzo per non mostrare allo scetticismo il lato vulnerabile.

 

 

 

4 - Principio vitale

 

 

Esseri organici ed inorganici - La Vita e la Morte - Intelligenza e Istinto.

 

 

Esseri organici ed Inorganici

 

 

 

Esseri organici sono quelli che hanno in se stessi una forza d’intima attività, la quale dà loro la vita: nascono, crescono, si riproducono da sé medesimi, muoiono, e sono provveduti, per compiere le varie funzioni della vita, di organi speciali, appropriati ai bisogni della loro conservazione: tali sono gli uomini, gli animali e le piante. Esseri inorganici sono tutti quelli che non hanno né vitalità, né movimenti propri, e si formano per la semplice aggregazione della materia; tali sono i minerali l’acqua, l’aria, eccetera.

 

 

 

60 - La forza, che tiene uniti gli elementi della materia, è la stessa così nei corpi organici come negli inorganici?

 

«Sì; la legge di attrazione è la medesima per tutti».

 

 

 

61 - Vi è differenza tra la materia di corpi organici e quella degli inorganici?

 

«E’ sempre la stessa materia; ma nei corpi organici è animalizzata».

 

 

 

62 - Qual è la causa efficiente dell’animalizzazione della materia?

 

«La sua unione col principio vitale».

 

 

 

63 - Risiede il principio vitale in un agente particolare, o non è che una proprietà della materia organizzata? In altri termini, è un effetto, od una causa?

 

«L’uno e l’altra. La vita è un effetto prodotto dall’azione di un agente sulla materia; ma questo agente, senza la materia non è la vita, come del pari la materia non può vivere senza questo agente, il quale conferisce la vita a tutti gli esseri, che lo assorbiscono e se lo assimilano».

 

 

 

64 - Abbiamo veduto che lo spirito e la materia sono due elementi costitutivi dell’universo. Il principio vitale ne sarebbe forse un terzo?

 

«Il principio vitale è certo un elemento necessario alla costituzione dell’universo, ma non primitivo, perché trae la sua origine dalla materia universale modificata. Per voi è un elemento, come l’ossigeno e l’idrogeno, i quali tuttavia non sono elementi primitivi, poiché provengono da un altro principio».

 

- Dunque, la vitalità non ha il suo principio in un agente primitivo distinto, ma in una proprietà speciale della materia cosmica dovuta a certe modificazioni?

 

«Questa è appunto la conseguenza di quel che abbiamo detto».

 

 

 

65 - Il principio vitale risiede più specialmente in qualcuno dei corpi, che noi conosciamo?

 

«Ha la sua origine nel fluido universale, ed è quello stesso, che voi chiamate fluido magnetico, e fluido elettrico animalizzato. Serve d’intermedio, di anello di congiunzione tra lo spirito e la materia».

 

 

 

66 - Il principio vitale è sempre lo stesso per tutti gli esseri organici?

 

«Sì; modificato secondo le specie Esso conferisce loro il moto e l’attività, e li fa distinguere dalla materia inerte; poiché il moto della materia non è la vita: questa lo riceve, non lo dà».

 

 

 

67 - E’ la vitalità un attributo stabile dell’agente vitale, oppure si svolge per l’azione degli organi?

 

«Essa si svolge solamente col corpo. Non abbiamo detto che questo agente senza la materia non è la vita? A produrre questo è necessaria l’unione di entrambi».

 

- Dunque la vitalità è in stato latente, quando l’agente vitale non è unito al corpo?

 

«Per l’appunto è così».

 

 

 

L’insieme degli organi costituisce una specie di meccanismo, che riceve l’impulso dall’attività intima o principio vitale, che esiste in essi. Il principio vitale è la forza motrice dei corpi organici. Nel tempo stesso che l’agente vitale da l’impulso agli organi, l’azione degli organi mantiene e svolge l’attività dell’agente vitale, press’a poco come l’attrito svolge il calorico.

 

 

 

La Vita e la Morte

 

 

 

68 - Qual è a causa della morte negli esseri organici?

 

«Lo sfinimento degli organi».

 

- Quindi si potrebbe paragonare la morte alla cessazione del moto in una macchina guasta?

 

«Sì; se la macchina è mal montata, la molla si rompe, e, se il corpo è malato la vita se ne va».

 

 

 

69 - Perché una lesione del cuore cagiona la morte più che quella di qualunque altro organo?

 

«Il cuore è certo un meccanismo produttore di vita, ma non il solo organo, la cui lesione cagioni la morte; esso è una delle ruote principali, ma non la sola ruota essenziale della macchina umana».

 

 

 

70 - Che ne è della materia e del principio vitale degli esseri organici alla loro morte?

 

«La materia inerte si decompone, e ne forma dei nuovi; il principio vitale ritorna alla massa».

 

 

 

Morto che sia l’essere organico, gli elementi dei quali è formato soggiacciono a nuove combinazioni, che costituiscono nuovi esseri. Questi attingono dalla sorgente universale il principio della vita e dell’attività, lo assorbono, e se lo assimilano, per restituirlo a questa sorgente, quando cessino di esistere.

 

Gli organi sono, per così dire, impregnati di fluido vitale. Questo comunica a tutte le parti dell’organismo un’attività, che ne opera, come in certe ferite, il riavvicinamento, e ristabilisce le funzioni momentaneamente sospese. Ma, ove gli elementi essenziali alle funzioni degli organi siano distrutti, o irrimediabilmente alterati, il fluido vitale non può trasmetter loro il moto della vita, e l’essere muore.

 

Gli organi reagiscono più o meno necessariamente gli uni sugli altri, e solo dall’armonia dell’insieme risulta la loro azione reciproca. Allorché, dunque, una causa distrugge questa armonia, le loro funzioni si arrestano a guisa del movimento di una macchina, le cui ruote essenziali siano dissestate, come un orologio che si logora col tempo, o si guasta per un incidente improvviso, e che la forza motrice non riesce a mettere in movimento.

 

Immagine ancora più esatta della vita e della morte ci offre la macchina elettrica. Essa nasconde in sé medesima, come tutti i corpi della natura, l’elettricità allo stato latente. I fenomeni elettrici non si manifestano se non quando il fluido sia messo in attività da una causa speciale; e allora potrebbe dirsi che la macchina sia vivente. Cessata la causa dell’attività, cessa il fenomeno, e la macchina torna allo stato d’inerzia. I corpi organici sarebbero in certo modo specie di pile o di macchine elettriche, nelle quali l’attività del fluido produce il fenomeno della vita: la cessazione poi di quest’attività genera la morte.

 

La quantità del fluido vitale non è la stessa in tutti gli esseri organici: varia secondo la specie e non è mai costante, né nel medesimo individuo, né negl’individui della medesima specie. Ve ne sono di quelli che, a dir così ne sono saturi, mentre altri ne hanno appena quanto basta; ond’è, che in alcuni la vita è più attiva più tenace e in certo modo esuberante.

 

La quantità di fluido vitale in ogni essere si esaurisce a poco a poco, e può divenire insufficiente a mantenere la vita, se non si rinnova con l’assorbimento e con l’assimilazione delle sostanze che lo contengono.

 

Il fluido vitale si trasmette da un essere all’altro. Chi ne ha di più può darne a chi ne ha di meno, e così in certi casi riattivare la vita, che era vicina a spegnersi.

 

 

 

Intelligenza e Istinto

 

 

 

71 - L’intelligenza è un attributo del principio vitale?

 

«No poiché le piante vivono, e non pensano: hanno la sola vita organica. Intelligenza e materia sono indipendenti l’una dall’altra, giacché un corpo può vivere senza intelligenza, e l’intelligenza non ha bisogno degli organi materiali che per manifestarsi. A rendere intelligente la materia animalizzata è necessario lo spirito».

 

 

 

L’intelligenza è una facoltà speciale propria di alcune classi di esseri organici, a cui col pensiero conferisce da una parte la volontà di agire e la coscienza del loro essere e della loro individualità, e dall’altra i mezzi di mettersi in comunicazione col mondo esterno e di provvedere ai loro bisogni.

 

Quindi se possono distinguere:

 

1) gli esseri inanimati o corpi bruti, formati esclusivamente di materia, senza vitalità, né intelligenza;

 

2) gli esseri animati non pensanti, formati di materia, e dotati di vitalità, ma sprovveduti d’intelligenza;

 

3) gli esseri animati pensanti, formati di materia, dotati di vitalità, e inoltre forniti di un principio intelligente, che dà loro la facoltà di pensare.

 

 

 

72 - Qual è la fonte dell’intelligenza?

 

«Lo abbiamo già detto: l’intelligenza universale».

 

- Si potrebbe dire, che ogni essere attinga una porzione d’intelligenza dalla sorgente universale, e se l’assimili, come attinge e si assimila il principio della vita materiale?

 

«Non sarebbe che un paragone, ed anche non esatto, perché l’intelligenza e una facoltà propria a ciascun essere, di cui costituisce l’individualità morale. Del resto, già sapete che ci sono delle cose che non è dato all’uomo di penetrare, e questa per il momento è una di esse».

 

 

 

73 - L’istinto è indipendente dall’intelligenza?

 

«Non del tutto, poiché esso è una specie d’intelligenza. L’istinto è una intelligenza irrazionale, per mezzo della quale tutti gli esseri provvedono alle proprie necessità».

 

 

 

74 - Si può stabilire un limite fra l’istinto e l’intelligenza, cioè precisare dove finisca l’uno, ed incominci l’altra?

 

«No, poiché spesso si confondono, ma invece si possono distinguere gli atti che appartengono all’istinto da quelli che appartengono all’intelligenza».

 

 

 

75 - Si può asserire che le facoltà istintive diminuiscono col crescere delle facoltà intellettuali?

 

«No. L’istinto esiste sempre, ma l’uomo lo trascura. L’istinto anch’esso può condurre al bene: ci guida sempre, e talvolta con più sicurezza che la ragione, giacché non può traviare».

 

- Perché non è sempre guida infallibile la ragione?

 

«Lo sarebbe, se non fosse falsata dalla cattiva educazione, dall’orgoglio e dall’egoismo. L’istinto non ragiona; la ragione invece lascia la scelta, e dà all’uomo il libero arbitrio».

 

 

 

L’istinto è un’intelligenza rudimentale, che differisce dall’intelligenza propriamente detta, perché le sue manifestazioni sono quasi sempre spontanee, mentre quelle dell’intelligenza sono il risultato di una combinazione e di un atto deliberato. L’istinto varia nelle sue manifestazioni secondo le specie ed i bisogni degli esseri. In quelli che hanno la coscienza e la sensazione delle cose esterne, si unisce all’intelligenza, cioè al volere ed alla libertà.