PROGETTI DI LAVORO

Una breve passeggiata ci condusse in un grande edificio rettangolare, che Edwin ci informò essere il Centro della Scienza: la mia bella compagna ed io eravamo curiosi di capire come la scienza poteva avere importanza in un mondo di spirito-pensiero. Tuttavia avremmo presto imparato molte cose, la principale delle quali era che il mondo terreno doveva ringraziare il mondo spirituale per tutte le più grandi scoperte scientifiche di ogni tempo.

 

I laboratori del mondo spirituale erano in vantaggio di molti decenni rispetto a quelli terreni, ma sarebbero trascorsi ancora molti anni prima che venissero inviate alcune scoperte rivoluzionarie sulla terra, poichè la terra non era ancora sufficientemente evoluta e preparata ad accoglierle.

 

Nè io nè Ruth avevamo molta inclinazione per la scienza e l'ingegneria, ed Edwin, conoscendo i nostri gusti, propose di fare solo una breve visita a questo Centro particolare.

 

Nel Centro della Scienza era rappresentato ogni settore della ricerca scientifica, e qui si potevano incontrare molti uomini famosi che, dopo il loro arrivo qui, continuavano il loro lavoro con molti allievi utilizzando le immense risorse del mondo spirituale, a loro completa disposizione. Qui potevano finalmente risolvere i misteri che li avevano beffati quando erano incarnati; non esiste nulla di simile alla rivalità personale, non c'è bisogno di costruirsi una reputazione, e i molti handicap materiali sono abbandonati per sempre. Ne consegue che un tale gruppo di persone geniali con le loro risorse illimitate produce risultati grandiosi. Tutte le scoperte rivoluzionarie provengono dal mondo degli spiriti: da solo l'uomo incarnato può fare ben poco. La maggior parte della gente considera la terra sufficiente a se stessa: ebbene, non lo è davvero! Lo scienziato è fondamentalmente un visionario, anche se può essere limitato, e i nostri spiriti-scienziati lo influenzano e lo incoraggiano con il frutto delle loro ricerche. In molti casi quando due uomini stanno lavorando su uno stesso problema, quello nel mondo degli spiriti è molto più avanti del suo compagno terreno e molto spesso un suggerimento del primo è sufficiente a mettere sulla giusta strada il secondo, e il risultato è una scoperta a beneficio di tutti. In molti casi l'umanità ha avuto grandi vantaggi in questo modo, ma purtroppo in molti altri ha sofferto dolore infinito per l'uso diabolico di alcune invenzioni. Ogni scoperta è inviata dal mondo degli spiriti per il beneficio e la progressione spirituale dell'umanità, ma se menti pervertite usano queste stesse scoperte per scopi distruttivi, l'uomo può accusare solo se stesso. Il piano terreno non è ancora sufficientemente progredito spiritualmente per poter ricevere molte splendide invenzioni che sono già state perfezionate qui: sono pronte e in attesa, ma se fossero inviate alla terra nello stato evolutivo spirituale attuale, sarebbero certamente utilizzate in maniera impropria da individui senza scrupoli.

 

Le invenzioni moderne devono essere utilizzate solamente per il beneficio materiale e spirituale dell'umanità: quando sarà compiuto un reale progresso spirituale, il piano terreno potrà ricevere un grande flusso di nuove invenzioni e scoperte provenienti dagli scienziati e dagli ingegneri del mondo spirituale; ma c'è ancora un cammino lungo e arduo da compiere, e nel frattempo il lavoro degli spiriti-scienziati continua.

 

Qui non abbiamo bisogno delle innumerevoli invenzioni del piano terreno, penso di aver sufficientemente chiarito come le nostri leggi naturali siano completamente diverse da quelle della vostra dimensione. Non abbiamo bisogno di veicoli per viaggiare velocemente, il nostro mezzo di trasporto è veloce come il pensiero perchè il pensiero stesso ne è il motore; non abbiamo bisogno di strumenti salva-vita perchè siamo indistruttibili, nè di centinaia di altre cose per renderci la vita più semplice, più sicura, più comoda e gradevole, poichè la nostra vita possiede già tutte queste qualità, e anche in misura maggiore della vostra. Ma in questo Centro della Scienza moltissimi uomini devoti lavorano e compiono ricerche per migliorare il piano terreno, lamentandosi che così tanti frutti non possano essere donati perchè non è ancora possibile riporle in mani sicure.

 

Ci fu permesso di assistere agli obiettivi raggiunti nel campo dei trasporti e fummo sbalorditi nel vedere i progressi compiuti rispetto ai nostri giorni terreni. Ma non era ancora niente rispetto a quello che seguiva: quando gli uomini uniscono i loro sforzi per un obiettivo comune non c'è limite al loro progresso materiale; questo però deve andare di pari passo con il progresso spirituale: fino a quel momento alla terra non sarà permesso ricevere molte invenzioni già pronte e che aspettano solo di essere inviate.

 

Sulla terra la maggioranza delle persone è molto testarda, non tollera invasioni alle proprie certezze preconcette, o a quelle che presuntuosamente dichiara essere le proprie certezze. Non abbiamo mai pensato di riservare a pochi, escludendo tutti gli altri, i risultati delle ricerche dei nostri scienziati, nè abbiamo mai voluto che i due mondi, il vostro e il nostro, fossero così lontani: arriverà sicuramente il giorno in cui i nostri mondi avranno strette relazioni e la comunicazione diventerà un fatto quotidiano; si aprirà allora una grande ricchezza di risorse dal mondo degli spiriti a beneficio dell'intera razza umana.

 

La vista di tanta attività da parte dei miei compagni mi indusse a meditare sul mio futuro lavoro e alla forma che avrebbe assunto. Non avevo le idee chiare in materia, così espressi a Edwin le mie difficoltà; anche Ruth sembrava avere simili perplessità, ed entrambi provammo qualche piccola ansia per la prima volta dal nostro arrivo. Il nostro amico non fu minimamente sorpreso, lo sarebbe stato molto di più, ci disse, se avessimo avuto le idee già chiare. L'urgenza di fare qualcosa di utile agli altri era una sensazione comune a tutti, presto o tardi; non che fossimo stanchi di continuare l'esplorazione, ma provavamo una certa sensazione di inadeguatezza. Edwin ci assicurò che, se avessimo voluto, avremmo potuto continuare la nostra esplorazione indefinitamente e nessuno avrebbe criticato o commentato le nostre azioni. Tuttavia Ruth ed io sentivamo di dover affrontare la questione del nostro futuro lavoro e chiedemmo consiglio al nostro buon amico: Edwin suggerì di tornare subito ai confini dei reami più alti dove avremmo potuto ricevere aiuto. Così lasciammo il centro della Scienza e, ancora una volta, ci trovammo ai margini del nostro reame.

 

Fummo condotti in una bella casa, di aspetto molto più piacevole rispetto a quelle dell'entroterra. L'atmosfera era più rarefatta e, da quello che potevo vedere, eravamo nello stesso luogo visitato durante la nostra prima esplorazione del confine. Edwin ci condusse nella casa facendoci sentire a nostro agio, benvenuti e accogliendoci calorosamente: appena entrai capii che quella era la SUA casa. Strano a dirsi, non gli avevamo mai chiesto dove abitava, ma lui ci rispose che ci aveva deliberatamente tenuto all'oscuro di questo a causa della sua naturale riservatezza. Ruth era incantata da ciò che vedeva e lo rimproverò per non avercene parlato prima. La casa era di pietra e, sebbene potesse apparire spoglia, da ogni angolo emanavano calore e amicizia; le stanze erano di media grandezza e adatte perfettamente ad ogni esigenza di Edwin, piene di sedie comode e di librerie; ciò che ci colpì di più era il senso generale di quiete e pace che pervadeva l'intera dimora.

 

Edwin si accertò che fossimo comodamente seduti e a nostro agio: non c'era fretta e potevamo discutere i nostri problemi con tutta calma e in profondità. All'inizio ammisi di non avere idee su quello che avrei potuto fare: sulla terra avevo seguito le mie inclinazioni e avevo avuto una vita molto piena e indaffarata, ma quel lavoro era cessato quando era cessata quella vita. Edwin mi propose allora di unirmi a lui nel suo lavoro, che consisteva principalmente nel prendersi cura dei nuovi arrivati le cui credenze religiose erano le stesse nostre ma che, al contrario di noi, erano incapaci di comprendere il cambiamento avvenuto e di realizzare la falsità di molte loro convinzioni.

 

Anche se mi piaceva la proposta del mio amico non mi sentivo abbastanza competente per questa occupazione, ma Edwin mise da parte le mie obiezioni: mi disse che inizialmente avrei potuto lavorare con lui per poi continuare in maniera indipendente appena me la fossi sentito; l'esperienza gli aveva insegnato che due o più persone - e gettò un'occhiata a Ruth - potevano aiutare un'anima molto di più che quello che avrebbe potuto fare da solo. Più persone avevano un potere di convinzione molto maggiore nei confronti di una persona particolarmente ostinata a mantenere le sue vecchie idee religiose. Poichè Edwin riteneva che io gli sarei stato di grande aiuto, fui molto felice di accettare la sua offerta di unire le nostre forze; anche Ruth si propose come candidata per aiutarlo, e naturalmente, lui approvò con gratitudine. Disse che una giovane donna poteva fare molto e che noi tre, lavorando in completa armonia e amicizia, avremmo potuto svolgere insieme uno splendido lavoro. Ero più che felice che Ruth si fosse unita a noi, poichè ciò significava che il nostro bellissimo gruppo non si sarebbe diviso.

 

C'era un altro argomento di cui volevo parlare, ed era quel particolare libro che non avrei mai voluto scrivere durante il mio viaggio terreno. Volevo liberarmi dal pensiero di quel libro; senza dubbio il mio nuovo lavoro mi avrebbe aiutato in tal senso, ma avrei voluto occuparmi di questa faccenda in un modo più diretto. Edwin capì a cosa stavo mirando e mi ricordò quanto mi aveva già detto riguardo alle difficoltà di comunicazione con il piano terreno. Però si era anche offerto per cercare aiuto e guida nei reami più alti: se ero ancora deciso a tentare questa comunicazione avremmo dovuto provvedere subito, risolvendo così l'intera questione del mio futuro lavoro.

 

A questo punto Edwin ci lasciò e si ritirò in un'altra stanza. Avevo appena iniziato a chiacchierare con Ruth riguardo alla nostra nuova occupazione quando il nostro amico ritornò accompagnato da un uomo estremamente affascinante che, come compresi immediatamente, veniva da una sfera più alta in risposta alla sua chiamata. Non sembrava uno dei nostri compagni, era un Egiziano e parlava la nostra lingua perfettamente: Edwin ci presentò e gli spiegò i miei desideri e le difficoltà della loro realizzazione.

 

Il nostro visitatore possedeva una personalità fortissima, ci diede un'impressione di grande calma e tranquillità e sembrava che nulla potesse turbarlo.

 

Ci sedemmo tutti comodamente ed Edwin lo mise al corrente del mio grande desiderio di comunicare con il piano terreno.

 

L'Egiziano mi rese partecipe di alcune considerazioni: se ero pienamente determinato a parlare con il piano terreno, avrei dovuto rielaborare la situazione che mi causava un tale rimpianto e lui mi avrebbe fornito l'assistenza necessaria per raggiungere il mio obiettivo. Tuttavia ciò non sarebbe stato possibile rapidamente, ma mi assicurò e mi promise che, a tempo debito, sarei stato in grado di comunicare. Se avessi avuto pazienza avrei raggiunto il mio scopo: dovevo lasciare che se ne occupassero coloro in grado di gestire queste comunicazioni e tutto sarebbe finito bene. Il tempo - per usare termini terreni - sarebbe trascorso velocemente, ma prima era necessario che accadessero alcuni eventi che avrebbero spianato il terreno e fornito i requisiti necessari.

 

Dovete ricordare che non stavo chiedendo semplicemente di tornare al piano terreno per testimoniare che ero ancora vivo, ma volevo distruggere un libro che non avrei mai voluto scrivere! Capivo che non era un obiettivo facilmente raggiungibile: ciò che era scritto non poteva certamente essere cancellato, ma potevo ottenere un po' di sollievo raccontando la verità a coloro ancora sulla terra.

 

Il gentile Egiziano si alzò e ci stringemmo le mani. Si congratulò con noi per il modo in cui ci eravamo adattati alla nostra nuova condizione, ci augurò un felice lavoro e mi promise nuovamente che i miei desideri sarebbero stati esauditi. Cercai di esprimere la mia riconoscenza, ma non mi ascoltò, e con un cenno della mano se ne andò. Rimanemmo a discutere per un po' dei nostri progetti; non vedevo l'ora di cominciare il nostro lavoro.

 

Non dovete pensare che eravamo lì per convertire le anime in senso religioso: niente affatto, non interferiamo con le loro credenze o punti di vista; noi offriamo il nostro aiuto quando ci è richiesto o quando riteniamo che possa raggiungere un obiettivo utile per loro. Non passiamo il nostro tempo a fare proseliti, ma quando arriva una chiamata di aiuto noi rispondiamo istantaneamente. Per molte anime limitate e compresse da visioni sbagliate, religiose o di altra natura, arriva un momento critico in cui il risveglio spirituale si fa sentire: ma la religione non è la sola responsabile di tutte le idee sbagliate!!

 

C'è un numero sorprendente di persone che non comprendono che sono andate incontro alla morte del corpo fisico. Si rifiutano di accettare di essere quello che sulla terra vengono chiamati "morti"”; sono solo pallidamente consapevoli di qualche cambiamento, ma non sono in grado di dire cosa è cambiato. Alcuni, dopo una piccola spiegazione e magari una piccola dimostrazione, possono afferrare la realtà della situazione; altri sono molto testardi e si possono convincere solo dopo lunghi ragionamenti e tentativi di persuasione. In questo caso siamo spesso obbligati a lasciare da sola per un po' quest'anima per consentirle di studiare la situazione a suo modo: sappiamo che ci cercherà quando incomincerà a comprendere. Per molti versi è un lavoro stancante, anche se uso il termine "stancante"” nel senso limitato del mondo dello spirito.

 

Ruth ed io eravamo molto grati ad Edwin per il suo aiuto, io lo ero in particolar modo anche all'Egiziano per avermi offerto la magnifica prospettiva di comunicare con il piano terreno.

 

Poichè avevamo deciso di cooperare con lui nel suo lavoro e avendo già visto un po' del nostro reame, Edwin suggerì di ripetere la visita alle sfere più basse. Ruth ed io concordammo che ora ci sentivamo sufficientemente sicuri per sopportare le spiacevolezze di quei reami. Naturalmente saremmo stati guidati e protetti dal nostro amico: non c'è bisogno di dire che senza questa assistenza non ci saremmo mai avventurati da soli anche se ci fosse stato permesso.

 

Lasciammo la bella casa di Edwin, attraversammo rapidamente il nostro reame e ci trovammo di nuovo al confine con i reami inferiori. Edwin ci avvertì che avremmo sentito di nuovo quella sensazione di gelo già provata durante la nostra precedente visita, ma con uno sforzo di volontà avremmo potuto eliminarla. Si mise in mezzo a noi e Ruth ed io lo prendemmo a braccetto. Ci guardò, e sembrò soddisfatto di ciò che vedeva; gettai un'occhiata a Ruth e notai che il suo vestito - così come quello di Edwin - aveva assunto un colore spento, quasi grigio: guardandomi, scoprii che anche il mio vestito era cambiato nello stesso modo. Ero perplesso, ma il nostro amico ci spiegò che questa perdita di colore era il risultato della legge naturale e non significava che avevamo perso ciò che ci eravamo già guadagnati. L'applicazione pratica di questa legge impediva di renderci immediatamente riconoscibili in questo mondo non congeniale a noi ed evitava di portare la luce del nostro reame in questi luoghi oscuri per non acceccare la vista di coloro che qui dimoravano.

 

Stavamo camminando lungo un tratto di campagna desolata: il terreno era duro sotto i nostri piedi e il verde degli alberi e della vegetazione era scomparso. Il cielo era cupo e grigio e la temperatura era scesa considerevolmente, ma potevamo percepire un calore interno che contrastava il gelo esterno. Davanti a noi potevamo vedere solo un grande banco di nebbia che diventava sempre più spessa man mano che avanzavamo. Entrammo nella foschia che ci vorticava intorno formando nubi dense e pesanti, potevamo sentirne il peso su di noi. Improvvisamente una figura si stagliò nella nebbia e venne verso di noi: era la prima persona che avevamo incontrato fino ad allora e, riconoscendolo, salutò Edwin calorosamente. Edwin ci presentò spiegandogli le nostre intenzioni e lui ci disse che sarebbe stato lieto di unirsi a noi e di offrirci il suo aiuto: accettammo prontamente la sua gentile offerta. Riprendemmo il cammino e, dopo un ulteriore passaggio attraverso la nebbia, notammo che questa incominciava a diradarsi fino a svanire completamente. Ora potevamo vedere chiaramente: il paesaggio era estremamente squallido e, qui e là, c'erano delle case di infimo ordine. Ci avvicinammo ad una di queste per esaminarla meglio: era piccola, bassa e squadrata, priva di ornamenti e molto poco invitante. Aveva un aspetto sinistro e sembrava respingerci; alle finestre e all'intorno non si notava alcun segno di vita. Non c'era alcun giardino: stava lì, solitaria e desolata. Edwin e il nostro nuovo amico evidentemente conoscevano molto bene sia la casa che il suo inquilino, poiché bussarono alla porta e, senza aspettare la risposta, l'aprirono ed entrarono facendoci cenno di seguirli. Ci trovammo nella più squallida delle dimore: c'erano pochissimi mobili malconci e, alla prima occhiata, si sarebbe detto che qui la povertà regnava sovrana; ad occhi terreni ciò avrebbe provocato una naturale compassione e il bisogno di offrire tutto l'aiuto possibile. Ma i nostri occhi spirituali sapevano che la povertà era dell'anima e la miseria era dello spirito: la nostra solidarietà era di un'altra natura e l'aiuto materiale del tutto inutile. Il gelo sembrava aumentare all'interno della casa e ci fu detto che proveniva dal proprietario della dimora.

 

Entrammo in una stanza sul retro e incontrammo l'unico occupante seduto su una sedia. Non fece alcun tentativo di alzarsi o di darci il benvenuto: Ruth ed io rimanemmo dietro i nostri amici mentre andavano incontro al nostro ostile ospite. Era un uomo di mezza età; aveva l'aria di chi ha perso ogni ricchezza e i vestiti che indossava erano molto malconci, non saprei dire se per incuria o per altre cause. Quando Edwin ci presentò, si accigliò molto alla nostra vista. Aspettò qualche momento prima di parlare, sbraitandoci poi parole incomprensibili: riuscimmo comunque a capire che si sentiva vittima di una tremenda ingiustizia. Edwin gli rispose in chiari termini che stava dicendo cose senza senso perchè l'ingiustizia non esisteva nel mondo degli spiriti. Seguì una furiosa discussione da parte del nostro ospite, mentre Edwin si manteneva calmo e tranquillo e, in verità, fin troppo gentile. Molte volte l'uomo lanciò occhiate a Ruth, il cui viso gentile sembrava illuminare l'intero luogo; anch'io guardai Ruth mentre mi stringeva il braccio, ma quest'uomo non sembrava turbarla minimamente.

 

Alla fine si calmò e sembrò molto più ragionevole e chiese ad Edwin una conversazione privata. Disse poi a Edwin che avrebbe meditato sulle sue parole e che lo avrebbe chiamato se avesse desiderato rivederci; quindi si alzò dalla sedia, ci accompagnò alla porta e ci chiuse fuori. Osservai che stava diventando quasi affabile, come se fosse riluttante ad accettare di essere piacevole; ci guardò allontanarci fino a quando non fummo fuori vista.

 

Edwin sembrò molto soddisfatto di questa visita e ci diede alcuni particolari su questo strano uomo: era "morto"” da alcuni anni e nella sua vita terrena era stato un uomo di affari di grande successo - "”successo”", s'intende, nel senso terreno del termine. Non aveva pensato mai ad altro che ai suoi affari e aveva sempre ritenuto che ogni mezzo, purchè legale, fosse giustificato per conseguire i suoi fini. Era spietato con gli altri, ed estremamente efficiente; in casa sua tutti e tutto erano suoi servi. Aveva anche donato grosse somme in beneficienza, ma solo quando poteva creargli vantaggi e credibilità. Aveva osservato la religione e frequentato la chiesa con regolarità, fervore e vigore, convinto che la chiesa gli dovesse onore e stima. Fece costruire anche, a sue spese, nuove ali alla sua parrocchia, compresa una cappella in suo onore. Ma da quanto Edwin aveva potuto comprendere dalla sua storia, non aveva mai compiuto un'azione decente e davvero generosa in tutta la sua esistenza. Le sue motivazioni erano sempre egoistiche e mirate all'arricchimento e aveva raggiunto i suoi scopi sulla terra alle spese della sua vita spirituale.

 

E ora si lamentava che, dopo aver vissuto una vita così esemplare, era condannato a vivere in un simile squallore! Si rifiutava di vedere che LUI aveva condannato sé stesso e che la colpa di questo stato era solo sua! Si lagnava di essere stato preso in giro dalla chiesa, poiché i suoi doni erano stati accolti con tale favore che era certo di essersi guadagnato una ricompensa eterna! Non si rendeva conto che la motivazione è ciò che conta e che la felicità spirituale non può essere comprata con i milioni. Una piccola opera caritatevole compiuta generosamente a favore di qualche compagno terreno costruisce un edificio spirituale più grande di quanto possano fare grandi somme di denaro spese per mattoni ecclesiastici e santuari eretti alla gloria umana - soprattutto a quella del donatore.

 

L'umore attuale di quest'uomo era dominato dalla rabbia, che era anche amplificata dal fatto che sulla terra possedeva tutto, non era abituato a circostanze così degradanti come quelle attuali. Le sue difficoltà erano aumentate anche dal non sapere chi accusare: si aspettava una grande ricompensa, ed era stato gettato nell'abisso. Non aveva amici, e sosteneva che nessuno della sua posizione sociale sembrava essere in grado di aiutarlo. Edwin aveva tentato di ragionare con lui, ma da molto tempo egli si trovava in uno stato mentale di assoluta irragionevolezza. Aveva ricevuto pochi visitatori perchè li respingeva e, sebbene Edwin gli avesse fatto visita più volte, il risultato era sempre lo stesso: una stolta testardaggine verso il suo senso di ingiustizia.

 

Però dopo l'ultima visita in nostra compagnia, iniziavano ad esserci i sintomi di qualche cambiamento. All'inizio non erano chiari, ma al termine dell'incontro quest'uomo aveva mostrato qualche segno di voler allentare la sua ostinazione: Edwin era sicuro che era in gran parte merito della dolce presenza di Ruth, oltre che della sua capacità persuasiva. Era sicuro che se fossimo tornati indietro l'avremmo trovato con un'attitudine mentale differente: non avrebbe ammesso così presto che la colpa era interamente sua, ma il primo seme era gettato e la perseveranza avrebbe compiuto miracoli.

 

Ruth era molto felice di essere stata utile così presto, sebbene ritenesse di non aver fatto altro che stare lì a guardare! Edwin le fece notare che invece aveva fatto molto, mostrando una reale simpatia e dispiacere per la sorte di quest'uomo infelice; per questo lui la osservava così spesso: aveva colto questa empatia e si era sentito meglio, sebbene non fosse in grado di comprenderne il motivo. Ruth fece notare che il suo piccolo contributo non sarebbe servito a nulla se non ci fosse stato in precedenza il lungo e incessante lavoro di Edwin.

 

Questo fu il nostro primo incontro con le anime sfortunate delle sfere inferiori, un lavoro molto semplice in confronto a ciò che ci avrebbe aspettato in futuro. Vi ho fornito molti dettagli per farvi comprendere la natura del nostro compito; per il momento ci limitammo però a osservare i reami inferiori.

 

Tutti e quattro riprendemmo il nostro viaggio. Non c'erano sentieri e il terreno stava diventando sempre più roccioso. La luce stava diminuendo rapidamente e il cielo era nero e pesante; non c'era un'anima, non una casa, non un segno di vita. L'intero distretto era vuoto e senza colore, sembrava un altro pianeta. Dopo qualche tempo intravedemmo nell'oscurità alcune abitazioni dinanzi a noi e ci muovemmo in quella direzione.

 

Il terreno era interamente roccioso; qua e là c'erano persone sedute con la testa china, apparentemente senza vita, ma in realtà sprofondate nel dolore e nella disperazione. Non sembrarono notarci quando passammo vicino a loro, e ci dirigemmo verso le abitazioni che avevamo visto in lontananza.