LIBRO SECONDO - MONDO SPIRITICO O DEGLI SPIRITI.

LIBRO SECONDO - MONDO SPIRITICO O DEGLI SPIRITI.

 

 

1 - Spiriti

 

Origine e Natura degli Spiriti - Mondo normale primitivo - Forma e Ubiquità degli Spiriti - Perispirito - Vari ordini di Spiriti - Scala Spiritica - Evoluzione degli Spiriti - Angeli e Demoni.

 

 

Origine e Natura degli Spiriti

 

 

 

76 - Come si possono definire gli Spiriti? (*).

 

 

 

(*) Qui la parola Spirito è adoperata a designare gli esseri individui extracorporei, e non più l’elemento intelligente universale.

 

 

 

«Può dirsi che gli Spiriti sono gli esseri intelligenti della creazione. Essi popolano l’universo al di fuori del mondo materiale».

 

 

 

77 - Gli Spiriti sono esseri distinti dalla Divinità, oppure emanazioni o parti di essa, e perciò chiamati figli o creature di Dio?

 

«Sono l’opera di Dio così come una macchina è l’opera dell’uomo, che l’ha fatta. E’ evidente che la macchina è l’opera dell’uomo, ma non già l’uomo. Voi sapete che, quando l’uomo fa cosa bella ed utile, la dice suo parto, sua creazione. Ebbene, lo stesso può dirsi di Dio. Noi siamo creature o figli di Lui perché sua opera».

 

 

 

78 - Gli Spiriti hanno avuto un principio, o sono ab aeterno come Dio?

 

«Se gli Spiriti non avessero avuto un principio, sarebbero eguali a Dio, mentre sono sue creature soggette alla sua volontà. Che Dio sia ab aeterno, non si può negare; ma quando e come ci abbia creati, non sappiamo. Potete dire che non abbiamo avuto principio, se intendete con ciò, che Dio, essendo ab aeterno, ha dovuto sempre creare senza interruzione; ma quando e come ciascuno di noi sia stato fatto, ve lo ripeto ancora una volta, nessuno lo sa. E questo, come dite, è un mistero».

 

 

 

79 - Poiché nell’universo ci sono due elementi generali, cioè l’intelligente e il materiale, potrebbe dirsi che gli Spiriti siano formati di quello, come i corpi inerti di questo?

 

«Evidentemente gli Spiriti sono l’individuazione del principio intelligente, come i corpi inerti l’individuazione del principio materiale; ma di questa formazione ignoriamo il tempo ed il modo».

 

 

 

80 - La creazione degli Spiriti è permanente, o non ebbe luogo che alla origine dei tempi?

 

«E’ permanente: Dio non ha mai cessato di creare».

 

 

 

81 - Gli Spiriti si formano spontaneamente, o procedono gli uni dagli altri?

 

«Iddio li crea, come tutte le creature, con la sua volontà; ma, ripeto, la loro origine è un mistero».

 

 

 

82 - E’ esatto dire che gli Spiriti sono immateriali?

 

«Come definire una cosa, se mancano i termini di paragone, e con un linguaggio insufficiente? Sarebbe come se un cieco nato volesse definire la luce. La voce immateriale è impropria; la parola incorporeo sarebbe più esatta, poiché dovete capire che lo Spirito, essendo una creatura, deve pur essere qualche cosa: egli è la quintessenza della materia, senz’analogia con quella che voi intendete per materia, e così eterea, che non può cadere sotto i vostri sensi».

 

 

 

Di solito diciamo che gli Spiriti sono immateriali, perché la loro essenza differisce da tutto ciò che noi conosciamo sotto il nome di materia. Un popolo di ciechi non avrebbe vocaboli acconci ad esprimere la luce e i suoi effetti. Il cieco nato crede di avere tutte le sensazioni con l’udito, l’odorato, il gusto e il tatto, e non comprende le idee, che gli verrebbero dal senso che gli manca. Ora noi, per rispetto alla essenza degli esseri sovrumani, siamo veri ciechi, e non possiamo definirli che per mezzo di paragoni sempre imperfetti, o di uno sforzo della nostra immaginazione.

 

 

 

83 - Gli Spiriti sono soggetti alla morte? Comprendiamo che il principio, dal quale emanano, sia eterno; ma domandiamo se la loro individualità abbia un termine, e se, in un tempo più o meno lungo, l’elemento di cui sono formati, si dissolva, o ritorni alla massa comune, come nei corpi materiali. E’ difficile capire, come una cosa, la quale ebbe un principio, possa non aver fine.

 

«Moltissime sono le cose che non capite, per la vostra limitata intelligenza; ma questa non è una buona ragione per negarle. Il fanciullo non comprende tutto quello che comprende il padre suo, né l’ignorante tutto ciò che comprende il dotto. Noi vi diciamo che l’esistenza degli Spiriti non ha fine, e per ora non possiamo dir di più».

 

 

 

Mondo normale primitivo

 

 

 

84 - Gli spiriti costituiscono un mondo a parte diverso da quello che vediamo?

 

«Sì, il mondo degli Spiriti o delle Intelligenze incorporee».

 

 

 

85 - Quale dei due mondi, lo spiritico o il corporeo, è il principale nell’ordine delle cose?

 

«Il mondo spiritico; perché è preesistito, e sopravvive a tutto».

 

 

 

86 - Potrebbe il mondo corporeo cessare di esistere, o non esser mai esistito, senz’alterare l’essenza del mondo spiritico?

 

«Sì, poiché sono indipendenti l’uno dall’altro; ma non pertanto i rapporti loro sono continui, giacché reagiscono continuamente l’uno sull’altro».

 

 

 

87 - Gli Spiriti occupano nello spazio una regione determinata e circoscritta?

 

«Gli Spiriti sono da per tutto, ed essendo infiniti per numero, popolano gli spazi infiniti. Ce ne sono di continuo intorno a voi, e vi osservano e agiscono su di voi a vostra insaputa, poiché sono una delle potenze della natura, gli strumenti, dei quali Dio si serve per l’adempimento dei suoi disegni; però non tutti vanno da per tutto, poiché ci sono regioni interdette agli Spiriti inferiori».

 

 

 

Forma e Ubiquità degli Spiriti

 

 

 

88 - Gli spiriti hanno una forma determinata, limitata e costante?

 

«Agli occhi vostri no; ai nostri sì. Questa forma è, per così dire, una fiamma, un raggio, una scintilla eterea».

 

- Questa fiamma o scintilla ha qualche colore?

 

«Per voi essa varierebbe dal fosco al lustro del rubino, secondo la minore o maggiore purezza dello Spirito. Di solito si rappresentano i geni con una fiamma od una stella in fronte, allegoria che ricorda la natura essenziale degli Spiriti. Questa fiamma si suole porre sulla sommità della testa, perché ivi è la sede dell’intelligenza».

 

 

 

89 - Gli Spiriti impiegano del tempo a varcare lo spazio?

 

«Sì, ma rapidamente breve come il pensiero».

 

- Il pensiero non è l’anima stessa, che va da un luogo all’altro?

 

«Allorché il pensiero è in qualche luogo, vi è anche l’anima, perché chi pensa è l’anima: il pensiero è un attributo».

 

 

 

90 - Sente lo Spirito, che si trasporta da un luogo a un altro, di percorrere una distanza, e di attraversare gli spazi, o si trasferisce istantaneamente a suo piacere?

 

«Secondo i casi: lo Spirito, a suo piacere, può benissimo avere o non avere il sentimento della distanza che percorre: ciò dipende per un lato dalla sua volontà, per l’altro dalla sua natura più o meno purificata».

 

 

 

91 - La materia è di ostacolo agli Spiriti?

 

«No, perché penetrano tutto: l’aria, la terra, le acque, il fuoco stesso sono per loro egualmente accessibili».

 

 

 

92 - Gli Spiriti hanno il dono dell’ubiquità? In altri termini: può lo stesso Spirito dividersi, ed essere in vari luoghi ad un tempo?

 

«No; ma ogni Spirito è un centro, che irradia in varie parti, e perciò sembra che sia in più luoghi nello stesso tempo. Vedete il sole è uno, ma irradia tutto all’intorno, e manda i suoi raggi assai lontano, senza punto dividersi in parti».

 

- Irradiano tutti gli Spiriti con la stessa potenza?

 

«E’ chiaro che no, poiché questa dipende dal grado della loro purezza».

 

 

 

Ogni Spirito è un’unità indivisibile; ma può estendere il suo pensiero in più direzioni ad un tempo. In questo solo consiste la facoltà dell’ubiquità attribuita agli Spiriti. Così è un corpo luminoso che manda lontano i suoi raggi, e può essere veduto da tutti i punti dell’orizzonte: così un uomo, che, senza mutar di sito e senza dividersi, può trasmettere ordini, segnali e movimenti in diversi luoghi.

 

 

 

Perispirito

 

 

 

93 - Lo Spirito propriamente detto è spoglio d’ogni involucro, o è avvolto in qualche sostanza?

 

«E’ avvolto in una sostanza vaporosa per voi, e per noi ancora grossolana, ma tuttavia sottile abbastanza, perché possa elevarsi nell’atmosfera e trasferirsi ove gli piace».

 

 

 

Come il germe di un frutto è circondato dal perisperma, così lo Spirito propriamente detto è rivestito di un involucro, che per analogia può dirsi perispirito.

 

 

 

94 - Donde trae lo Spirito l’involucro semi-materiale?

 

«Dal fluido universale di ciascun globo. Quindi esso non è il medesimo in tutti i mondi: nel passare da un mondo all’altro lo Spirito muta l’involucro come voi cambiate d’abito».

 

- Dunque, quando gli Spiriti, che abitano mondi superiori, vengono fra noi, prendono un perispirito più materiale?

 

«Si intende, poiché, come vi abbiamo già detto, devono rivestire la vostra materia».

 

 

 

95 - L’involucro semimateriale dello Spirito prende forme determinate, e può essere visibile?

 

«Sì, a piacimento degli Spiriti: è per questo che qualche volta vi appaiono nei sogni, o nella veglia, e prendono forme, oltre che visibili, palpabili».

 

 

 

Vari Ordini di Spiriti

 

 

 

96 - Gli Spiriti sono tutti eguali, o esiste fra di loro una qualche gerarchia?

 

«Ce ne sono di vari ordini, secondo il grado di perfezione a cui sono giunti».

 

 

 

97 - Questi ordini o gradi di perfezione fra gli Spiriti sono in numero determinato?

 

«No, perché non li separa un confine preciso tracciato a modo di barriera, e quindi queste divisioni si possono allargare o restringere a piacimento. Tuttavia, considerandone i caratteri generali, questi ordini si possono ridurre a tre. Quelli del primo ordine hanno raggiunto la perfezione, e sono gli Spiriti puri; quelli del secondo sono arrivati a metà della scala, ed hanno a movente il desiderio del bene; quelli del terzo si trovano ancora al basso: Spiriti imperfetti, hanno per carattere l’ignoranza, il desiderio del male e tutte le cattive passioni, che ne ritardano l’avanzamento».

 

 

 

98 - Gli Spiriti del secondo ordine hanno soltanto il desiderio del bene, od anche il potere di farlo?

 

«Questo potere lo acquistano secondo il grado del loro perfezionamento, poiché alcuni hanno la scienza, altri la saggezza e la bontà, ma tutti devono ancora soggiacere ad altre prove».

 

 

 

99 - Gli Spiriti del terz’ordine sono tutti essenzialmente cattivi?

 

«No: alcuni non fanno né bene né male, altri invece si compiacciono del male, e sono soddisfatti, quando trovano modo di farlo. Si aggiungano gli Spiriti leggieri, o folletti, più turbolenti che cattivi, i quali peccano piuttosto di malizia che di malvagità, e si fanno un piacere di mistificare, e causare piccole contrarietà, delle quali essi ridono».

 

 

 

Scala Spiritica

 

 

 

100 - OSSERVAZIONI PRELIMINARI. La classificazione degli Spiriti è fondata sul grado del loro avanzamento, sui pregi, che hanno acquistato, e sulle imperfezioni, di cui devono ancora spogliarsi. Essa, d’altra parte, non è assoluta ogni categoria presenta, sì, un carattere deciso nell’insieme, ma da un grado all’altro il transito è insensibile, e sui limiti la gradazione sfuma come nei regni della natura, come nei colori dell’arcobaleno, oppure, se si vuole, come nei differenti periodi della vita dell’uomo. Si può dunque formare un maggiore o minor numero di classi, secondo il modo in cui si considera la cosa. Avviene in questo come in tutti i sistemi di classificazione scientifica, che possono essere più o meno compiuti, più o meno razionali, più o meno comodi per l’intelletto; ma, comunque siano, non cambiano per nulla il fondo della scienza. Quindi, gli Spiriti, interrogati sull’argomento, hanno potuto dissentire senza errore nel numero delle categorie. Altri hanno voluto farsi un’arma di questa pretesa discrepanza, senza riflettere che essi non danno alcun peso a quanto è del tutto convenzionale; poiché per essi il pensiero è tutto, lasciano a noi la forma, la scelta dei termini, le classificazioni, in una parola, i sistemi.

 

Si badi inoltre di non dimenticare mai che fra gli Spiriti, come fra gli uomini, ce ne sono di molto ignoranti, poiché i fatti dimostrano che niente è più falso del credere che tutti gli Spiriti, perché tali, devono saper tutto. Ogni classificazione richiede metodo, analisi e perfetta conoscenza della cosa. Ora, nel modo spiritico, quelli che hanno cognizioni limitate sono, come quaggiù gl’ignoranti, inabili ad abbracciare un insieme, a stabilire un sistema: non conoscendo essi classificazioni, o comprendendole solo imperfettamente, reputano di prim’ordine tutti gli Spiriti a loro superiori, senza poter valutare le gradazioni di sapienza, di energia e di moralità, che li distinguono, come fra noi i selvaggi si distinguono dagli uomini civilizzati. Ma anche quelli stessi che sono capaci possono variare nei particolari secondo il loro avviso, poiché si tratta di una divisione, che non è assoluta. Linneo, Jussieu, Tournefort, hanno avuto ciascuno il proprio metodo, e la botanica non si è mutata per questo, poiché non inventarono già né le piante, né i loro caratteri, ma ne osservarono le affinità, e in ragione di queste formarono i gruppi o classi. Alla stessa maniera abbiamo fatto noi: non abbiamo inventato né gli Spiriti, né le loro qualità; ma li abbiamo osservati e giudicati dalle loro parole e dai loro atti, e poi classificati per affinità, secondo i dati che essi stessi hanno fornito.

 

Gli Spiriti ammettono generalmente tre categorie principali o grandi divisioni. Nell’ultima, cioè nell’ultimo gradino della scala, sono gli Spiriti imperfetti, caratterizzati dal predominio della materia sullo spirito e dalla propensione al male. Quelli della seconda, Spiriti buoni, hanno per carattere il predominio dello spirito sulla materia e il desiderio del bene. La prima infine comprende gli Spiriti puri, che hanno raggiunto il sommo grado di perfezione.

 

Questa divisione ci sembra perfettamente razionale e con caratteri ben delineati: restava solo da rilevare le gradazioni principali dell’insieme per un sufficiente numero di suddivisioni, e lo abbiamo fatto con l’aiuto degli Spiriti medesimi, le cui benevole istruzioni non ci sono mai mancate.

 

Con questo quadro sarà facile determinare l’ordine e il grado di superiorità o di inferiorità degli Spiriti, coi quali comunicare, e in conseguenza il grado di fiducia e di stima, che meritano. E’ questa in certo modo la chiave della scienza spiritica, poiché non si saprà mai render ragione delle anomalie, che presentano le comunicazioni degli Spiriti, colui che non impara a conoscerne le disparità intellettuali e morali. Giova per altro avvertire, che non sempre gli Spiriti appartengono esclusivamente alla tale o tal altra classe, poiché il loro progresso va compiendosi a grado a grado, e spesso più in un verso che in un altro. Essi dunque possono riunire in sé i caratteri di più categorie, la qual cosa si può facilmente riconoscere dal linguaggio e dalle loro opere.

 

Essi hanno l’intuizione di Dio, ma non lo comprendono. Non sono tutti essenzialmente cattivi: in alcuni vi è più leggerezza, inconseguenza e malizia che vera malvagità. Gli uni non fanno né bene né male, ma già solo col non praticare il bene dimostrano la propria bassezza; gli altri invece si dilettano del male, e godono, quando trovano modo di farlo.

 

 

 

Terzo Ordine: Spiriti Imperfetti

 

 

 

101 - CARATTERI GENERALI. - I caratteri generali di questi Spiriti sono: il predominio della materia sullo spirito, la propensione al male, l’ignoranza, l’orgoglio, l’egoismo, e tutte le cattive passioni, che ne sono la conseguenza.

 

Possono accoppiare l’intelligenza con la perversità o con la malizia; ma, qualunque ne sia lo sviluppo intellettuale, le loro idee sono poco elevate, e più o meno abietti i loro sentimenti.

 

Le loro cognizioni intorno alle cose del mondo spiritico sono limitate, e il poco che ne sanno, si confonde con le idee e i pregiudizi della vita corporea. Per conseguenza, non ce ne possono dare che nozioni false e incompiute; ma l’osservatore attento trova spesso nelle loro comunicazioni, quantunque imperfette, la conferma delle verità insegnate dagli Spiriti superiori.

 

Il loro carattere si svela nel linguaggio. Ogni Spirito nelle cui comunicazioni trapela un cattivo pensiero deve essere classificato nel terzo ordine, e conseguentemente ogni cattivo pensiero che ci suggerisca il male, proviene da uno Spirito di questo ordine.

 

Vedono la felicità dei buoni, e tale vista è per loro continuo tormento, poiché provano tutte le angosce, che possono nascere dall’invidia e dalla gelosia.

 

Serbano la memoria e la sensazione delle sofferenze della vita corporea, e questa impressione riesce loro assai più penosa della realtà. Soffrono dunque veramente tanto dei mali, che hanno patito essi stessi, quanto di quelli che hanno fatto patire agli altri, e, siccome soffrono lungo tempo, giungono a credere di dover soffrire in eterno: Iddio, per punirli, vuole così.

 

 

 

102 - CLASSE DECIMA: Spiriti impuri. - Gli Spiriti impuri sono inclini al male, e ne fanno l’oggetto delle loro occupazioni. Danno perfidi consigli, spargono la discordia e la diffidenza, e si pongono qualunque maschera per meglio ingannare. Si attaccano ai caratteri deboli e tali da cedere alle loro suggestioni, allo scopo di perderli, contenti, se possono almeno ritardarne il progresso, facendoli soccombere nelle prove a cui debbono sottostare.

 

Nelle manifestazioni si riconoscono dal linguaggio: la trivialità e la rozzezza delle espressioni, negli Spiriti come negli uomini, sono sempre indizi d’inferiorità morale, se non intellettuale. Le loro comunicazioni ne fanno conoscere la bassezza delle tendenze, e, se anche vogliono indurre in errore affettando maniere assennate, non reggono alla lunga senza lasciar cadere la maschera e mostrarsi quali sono in realtà.

 

Alcuni popoli ne hanno fatto divinità malefiche; altri li chiamano coi nomi di demoni, geni cattivi, Spiriti del male.

 

Durante la loro incarnazione, essi sono esseri dediti a tutti i vizi che sogliono ingenerare le passioni abiette e prave come la sensualità, la crudeltà, l’astuzia, l’ipocrisia, la cupidigia la sordida avarizia. Fanno il male per il piacere di farlo, il più delle volte senza motivo, e, poiché odiano il bene, scelgono quasi sempre le loro vittime tra le persone oneste. Sono veri flagelli dell’umanità, a qualunque grado sociale appartengano, e la vernice della civiltà non li salva dall’obbrobrio e dalla ignominia.

 

 

 

103 - CLASSE NONA: Spiriti leggieri. - Questi Spiriti sono ignoranti, maligni, capricciosi e beffardi. S’ingeriscono in tutto, e rispondono a tutto, senza darsi pensiero della verità. Si compiacciono nel contrariare, nel procurare meschine soddisfazioni, nell’aizzare a contese, nell’indurre maliziosamente in errore con inganni e tiri scaltriti. A questa classe appartengono gli Spiriti che il volgo chiama folletti. Stanno sotto la dipendenza degli Spiriti superiori, che se ne valgono spesso, come noi facciamo con i fattorini.

 

Nelle comunicazioni con gli uomini il loro linguaggio qualche volta esprime pensieri spiritosi e faceti, ma quasi sempre senza profondità: afferrano il lato ridicolo delle cose, e lo espongono con parole satiriche e mordaci; spesso si nascondono sotto falsi nomi, ma più per malizia che per malvagità.

 

 

 

104 - CLASSE OTTAVA: Spiriti pseudosapienti. - Gli Spiriti di questa categoria hanno invero cognizioni molto estese, ma presumono di sapere più di quanto sanno in realtà. Progrediti come sono per varie ragioni, parlano con una certa gravità, che può trarre in inganno intorno alla loro sapienza, la quale per lo più si riduce in un riverbero di pregiudizi e di idee sistematiche della vita terrestre, e in un miscuglio di qualche verità con gli errori più assurdi, fra cui trapelano la presunzione, l’orgoglio, l’invidia e l’ostinazione, di cui non si sono potuti spogliare.

 

 

 

105 - CLASSE SETTIMA: Spiriti indifferenti. - Questi Spiriti non sono né abbastanza buoni per fare il bene, né abbastanza cattivi per fare il male: propendono ora verso l’uno, ora verso l’altro. Rimangono a livello della volgare umanità e per morale e per intelligenza, e tengono alle cose di questo mondo, di cui rimpiangono i grossolani piaceri.

 

 

 

106 - CLASSE SESTA: Spiriti picchiatori e perturbatori. - Questi Spiriti non formano, propriamente parlando, una classe a sé per qualità personali, poiché di tal genere se ne trovano in tutte le classi del terzo ordine. Spesso manifestano la loro presenza con effetti sensibili e fisici, come colpi, movimenti, spostamenti anormali di corpi solidi, e così via. Pare che, attaccati più degli altri alla materia; siano agenti principali delle vicissitudini elementari del globo, operando sull’aria, sull’acqua, sul fuoco, sui corpi duri, od anche nelle viscere della terra. E’ chiaro che questi fenomeni, quando hanno un carattere intenzionale ed intelligente, non sono dovuti ad una causa fortuita o fisica. Tutti gli Spiriti possono produrre siffatti fenomeni; ma comunemente vi si applicano gli inferiori, i quali sono più portati alle cose materiali. Di questi si servono poi gli Spiriti elevati quando giudicano che manifestazioni di simil genere potranno riuscire di qualche utilità.

 

 

 

Secondo Ordine: Spiriti Buoni

 

 

 

107 - CARATTERI GENERALI. - I caratteri generali degli Spiriti buoni sono: il predominio dello spirito sulla materia e il desiderio del bene. Le loro qualità e il loro potere di fare il bene sono in ragione del loro perfezionamento: gli uni possiedono la scienza, gli altri la saggezza e la bontà. I più progrediti uniscono al sapere le doti morali. Poiché non sono ancora interamente liberi dalla materia, conservano più o meno, secondo il proprio grado, le tracce dell’esistenza corporea, sia nella forma del linguaggio, sia nelle abitudini, in cui talvolta si scorge ancora qualche passione. Se fosse altrimenti, sarebbero perfetti.

 

Essi comprendono Dio e l’infinito, e godono già la beatitudine dei buoni. Sono felici del bene che fanno, e del male che impediscono. L’amore che li unisce è per loro sorgente di ineffabile felicità, non mai turbata né dall’invidia, né dai rimorsi, né da alcuna delle cattive passioni che formano il tormento degli Spiriti imperfetti: tutti però devono subire ancora prove fino a che non abbiano raggiunto la perfezione.

 

Allo stato di Spiriti suscitano pensieri buoni, distolgono gli uomini dalla via del male, proteggono coloro che ne sono degni, e paralizzano l’influenza degli Spiriti imperfetti su quelli a cui non piace subirla.

 

Se incarnati, poi sono buoni e benevoli verso il prossimo; non li muove né orgoglio, né rancore, né egoismo, né ambizione; non sentono né odio, né rancore, né invidia, né gelosia, e fanno il bene per amore del bene.

 

A quest’ordine appartengono gli Spiriti, che comunemente vengono chiamati geni buoni, geni protettori, Spiriti del bene. Nei tempi di superstizione e d’ignoranza se ne sono fatte altrettante deità benefiche.

 

Si possono dividere in quattro gruppi principali.

 

 

 

108 - CLASSE QUINTA.: Spiriti benevoli. - Predomina in essi la bontà, e godono nel prestare servizi agli uomini e nel proteggerli, ma il loro sapere è limitato, sono progrediti più moralmente che intellettualmente.

 

 

 

109 - CLASSE QUARTA: Spiriti dotti. - Ciò che distingue questi Spiriti è l’ampiezza delle loro cognizioni. Si occupano bensì di questioni morali, ma danno precipua opera alla scienza, per la quale hanno maggiore attitudine, e che essi considerano dall’unico lato della vera utilità, senza mettervi alcuna delle passioni che caratterizzano gli Spiriti imperfetti.

 

 

 

110 - CLASSE TERZA: Spiriti saggi. - Altissime qualità morali formano il carattere distintivo di questi Spiriti. Senza avere cognizioni del tutto illimitate, sono tuttavia dotati di una capacità intellettuale, che fornisce loro un sano giudizio sugli uomini e sulle cose.

 

 

 

111 - CLASSE SECONDA: Spiriti superiori. - Questi Spiriti riuniscono insieme la scienza, la saggezza e la bontà. Il loro linguaggio è tutto benevolenza costantemente dignitoso, elevato, e spesso sublime. La loro superiorità li rende atti più che gli altri a darci, entro i limiti assegnati all’umano sapere, le più giuste nozioni intorno alle cose del mondo incorporeo.

 

Comunicano volentieri con quelli che cercano disinteressatamente la verità, ed hanno l’anima abbastanza sciolta dai legami terreni per comprenderla; ma si allontanano da coloro che sono mossi dalla sola curiosità, o distolti, per l’influenza della materia, dal praticare il bene.

 

Quando, per eccezione, s’incarnano sulla terra, è per compiervi una missione di progresso, e allora ci offrono il tipo di quella perfezione, a cui può aspirare quaggiù l’umanità.

 

 

 

Primo Ordine: Spiriti Puri

 

 

 

112 - CARATTERI GENERALI. - Su questi Spiriti la materia non esercita alcuna influenza, ed hanno un’assoluta superiorità intellettuale e morale rispetto agli Spiriti degli altri ordini.

 

 

 

113 - Classe prima ed unica. - Gli Spiriti di questa classe hanno percorso tutti i gradi della scala spiritica, e deposta ogni impurità della materia. Poiché hanno raggiunto il vertice della perfezione, di cui può essere capace la creatura, non devono più subire né prove, né espiazioni. Non più soggetti alla reincarnazione in corpi caduchi, vivono la vita eterna in grembo a Dio.

 

Fruiscono di una felicità inalterabile, perché non sono più sottoposti né ai bisogni, né alle vicissitudini della vita materiale, ma questa felicità non consiste in un ozio monotono scorrente in perpetua contemplazione. Sono i messaggeri e ministri di Dio, di cui eseguono gli ordini per il mantenimento dell’armonia universale. Comandano a tutti gli altri Spiriti, li aiutano a perfezionarsi ed assegnano loro il proprio compito. Assistere gli uomini nei loro affanni, eccitarli ad operar bene e ad espiare le colpe che li tengono lontani dalla suprema felicità, è per essi la più dolce delle occupazioni. Talvolta si denotano coi nomi di angeli, arcangeli o serafini.

 

Gli uomini possono mettersi in comunicazione con essi; ma sarebbe veramente stolto chi pretendesse di averli costantemente a sua disposizione.

 

 

 

Evoluzione degli Spiriti

 

 

 

114 - Gli Spiriti sono per loro natura buoni o cattivi, o invece si vanno migliorando di propria volontà?

 

«Sono gli stessi Spiriti che si migliorano da sé, e, migliorandosi, passano da un ordine all’altro».

 

 

 

115 - Gli Spiriti sono stati creati parte buoni e parte cattivi?

 

«Iddio ha creato tutti gli Spiriti semplici ed ignoranti, vale a dire senza scienza alcuna, e dato a ciascuno di loro un compito allo scopo di illuminarli e fare sì che giungano progressivamente alla perfezione per mezzo della conoscenza della verità, che a Lui sempre più li avvicina. Nel conseguimento di questa perfezione è riposta per essi la suprema e perfetta felicità. Gli Spiriti acquistano queste cognizioni col passare per le prove che Dio impone loro. Gli uni le accettano con sottomissione e arrivano più sollecitamente alla meta; altri non le subiscono che di malanimo, e così, per propria colpa, restano più lungamente lontani dalla perfezione e dalla felicità promessa».

 

- Potrebbe dirsi che gli Spiriti in origine siano come i bambini, ignoranti e senza esperienza, ed acquistino a poco a poco le cognizioni che loro mancano, percorrendo le varie fasi della vita?

 

«Il paragone è esatto. Il fanciullo caparbio rimane ignorante ed imperfetto, giacché ogni fanciullo progredisce più o meno moralmente ed intellettualmente, secondo la sua docilità; ma vi è questa differenza, che la vita dell’uomo ha un termine, mentre quella dello Spirito si estende all’infinito».

 

 

 

116 - Vi sono Spiriti, che devono rimanere perpetuamente negli ordini inferiori?

 

«No. tutti, con l’andare del tempo, diverranno perfetti. Spesso la permanenza negli ordini inferiori dura a lungo, ma poi si mutano, poiché, come abbiamo detto altra volta, un padre giusto e misericordioso non può bandire da sé in eterno i propri figli. Vorreste dunque che Iddio, sì grande, sì buono, sì giusto, fosse peggiore di quello che non siate voi stessi?».

 

 

 

117 - E’ in potestà degli Spiriti affrettare il loro progresso verso la perfezione?

 

«Certo che sì; essi la raggiungono più o meno presto a seconda del loro desiderio e della loro sottomissione alla volontà di Dio. Il fanciullo docile non s’istruisce forse più sollecitamente del caparbio?».

 

 

 

118 - Gli Spiriti possono degenerare?

 

«No: a mano a mano che progrediscono, comprendono ciò che li allontanava dalla perfezione. Quando lo Spirito ha compiuto una prova, ne ricava un ammaestramento, e non lo dimentica più. Può rimanere stazionario, ma non torna mai indietro».

 

 

 

119 - Non avrebbe potuto Iddio risparmiare agli Spiriti le prove, a cui devono sottostare per giungere al grado supremo?

 

«Se gli Spiriti fossero stati creati perfetti, non avrebbero alcun diritto di godere i benefici della perfezione. Dove sarebbe il merito senza la lotta? D’altra parte la disuguaglianza, che esiste fra loro e necessaria alla loro personalità; inoltre, il compito che eseguono in questi differenti gradi, è nei disegni della Provvidenza per l’armonia dell’universo».

 

 

 

Poiché nella vita sociale a tutti gli uomini è dato di giungere alle cariche più alte, ragionando in questo modo si potrebbe domandare perché il sovrano di un paese non faccia un generale di ciascuno dei suoi soldati; perché tutti gli impiegati subalterni non vengano mutati in superiori; perché tutti gli scolari non vengano subito nominati maestri. Ora la differenza tra la vita sociale e la vita spiritica sta in questo: che la prima è limitata, e perciò non permette sempre di ascendere tutti i gradi, mentre la seconda è infinita, e lascia a tutti la possibilità di giungere ai supremi gradi.

 

 

 

120 - Per conseguire la bontà gli Spiriti devono passare tutti per la trafila del male?

 

«Non per la trafila del male, ma per quella dell’ignoranza».

 

 

 

121 - Perché alcuni Spiriti hanno seguito la via del bene, ed altri quella del male?

 

«Non hanno essi il libero arbitrio? Iddio ha creato gli Spiriti non cattivi, ma semplici ed ignoranti, cioè con eguale attitudine per il bene e per il male. Quelli che sono malvagi, divengono tali per propria volontà».

 

 

 

122 - Come mai all’origine, quando non hanno ancora coscienza di se stessi, gli Spiriti possono avere libertà di scelta fra il bene ed il male? Vi è in essi un principio, una qualche tendenza, che li porti piuttosto all’uno che all’altro?

 

«Il libero arbitrio si svolge a seconda che lo Spirito acquista la coscienza di se stesso. Non vi sarebbe più libertà, se la scelta fosse sollecitata da una causa indipendente dalla volontà dello Spirito. La causa non è in lui, ma fuori di lui, nelle influenze a cui cede in virtù del libero suo volere. Questa è la grande allegoria della caduta dell’uomo e del peccato originale: gli uni hanno ceduto, gli altri resistito alla tentazione».

 

- Donde vengono allo Spirito queste influenze esterne?

 

«Dagli Spiriti imperfetti, i quali cercano d’impadronirsi di lui e di dominarlo, e sono lieti tutte le volte che riescono a farlo soccombere. Ecco ciò che hanno voluto adombrare con la figura di Satana».

 

- Lo Spirito va soggetto a questa influenza solo nei suoi primordi?

 

«No, essa dura finché egli non abbia acquistato tale una padronanza di se medesimo, da togliere agli Spiriti cattivi ogni speranza di riuscita».

 

 

 

123 - Perché Dio ha permesso agli Spiriti di poter seguire la via del male?

 

«Come osereste voi chiedere conto a Dio dei suoi atti? Credereste voi di poterne scrutare disegni? Non pertanto potete ben dire a voi stessi, che Iddio, sommamente saggio, lascia a ciascuno la libertà di scegliere, perché abbia il merito delle opere sue».

 

 

 

124 - Poiché alcuni Spiriti seguono fin da principio la via del bene assoluto, ed altri quella del male assoluto, vi saranno senza dubbio gradi intermedi fra questi due estremi?

 

«Certamente; e questi formano la grande maggioranza».

 

 

 

125 - Gli Spiriti che hanno seguito la via del male, potranno giungere allo stesso grado di superiorità degli altri?

 

«Sì; ma le eternità saranno per essi più lunghe».

 

 

 

Con questo plurale le eternità sì esprime l’idea che hanno gli Spiriti inferiori della perpetuità delle proprie sofferenze, perché non è dato loro di vedere il termine, e perché questa idea si rinnova ad ogni prova nella quale soccombono.

 

 

 

126 - Gli Spiriti, giunti al grado supremo dopo esser passati per la trafila del male, hanno minor merito degli altri agli occhi di Dio?

 

«Iddio guarda i traviati e i non traviati con lo stesso occhio, e li ama tutti col medesimo amore. Essi si dicono malvagi, solo perché caddero nella colpa: in origine non erano che Spiriti semplici».

 

 

 

127 - Gli Spiriti sono stati creati tutti eguali rispetto alle facoltà intellettuali?

 

«Eguali; ma, poiché non sanno da dove vengono, bisogna che il libero arbitrio abbia il suo corso. Essi progrediscono più o meno rapidamente in intelligenza come in moralità».

 

 

 

Gli Spiriti, che percorrono sin dal principio la via del bene, non sono già perfetti per questo, giacche se non hanno cattive tendenze, devono tuttavia acquistare l’esperienza e le cognizioni necessarie al conseguimento della perfezione. Possiamo paragonarli ai fanciulli, i quali, quantunque i loro istinti siano naturalmente buoni, hanno bisogno di svolgersi, d’istruirsi, e non giungono senza transizione dall’infanzia all’età matura. Come ci sono uomini, che sono buoni, ed altri che sono cattivi sin dall’infanzia, così pure ci sono Spiriti, i quali sono buoni o cattivi sin dal loro principio, ma con la differenza capitale, che il fanciullo ha istinti già formati, mentre lo Spirito in origine non è né cattivo né buono: possedendo tutte le tendenze, egli poi segue l’una o l’altra direzione in forza del suo libero arbitrio.

 

 

 

Angeli e Demoni

 

 

 

128 - Gli esseri che noi chiamiamo angeli, arcangeli, serafini, e simili, formano una categoria speciale di natura differente dagli altri Spiriti?

 

«No, sono gli Spiriti puri, cioè quelli che giunsero al sommo della scala, e riuniscono in sé tutte le perfezioni».

 

 

 

La voce angelo risveglia generalmente l’idea della perfezione morale; ma spesso essa si applica anche a tutti gli esseri extraumani, siano poi essi buoni o cattivi. Così si usa dire: angelo buono ed angelo cattivo, angelo della luce e angelo delle tenebre; nel qual caso la parola angelo è sinonimo di Spirito o genio. Noi qui la prendiamo nel suo significato buono.

 

 

 

129 - Gli angeli dunque hanno già percorso tutti i gradi?

 

«Sì; gli uni perché accettarono il loro compito senza mormorare, arrivarono alla perfezione più presto; gli altri ci misero un tempo più o meno lungo».

 

 

 

130 - Se l’opinione, secondo la quale alcuni esseri furono creati perfetti e superiori a tutti gli altri, è fallace, come va che essa si trova nella tradizione di quasi tutti i popoli?

 

«Siccome il vostro mondo non è ab aeterno, e molto tempo prima che esso esistesse altri Spiriti avevano già raggiunto il grado supremo, gli uomini hanno potuto credere, che in esso fossero stati creati».

 

 

 

131 - Ci sono demoni nel significato comune di questa parola?

 

«Se ci fossero, sarebbero opera di Dio, e Dio sarebbe giusto e buono, se avesse fatto degli esseri eternamente dediti al male ed infelici? Demoni, quando così vogliate dire, ce ne sono, ma si trovano nel vostro mondo inferiore o in altri simili, e sono gl’ipocriti, che fanno d’un Dio giusto un Dio malvagio e vendicativo, e credono che le abominazioni che essi commettono in suo nome possano essere a Lui gradite».

 

 

 

La parola demonio, o meglio dèmone, implica l’idea di Spirito cattivo solo nel suo significato moderno, poiché la voce greca daimon, dalla quale è derivata, significa genio, intelligenza; e così gli antichi chiamavano gli esseri incorporei, buoni o cattivi che fossero, senza distinzione.

 

I demoni, secondo il significato comune della parola, si suppone che siano esseri essenzialmente malefici, i quali però, come tutte le cose, sarebbero creature di Dio. Ora Dio, ch’è supremamente giusto e buono, non può aver creato degli esseri predestinati al male per loro stessa natura e dannati per tutta la eternità. E se poi si volesse affermare che non sono opera di Dio, sarebbero ab aeterno come Lui, e così ci sarebbero non una, ma più potenze supreme.

 

Prima condizione di ogni dottrina è di essere logica: ora quella dei demoni manca di questa condizione essenziale. Che nelle credenze dei popoli barbari figurino i demoni, s’intende, e si spiega facilmente, poiché, non conoscendo essi gli attributi di Dio, ammettono anche divinità malefiche; ma chiunque ritiene la bontà essere d’attributo per eccellenza di Dio, non sarà mai tanto illogico, da supporre ch’egli abbia potuto creare degli esseri consacrati al male e predestinati a farlo in perpetuo; poiché sarebbe un voler negare la sua bontà. I fautori della credenza nei demoni si appoggiano sulle parole del Cristo, né certo noi metteremo in dubbio l’autorità del suo insegnamento, ché, anzi, vorremmo vederlo scolpito nel cuore, più che sulla bocca, di tutti gli uomini; ma sono essi poi ben sicuri del significato che egli dava alla parola demonio? Non sappiamo forse che la forma allegorica è uno dei caratteri distintivi del suo linguaggio? Si dovrà dunque prendere alla lettera tutto quanto si racchiude nel Vangelo? Valga ad esempio il solo passo seguente: “Subito dopo questi giorni di afflizione il sole si oscurerà, e la luna non tramanderà più luce, e le stelle cadranno dal firmamento, e le potenze del cielo saranno scosse. In verità vi dico: la presente generazione non passerà prima che tutte queste cose non siano compiute”.

 

Riguardo la creazione e il movimento della terra abbiamo veduto che la forma del testo biblico è spesso contraddetta. Non può essere lo stesso di alcune figure adoperate dal Cristo, il quale doveva parlare adattandosi ai tempi ed ai luoghi? Il Cristo non ha potuto dire scientemente una falsità; dunque, se nelle sue parole vi sono cose che sembrano offendere la ragione, questo accade perché noi non le comprendiamo, o le interpretiamo malamente.

 

Gli uomini hanno fatto riguardo ai demoni, quello stesso che hanno fatto riguardo agli angeli: come hanno creduto ad esseri perfetti ab aeterno, hanno del pari veduto negli Spiriti inferiori esseri eternamente cattivi.

 

Il vocabolo demoni deve dunque ritenersi come sinonimo di Spiriti impuri, i quali spesso non valgono punto più degli esseri fantastici designati con questo nome; ma con la differenza che il loro stato è solo transitorio. Essi sono Spiriti imperfetti, che si ribellano contro le prove loro imposte, e che appunto perciò sono condannati a sopportarle più a lungo: non dimeno, a loro volta raggiungeranno anch’essi la perfezione, sempre quando ne avranno la volontà. Quindi, si potrebbe accettare il termine demonio con questa restrizione; ma, poiché ormai viene adoperato in questo significato esclusivo, non mancherebbe di essere continua causa di errore, facendo credere all’esistenza di esseri speciali, creati unicamente per essere malvagi.

 

In quanto a Satana, è evidente che egli è la personificazione del male sotto forma allegorica, poiché non si potrebbe ammettere un essere malvagio in lotta da pari a pari con Dio, e la cui sola occupazione consistesse nell’opporsi ai disegni di Lui. Siccome all’uomo abbisognano figure che ne colpiscano la immaginazione, egli si è rappresentato gli esseri incorporei sotto una forma materiale, con attributi che ne ricordano i pregi od i difetti. Così gli antichi, volendo personificare il tempo, lo raffigurarono in sembianza di un vecchio con la falce e la clessidra, poiché simboleggiarlo con l’aspetto di un giovine sarebbe stato assurdo; così accade per le immagini allegoriche della fortuna, della verità ecc. E così i moderni hanno raffigurato gli angeli, o Spiriti puri, come giovinetti raggianti con ali candide, simbolo della loro purità, e Satana con le corna, gli artigli e gli attributi della bestialità, simboli delle basse passioni. Ma il volgo, che prende le cose alla lettera, ha veduto in questi emblemi personaggi reali, come una volta aveva veduto Saturno nella allegoria del tempo.

 

 

 

2 - Incarnazione degli spiriti

 

 

 

 

 

Scopo della Incarnazione - Dell’Anima - Materialismo.

 

 

 

 

 

Scopo della Incarnazione

 

 

 

132 - Qual è lo scopo della incarnazione degli Spiriti?

 

«Iddio la impone loro come il mezzo di giungere alla perfezione, sopportando tutte le vicende della esistenza corporale, che per i più è una espiazione od una prova, per pochi una missione. L’incarnazione ha nello stesso tempo un altro scopo, quello cioè di attribuire allo Spirito la sua parte nell’opera della creazione. Per conseguire questo scopo lo Spirito prende in ogni mondo una veste corporea in armonia con la materia di esso, condizione essenziale per potervi operare in conformità degli ordini di Dio, e mentre concorre alla esecuzione dei disegni di Dio, lavora anche per il proprio perfezionamento».

 

 

 

L’azione degli esseri corporei è necessaria all’andamento dell’universo; ma Iddio, nella sua sapienza, ha voluto che in essa trovassero un mezzo di progredire e di avvicinarsi a Lui. Così per legge ammirabile della sua Provvidenza, tutto si lega insieme, tutto è armonia nella natura.

 

 

 

133 - Gli Spiriti, che fin da principio hanno seguito la via del bene, hanno bisogno anch’essi della incarnazione?

 

«Tutti sono creati semplici ed ignoranti, e non s’istruiscono che nelle lotte e nelle tribolazioni della vita corporea. Iddio, ch’è giusto, non poteva farne felici alcuni senza sofferenze e senza fatica, e quindi senza merito».

 

- Ma allora che giova agli Spiriti l’aver seguito la via del bene, se Dio non li dispensa dalle pene della vita corporea?

 

«Raggiungono più presto la meta. Inoltre, le pene della vita sono spesso una conseguenza delle imperfezioni dello Spirito, e però chi ne ha meno soffre anche meno tormenti; così chi non ha invidia, né gelosia, né avarizia, né ambizione, non soffrirà le torture che sono conseguenza di questi difetti».

 

 

 

Dell’Anima

 

 

 

134 - Che cosa è l’anima?

 

«Uno Spirito incarnato».

 

- Che cosa era l’anima prima di unirsi al corpo?

 

«Era Spirito».

 

- Anime e Spiriti sono dunque proprio la stessa cosa?

 

«Sì. Prima di unirsi al corpo l’anima è uno degli esseri intelligenti, che popolano il mondo invisibile, e rivestono temporaneamente un involucro carnale per purificarsi ed istruirsi».

 

 

 

135 - C’è nell’uomo qualche altra cosa oltre l’anima e il corpo?

 

«Il legame che li congiunge».

 

- Qual è la natura di questo legame?

 

«E’ una sostanza semi-materiale, di natura intermedia fra lo spirito e il corpo, che rende possibili le comunicazioni dell’uno con l’altro. E’ solo per mezzo di questo legame che lo Spirito agisce sulla materia, e la materia sullo Spirito».

 

 

 

L’uomo consta dunque di tre parti essenziali:

 

1) Del corpo, che è un essere materiale analogo ai bruti e vivificato dallo stesso principio vitale;

 

2) Dell’anima, che è uno Spirito incarnato, al quale il corpo serve di dimora;

 

3). Del principio intermedio o perispirito, che è sostanza semimateriale, che serve di primo involucro allo Spirito, e congiunge l’anima col corpo. Così sono in un frutto la buccia, la polpa e il seme.

 

 

 

136 - E’ l’anima indipendente dal principio vitale?

 

«Senza dubbio, poiché il corpo non è che l’involucro».

 

- Può esistere il corpo senza l’anima?

 

«Sì: però, non appena l’anima lo abbandona, il corpo cessa di vivere. Prima della nascita non c’è ancora unione definitiva fra l’anima e il corpo; mentre poi, dopo avvenuta questa, la morte del corpo rompe i legami, che lo stringono all’anima, ed essa se ne diparte. La vita organica può animare un corpo senza anima, ma l’anima non può dimorare in un corpo privo della vita organica».

 

- Che sarebbe il nostro corpo, se non avesse anima?

 

«Una massa di carne senza intelligenza, tutto quello che volete, ma non mai un uomo».

 

 

 

137 - Lo stesso Spirito può incarnarsi ad un tempo in due diversi corpi?

 

«No; lo Spirito è indivisibile, e non può animare nello stesso tempo due esseri differenti» (*).

 

 

 

(*) Vedi il Libro dei Medium, capitolo: Bi-corporeità e trasfigurazione.

 

 

 

138 - Che dobbiamo pensare della opinione di coloro, i quali considerano l’anima come il principio della vita materiale?

 

«E’ questione di parole: noi non ci teniamo punto; vedete d’intendervi fra voi».

 

 

 

139 - Alcuni Spiriti, e prima di essi certi filosofi, hanno definito l’anima “una scintilla animica emanata dal gran Tutto”. Perché questa contraddizione?

 

«La contraddizione è apparente, e dipende dal vario significato delle parole. Perché non avete per ogni cosa un termine proprio?».

 

 

 

La voce anima è adoperata per esprimere cose assai differenti. Gli uni chiamano così il principio della vita, e in questo significato è esatto dire, figuratamente, che l’anima è una scintilla animica emanata dal gran Tutto, le quali ultime parole indicano la sorgente universale del principio vitale, di cui ciascun essere assorbe una particella, che ritorna alla massa dopo la morte. Ma questa idea non esclude punto quella di un essere morale distinto, indipendente dalla materia, e che serba la sua individualità, il quale da altri viene chiamato parimenti anima, e in questo significato si può ben dire che l’anima è uno Spirito incarnato. Quindi gli Spiriti, nel dare dell’anima differenti definizioni, hanno parlato secondo l’applicazione che essi facevano della parola, e secondo le idee terrene, di cui erano più o meno imbevuti. Questo deriva dalla insufficienza del linguaggio umano, il quale non possiede una parola per ciascuna idea, donde la origine d’infiniti equivoci e discussioni: ecco perché gli Spiriti superiori ci consigliano di metterci prima d’accordo sul significato delle parole (*).

 

 

 

(*) Vedi nell’Introduzione il valore del vocabolo: anima.

 

 

 

140 - Che cosa dobbiamo pensare della teoria che suppone l’anima divisa in tante parti, per quanti muscoli ha il corpo umano, e preposta così ad ognuna delle sue funzioni?

 

«Questa dipende dal senso che si attribuisce alla parola anima; se si intende il fluido vitale, si ha ragione; se si intende lo Spirito incarnato, si ha torto. Noi l’abbiamo detto, lo Spirito è indivisibile, e trasmette il moto agli organi per via del fluido intermedio».

 

- Come si spiega però che ci sono degli Spiriti, i quali hanno dato questa definizione?

 

«Gli Spiriti ignoranti possono scambiare l’effetto con la causa».

 

 

 

L’anima o Spirito, che informa il corpo durante la vita, e lo abbandona alla morte, agisce per mezzo degli organi, e gli organi sono animati dal fluido vitale ripartito fra loro, più abbondantemente in quelli che sono i centri e focolari del movimento. Ma il fluido vitale non è che il mezzo d’azione: l’agente è l’anima.

 

 

 

141 - C’è qualche cosa di vero nella opinione di quelli che pensano che l’anima sia al di fuori del corpo, e che lo avvolga tutto?

 

«L’anima non è già rinchiusa nel corpo, come un uccello in una gabbia, ma irradia, e si manifesta al di fuori di esso come la luce attraverso un globo di cristallo, o come il suono intorno a un centro sonoro. In questo senso essa si può dire esterna, senza dedurne però che sia l’involucro del corpo. E’ invece l’anima che ha due involucri uno sottile e leggiero, il primo, che voi chiamate perispirito: l’altro grossolano, materiale e pesante, il corpo. L’anima, ripetiamo, è il centro di questo involucro, come il germe in un nocciolo».

 

 

 

142 - Che pensare dell’altra teoria, secondo la quale l’anima nel fanciullo si svolge e si compie ad ogni periodo della vita?

 

«Lo Spirito è uno ed intiero nel fanciullo come nell’adulto: ciò che si svolge e compie sono gli organi o strumenti della manifestazione dell’anima. Anche qui si scambia l’effetto con la causa».

 

 

 

143 - Perché tutti gli Spiriti non definiscono l’anima nello stesso modo?

 

«Perché il loro grado di istruzione non è in tutti lo stesso. Ce ne sono alcuni che hanno ancora cognizioni così scarse, che, come i fanciulli tra voi, non comprendono le cose astratte; e ce ne sono anche, sempre come fra voi, di pseudosapienti, i quali fanno pompa di paroloni per illudere i semplici. Eppoi anche gli Spiriti, che sanno, possono esprimersi in termini differenti, i quali in fondo vengono a dire lo stesso, specialmente se si tratta di cose, che il vostro linguaggio è inetto ad esprimere con chiarezza e precisione, nel qual caso devono adoperare figure, allegorie e paragoni, che voi prendete per realtà».

 

 

 

144 - Che deve intendersi per l’anima del mondo?

 

«Il principio universale della vita e dell’intelligenza, da cui emanano le individualità ma coloro, che si servono di queste espressioni, per lo più non si comprendono nemmeno essi stessi. La parola anima è così elastica, che ciascuno la interpreta secondo i propri vaneggiamenti. Qualcuno è giunto fino ad attribuire un’anima anche alla Terra, volendo con questo esprimere l’insieme degli Spiriti devoti, che hanno cura di voi, indirizzano, quando date loro ascolto, le vostre azioni sulla buona via, e sono in certo modo i vicari di Dio per il vostro globo».

 

 

 

145 - Come mai tanti filosofi antichi e moderni hanno discusso a lungo intorno alla scienza psicologica senza arrivare alla verità?

 

«Precursori della dottrina spiritica eterna, essi hanno preparato la via. Erano uomini, e si sono ingannati, prendendo le proprie idee per la luce; ma i loro stessi errori servono a far risaltare la verità, mostrando il pro ed il contro, e d’altra parte fra quegli errori s’incontrano grandi verità, che uno studio comparativo vi può far comprendere».

 

 

 

146 - L’anima ha sede determinata e circoscritta in un organo del corpo?

 

«No; ma nei geni e in tutti coloro che pensano molto, risiede più particolarmente nel capo, come risiede nel cuore in quelli che molto sentono, e le cui opere sono tutte dedicate al bene dell’umanità».

 

- Che pensare dell’opinione di coloro che pongono l’anima in un centro vitale?

 

«Vorrebbero dire che lo Spirito risiede di preferenza in questa parte del vostro organismo, perché ivi mettono capo tutte le sensazioni. Ma chi la colloca in ciò che considera come il centro della vitalità, la confonde col fluido o principio vitale. Ad ogni modo si può dire che la sede dell’anima sia più particolarmente negli organi che servono alle manifestazioni intellettuali e morali».

 

 

 

Materialismo

 

 

 

147 - Per quale ragione gli anatomisti, i fisiologi e in generale coloro che studiano più specialmente le scienze naturali, sono così spesso portati al materialismo?

 

«Perché riferiscono tutto a ciò che vedono: orgoglio degli uomini, i quali credono di sapere tutto, e non ammettono che ci sono cose che possano sorpassare la loro intelligenza! La loro scienza li rende così presuntuosi da credere che la natura non abbia più segreti per loro».

 

 

 

148 - Non è doloroso che il materialismo sia per lo più conseguenza di studi, i quali dovrebbero anzi mostrare all’uomo la superiorità dell’Intelligenza che governa il mondo?

 

«Non è vero che il materialismo sia effetto di questi studi. La colpa è dell’uomo, che ne trae una falsa conseguenza, poiché egli suole abusare di tutto, anche delle cose migliori. D’altra parte, il nulla lo atterrisce più di quanto voglia far credere, e gli spiriti forti sono spesso assai più millantatori che animosi. I più sono materialisti, soltanto perché non hanno di che colmare questo vuoto; ma dinanzi all’abisso che minaccia d’inghiottirli, mostrate loro un’ancora di salvezza, ed essi vi si aggrapperanno soddisfatti».

 

 

 

Per un’aberrazione dell’intelletto vi è chi non vede negli esseri organici se non l’azione della materia, e vi riferisce tutti i nostri atti. Poiché non hanno saputo scorgere nel corpo umano altro che una macchina elettrica; poiché hanno studiato il meccanismo della vita solo nelle funzioni degli organi; poiché hanno veduto questa perire così spesso per la rottura di un filo, hanno cercato se mai ne rimanesse qualche cosa, e, non avendo trovato altro che la materia divenuta inerte, non avendo veduto l’anima fuggire, non avendo potuto prenderla a volo, per così, dire, hanno concluso che tutto era unicamente riposto nelle proprietà della materia, e che però dopo la morte altro non vi ha che il nulla: conseguenza tristissima, se fosse vera, poiché allora il bene ed il male sarebbero indifferenti, e l’umanità, fondata sull’egoismo, porrebbe al di sopra di ogni cosa la soddisfazione dei propri piaceri, e i legami sociali andrebbero distrutti, e i più santi affetti spezzati per sempre. Ma fortunatamente queste idee sono tutt’altro che generali, anzi sono assai circoscritte come opinioni personali, giacché in nessun luogo costituirono mai quel che si dice una dottrina. Una società che fosse poggiata su queste basi, porterebbe in se stessa il germe della propria dissoluzione, ed i suoi membri si dilanierebbero a vicenda come bestie feroci.

 

L’uomo sente istintivamente che con la morte non finisce tutto per lui, sente orrore del nulla, e, quantunque rifugga dal pensiero dell’avvenire, arrivato che sia il momento supremo, non può non domandare a se stesso che sarà di lui, poiché l’idea di abbandonare la vita senza ritorno strazia l’animo anche più indurito. E infatti chi potrebbe mai guardare con indifferenza la sua separazione assoluta ed eterna da tutto quello che ha amato? Chi mai senza spavento potrebbe mirare spalancato innanzi a sé l’immensurabile abisso del nulla, in cui sparirebbero ingoiate per sempre tutte le sue facoltà, tutte le sue speranze, e dire a se stesso: Come! Dopo di me più nulla? Null’altro che il vuoto? Tutto dunque deve finire irreparabilmente? Qualche giorno ancora, e poi la mia memoria sarà cancellata per sempre anche dalla mente dei miei più cari! E del mio passaggio sulla terra non resterà più alcun vestigio, e sarà anche dimenticato il bene che avrò fatto a degli ingrati per rendermeli benevoli! E a compenso di tutti i dolori della vita e delle lotte sostenute per un nobile e generoso ideale nient’altro che il nulla, e nessun’altra prospettiva, tranne la tetra visione del mio corpo roso dai vermi!

 

Oh, come questi pensieri devono riempire l’animo di amarezza, di sconforto, e di raccapriccio!

 

La religione insegna, e la ragione conferma, che non può essere così. Ma l’esistenza futura, vaga ed indeterminata come ce la predicano, non soddisfa le esigenze di una mente avida di cognizioni concrete, la qualcosa in moltissimi genera il dubbio. Dite che abbiamo un’anima, e sia; ma che cos’è quest’anima? Ha essa qualche forma, qualche apparenza? E’ un essere limitato, o indefinito? Chi la vuole un alito di Dio, chi una scintilla del fuoco eterno, chi una particella del gran Tutto, il principio della vita e della intelligenza; ma con quale vantaggio? E che c’importa di avere un’anima, se dopo di noi essa si confonde nell’immensità, come una goccia d’acqua nell’oceano? La perdita della nostra personalità non equivale al nulla per noi? Si pretende anche che essa sia immateriale; ma una cosa immateriale non potrebbe avere proporzioni definite; dunque, ricadiamo nel nulla. La religione, è vero, c’insegna che saremo felici od infelici secondo il bene od il male che avremo fatto. Ma qual è la felicità che ci aspetta in grembo a Dio? Una perenne beatitudine, una contemplazione eterna, senz’altro compito che di cantar le lodi del Creatore? E le fiamme dell’inferno, gli strumenti della pena, sono realtà, o sono figure? La Chiesa stessa le intende in quest’ultimo significato. Ma dunque quali sono le minacciate sofferenze? Dov’è il luogo del supplizio? In poche parole: che si fa, che si vede in quel mondo di là, che tutti ci attende? Assicurano che nessuno ne è mai tornato per darcene relazione.

 

Al che rispondiamo: Vi ingannate; la missione dello Spiritismo è appunto quella d’illuminarci intorno a questo avvenire, e di farcela quasi toccare con mano, non più con ragionamenti, ma coi fatti. In grazia delle comunicazioni spiritiche, esso non è più un’ipotesi, una probabilità, che ciascuno immagina a suo talento, che i poeti creano con ingegnose finzioni, dipingono con mendaci figure allegoriche; ma una realtà oggettiva, poiché gli esseri, stessi d’oltretomba vengono a descriverci la loro condizione e a dirci quello che fanno, e, in certo modo, permettendoci di assistere a tutte le vicende della loro nuova vita, ci mostrano la sorte inevitabile che ci è serbata, secondo i nostri meriti o demeriti. E’ forse questa una dottrina antireligiosa? Parrebbe il contrario, perché gl’increduli ci trovano la fede, e i tiepidi uno sprone al fervore ed alla fiducia. Dunque, lo Spiritismo è il più valido ausiliario della religione, e Iddio lo concede per rianimare, le nostre vaghe speranze, e per ricondurci sulla via del bene mediante la conoscenza dell’avvenire.

 

 

 

3 - Ritorno alla vita spiritica

 

 

 

 

 

L’Anima dopo la Morte: sua Individualità. Vita eterna - Separazione dell’Anima dal Corpo - Turbamento spiritico.

 

 

 

 

 

L’Anima dopo la Morte

 

 

 

149 - Che diventa l’anima nel punto della morte?

 

«Ridiventa Spirito, cioè ritorna nel mondo spiritico, che aveva temporaneamente abbandonato».

 

 

 

150 - Conserva l’anima la sua individualità dopo la morte del corpo?

 

«Sì, non la perde mai, altrimenti, che sarebbe l’anima?».

 

- Come fa l’anima, non avendo più corpo materiale, a riconoscere la sua individualità?

 

«Se non ha il corpo terreno, ne ha uno fluidico, che aveva attinto dall’atmosfera del suo pianeta, e che serba la figura dell’ultima incarnazione: è il suo perispirito».

 

- Oltre al perispirito l’anima non porta seco nulla di quaggiù?

 

«Null’altro che il desiderio di un mondo migliore e la ricordanza di questo, tutto dolcezza o amarezza secondo le opere della sua vita. Quanto più essa è pura, tanto più comprende la vanità di ciò che lascia sulla terra».

 

 

 

151 - Come si deve intendere l’opinione, secondo la quale l’anima dopo la morte rientra nel Tutto universale?

 

«Che l’insieme degli Spiriti forma un tutto, costituisce un mondo. Quando intervenite a un’assemblea, siete parte integrante di essa, ma tuttavia conservate sempre la vostra individualità».

 

 

 

152 - Possiamo avere prova dell’individualità dell’anima dopo la morte?

 

«E non l’avete forse nelle nostre comunicazioni? Se non siete ciechi, vedrete, e, se non siete sordi, udirete, poiché molto spesso vi parla una voce, che vi rivela l’esistenza di un essere al di fuori di voi».

 

 

 

Coloro che pensano che con la morte l’anima rientri nel Tutto universale, errano, se intendono che a guisa di una goccia d’acqua che cade nell’oceano essa vi perda la sua individualità; dicono il vero, se intendono per Tutto universale l’insieme degli esseri incorporei, di cui ciascun’anima o spirito è un elemento.

 

Se le anime fossero confuse nella massa, avrebbero le qualità dell’insieme; ma nessuna cosa le distinguerebbe l’una dall’altra. Esse mancherebbero d’intelligenza e di qualità proprie; mentre in tutte le comunicazioni ci danno prova di avere la coscienza dell’io e una distinta volontà; il divario infinito che presentano sotto ogni riguardo è conseguenza di personalità innegabile. Se dopo la morte vi fosse davvero questo gran Tutto assorbitore delle individualità, esso sarebbe uniforme, e allora tutte le comunicazioni di oltretomba riuscirebbero identiche. Ma poiché di fatto ci fanno comprendere che vengono da esseri e buoni e cattivi, e dotti e ignoranti, e felici e infelici, e allegri e malinconici, e seri e leggieri, è chiaro che queste comunicazioni provengono da entità che conservano la loro individualità e la loro coscienza. Questo riesce ancora più evidente quando provano la loro identità con segni incontrovertibili e con particolarità personali della loro vita terrestre, che si possono verificare, e torna incontrastabile quando si manifestano alla vista nelle apparizioni. L’individualità dell’anima ci era insegnata in teoria come un articolo di fede; lo Spiritismo la dimostra in modo evidente e positivo.

 

 

 

153 - Che si deve intendere per vita eterna?

 

«La vita dello Spirito, poiché quella del corpo è transitoria e passeggera. Quando il corpo muore, l’anima rientra nella vita eterna».

 

- Non sarebbe più esatto chiamare vita eterna quella degli Spiriti puri, che giunti al supremo grado di perfezione relativa, non hanno più prove da subire?

 

«Quella sarebbe piuttosto la felicità eterna. Ma questa è sempre questione di parole; chiamate le cose come volete, purché riusciate ad intendervi».

 

 

 

Separazione dell’Anima dal Corpo

 

 

 

154 - E’ dolorosa la separazione dell’anima dal corpo?

 

«No: il corpo soffre spesso assai più durante la vita che nel punto della morte. L’anima o Spirito poi non partecipa in modo alcuno a quei dolori; anzi, se è buona, ne gode, perché essi le annunziano il termine del suo esilio».

 

 

 

Nella morte naturale, che avviene per lo sfinimento degli organi in conseguenza dell’età, l’uomo lascia la vita senza avvedersene: è una lampada, che si spegne per mancanza di alimento.

 

 

 

155 - Come avviene la separazione dell’anima dal corpo?

 

«Rotti i legami, che ve la trattenevano, l’anima si scioglie dal corpo».

 

- La separazione avviene istantaneamente senza preparazione? C’è un limite nettamente segnato fra la vita e la morte?

 

«No. l’anima si svincola gradatamente, e non fugge come un uccello prigioniero restituito inaspettatamente alla libertà. La vita va a confondersi con la morte, sicché lo Spirito si libera a poco a poco dai lacci, che si sciolgono, sì, ma non si spezzano».

 

 

 

Mentre dura la vita, lo Spirito è legato al corpo mediante il suo involucro semimateriale o perispirito; ora la morte è la distruzione o trasformazione del corpo, e non del perispirito, che se ne separa, quando in quello cessa la vita organica. L’osservazione insegna, che nel punto della morte il distacco del perispirito non si compie tutto d’un tratto, ma gradatamente e con più o meno lentezza secondo le persone; in alcuni è assai spedito, e a un di presso l’ora della morte è anche quella della liberazione; in altri, e specialmente in quelli la cui vita fu tutta materia e sensi, è di gran lunga più lento, e può durare giorni, settimane, od anche mesi, la qual cosa. non implica nel corpo la menoma vitalità, né la possibilità di un ritorno alla vita, ma una semplice affinità fra esso e lo Spirito, affinità che è sempre in ragione della preponderanza che, durante la vita, lo Spirito ha concesso alla materia. Chiaro è infatti, e logico, che quanto più lo Spirito si è immedesimato con la materia, tanto più stenti a separarsene; mentre l’attività intellettuale e morale e la elevatezza dei pensieri fanno si che il distacco si inizi mentre il corpo è ancora in vita, sicché, avvenuta la morte, esso si compie quasi istantaneamente.

 

Questo è il risultato degli studi su gran numero di persone osservate all’istante del trapasso. Queste osservazioni provano inoltre che l’affinità persistente in alcuni ancora a lungo fra l’anima ed il corpo estinto è penosissima, poiché quella può provare l’orrore della decomposizione di questo. Un tal caso però forma eccezione, ed è particolare a certi generi di vita e a certi generi di morte; si avvera, per esempio, in qualche suicida.

 

 

 

156 - La separazione definitiva dell’anima dal corpo può aver luogo prima che cessi completamente la vita organica?

 

«Nell’agonia l’anima qualche volta ha già lasciato il corpo, e quindi a questo non rimane che la vita organica. L’uomo allora non ha più la coscienza di se stesso, e tuttavia gli resta ancora un soffio di vita. Il corpo è una macchina messa in moto dal cuore, e perciò esiste sino a che il cuore fa circolare il sangue nelle vene, per la quale funzione non ha bisogno dell’anima».

 

 

 

157 - In punto di morte l’anima talvolta non ha una aspirazione od estasi, che le fa intravedere il mondo che l’aspetta?

 

«Spesso l’anima, al rallentarsi dei legami che l’avvincono al corpo, fa ogni sforzo per romperli del tutto, e allora, già sciolta in parte dalla materia, vede svolgersi dinanzi l’avvenire, e gode anticipatamente lo stato di Spirito libero».

 

 

 

158 - L’esempio del bruco, che prima striscia sul suolo, e poi, chiuso nel bozzolo, diventa crisalide con l’apparenza della morte per poi tornare, splendida farfalla, all’esistenza, può darci un’idea della vita terrestre, del sepolcro, e della nostra vita novella?

 

«In piccolo sì, poiché il paragone non è cattivo; ma badate poi di non prenderlo alla lettera, come troppo spesso vi accade».

 

 

 

159 - Quale sensazione prova l’anima, quando si riconosce nel mondo degli Spiriti?

 

«Secondo i casi: se ha coscienza di aver fatto il male, ne è tutta vergognosa e dolente; se invece ebbe a scorta del vivere la virtù, è come sollevata da un gran peso, e gioisce senza tema di alcuno sguardo scrutatore».

 

 

 

160 - Lo Spirito ritrova coloro che ha conosciuto sulla terra, e che sono morti prima di lui?

 

«Sì, secondo l’affetto ch’egli aveva per essi, e secondo quello ch’essi avevano per lui. Spesso gli Spiriti dei suoi cari già defunti vengono a riceverlo al suo rientrare nella patria comune, e lo aiutano a spogliarsi dell’involucro materiale. Egli ve ne riconosce inoltre molti dei quali aveva perduto le tracce durante il suo soggiorno sulla terra: vede quelli che sono erranti, e va a visitare quelli che sono incarnati».

 

 

 

161 - In caso di morte violenta e accidentale, quando gli organi non sono ancora indeboliti dall’età o dalle malattie, la separazione dell’anima e la cessazione della vita accadono nello stesso tempo?

 

«In generale sì: ma in ogni modo, l’istante che le separa è brevissimo».

 

 

 

162 - Dopo la decapitazione, per esempio, conserva l’uomo anche per poco, la coscienza di se stesso?

 

«Fino a che la vita organica sia spenta. Spesso però l’apprensione della morte gli fa perdere quel sentimento ancora prima del supplizio».

 

 

 

Qui si parla di coscienza che il giustiziato può avere di sé medesimo come uomo, per via degli organi, e non già come Spirito. Dunque pare che, se non l’ha perduta prima del supplizio, può conservarla qualche breve momento dopo, ma cessa necessariamente con la vita organica del cervello, la qual cosa tuttavia non implica che il perispirito sia sciolto affatto dal corpo. Accade anzi il contrario in tutti i casi di morte violenta, cioè non cagionata dalla progressiva consunzione delle forze vitali, dove i legami, che uniscono il corpo col perispirito, sono più tenaci e perciò più lenta è la compiuta separazione.

 

 

 

L’Anima ha la coscienza

 

 

 

163 - L’anima ha la coscienza di sé immediatamente appena lasciato il corpo?

 

«Immediatamente no; essa rimane per qualche tempo in una specie di turbamento».

 

 

 

164 - Provano tutti gli Spiriti, e nello stesso grado e per la stessa durata, il turbamento che segue alla separazione dell’anima dal corpo?

 

«No: questo dipende dalla diversa loro elevatezza. L’uomo virtuoso si riconosce quasi immediatamente, perché si è già emancipato dalla materia durante la vita del corpo, mentre l’uomo sensuale, la cui coscienza non è pura, serba più a lungo l’impressione di essa».

 

 

 

165 - La conoscenza dello Spiritismo ha qualche peso sulla durata più o meno lunga del turbamento?

 

«Peso grandissimo, poiché lo Spirito conosceva già prima la sua futura condizione; ma, più di ogni altra cosa, abbreviano questa durata una pura coscienza e la pratica del bene».

 

 

 

Nel momento del trapasso tutto è confuso, e all’anima occorre qualche tempo per riconoscersi; essa è come stordita, e nello stato di chi esce da un profondo sonno, e cerca di rendersi conto della sua condizione. La lucidezza delle idee e la memoria del passato le ritornano a seconda che si cancella la influenza della materia, da cui si è sciolta, e si dissipa quella specie di nebbia che ne vela i pensieri.

 

La durata del turbamento, che segue alla morte, è variabilissima: può essere di qualche ora, come di più mesi, ed anche di più anni. Esso è meno lungo per quelli che già in vita si sono apparecchiati allo stato futuro, poiché, appena vi sono, lo comprendono immediatamente.

 

Il turbamento spiritico offre circostanze particolari, secondo il carattere delle persone, e soprattutto secondo il genere della morte. In quelle violente, per suicidio, per supplizio, per accidente, per apoplessia, per ferite, e simili, lo Spirito è sorpreso, stupito, non crede di essere fra i morti, e lo nega con ostinazione; vede il suo corpo, sa che è il suo e non capisce di esserne separato; va presso le persone che ama, parla loro, e non si sa dare ragione del perché non lo ascoltino. Questa illusione dura fino al perfetto distacco del perispirito. Solo allora lo spirito si riconosce, e comprende che non fa più parte dei vivi.. Un tale fenomeno si spiega facilmente. Sorpreso ad un tratto dalla morte, lo Spirito è stordito del brusco cambiamento operatosi in lui. Egli come d’ordinario suole avvenire, credeva che morte fosse sinonimo di distruzione, di annientamento: ora siccome egli pensa, vede, sente, non comprende di essere morto. Ne accresce inoltre l’inganno il vedersi un corpo simile al precedente nella forma, e la cui natura eterea egli non ha avuto ancora tempo di studiare; egli lo crede solido e compatto come il primo; e, quando qualche cosa richiama la sua attenzione su questo punto, si meraviglia di non potersi toccare. Questo fenomeno è analogo a quello dei sonnambuli, i quali da principio non credono di dormire. Per loro il sonno equivale a sospensione delle facoltà: ora, poiché pensano liberamente, e vedono, sono persuasi di non dormire. Alcuni Spiriti presentano questa particolarità, quantunque la morte non li abbia colti improvvisamente; ma essa è più comune in quelli che, sebbene malati, non pensavano di morire. Si vede allora il singolare spettacolo di uno spirito, che assiste ai suoi funerali come a quelli di un estraneo, e ne discorre come di cosa che non lo riguarda, fino a che viene a comprendere la verità.

 

Il turbamento che segue alla morte non ha nulla di penoso per l’uomo dabbene: è sereno e in tutto simile a quello che accompagna un placido svegliarsi. Per il malvagio, al contrario, è pieno di ansietà e di angosce, le quali aumentano a mano a mano che egli acquista la cognizione di se stesso.

 

Nei casi di morte collettiva si è osservato che non tutti coloro i quali muoiono insieme si riveggono sempre subito. Nel turbamento che segue al trapasso, ciascuno va per la sua strada, o si cura solamente di quelli che gli sono più cari.

 

 

 

4 - Pluralità delle esistenze

 

 

 

 

 

Della Reincarnazione - Giustizia della Reincarnazione - Incarnazione nei diversi Mondi - Trasmigrazione progressiva - Sorte dei Bambini dopo il Trapasso - Sessi fra gli Spiriti - Parentela, Filiazione - Somiglianze fisiche e morali - Idee innate.

 

 

 

 

 

Della Reincarnazione

 

 

 

166 - In qual modo l’anima, che non ha conseguito la perfezione durante la vita corporea, può finire di purificarsi?

 

«Col subire nuove esistenze».

 

- Come compie l’anima queste nuove esistenze? Forse trasformandosi, ma rimanendo sempre allo stato di Spirito?

 

«L’anima, purificandosi, soggiace senza dubbio a trasformazione; ma per purificarsi le occorre la prova della vita corporea».

 

- Dunque l’anima ha più esistenze corporee?

 

«Sì: noi tutti abbiamo avuto parecchie esistenze. Coloro che dicono il contrario, vogliono mantenervi nell’ignoranza, in cui sono essi stessi».

 

- Da questo principio sembra risultare che l’anima, dopo aver abbandonato un corpo, ne prenda un altro: il che vuol dire che essa si reincarna in un nuovo corpo. E’ così che va inteso?

 

«Precisamente».

 

 

 

167 - Qual’è lo scopo della reincarnazione?

 

«Espiazione e miglioramento progressivo dell’umanità; senza di che, dove sarebbe la giustizia?».

 

 

 

168 - Il numero delle esistenze corporee è limitato, o invece lo Spirito si reincarna perpetuamente?

 

«Ad ogni nuova esistenza lo Spirito fa un passo nella via del progresso; quando poi si è spogliato di tutte le sue imperfezioni, non ha più bisogno delle prove della vita corporea».

 

 

 

169 - Il numero delle incarnazioni è lo stesso per tutti gli Spiriti?

 

«No, chi progredisce rapidamente, si risparmia nuove prove. In ogni modo queste incarnazioni successive sono sempre numerosissime, poiché il progresso è quasi infinito».

 

 

 

170 - Che diventa lo Spirito dopo la sua ultima incarnazione?

 

«Spirito beato, perché puro».

 

 

 

Giustizia della Reincarnazione

 

 

 

171 - Su che si appoggia il principio della reincarnazione?

 

«Sulla giustizia di Dio e sulla rivelazione, giacché noi ve lo ripetiamo di continuo. Un buon padre lascia sempre aperto ai suoi figli un adito al pentimento. Non vi dice forse la ragione, che sarebbe ingiusto privare per sempre della eterna felicità tutti quelli che non ebbero la possibilità di migliorarsi? Forse non sono figli di Dio tutti gli uomini? Solo fra gli egoisti regnano la iniquità, gli odi implacabili e le pene senza remissione».

 

 

 

Tutti gli Spiriti tendono alla perfezione, e Dio ne porge loro il mezzo con le prove della vita corporea; ma la sua giustizia vuole che essi possano compiere, in nuove esistenze, ciò che non hanno potuto fare o terminare in una prima prova.

 

Non sarebbe né secondo giustizia, né secondo la bontà di Dio il condannare in eterno coloro i quali hanno potuto incontrare degli ostacoli al proprio miglioramento, contro la loro volontà, ed a cagione dell’ambiente stesso, in cui si trovarono posti. Se la sorte dell’uomo fosse irrevocabilmente stabilita dopo la sua morte, Iddio non avrebbe pesato le azioni di tutti gli uomini nella stessa bilancia, e non li avrebbe trattati con imparzialità.

 

La dottrina della reincarnazione, cioè quella che consiste nell’ammettere per l’uomo più esistenze successive, è la sola che risponda al nostro concetto della giustizia di Dio per riguardo agli uomini di condizione morale inferiore, la sola che possa spiegarci l’avvenire, e affermare le nostre speranze, poiché ci offre il mezzo di espiare i nostri errori con novelle prove. La ragione ce lo dimostra, e gli Spiriti ce lo insegnano.

 

L’uomo, che ha la coscienza della sua inferiorità, trae dalla dottrina della reincarnazione i più consolanti presagi. Se crede alla giustizia di Dio, non può sperare di divenire a un tratto e per l’eternità eguale a coloro, che hanno operato meglio di lui; ma il pensiero che questa inferiorità non lo priverà per sempre del godimento supremo, e che potrà acquistarlo mercé nuovi sforzi, lo sostiene nelle prove e rianima il suo coraggio. Chi è colui che, al termine del suo pellegrinaggio terreno non si dolga di avere acquistato troppo tardi una esperienza, da cui non può trarre profitto? Orbene, questa tardiva esperienza non e perduta, giacché se ne avvantaggerà in una nuova esistenza.

 

 

 

Incarnazione nel diversi Mondi

 

 

 

172 - Le diverse esistenze corporee si effettuano tutte sulla terra?

 

«No, ma nei diversi mondi: quella di quaggiù non è né la prima, né l’ultima, ma tuttavia una delle più materiali e lontane dalla perfezione».

 

 

 

173 - L’anima passa da un mondo all’altro ad ogni nuova esistenza corporea, o può compierne varie sullo stesso globo?

 

«Può rivivere più volte sullo stesso globo, se non è progredita abbastanza, perché meriti d’incarnarsi in uno superiore».

 

- Cosicché possiamo comparire più volte sulla terra?

 

«Certamente».

 

- Possiamo ritornarvi dopo essere vissuti in altri mondi?

 

«Sì: voi potete aver già vissuto altrove e sulla terra».

 

 

 

174 - E’ proprio necessario rivivere sulla terra?

 

«No; ma, se non progredite, potete andare in un altro globo, che non è certo migliore, ma può essere anche peggiore».

 

 

 

175 - Ha qualche vantaggio chi ritorna ad abitare la terra?

 

«Nessun vantaggio particolare, a meno che non vi ritorni in missione».

 

- Non sarebbe maggior felicità rimanere allo stato di Spirito?

 

«No, no! Si rimarrebbe stazionari, mentre è necessario progredire verso Dio».

 

 

 

176 - Gli Spiriti, dopo essere vissuti in altri mondi, possono incarnarsi in questo, senza esservi mai comparsi prima?

 

«Sì: alla stessa maniera voi potete incarnarvi altrove. Tutti i mondi sono solidali: ciò che non si compie in uno, si può compiere in un altro».

 

- Ci sono dunque uomini, i quali sono venuti per la prima volta sulla terra?

 

«Molti, e di diversi gradi».

 

- Si può riconoscere da qualche segno, se uno Spirito fa la prima apparizione sulla terra?

 

«No, perché non gioverebbe a nulla».

 

 

 

177 - Per giungere alla perfezione e alla felicità suprema, ultimo fine di tutte le creature, deve lo Spirito passare per tutti i mondi, che esistono nell’universo?

 

«No; poiché ci sono molti mondi dello stesso grado, nei quali lo Spirito non imparerebbe nulla di nuovo».

 

- E allora come spiegare la pluralità delle sue esistenze sullo stesso globo?

 

«Col riflettere che egli ogni volta vi si può trovare in condizioni sempre differenti, le quali sono per lui tante occasioni per acquistare conoscenza».

 

 

 

178 - Possono gli Spiriti reincarnarsi in un globo relativamente inferiore a quello su cui sono già vissuti?

 

«Sì, quando hanno da compiervi una missione per contribuire al progresso dell’umanità che vi abita; nel qual caso accettano con gioia le tribolazioni di quella esistenza, perché porgono loro il mezzo di progredire».

 

- Non accade così anche per espiazione, potendo Iddio mandare Spiriti ribelli in mondi inferiori?

 

«Gli Spiriti possono rimanere stazionari, ma non tornare indietro: la loro punizione consiste nel non progredire e nel ripetere le esistenze male impiegate nel mezzo più confacente alla loro natura».

 

- Quali Spiriti devono ripetere la medesima esistenza?

 

«Quelli che vengono meno al compito e alle prove».

 

 

 

179 - Gli esseri che abitano ciascun mondo, sono giunti tutti allo stesso grado di perfezione?

 

«No, avviene come sulla terra: ce ne sono di più e di meno avanzati».

 

 

 

180 - Nel passare dal nostro mondo in un altro, lo Spirito conserva l’intelligenza che aveva in questo?

 

«Senza dubbio; ma è possibile, che egli non vi abbia più gli stessi mezzi di manifestarla: ciò dipende dal grado del suo avanzamento e dallo stato del corpo, che starà per prendere nella nuova reincarnazione». (Vedi - Influenza dell’organismo).

 

 

 

181 - Gli esseri che abitano i diversi mondi, hanno corpo come noi?

 

«Naturalmente, poiché è necessario che, per agire sulla materia, lo Spirito sia rivestito di materia; ma questo involucro è più o meno grossolano secondo il grado della purezza dello Spirito, la qual cosa costituisce appunto la diversità dei mondi che dobbiamo percorrere; poiché vi sono molte dimore presso il Padre nostro, e perciò molti gradi. Alcuni lo sanno, e benché si trovino sulla terra ne hanno coscienza; altri no».

 

 

 

182 - Possiamo noi conoscere con precisione lo stato fisico e morale dei diversi mondi?

 

«Noi, Spiriti, non ve ne possiamo dare conoscenza che secondo il grado della vostra comprensione, il che vuol dire, che non dobbiamo rivelare queste cose a tutti, poiché non tutti sono in grado d’intenderle rettamente, e ciò li turberebbe».

 

 

 

A mano a mano che lo Spirito si va purificando, il corpo, che egli anima, si avvicina alla natura spirituale. La materia ne è meno densa; egli non si trascina più penosamente al suolo; i bisogni fisici divengono meno grossolani, e gli esseri viventi non hanno più bisogno di distruggersi a vicenda per nutrirsi. Lo Spirito è più libero, ed ha per le cose lontane delle facoltà sensorie, che ci sono ignote. Egli vede con gli occhi del corpo quello che noi vediamo soltanto col pensiero.

 

La purificazione degli Spiriti si appalesa nelle loro incarnazioni col perfezionamento morale, che indebolisce le passioni e gli istinti animaleschi, e fa sì che l’egoismo ceda il posto al sentimento fraterno. Perciò nei mondi superiori al nostro non si conoscono le guerre, e gli odii e le discordie non hanno ragione di essere, perché nessuno pensa di fare torto al suo simile. L’intuito che hanno del proprio avvenire, e la sicurezza che traggono da una coscienza libera da rimorsi, fanno sì che la morte non sia loro causa di alcuna apprensione: la vedono accostarsi senza timore e come una semplice trasformazione. La durata della vita nei diversi mondi sembra che sia proporzionata al grado della loro eccellenza fisica e morale; ed è perfettamente logico. Quanto il corpo è meno materiale, tanto meno è soggetto alle vicissitudini che lo vanno sfibrando; quanto più lo Spirito è puro, tanto meno ha passioni che lo agitano e sconvolgono. E questo ancora è un beneficio della Provvidenza, che rende più brevi le sofferenze.

 

 

 

183 - L’essere deve passare per l’infanzia ad ogni incarnazione, anche negli altri mondi?

 

«L’infanzia è una transazione necessaria da per tutto, ma non da per tutto è incosciente come fra voi».

 

 

 

184 - La scelta del mondo in cui reincarnarsi, è in facoltà dello Spirito?

 

«Non sempre; ma può domandarla e ottenerla, se lo merita, perché i vari mondi non sono accessibili agli Spiriti che secondo il grado della loro elevatezza».

 

- Se lo Spirito non chiede nulla, che cosa determina il mondo in cui dovrà reincarnarsi?

 

«Appunto il grado della sua elevatezza».

 

 

 

185 - Lo stato fisico e morale degli esseri viventi è sempre lo stesso in ogni globo?

 

«No, giacché anche i mondi ubbidiscono alla legge del progresso. Tutti, anche i più splendidi, hanno avuto principio, come la terra, in uno stato inferiore. La terra stessa subirà a sua volta tale trasformazione, e diverrà un paradiso terrestre, quando i suoi abitatori saranno divenuti buoni».

 

 

 

Così le razze, che oggi popolano la terra, spariranno un giorno e saranno sostituite da altre sempre più perfette, le quali succederanno alle presenti, come queste sono succedute ad altre ancora più materiali.

 

 

 

186 - Vi sono mondi, in cui lo Spirito cessa di vestire un corpo materiale, e non ha più altro involucro che il perispirito?

 

«Sì; e questo stesso negli Spiriti puri diviene così etereo, che è per voi come se non esistesse».

 

- Non ci sono, dunque, limiti precisi fra lo stato delle ultime incarnazioni e quello di puro Spirito?

 

«E infatti questi limiti non esistono: la differenza si va cancellando a poco a poco insensibilmente, come la notte, che svanisce innanzi ai primi albori del giorno».

 

 

 

187 - La sostanza del perispirito è la medesima in tutti i globi?

 

«No; essa è più o meno eterea. Nel passare sui vari mondi, lo Spirito si riveste della materia propria di ciascuno di essi, e ciò avviene con la celerità del lampo».

 

 

 

188 - Gli spiriti puri abitano mondi speciali, o sono nello spazio universale senza essere legati più a un globo che ad un altro?

 

«Gli Spiriti puri abitano certi mondi; ma non vi sono confinati come gli uomini sulla terra. Essi possono, meglio degli altri, trovarsi, per così dire, da per tutto» (*).

 

 

 

(*) Secondo gli Spiriti, fra tutti i globi che compongono il nostro sistema planetario, la Terra sarebbe uno di quelli, i cui abitanti sono meno avanti così nel morale che nel fisico. Marte gli sarebbe ancora inferiore, e Giove molto al di sopra per tutti i riguardi. Il Sole non sarebbe un mondo abitato da esseri corporei, ma un luogo di convegno di Spiriti elevati, i quali di là irradiano col pensiero verso gli altri mondi, che essi dirigono per mezzo di Spiriti subordinati, coi quali comunicano per l’intermedio del fluido universale. In quanto alla costituzione fisica, il nostro Sole, come tutti gli altri, può darsi che sia un focolare di elettricità.

 

Il volume e la lontananza dal Sole non avrebbe alcun rapporto necessario col grado di avanzamento dei mondi, poiché Venere sarebbe più progredita della Terra, e Saturno meno di Giove.

 

Parecchi Spiriti di persone vissute sulla terra hanno detto di essersi reincarnati in Giove, uno dei mondi più progrediti del nostro sistema, e questo fece meraviglia, poiché sulla terra non erano stimate da tanto. Ma questa sorpresa scemerà, qualora si consideri in primo luogo che alcuni Spiriti, i quali abitavano in quel pianeta, hanno potuto essere mandati sulla terra per compiervi una missione la quale, ai nostri occhi, non ne dava a conoscere tutto il valore; in secondo luogo, che fra la loro esistenza terrestre e quella in Giove, hanno - potuto averne delle intermedie, in cui migliorarsi sotto ogni riguardo e da ultimo, che in quel mondo, come nel nostro, vi saranno diversi gradi di sviluppo, e fra questi gradi può correre la distanza, che fra noi separa il selvaggio dall’uomo incivilito. Quindi, abitare in Giove non vuol dire che uno sia a livello degli esseri più avanzati che ci vivono, come altri non è a livello di un dotto dell’Istituto, solo perché dimora a Parigi.

 

Anche le condizioni di longevità non sono da per tutto le stesse che sulla terra, e l’età non ha termine di paragone. Lo Spirito di una persona morta da tempo, rispondendo ad una evocazione, disse di essere reincarnato da sei mesi in un mondo a noi sconosciuto. Richiesto dell’età, che aveva in esso, replicò: “Non posso valutarla, perché qui non misuriamo il tempo come voi. Il modo di esistere non è più lo stesso, e lo sviluppo è molto più celere. Tanto è vero che, quantunque io non ci sia che da sei dei vostri mesi, posso dire di avere l’intelligenza che avevo a trent’anni sulla terra”.

 

Molte risposte analoghe si ebbero da altri Spiriti, né vi troviamo inverosimiglianza. Non vediamo noi sulla terra gran numero di animali raggiungere normalmente il loro sviluppo in pochi mesi? Perché non potrebbe essere così dell’uomo in altre sfere? E si noti che lo sviluppo a cui giunge l’uomo sulla terra all’età di trent’anni, non è forse che una specie d’infanzia, in confronto di quello ch’egli deve conseguire. Non è logico voler credere di essere in tutto i prototipi della creazione, ed è un abbassare Dio il credere che Egli non possa fare opera più egregia della creatura umana.

 

 

 

Trasmigrazione progressiva

 

 

 

189 - Gode lo Spirito la pienezza delle sue facoltà sin dal suo principio?

 

«No, giacché anche lui, come l’uomo, ha la sua infanzia. Gli Spiriti, in origine, hanno una esistenza istintiva, e poca coscienza di sé e dei propri atti. Solo a poco a poco si svolge in essi l’intelligenza».

 

 

 

190 - Qual è lo stato dell’anima nella sua prima incarnazione?

 

«Quello che è l’infanzia per la vita corporea l’intelligenza è sul destarsi, e si prova a vivere».

 

 

 

191 - Quelle dei nostri selvaggi sono anime nello stato dell’infanzia?

 

«D’infanzia relativa; ma sono già sviluppate, perché hanno passioni».

 

- Dunque le passioni sono segno di sviluppo?

 

«Di sviluppo sì, ma non di perfezione: sono segno di attività e di coscienza dell’io, mentre nell’anima primitiva l’intelligenza e la vita sono allo stato di germe».

 

 

 

La vita dello Spirito, nel suo insieme, percorre le medesime fasi che quelle del corpo; egli passa gradatamente dallo stato di embrione a quello dell’infanzia, e giunge poi, per una successione di periodi, a quello di adulto, cioè della perfezione, con tali differenze, che la vita spiritica non ha vecchiaia né decrepitezza; ch’essa ebbe un principio, ma non avrà mai fine; che le bisogna un tempo immenso per passare dall’infanzia allo sviluppo completo, e che il suo progresso si compie non sopra una sola sfera, ma sopra parecchie. Così la vita dello Spirito si compone di una serie di esistenze corporee, ciascuna delle quali gli è occasione di progresso, come ogni esistenza corporea si compone di una serie di giorni, in ciascuno dei quali l’uomo fa un passo in esperienza e in istruzione. Ma come nella vita dell’uomo passano giorni senza frutto, in quella dello Spirito passano esistenze corporee senza risultato, perché egli non ha saputo avvalersene.

 

 

 

192 - Si può, con un portamento irreprensibile in questa vita terrena, balzare al sommo della scala, e divenire Spirito puro senza passare per i gradi intermedi?

 

«No, poiché ciò che l’uomo quaggiù crede perfetto è ancora molto lontano dalla perfezione: ci sono qualità che egli non conosce, e non potrebbe comprendere. Egli non può essere più perfetto di quanto comporta la sua natura terrestre; ma da questa perfezione a quella a cui deve giungere c’è una grande differenza. Il fanciullo, per quanto si sviluppi assai precocemente, deve passare per la giovinezza prima di raggiungere l’età matura; l’ammalato, siano pur fenomenali i suoi progressi nella guarigione, deve passare per la convalescenza prima di recuperare la perfetta sanità. E poi lo Spirito deve progredire così in scienza come in moralità, e, se non ha progredito che in una di queste due cose, bisogna, per toccare la sommità della scala, che progredisca anche nell’altra; tuttavia, quanto più l’uomo progredisce in questa vita, tanto più brevi e meno penose saranno le sue prove future».

 

- Può l’uomo, almeno in questa vita, assicurarsi un’esistenza futura meno sparsa di amarezze e di tribolazioni?

 

«Certamente; può diminuire la lunghezza e le difficoltà del cammino. Solo l’infingardo si trova sempre allo stesso punto».

 

 

 

193 - Può l’uomo, nelle sue nuove esistenze, discendere più in basso di quello che era?

 

«Come uomo, per “condizione sociale”, sì; come Spirito, no».

 

 

 

194 - Può lo Spirito, che fu quello di un uomo dabbene, in una successiva incarnazione animare il corpo di uno scellerato?

 

«No, perché non può tralignare».

 

- Può l’anima di un perverso diventare quella di un uomo dabbene?

 

«Sì, se egli si pente, poiché questa sarebbe una ricompensa».

 

 

 

Il cammino degli Spiriti è progressivo, non mai retrogrado; essi si elevano gradatamente nella gerarchia, ma non discendono dal grado a cui sono pervenuti. Nelle diverse esistenze corporee possono scendere in basso come uomini, ma non come Spiriti. E’ per questo che lo Spirito di un potente della terra vi potrà più tardi animare il più umile artigiano, o viceversa, poiché le condizioni sociali fra gli uomini sono spesso in ragione inversa della elevatezza dei sentimenti morali. Erode era monarca, Gesù falegname.

 

 

 

195 - La possibilità di migliorarsi in un’altra esistenza non può indurre qualcuno a perseverare nella via cattiva, pensando che si potrà sempre correggere più tardi?

 

«Chi pensa così, non crede a nulla, e però la minaccia di un castigo eterno non lo trattiene maggiormente, perché la sua ragione vi si ribella, e questa idea lo conduce alla piena incredulità. Se per guidare gli uomini si fossero sempre adoperati mezzi razionali, non vi sarebbero tanti scettici. Uno Spirito imperfetto può pensare cose assurde durante la sua vita corporea; ma, sciolto che sia dalla materia, cambia idea, poiché si avvede subito che si è ingannato, e porta seco in una nuova esistenza sentimenti contrari. In tal modo si compie il progresso; ed ecco la ragione per la quale vedete sulla terra una parte degli uomini più progredita dell’altra: quelli hanno già una esperienza, che questi ancora non hanno, ma che certo acquisteranno a poco a poco. Da voi soli dipende l’affrettare il vostro progresso, o il ritardarlo indefinitivamente».

 

 

 

L’uomo, che si trova in cattiva condizione, desidera naturalmente di uscirne il più presto che può. Chi sia fermamente persuaso che le tribolazioni di questa vita sono la conseguenza dei suoi difetti, cercherà di assicurarsi una nuova esistenza meno penosa, e questa convinzione lo distoglierà dalla via del male più agevolmente che quella del fuoco eterno, a cui non crede.

 

 

 

196 - Poiché gli Spiriti non si possono migliorare senza le tribolazioni della vita corporea, parrebbe che questa sia una specie di trafila o di purgatorio, per cui devono passare gli esseri del mondo spirituale allo scopo di giungere alla perfezione?

 

«Proprio così. Essi migliorano per mezzo di quelle prove con l’evitare il male e praticare il bene, e solo dopo molte incarnazioni ed epurazioni successive raggiungono, in un tempo più o meno lungo, secondo i loro sforzi, lo scopo a cui mirano».

 

- E’ il corpo che, per migliorarlo, agisce sullo Spirito, o è lo Spirito, che, per migliorarsi, agisce sul corpo?

 

«Lo Spirito è tutto; il corpo è una veste, che si scioglie in putredine».

 

 

 

Simbolo materiale dei diversi gradi di purificazione dell’anima è il succo della vite. Esso contiene il liquore dello spirito od alcool; ma questo, affievolito da grande quantità di materie estranee, che ne alterano l’essenza, non giunge alla purezza assoluta che dopo molte distillazioni, in ciascuna delle quali si spoglia di qualche impurità. Il lambicco è il corpo, in cui deve entrare per purificarsi; le materie estranee sono come il perispirito, che si purifica anch’esso a mano a mano che lo Spirito si avvicina alla perfezione.

 

 

 

Sorte dei Bambini dopo il Trapasso

 

 

 

197 - Lo Spirito di un fanciullo morto in tenera età ha Io stesso valore che quello di un adulto?

 

«Talora molto di più, poiché può essere vissuto assai più a lungo, e quindi avere maggiore esperienza, specialmente se ha progredito».

 

- Dunque, lo Spirito di un bambino può essere più progredito di quello di suo padre?

 

«Spessissimo: non lo vedete sovente voi stessi sulla terra?».

 

 

 

198 - Lo Spirito di un fanciullo, che muoia in tenera età, non avendo potuto commettere il male, appartiene ai gradi superiori?

 

«Se non ha commesso il male, non ha neppure fatto del bene, e Dio non lo esime dalle prove, che deve subire. Se poi fosse superiore, non lo sarebbe già perché fra voi era un fanciullo, ma perché aveva molto progredito prima di reincarnarsi».

 

 

 

199 - Perché vediamo così spesso troncata la vita nell’infanzia?

 

«La poca durata della vita di un fanciullo può essere per lo Spirito incarnato in lui il compimento di un’anteriore esistenza interrotta prima del termine stabilito, e la sua morte è spesso una prova od una espiazione per i genitori».

 

- Quale sorte tocca allo Spirito di un fanciullo morto in tenera età?

 

«Se morto per essere venuto meno al compito intrapreso, egli ricomincia una nuova esistenza».

 

 

 

Se l’uomo non avesse che una sola esistenza corporea, e se, dopo questa, il suo futuro destino fosse stabilito in sempiterno, quale sarebbe il merito della metà della specie umana, che muore nell’infanzia, per godere senza fatiche una felicità senza fine? E con quale diritto essa sarebbe esente dalle condizioni spesso così dure imposte all’altra metà? Un tale ordine di cose contrasterebbe con la giustizia di Dio. Con la reincarnazione, invece, si stabilisce l’eguaglianza; l’avvenire, senza eccezione e senza favore per alcuno, appartiene a tutti: chi arriva ultimo non può incolpare che se stesso. L’uomo deve avere il merito delle sue opere, poiché ne risponde.

 

E, d’altra parte, non è punto logico il considerare l’infanzia come uno stato normale d’innocenza. Non vediamo forse gl’istinti più malvagi dominare talvolta nei bambini in un’età, in cui l’educazione non ha potuto ancora esercitare alcuna influenza? Non ne vediamo di quelli che hanno portato seco nascendo l’astuzia, la doppiezza, la perfidia, e perfino la tendenza al furto ed al sangue, che perdurano nonostante i buoni esempi che loro vengono dati? La legge civile li assolve dai loro misfatti scusandoli col dire che hanno agito senza discernimento, e a buona ragione, perché veramente agiscono più istintivamente che di proposito deliberato. Ma donde possono provenire istinti così diversi tra fanciulli della medesima età, spesso educati nelle medesime condizioni, e sottoposti alle medesime influenze? Donde così precoce perversità, se non dalla bassezza dello Spirito, poiché l’educazione non vi ha parte? I bambini viziosi sono tali, perché il loro Spirito ha progredito meno, e ne subisce le conseguenze, non per le sue opere da bambino, ma per quelle delle sue esistenze anteriori. Così la legge è uguale per tutti e la giustizia di Dio raggiunge tutti.

 

 

 

Sessi fra gli Spiriti

 

 

 

200 - Vi è fra gli Spiriti diversità di sesso?

 

«No, nel modo che intendete voi, giacché i sessi dipendono dall’organismo. Anche fra gli Spinti regnano amore e simpatia, ma fondati sulla somiglianza dei sentimenti».

 

 

 

201 - Dunque, lo Spirito, che animò il corpo di un uomo, può in una nuova esistenza animare quello di una donna e viceversa?

 

«Senza dubbio, lo stesso Spirito può animare ora il corpo di un uomo, ora quello di una donna».

 

 

 

202 - Lo Spirito errante preferisce incarnarsi nel corpo di un uomo o di una donna?

 

«Una tal cosa poco importa allo Spirito: essa dipende dalla prova che deve subire».

 

 

 

Gli Spiriti si incarnano ora come uomini ora come donne, poiché, dovendo progredire in tutto, ogni sesso, ogni condizione sociale, offre loro speciali prove e doveri ed occasioni di acquistare esperienza. Chi fosse sempre uomo non saprebbe altro se non ciò che deve sapersi dagli uomini.

 

 

 

Parentela e Filiazione

 

 

 

203 - I genitori trasmettono ai figli una parte della loro anima, o danno loro soltanto la vita animale, a cui un’anima viene più tardi ad aggiungere la vita morale?

 

«I genitori danno ai figli la vita animale soltanto, perché l’anima è indivisibile. Un padre idiota può avere figli d’ingegno e viceversa».

 

 

 

204 - Poiché abbiamo avuto parecchie esistenze, la parentela deve risalire al di là dell’attuale?

 

«Non può essere diversamente. La successione delle esistenze corporee stabilisce in ciascuna fra gli Spiriti dei legami, che risalgono alle anteriori: da ciò spesso le cause della simpatia, che vi lega a persone da voi credute estranee».

 

 

 

205 - Ad alcuni può sembrare che la dottrina della reincarnazione distrugga i legami di famiglia col farli risalire al di là della esistenza attuale.

 

«Li estende ma non li distrugge. Poiché la parentela è fondata sopra affetti anteriori, i vincoli che uniscono i membri di una stessa famiglia, sono anzi meno precari. Essa rafforza e moltiplica i doveri della fraternità poiché il vostro vicino o il vostro servo può essere uno Spirito a voi già congiunto in passato per legami di sangue».

 

- Essa tuttavia diminuisce l’importanza che alcuni annettono alla propria discendenza, poiché uno può aver avuto per padre uno Spirito, il quale sia appartenuto a tutt’altra famiglia o sia vissuto in tutt’altra condizione che la sua.

 

«E’ vero: ma questa importanza si appoggia unicamente sull’orgoglio. Quello che in gran parte gli uomini onorano nei loro sentimenti, sono i titoli, i gradi, la fortuna. Molti si adonterebbero di aver avuto per avo un onesto calzolaio, e invece si gloriano di discendere da un gentiluomo dissoluto. Ma, checché‚ dicano o facciano, non toglieranno alle cose di essere quelle che sono, poiché‚ Dio non ha regolato le leggi della natura sulla loro vanità».

 

 

 

206 - Dal non esserci filiazione tra gli Spiriti dei discendenti a una stessa famiglia ne segue che il culto degli antenati sia cosa vana e ridicola?

 

«No, poiché è naturale che un uomo si onori di appartenere ad una famiglia, in cui si sono incarnati Spiriti superiori. Sebbene gli Spiriti non procedano gli uni dagli altri, non per questo portano minore affezione a quelli con cui sono congiunti da legami di sangue, che hanno radice in simpatia, od in vincoli anteriori. Ricordatevi però che gli Spiriti dei vostri avi non si tengono punto onorati dal culto che rendete ad essi per orgoglio. Il loro merito non si riflette su di voi se non in quanto vi adoperate di seguirne i buoni esempi; in questo solo caso la vostra memoria può riuscir loro non solamente grata, ma anche proficua».

 

 

 

Somiglianze fisiche e morali

 

 

 

207 - I genitori trasmettono spesso ai loro figli una rassomiglianza fisica. Trasmettono loro anche una rassomiglianza morale?

 

«No, poiché‚ hanno anime o Spiriti diversi. il corpo procede dal corpo, ma lo Spirito non procede dallo Spirito. Fra i discendenti di tutte le singole razze non vi è che consanguineità».

 

- Da dove vengono le rassomiglianze morali, che talvolta esistono fra i genitori ed i figli?

 

«Dall’essere Spiriti simpatici attratti gli uni verso gli altri dalla parità di tendenze».

 

 

 

208 - Lo Spirito dei genitori ha influenza su quello dei figli dopo la loro nascita?

 

«Sì, e grandissima. Come abbiamo già detto, gli Spiriti devono vicendevolmente aiutarsi a progredire. Orbene: gli Spiriti dei genitori hanno per compito di svolgere quello dei loro figliuoli per mezzo dell’educazione: chi vi manca è colpevole».

 

 

 

209 - Perché mai certi genitori buoni e virtuosi danno la vita a figli di natura perversa? In altri termini: Perché‚ le buone qualità dei genitori non attraggono sempre per simpatia buoni Spiriti ad incarnarsi come loro figli?

 

«Uno Spirito cattivo può chiedere d’incarnarsi presso buoni genitori nella speranza che i loro consigli lo distolgano dalla cattiva strada; e spesso Iddio lo concede».

 

 

 

210 - Possono i parenti, per forza di volontà e di preghiera, attrarre nel corpo del figlio nascituro uno Spirito buono anziché‚ uno cattivo?

 

«No; ma possono migliorare lo Spirito del figlio, che hanno fatto nascere, e che è loro affidato. E’ per essi un dovere. Figli cattivi sono prove per i genitori».

 

 

 

211 - Da dove viene la somiglianza di carattere, che esiste spesso tra due fratelli, e specialmente fra gemelli?

 

«Dall’essere Spiriti simpatici, che si avvicinano per la somiglianza dei sentimenti, e sono felici di trovarsi assieme».

 

 

 

212 - Nei gemelli, i cui corpi sono congiunti, e che hanno organi in comune, ci sono due Spiriti, cioè due anime?

 

«Sì; ma la loro somiglianza non ne forma spesso che una sola ai vostri occhi».

 

 

 

213 - Poiché‚ gli Spiriti s’incarnano nei gemelli per simpatia, da che proviene l’avversione, che talora domina fra loro?

 

«Non è regola assoluta che nei gemelli vi siano sempre Spiriti simpatici. Cattivi Spiriti possono voler lottare insieme sul teatro della vita».

 

 

 

214 - Che pensate delle storie di bambini, che si battono già nel seno della madre?

 

«Espressioni impiegate ad esprimere che il loro odio è così inveterato, che risale al di là della nascita. Quando vi abituerete a tenere conto delle figure poetiche?».

 

 

 

215 - Da che proviene il carattere speciale, che distingue un popolo da un altro?

 

«Gli Spiriti formano famiglie determinate dalla similitudine delle tendenze più o meno pure, secondo la loro elevatezza. Ora, ogni popolo è una grande famiglia in cui si riuniscono Spiriti simpatici, e la propensione ad unirsi dei membri di queste famiglie ne costituisce il carattere distintivo. Credete voi che Spiriti buoni ed umani preferiscano incarnarsi fra un popolo barbaro e feroce? No: gli Spiriti simpatizzano con le masse, come simpatizzano con gli individui. In quel caso, essi si trovano nell’ambiente, che loro è proprio».

 

 

 

216 - Serba l’uomo nelle sue nuove esistenze tracce del carattere morale delle esistenze anteriori?

 

«Sì può accadere; ma egli, migliorandosi, cambia. Anche la diversità di condizione sociale ha su questo un gran peso: se da padrone diventa schiavo, i suoi gusti muteranno del tutto, e stentereste a riconoscerlo. E’ certo, però, che, essendo lo Spirito sempre lo stesso nelle diverse incarnazioni, le sue manifestazioni, nel passare dall’una all’altra, possono avere certe analogie, modificate soltanto dalle abitudini della sua nuova condizione; ma viene il giorno in cui un notevole miglioramento ne cambia del tutto il carattere, poiché‚ da orgoglioso e malvagio, se si è pentito, può divenire umile ed umano».

 

 

 

217 - L’uomo, nelle sue diverse incarnazioni, serba le tracce del carattere fisico delle esistenze anteriori?

 

«Il corpo antico è distrutto, ed il nuovo non ha con esso alcun rapporto. Tuttavia, lo Spirito si riflette sul corpo, e, sebbene questo non sia che materia, è modellato peraltro sulle capacità dello Spirito, che gli imprime un certo carattere, specialmente sul volto. Si dice comunemente che gli occhi sono lo specchio dell’anima, cioè che l’anima si appalesa più particolarmente sul volto, ed è vero, poiché‚ una persona, anche bruttissima, ha pure in sé‚ qualche cosa che piace, quando vi aleggia uno Spirito buono, savio, gentile, mentre vi sono facce bellissime, che non hanno punto attrattiva, anzi che ispirano avversione. Sembrerebbe sulle prime che solo i corpi ben fatti dovessero essere gli involucri degli Spiriti migliori; ma in realtà s’incontrano ogni giorno uomini dabbene sotto aspetti deformi. In conclusione: la parità dei gusti e delle tendenze può dare ai corpi, non una somiglianza pronunciata, ma ciò che si dice volgarmente un’aria di famiglia».

 

 

 

Poiché‚ il corpo, che riveste l’anima in una nuova incarnazione, non ha rapporto necessario con quello della precedente, sarebbe assurdo dedurre una successione di esistenze da una rassomiglianza fortuita. Tuttavia, le qualità dello Spirito modificano spesso gli organi, che servono alle loro manifestazioni, ed imprimono sul volto, ed anche nell’insieme dei modi, un carattere particolare. Quindi è, che sotto i più umili cenci si può trovare l’espressione della grandezza e della dignità; mentre sotto l’abito del gran signore si vede qualche volta quella della bassezza e dell’ignominia. Certe persone, uscite dal ceto infimo, prendono le consuetudini e le maniere della nuova società con tanta naturalezza, che pare si trovino nel loro elemento; altre, all’opposto, non ostante la loro nascita e condizione, ci si trovano sempre come pesci fuori dell’acqua. Come spiegare questi fatti, se non quali riverberi di quello che è stato lo Spirito in anteriori esistenze?

 

 

 

Idee innate

 

 

 

218 - Lo Spinto incarnato conserva forse qualche traccia delle sensazioni avute e delle nozioni acquistate nelle esistenze precedenti?

 

«Gliene resta quella vaga rimembranza, che gli uomini chiamano idee innate».

 

- Dunque la teoria delle idee innate non è una chimera?

 

«No. Le cognizioni acquistate in ciascuna esistenza non si perdono. Lo Spirito, sciolto che sia dalla materia, se ne ricorda sempre. Durante l’incarnazione può dimenticarle in parte; ma l’intuito che gliene rimane, aiuta il suo avanzamento, senza di che dovrebbe ricominciare sempre da capo. Ad ogni nuova incarnazione, lo Spirito prende il suo punto di partenza da quello nel quale era rimasto nella precedente».

 

- Quindi fra due vite vi è una grande connessione?

 

«Non sempre così grande quanto potreste credere, giacché, come fu osservato, le condizioni sono spesso assai differenti, e nell’intervallo lo Spirito ha potuto progredire». (Vedi numero 216).

 

 

 

219 - Qual è l’origine delle facoltà straordinarie di coloro, che, senza precedente studio, sembra che abbiano l’intuizione di alcune parti dello scibile, come delle lingue, del calcolo, e simili?

 

«La rimembranza del passato, il progresso antecedente dell’anima, di cui però essi stessi non hanno coscienza. Da dove vorreste che provengano? Il corpo cambia, ma lo Spirito no, sebbene muti l’involucro esteriore».

 

 

 

220 - Nel cambiare corpo si può perdere qualche facoltà intellettuale? Non aver più, per esempio, il gusto artistico?

 

«Sì; se lo Spirito ha deturpato questa facoltà col farne cattivo uso. Ma, inoltre, una facoltà può sonnecchiare durante una esistenza, perché‚ lo Spirito ne vuole esercitare un’altra che non vi ha relazione: in tal caso essa rimane allo stato latente per ricomparire più tardi».

 

 

 

221 - E’ forse ad un ricordo retrospettivo che l’uomo deve, anche in stato di selvaggio, la nozione istintiva dell’esistenza di Dio ed il presentimento della vita futura?

 

«Sì: alla rimembranza di ciò che sapeva come Spirito prima di essere incarnato; ma l’orgoglio spesse volte soffoca questo sentimento».

 

- Sono dovute a questo medesimo ricordo alcune credenze relative alla dottrina spiritica, che ritroviamo in tutti i popoli?

 

«La dottrina spiritica è antica quanto il mondo, e si rinviene da per tutto: prova, questa, della sua verità. L’anima incarnata, serbando l’intuizione del suo stato di Spirito, ha la coscienza istintiva del mondo invisibile; ma spesso la falsano i pregiudizi, e l’ignoranza vi aggiunge la superstizione».

 

 

 

5 - Considerazioni sulla pluralità delle esistenze

 

 

 

 

 

222 - Il dogma della reincarnazione, dicono alcuni, non è nuovo; risale a Pitagora. E noi forse abbiamo asserito che la dottrina spiritica sia invenzione moderna? Lo Spiritismo è una legge di natura; quindi ha dovuto esistere fin dall’origine dei tempi, e noi ci siamo sempre studiati di provare che se ne rinvengono le tracce nella più remota antichità. Pitagora, come sanno tutti, non è l’autore del sistema della metempsicosi, poiché‚ lo ha ripreso dai filosofi indiani ed egizi, presso i quali esisteva da tempo immemorabile.

 

L’idea della trasmigrazione delle anime era dunque una credenza volgare, ammessa dagli uomini più eminenti. Come e da chi l’avevano ricevuta? Per rivelazione o per intuizione? Non sappiamo: ma, comunque sia la cosa, un’idea non attraversa il tempo e non è accettata dal fiore dell’ingegni senza avere qualche lato serio. L’antichità della nostra dottrina sarebbe dunque piuttosto una prova che una obiezione. Però è anche noto che fra la metempsicosi degli antichi e la dottrina moderna della reincarnazione corre un’enorme differenza, poiché‚ gli Spiriti rigettano nel modo più assoluto la trasmigrazione dello spirito dell’uomo negli animali.

 

Gli Spiriti dunque, insegnando il dogma della pluralità delle esistenze corporee, rinnovano una dottrina che ebbe origine nelle prime età del mondo, e si è conservata fino ai giorni nostri nell’intimo pensiero di moltissimi; ma la presentano sotto un aspetto più razionale, più conforme alle leggi progressive della natura, e più in armonia con la sapienza del Creatore, spogliandola di tutto quello che vi ha aggiunto la superstizione. E’ circostanza degna di nota, che essi in questi ultimi tempi non l’hanno insegnata solo in questo libro. Prima ancora che questo libro fosse pubblicato, innumerevoli comunicazioni della medesima natura si erano ottenute in diverse contrade, e si sono poi considerevolmente moltiplicate. Qui sarebbe forse il caso di esaminare perché‚ non tutti gli Spiriti siano concordi su questo punto; ma vi ritorneremo in seguito.

 

Consideriamo per ora la cosa sotto un altro aspetto, senza tener conto delle istruzioni degli Spiriti. Mettiamoli da parte per un momento, e supponiamo che questa teoria non sia opera loro anzi, che non si sia mai parlato di Spiriti. Poniamoci per un istante sopra un terreno vergine di ogni preconcetto, ammettendo nello stesso grado di probabilità tutte e due le ipotesi, cioè quella della pluralità e quella della unità delle esistenze corporee, e vediamo da quale parte ci guiderà la ragione e il nostro proprio interesse.

 

Alcuni respingono l’idea della reincarnazione per il solo fatto che non la trovano di loro gusto, asserendo di avene già troppo di un’esistenza sola, e di non volerne ricominciare un’altra. Noi ne conosciamo alcuni, i quali inorridiscono al solo pensare di dover tornare sulla terra. A questi non abbiamo a domandare che una cosa, cioè: se pensano che Dio abbia consultato il loro gusto ed avviso per regolare l’universo. Del resto, non c’è via di mezzo: l’incarnazione o esiste, o non esiste. Ora, se esiste, hanno un bel protestare, ma converrà che la subiscano Dio non ne chiederà a loro il permesso. Sarebbe pur comodo all’ammalato, se potesse dire: Ho sofferto abbastanza oggi, domani non voglio più soffrire! Invece, per quanto grande sia la sua impazienza, bisogna che egli soffra e il domani e i giorni successivi fino a che sia guarito. In egual modo, se quei riluttanti devono rivivere di nuovo, torneranno a vivere e si reincarneranno, né gioverà l’ostinarsi come i fanciulli, che non vogliono andate a scuola, o i condannati, che rifuggono dalla prigione: sarà giocoforza passare per questa trafila. Queste obiezioni sono troppo puerili, perché‚ meritino un esame serio. Nondimeno, per rassicurarli, diremo loro che la dottrina spiritica sull’incarnazione non è così tremenda come credono, e che, se l’avessero studiata bene, non ne sarebbero così sgomenti, poiché‚ saprebbero che le condizioni della nuova esistenza dipendono da loro: essa sarà felice od infelice secondo quello che avranno fatto quaggiù allo scopo di potere, già in questa vita, elevarsi tanto in alto da non più temere la ricaduta nel fango.

 

Si noti che supponiamo di parlare a chi crede in un qualunque avvenire dopo la morte e non a coloro i quali hanno per prospettiva il nulla, o vogliono sommergere l’anima loro in un Tutto universale senza individualità come le gocce della pioggia nell’Oceano, ciò che press’a poco è lo stesso. Se, dunque, credete in un avvenire come che sia, non ammetterete certamente che esso sia lo stesso per tutti; diversamente, in che consisterebbe l’utilità del bene? Perché‚ imporsi sacrifici? Perché‚ non soddisfare tutte le proprie passioni, tutti i propri desideri, fosse anche a spese altrui, giacché‚ non ci sarebbe né‚ da perdere, né da guadagnare? Se credete che l’avvenire d’oltretomba sarà più o meno felice od infelice secondo le opere della vostra vita, non potete che desiderare di divenire veramente felici, giacché‚ si tratta dell’eternità. Avreste voi forse la pretesa di essere gli uomini più perfetti mai esistiti sulla terra, e di avere così senz’altro il diritto alla suprema felicità? No certamente, e quindi ammettete che ci sono degli uomini, i quali, poiché‚ vi superano in merito, hanno diritto a un posto migliore, senza che per questo voi siate fra i reprobi. Ebbene: ponetevi un istante col pensiero in questa condizione media, che sarà probabilmente la vostra, e supponete che qualcuno venga a dirvi: Voi soffrite, non siete felici quanto potreste, mentre avete dinanzi degli esseri che godono una perfetta felicità: volete cambiare la vostra condizione con la loro? - Senza dubbio, direste voi: che bisogna fare - Riparare al mal fatto, e cercare di far meglio. - Esitereste voi ad accettare, fosse anche al prezzo di molte esistenze di prova? Certamente no! Se a un uomo, il quale senza trovarsi in estrema miseria, soffra tuttavia delle privazioni per la scarsezza dei suoi guadagni, qualcuno dicesse: Ecco una immensa fortuna, potete procacciarvela, ma all’uopo bisogna lavorare faticosamente per lo spazio di un minuto! Anche se fosse l’uomo più pigro della terra, non direbbe senza esitazione: Lavoriamo un minuto, due minuti, un’ora, un giorno, se occorre: che cosa è un giorno di lavoro se mi metterà in condizione di vivere sempre in mezzo agli agi? - Ora riflettete: che cosa è la durata della vita corporea in confronto della eternità? Meno che un minuto, meno di un secondo.

 

Atri oppositori della reincarnazione partono da un principio diverso, e dicono: Iddio, che è sommamente buono, non può imporre all’uomo di ricominciare una sequela di miserie e di tribolazioni. Trovereste voi forse che sia maggiore bontà condannarlo ad un supplizio eterno per alcuni momenti di errore, anziché‚ dargli i mezzi di riparare i suoi falli? Sentite: Due industriali avevano ciascuno un operaio, che poteva aspirare ad essere un giorno loro socio. Ora avvenne una volta, che questi due operai sciupassero la giornata, e meritassero un severo castigo. Uno dei due industriali scacciò senz’altro il suo operaio, senza punto impietosirsi delle sue lacrime, e questi, non avendo trovato lavoro, perì di miseria. L’altro invece disse all’operaio negligente: Tu hai perduto una giornata di lavoro, e me ne devi una a compenso; hai eseguito male il tuo compito, e me ne devi risarcire; io ti permetto di rifarlo. Cerca di lavorare con impegno, ed io ti lascerò presso di me, e potrai sempre sperare nel premio che ti avevo promesso. C’è forse bisogno di chiedere quali di questi due industriali sia stato più umano? E vorreste che Dio, nonostante la sua infinita clemenza, fosse più inesorabile di un uomo?

 

Il pensiero che la nostra sorte venga decretata per tutta l’eternità, dopo pochi anni di prova, anche quando non sia dipeso da noi il raggiungere la perfezione sulla terra, mette nell’animo lo sconforto e la disperazione. Invece, l’idea di potere riparare al male fatto, o al bene trascurato, ci infonde coraggio e ci consola, perché‚ ci lascia la speranza.

 

Quindi, senza pronunziarci pro o contro la pluralità delle esistenze, non abbiamo difficoltà di asserire che, se fosse dato all’uomo lo scegliere, nessuno certamente preferirebbe il giudizio senz’appello. Scrisse un filosofo, che, se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo per la felicità del genere umano; si potrebbe dire lo stesso della pluralità delle esistenze. Ma ripetiamo, Iddio non chiede il nostro permesso, e non consulta le nostre opinioni: il nodo sta nel sapere se la reincarnazione sia un sogno, o una realtà. Consideriamo dunque la cosa ancora da un altro lato, sempre senza contare sull’insegnamento degli Spiriti, e solo come studio filosofico.

 

E’ evidente che, se non ci fosse la reincarnazione avremmo un’unica vita corporea; ora, se l’attuale nostra esistenza corporea è l’unica, l’anima di ciascun uomo viene creata al momento della sua nascita, a meno che non se ne ammetta la preesistenza, in tal caso sorge spontanea la domanda, che cosa sia stata l’anima prima della nascita, e se quello stato non costituisca una esistenza sotto qualunque forma. Non c’è via di scampo: o l’anima esisteva, o non esisteva prima del corpo. Se sì, in che modo? Aveva, o non aveva la coscienza di se stessa? Se non l’aveva, è a un dipresso come se non fosse esistita; se aveva la propria individualità, doveva essere progressiva, o stazionaria: in ambo i casi si ha ragione di chiedere: a quale grado era giunta, quando s’incarnò? Ammettendo invece, secondo la credenza volgare, che l’anima nasca contemporaneamente al corpo, o, ciò che è lo stesso, che prima della sua incarnazione abbia solo facoltà negative, noi domandiamo:

 

1) Perché‚ l’anima mostra tendenze così diverse e indipendenti dalle idee acquistate con l’educazione?

 

2) Donde proviene l’attitudine straordinaria di certi bambini per una data arte o una data scienza, mentre altri ne sono incapaci, o vi restano mediocri per tutta la vita?

 

3) Dove prendono alcuni quelle idee innate che non esistono in altri?

 

4) Da che derivano, in qualche bambino, quegli istinti prematuri di vizio o di virtù, quei sentimenti innati di dignità o di bassezza, che contrastano con l’ambiente in cui sono nati?

 

5) Perché‚ ci sono uomini, i quali, indipendentemente dalla educazione, sono più progrediti degli altri?

 

6) Perché‚ ci sono uomini selvaggi ed uomini incivili? Se prendete dalla culla un bambino Ottentotto, e lo educate nei nostri più famosi licei, ne farete mai un Laplace o un Newton?

 

Qual è la filosofia, che possa risolvere questi problemi? Le anime, al nascere della creatura, o sono uguali, o sono disuguali: se uguali, perché‚ quelle attitudini così diverse? Qualcuno dice che esse dipendono dall’organismo; ma una tale dottrina sarebbe più mostruosa ed immorale che mai, poiché‚ allora l’uomo, ridotto a semplice macchina, zimbello della materia, non dovrebbe più rispondere dei propri atti, e potrebbe rigettare tutto sulle sue imperfezioni fisiche. Se invece sono disuguali, fu Dio a crearle così: ma allora perché‚ quella innata superiorità concessa ad alcune? Potrebbe questa parzialità, essere conforme alla sua giustizia e all’amore uguale, che porta a tutte le sue creature?

 

Ammettendo invece una successione di esistenze anteriori progressive, tutto viene spiegato. Gli uomini portano seco nascendo l’intuizione di ciò che hanno appreso, e sono più o meno progrediti secondo il numero delle esistenze trascorse, e quindi la loro maggiore o minore lontananza dalla propria origine; perfettamente come in una adunanza di persone di ogni età, dove ciascuna avrà uno sviluppo proporzionato al numero degli anni vissuti, poiché‚ le coesistenze successive sono per la vita dell’anima quello che gli anni sono per la vita del corpo. Radunate un giorno mille persone dall’età di un anno a quella di ottanta, e supponete che un fitto velo vi nasconda il loro passato così da crederle nate tutte nel medesimo giorno. Naturalmente non potrete non chiedere a voi stessi, come avvenga che le une siano grandi e le altre piccole, le une vecchie e le altre giovani, le une dotte e le altre ignoranti. Ma se quel velo occultatore si dileguasse, se veniste a conoscere che esse sono vissute in un diverso spazio di tempo più o meno lungo, tutto vi apparirebbe limpidamente chiaro. Iddio, nella sua giustizia, non ha potuto creare anime più o meno perfette, e con la pluralità delle esistenze, siffatte disparità non hanno più nulla di contrario alla più rigorosa equità. E questo nostro ragionamento si appoggia forse sopra un sistema, sopra una supposizione arbitraria? No. Prendendo le mosse da un fatto evidente, inoppugnabile, cioè dalla disuguaglianza delle attitudini e dello sviluppo intellettuale e morale, lo troviamo inesplicabile secondo tutte le altre teorie, e al contrario semplice, naturale, logico, evidente secondo la nostra. Dovremmo dunque preferire quelle che non spiegano nulla, a quella che spiega tutto?

 

Alla sesta domanda si risponderà senza dubbio che l’Ottentotto è di una razza inferiore. E allora domanderemo: Ma l’Ottentotto è un uomo, o non è un uomo? Se sì, perché‚ Iddio lo ha privato, insieme coi suoi conterranei, dei privilegi concessi alla razza caucasica? Se no, perché cercare di farlo cristiano? La dottrina spiritica è più logica: per essa non ci sono diverse specie di uomini, ma solamente uomini il cui Spirito è più o meno in ritardo, ma pur sempre capace di progredire. Non è dunque questa dottrina più conforme alla giustizia di Dio?

 

Fin qui abbiamo veduto l’anima nel suo passato e nel suo presente; se la consideriamo nel suo avvenire, incontriamo le stesse difficoltà.

 

1) Se la sola esistenza presente deve decidere della nostra sorte futura, qual è nell’altra vita la condizione del selvaggio e dell’uomo incivilito? Sono essi nel medesimo grado, o si differenziano nella somma della eterna felicità?

 

2) L’uomo che poté‚ dedicare tutta la sua vita al proprio miglioramento è nello stesso grado di quello che gli è rimasto inferiore, non per sua colpa, ma perché‚ non ebbe né il tempo, né la possibilità di fare lo stesso?

 

3) L’uomo che fa male per ignoranza del bene, può essere tenuto a rispondere di uno stato di cose, che non dipendeva da lui?

 

4) Si lavora per illuminare gli uomini, per moralizzarli, per incivilirli; ma intanto, mentre si riesce ad educarne uno, milioni ne muoiono ogni giorno, prima che la luce sia pervenuta sino a loro. Qual è dunque la sorte di costoro? Sono trattati come reprobi? E nel caso contrario, che cosa hanno fatto per meritare di trovarsi nello stesso grado degli altri?

 

5) Qual è la sorte dei bambini che muoiono prima di aver potuto fare il bene o il male? Se sono gli eletti, perché‚ questo favore senza che abbiano potuto meritarlo? Per qual privilegio sono esenti dalle tribolazioni della vita?

 

Ecco altri quesiti insolubili secondo qualunque altra dottrina; mentre, se ammettete per l’anima più esistenze consecutive, tutto vi si spiega in modo conforme alla giustizia di Dio. E invero, ciò che non si è potuto fare in una esistenza, si può fare in un’altra; così nessuno sfugge alla legge del progresso, tutti vengono ricompensati alla stregua del merito reale, e nessuno rimane escluso dalla felicità suprema, a cui può arrivare, per quanto grandi siano gli ostacoli che incontra nel suo cammino.

 

Tali questioni potrebbero moltiplicarsi all’infinito dal momento che i problemi psicologici e morali, che non trovano soluzione se non nella pluralità delle esistenze, sono innumerevoli. Noi ci siamo limitati ai più generali.

 

Qualunque cosa sia, si dirà forse che la dottrina della reincarnazione non è ammessa dalla Chiesa: sarebbe dunque un sovvertimento della religione. A questo proposito, poiché‚ non intendiamo di trattare ora un tale argomento, ci basta aver dimostrato che essa è eminentemente logica e morale ora, ciò che è morale e logico, non può esser contrario ad una religione, che proclama Iddio come la bontà e la ragione per eccellenza. Che sarebbe avvenuto della religione, se, contro l’avviso universale e contro i dettami della scienza, si fosse ostinata nell’errore, avesse ripudiato chiunque non prestava fede al movimento del sole ed ai sei giorni della creazione? Quale credenza avrebbe meritato, e quale autorità avrebbe avuto fra i popoli colti una religione fondata sopra errori evidenti, imposti come articoli di fede? Quando l’evidenza di alcune verità fu dimostrata la Chiesa si è messa saggiamente dalla parte dell’evidenza. Ora quando si provi che molti fatti della vita sono impossibili senza la reincarnazione e che certi punti del dogma non si possono spiegare che per suo mezzo, sarà pur giocoforza ammetterla e confessare che l’antagonismo fra quella dottrina e questi dogmi è solo apparente. Più tardi mostreremo come la religione forse ne sia meno lontana che non si pensi, e come essa non avrebbe nulla da soffrire, nello stesso modo che non ebbe a soffrire della scoperta del movimento della terra e dei periodi geologici, i quali, a prima vista, parvero smentire i sacri testi. D’altra parte, il principio della reincarnazione traluce da vari passi della Scrittura, e nel Vangelo in particolare è professato nella maniera più esplicita:

 

«Allorché‚ discendevano dalla montagna (dopo la trasfigurazione), Gesù fece questo comandamento, e disse loro. Non parlate ad alcuno di ciò che avete veduto, sino a che il Figlio dell’Uomo non sia risuscitato dai morti. Allora i suoi discepoli interrogarono, e gli dissero: Perché dunque gli Scribi dicono che bisogna che venga prima Elia? Ma Gesù rispose: E’ vero che Elia deve venire, e che egli ristabilirà ogni cosa. Ora io vi dico che Elia è già venuto; ma essi non lo conobbero, e lo fecero soffrire come a loro piacque. Ed è così che faranno morire il Figlio dell’uomo. Allora i suoi discepoli capirono che Egli aveva parlato di Giovanni Battista». (Matteo, Cap XVII).

 

Poiché‚ Giovanni Battista era Elia, lo Spirito od anima di Elia aveva dovuto reincarnarsi nel corpo di Giovanni Battista.

 

Qualunque sia, del resto, il concetto che uno si forma della reincarnazione, l’ammetta, o non l’ammetta, se proprio esiste, gli converrà rassegnarvisi e subirla. Noi ci contentiamo d’insistere sul punto essenziale, cioè che l’insegnamento degli Spiriti è in sublime maniera cristiano, poiché‚ si appoggia sulla immortalità dell’anima, sulle pene e ricompense future, sulla giustizia di Dio, sul libero arbitrio dell’uomo, sulla morale di Cristo. E’ da stolti dunque tacciarlo di irreligiosità.

 

Abbiamo ragionato, come ci eravamo proposti, senza riguardo all’insegnamento spiritico, il quale, per gli avversari, non fa autorità. Se noi e tanti altri abbiamo adottato la teoria della pluralità delle esistenze, non è già perché essa ci viene dagli Spiriti, ma perché ci è sembrata la più logica, e perché solo essa risolve tanti quesiti prima d’ora insolubili. Anche se ce l’avesse insegnata un semplice uomo come noi, l’avremmo accettata ugualmente, senza esitare un minuto a rinnegare le nostre idee personali. Ove un errore sia dimostrato, l’amor proprio ha più da perdere che da guadagnare con l’ostinarsi in esso. In ugual modo, poi, l’avremmo respinta, quantunque insegnata dagli Spiriti, se ci fosse sembrata contraria alla ragione, poiché‚ sappiamo per esperienza che non bisogna accettare alla cieca tutto quello che ci viene da loro, come tutto quello che ci viene dagli uomini. Agli occhi nostri, la teoria della reincarnazione ha dei titoli di sommo rilievo; prima quello di essere strettamente logica, e poi quello di essere confermata dai fatti, positivi e incontrastabili, che uno studio attento e ragionato può fornire a chiunque si dia la pena di osservare con pazienza, e di fronte ai quali non è più possibile il dubbio. Allorché‚ questi fatti saranno divulgati come quelli della formazione del moto della terra, bisognerà bene arrendersi all’evidenza, e gli oppositori ci rimetteranno le spese delle loro caparbie negazioni.

 

Concludiamo quindi col ripetere che la dottrina della pluralità delle esistenze spiega ciò che senza di essa è inesplicabile; che essa ci apporta ineffabili consolazioni; che essa risponde alla giustizia più rigorosa; e che essa è per l’uomo l’ancora di salvezza datagli da Dio nella sua misericordia.

 

Le parole stesse d Gesù lo affermano recisamente. Ecco quel che si legge nel Vangelo secondo Giovanni al Cap. III:

 

3. - «Gesù, rispondendo a Nicodemo, disse: In verità, in verità ti dico, che, se l’uomo non rinasce, non può vedere il regno di Dio».

 

4. - «Nicodemo gli disse: Come mai l’uomo può nascere, quando è vecchio? Può egli rientrare nel seno di sua madre, e nascere una seconda volta?».

 

5. - «Gesù rispose In verità ti dico, che se l’uomo non nasce d’acqua e di spirito, non può entrare nel regno di Dio. Ciò che è nato dalla carne, è carne, e ciò che è nato dallo spirito, è spirito. Non ti meravigliare di quello che ti ho detto; bisogna che nasciate di nuovo». (Vedi numero 1010).

 

 

 

6 - Vita spiritica

 

 

 

 

 

Spiriti erranti - Mondi transitori - Cognizioni, Sensazioni e Sofferenze degli Spiriti - Saggio teorico sulle Sensazioni degli Spiriti - Scelta delle Prove - Gerarchia sociale d’oltretomba - Rapporti simpatici e antipatici fra gli Spiriti: Anime gemelle - Memoria delle Esistenze corporee - Commemorazione dei Morti. Funerali.

 

 

 

 

 

Spiriti erranti

 

 

 

223 - L’anima si reincarna immediatamente dopo la sua separazione dal corpo?

 

«Talora immediatamente; ma di consueto dopo intervalli più o meno lunghi. Nei mondi superiori la reincarnazione è quasi sempre immediata; poiché‚ la materia del corpo vi è meno grossolana, lo Spirito incarnato vi gode di quasi tutte le sue facoltà di Spirito, e il suo stato normale è quello dei vostri sonnambuli lucidi».

 

 

 

224 - Che cosa è l’anima negl’intervalli fra le diverse incarnazioni?

 

«Spirito errante, che aspira al suo nuovo destino, e aspetta».

 

- Quanto possono durate questi intervalli?

 

«Da poche ore a migliaia di secoli. Del resto, allo stato errante non sono fissati limiti estremi, poiché‚ esso può durare lunghissimo tempo, senza mai peraltro essere perpetuo: lo Spirito trova sempre, presto o tardi, il modo di ricominciare un’esistenza che serve alla purificazione delle precedenti».

 

- Questa durata dipende dalla volontà dello Spirito, o può essere imposta come un’espiazione?

 

«E’ una conseguenza del libero arbitrio, poiché‚ gli Spiriti sanno perfettamente quel che fanno. In molti casi, però, è una punizione inflitta da Dio, ed altri chiedono di prolungarla per continuare degli studi che possono farsi utilmente soltanto allo stato di Spirito».

 

 

 

225 - Lo stato erratico è per se stesso un segno d’inferiorità fra gli Spiriti?

 

«No, poiché‚ vi sono Spiriti erranti di tutti i gradi. L’incarnazione è uno stato transitorio, ve lo abbiamo già detto: nel suo stato normale, lo Spirito è sciolto dalla materia».

 

 

 

226 - Si può dire che tutti gli Spiriti non incarnati sono erranti?

 

«Per quelli che si devono reincarnare, sì; ma per i puri. che hanno superato lo stadio della corporeità, no: lo stato spiritico di questi è definitivo».

 

 

 

Riguardo alle qualità intime, gli Spiriti, come abbiamo veduto, sono di vari ordini, che essi percorrono successivamente secondo che si purifichino. Riguardo allo stato, possono essere incarnati, vale a dire uniti ad un corpo materiale; erranti, cioè sciolti dal corpo materiale e in aspettazione di una nuova incarnazione per migliorarsi; puri, come a dire relativamente perfetti e non più sottoposti ad incarnazione”.

 

 

 

227 - In qual modo s’istruiscono gli Spiriti erranti? Certo non come noi.

 

«Studiano il loro passato, e cercano di elevarsi. Vedono e considerano ciò che avviene nei luoghi che percorrono: ascoltano i discorsi degli uomini e i consigli degli Spiriti superiori, e ne traggono le idee che non avevano».

 

 

 

228 - Conservano gli Spiriti qualche passione umana?

 

«Gli Spiriti elevati, nel graduale purificarsi del loro involucro, vi lasciano le tendenze al male, e non serbano che i desiderio del bene; ma gli Spiriti inferiori conservano le passioni terrene, altrimenti non sarebbero inferiori».

 

 

 

229 - Perché, nell’abbandonare la terra, gli Spiriti non vi lasciano tutte le loro cattive passioni, se ne conoscono gli inconvenienti?

 

«Voi avete in questo mondo alcuni che sono eccessivamente invidiosi: credete forse, che abbandonando la terra, essi perdano questo difetto? Non sempre gli Spiriti conoscono le conseguenze delle loro cattive passioni, pochi dopo la morte; specialmente a coloro che hanno avuto passioni gagliarde, rimane attorno una certa atmosfera materiale che ne ottenebra l’intelligenza. E’ solo ad intervalli che intravedono la verità, il che serve a mostrar loro il buon cammino».

 

 

 

230 - Lo Spirito progredisce nello stato errante?

 

«Certamente può migliorare assai anche in questo stato, sempre secondo la sua volontà ed il suo desiderio; ma è solo nell’esistenza corporea che egli mette in pratica le idee così acquistate».

 

 

 

231 - Gli Spiriti erranti sono felici o infelici?

 

«Secondo i loro meriti: soffrono delle passioni di cui hanno conservato le tracce, o godono a seconda che siano progrediti. Nello stato errante lo Spirito intravede ciò che gli manca per essere più felice, ed allora cerca i mezzi per conseguirlo; ma non sempre gli è permesso di reincarnarsi a suo grado, e questo per punizione».

 

 

 

232 - Possono gli Spiriti, mentre sono in stato erratico, andare in tutti i mondi?

 

«Secondo i casi. Che lo Spirito abbia lasciato il corpo, non vuol già dire che sia perfettamente libero dalla materia, e perciò appartiene ancora al mondo in cui è vissuto, ad un altro del medesimo grado, salvo che, durante la vita, egli non si sia elevato, al quale scopo deve sempre mirare, se vuole perfezionarsi. Egli talvolta può recarsi per poco in alcuni mondi superiori; ma vi si trova come straniero, e non fa, per così dire, che intravederli, la qual cosa gi accende il desiderio di migliorarsi, per esser degno della felicità che vi si gode, e poterli abitare più tardi».

 

 

 

233 - Gli Spiriti già purificati vengono nei mondi inferiori?

 

«Ci vengono spesso, allo scopo di aiutarli a progredire, poiché‚ altrimenti questi sarebbero in balia di se stessi e senza guide da cui essere diretti».

 

 

 

Mondi transitori

 

 

 

234 - Esistono, come ci fu detto, dei mondi, che servono agli Spiriti erranti di stazioni o luoghi di riposo?

 

«Sì; gli Spiriti vi si possono soffermare temporaneamente, e farvi sosta per riposarsi da un troppo lungo errare, stato pur sempre un po’ penoso. Sono stazioni intermedie fra gli altri mondi, graduate secondo la natura degli Spiriti che vi posso andare».

 

- Gli Spiriti, che vi si soffermano, possono poi lasciarli in qualunque momento?

 

«Sì, per andare ove debbono. Ve ne danno un’idea gli uccelli di passaggio, che calano sopra un’isola, e vi aspettano di rimettersi in forze per recarsi al luogo in cui trasmigrano, e così godono allora di un benessere più o meno grande».

 

 

 

235 - Mentre durano tali soste nei mondi transitori, gli Spiriti progrediscono?

 

«Certamente. Quelli che si riuniscono così, lo fanno per istruirsi, rendersi degni del passaggio in luoghi migliori, e conseguire la felicità degli eletti».

 

 

 

236 - I mondi transitori sono eternamente e per loro speciale natura destinati ad albergo di Spiriti erranti?

 

«No; quel loro stato è temporaneo».