UNA GITA

Il nostro ospite ci disse che la potenza del pensiero è pressochè illimitata nel mondo spirituale e maggiore è l'energia e la concentrazione che si riesce a focalizzare su un particolare pensiero, migliore è il risultato che si ottiene. Come vi ho già detto possiamo spostarci utilizzando il pensiero, e possiamo applicare questo stesso principio a ciò che sulla terra vengono definiti "oggetti inanimati”". Naturalmente nel mondo dello spirito nulla è inanimato e proprio per questo il nostro pensiero può avere un'influenza diretta su tutto ciò che compone il mondo spirituale. Le navi sono ideate per galleggiare e muoversi sull'acqua e sono animate dalla forza vitale che qui anima ogni cosa: se vogliamo che si spostino sull'acqua non dobbiamo fare altro che concentrare il nostro pensiero in quella direzione e con quell'intenzione e la nostra mente produrrà l'effetto desiderato. In alternativa possiamo anche chiamare i nostri amici scienziati e chieder loro di costruirci un motore potente, sarebbero felici di farlo per noi. Ma dovremmo poi concentrare il pensiero sulla macchina perchè possa generare la forza necessaria al movimento: perchè quindi perdere tempo per avere lo stesso risultato, quando possiamo ottenerlo direttamente e con altrettanta efficienza?

 

Non si deve però concludere che chiunque sia in grado di muovere una nave sull'acqua semplicemente pensando di farlo: come per molte altre cose ci vuole la necessaria conoscenza e allenamento pratico. La predisposizione naturale aiuta molto in ogni arte e il nostro ospite ci disse che riuscì a impadronirsi rapidamente della navigazione. Una volta raggiunta questa abilità e questa potenza di pensiero, disse, si riceve una grande soddisfazione, in un modo impossibile per altre vie: la capacità di muovere facilmente e semplicemente un oggetto grande come una nave rende ancora più grandi le meraviglie dell'intera vita spirituale. Il nostro ospite disse che però questo era solo il suo punto di vista e non doveva essere preso come un dogma: il suo entusiasmo era aumentato dal suo grande amore per l'acqua e per le navi.

 

Notammo che manovrava la nave nel modo consueto, utilizzando un timone sul ponte di comando: disse che preferiva sterzare a mano poiché gli piaceva molto fare un po' di lavoro fisico. Una volta messa in moto la nave poteva dedicarsi ad altro finchè non avesse voluto fermarsi, e questo semplice desiderio avrebbe immobilizzato la nave, gradualmente o bruscamente. Non c'era pericolo di incidenti, non esistono - non possono esistere - in questo reame!

 

Mentre il nostro ospite spiegava tutto ciò a Ruth e a me ed Edwin conversava con sua moglie, la nostra velocità era diventata costante e ci muovevamo in direzione di un'isola. Lo yacht solcava il mare scivolando in modo perfetto e stabile; ovviamente non c'era nessuna vibrazione causata dai motori, ma il movimento sull'acqua poteva essere percepito; i suoni provenienti dalle onde tagliate dalla prua formavano deliziose armonie, mentre i colori emanati dall'acqua smossa mutavano continuamente le loro tinte e le loro sfumature. Osservammo che nella nostra scia l'acqua riprendeva rapidamente il suo stato precedente, senza lasciare alcuna traccia del nostro passaggio. Il nostro ospite manovrava l'imbarcazione con molta abilità e aumentando o diminuendo la velocità poteva creare la più stupefacente alternanza di colori e suoni; lo scintillio brillante del mare rivelava la sua natura vitale: rispondeva ad ogni movimento della nave come se fossero in completa sintonia - e in realtà lo erano!

 

Ruth era semplicemnte in estasi e corse dalla moglie del nostro ospite manifestandole un grande entusiasmo per la nuova esperienza. Quest'ultima era altrettanto entusiasta della sua giovane amica: sebbene per lei non fosse una novità e la sua abitazione galleggiante le fosse ormai molto familiare, disse che non finiva mai di meravigliarsi per le incredibili bellezze prodigate agli abitanti di queste terre.

 

Quando giungemmo sufficientemente vicini all'isola da poterla vedere bene, lo yacht cambiò la sua rotta e si mise a navigare lungo la costa. Dopo aver continuato così per un po' entrammo in una piccola baia che formava un pittoresco porto naturale.

 

L'isola si rivelò in tutta la sua bellezza: non c'erano molte abitazioni, per lo più sembravano case di vacanze estive, ma la caratteristica principale del luogo era il grande numero di alberi, non molto alti, ma tutti particolarmente lussureggianti. Fra i loro rami potevamo vedere gruppi di uccelli meravigliosi dai piumaggi vivacemente colorati. Alcuni uccelli volavano lì intorno, ma la grande maggioranza camminava maestosamente sul terreno. Nessuno di loro era spaventato da noi: quando scendemmo dallo yacht camminarono vicino a noi e quando sollevammo le mani alcuni piccoli uccelli si posarono sulle nostre dita. Sembrava che ci conoscessero e sapessero che non c'era alcun pericolo per loro. Non avevano la necessità di cercare cibo, né quella di vigilare continuamente contro quelli che, sulla terra, sarebbero stati i loro naturali nemici. Come noi erano parte del mondo eterno dello spirito, e si godevano le loro vite eterne nel loro modo come noi lo facevamo nel nostro. La loro esistenza era solo un'altra delle migliaia di delizie donateci per la nostra gioia.

 

Gli uccelli con il piumaggio più colorato erano simili a quelli che vivono nei tropici terrestri, ma che non possono essere visti da occhi umani finchè non si arriva nel mondo dello spirito. Il clima era perfetto e potevano quindi vivere confortevolmente insieme a quelli di aspetto meno spettacolare. Per tutto il tempo cinguettavano e cantavano, senza mai essere fastidiosi nonostante la quantità dei suoni prodotti, poiché, per qualche straordinaria ragione, i suoni si armonizzavano perfettamente fra di loro e non risultavano mai troppo acuti nonostante la tonalità molto alta degli uccelli più piccoli. La loro fiduciosa amicizia era davvero commovente, se paragonati agli uccelli terreni la cui vita appartiene davvero ad un altro mondo. Qui eravamo tutti parte dello stesso universo libero, e c'era una mutua comprensione fra noi e gli uccelli. Quando parlavamo con loro sentivamo che capivano quello che stavamo dicendo, e in un certo modo eravamo in grado anche noi di percepire i loro pensieri; se chiamavamo un uccello in particolare, quell'uccello capiva e veniva da noi.

 

I nostri amici naturalmente conoscevano già tutto questo, ma per Ruth e me era un'esperienza nuova e meravigliosa. E pensai che se avessi usato un po' di più e un po' meglio la mia mente, avrei potuto immaginare che avremmo visto qualcosa di simile: per quale motivo il Grande Padre dell'Universo avrebbe dovuto creare tutti quei magnifici uccelli solo per il piano terreno? E farli vivere in posti che sono spesso inaccessibili agli uomini, dove questi non possono vederli e goderne la bellezza? E anche quelli che possono essere visti, sono destinati a morire per sempre? Le bellezze concesse alla terra dovrebbero forse essere negate al mondo degli spiriti, di gran lunga superiore? Qui c'era la risposta: solo l'arroganza e la superbia dell'uomo può fargli ritenere che la bellezza è creata espressamente solo per il suo piacere. L' uomo incarnato pensa di avere il monopolio della bellezza: quando si disincarna capisce finalmente quanto sublime possa essere la bellezza, e diventa silenzioso e umile, forse per la prima volta nella sua esistenza! Risvegliarsi nel mondo dello spirito è una lezione molto salutare, credetemi, amici miei - per molti un vero shock.

 

L'esplosione di colori degli uccelli intorno a noi era oltre ogni descrizione, e non tenterò neanche di farlo. Visitammo deliziosi boschetti, accompagnati dall'armonia musicale di numerosi ruscelli, attraversammo radure di erba vellutata in un' esplosione assoluta della natura. Sul nostro cammino incontrammo alcune persone che ci diedero il loro caloroso benvenuto o ci salutarono con la mano. Tutti erano felici in mezzo agli uccelli; ci fu detto che questa parte dell'isola era riservata a loro e non era presente nessun'altra forma di vita animale, non perchè questo fosse pericoloso per gli uccelli, ma perchè loro erano più felici con i loro simili.

 

Tornammo allo yacht e riprendemmo la navigazione. Eravamo interessati a sapere come il nostro ospite avesse ottenuto la sua casa galleggiante: una costruzione così complessa avrebbe certamente richiesto degli esperti per progettarla ed altri per realizzarla. Ci disse che una nave veniva creata nello stesso modo in cui venivano costruite le nostre case o qualunque altro edificio; il requisito necessario è che dobbiamo guadagnarci il diritto di possederla. Ci sono molte persone che sulla terra progettavano e costruivano imbarcazioni di ogni genere, sia per lavoro che come mezzo di ricreazione. Qui hanno la possibilità di continuare la loro opera e sebbene molti di loro lo facciano per puro piacere, donano anche molto piacere ad altri che sono amanti del mare e delle navi: il loro piacere diventa il loro lavoro e il loro lavoro diventa piacere.

 

La costruzione di un'imbarcazione è un lavoro altamente tecnico, e devono essere ben acquisiti i metodi del mondo spirituale, completamente differenti da quelli terreni. Una volta guadagnato il diritto di possesso molti amici ci aiutano nella costruzione; ci creiamo mentalmente la forma di quello che desideriamo avere - una casa, un giardino, o qualunque altra cosa - e produciamo quindi una forma-pensiero che sarà convertita in sostanza spirituale concreta con l'aiuto degli esperti.

 

Il nostro viaggio di ritorno fu altrettanto piacevole di quello di andata. Quando arrivammo a terra il nostro ospite ci estese un invito permanente a fargli visita tutte le volte che volevamo condividere con lui la gioia della navigazione.

 

Mentre camminavamo sulla spiaggia Edwin ci ricordò il grande edificio nel centro della città, dicendoci che in breve tempo ci sarebbe stata una visita da parte delle sfere più alte; molti si sarebbero radunati nel tempio, ci sarebbe piaciuto unirci a lui? Non doveva essere assolutamente considerato un atto di adorazione nei confronti di questo personaggio, questi atti venivano spontaneamente dal cuore e il nostro visitatore avrebbe portato con sé non solo la sua luminosa energia, ma anche quella delle sfere celesti dove dimorava. Fummo subito d'accordo ad andare con lui, non ci saremmo mai avventurati là da soli senza la guida di Edwin.

 

Camminando lungo l'ampio viale costeggiato da alberi e giardini, scoprimmo che eravamo parte di un grande consesso di persone che procedevano tutte nella stessa direzione, evidentemente con il medesimo scopo. Strano a dirsi, sebbene fossimo in mezzo a molta gente non provammo mai la sensazione, così comune sulla terra, di essere in mezzo alla folla; era una sensazione straordinaria che anche Ruth condivideva. Ci saremmo aspettati un senso di oppressione soverchiante, la confusione che ci si attende in mezzo a una tale immensa assemblea di persone, gli spintoni e il fracasso e, soprattutto, il senso del tempo che passa velocemente portando con sé rapidamente tutto il divertimento. Avere idee come queste era ridicolo e tutti e tre ridemmo per aver considerato ed espresso simili pensieri. Sentivamo - e sapevamo - che tutto era in perfetto ordine, che tutti sapevano cosa fare e dove andare e non c'erano dubbi sulla superiorità del nostro visitatore, più evoluto di noi. Sapevamo di essere attesi per l'aiuto che potevamo ricevere e che ci aspettava un personale benvenuto: non era forse sufficiente a eliminare ogni sentimento di disagio e sconforto?

 

C'era inoltre un'unione mentale fra noi impossibile sulla terra anche fra coloro che professano la stessa fede. Non esiste alcuna religione terrena in cui tutti i fedeli sono così uniti: li' è ritenuto essenziale ringraziare e adorare l'Essere Supremo attraverso cerimonie e rituali complessi, attraverso dogmi e strane credenze sui quali ci sono tante opinioni quante sono le diverse religioni.

 

Vi ho già parlato delle comunità religiose presenti qui nel mondo spirituale: quando la terra diventerà più illuminata queste comunità scompariranno, è la stupidità e la cecità del mondo terreno che causano la loro presenza. Qui sono tollerate e anche loro devono mostrare tolleranza, in caso contrario verrebbero eliminate; inoltre non devono mai influenzare o obbligare alcuna anima a credere nelle loro dottrine erronee. Devono confinare i loro credi strettamente a loro stessi, ma sono assolutamente liberi di praticare la loro religione fra di loro. La verità li aspetta sulla soglia delle loro chiese quando lasciano i loro luoghi di adorazione, non quando vi entrano. Quando finalmente un'anima recepisce la futilità di questo particolare credo religioso, si dissocia velocemente dagli altri, e in completa libertà e verità - che non ha dogmi o comandamenti ecclesiali - offre i suoi pensieri al Padre Celeste così come fluiscono dalla sua mente, liberi e genuini, depurati dal gergo clericale, semplici e sentiti con il cuore.

 

Però abbiamo i nostri templi dove possiamo ricevere i nobili messaggeri dei reami più alti, luoghi adatti a ospitare i rappresentanti del Padre e da dove loro possono inviare alla Grande Sorgente del Tutto i nostri ringraziamenti e le nostre richieste. Noi non adoriamo in modo cieco come sulla terra.

 

Avvicinandoci al tempio ci sentivamo caricati di forza spirituale. Edwin ci spiegò che ciò era dovuto all'immensa energia portata dai visitatori più alti che rimaneva inalterata in un ampio raggio dal tempio. Era per questa ragione che il tempio era completamente isolato, senza altri edifici nelle vicinanze. Solo i giardini lo circondavano, un grande mare di fiori che si estendeva a perdita d'occhio con una galassia di colori brillanti, in grandi gruppi, come mai sulla terra potrebbe essere contemplato. E da tutto questo si sprigionavano i più delicati profumi e i suoni più melodiosi, donando l'effetto di pura esaltazione spirituale: ci sentivamo elevati in un altro reame.

 

L'edificio in sé era magnifico: era solido, era grande, era un'ispirazione in sé stesso. Sembrava costruito con il più fine cristallo, ma non era trasparente. I pilastri massicci erano lucidi e brillavano come il sole, mentre ogni incisione rifletteva i suoi colori brillanti fino a fare assumere all'intero edificio l'aspetto di un tempio di luce. Non pensavo fosse possibile un simile scintillio: la superficie non solo rifletteva la luce nel modo consueto, ma emanava anche una luce propria che poteva essere percepita spiritualmente.

 

Edwin ci portò verso alcuni sedili che percepivamo essere nostri - avevano un senso di familiarità come la sedia preferita nella propria casa.

 

Sopra di noi c'era una grande cupola dorata che rifletteva le centinaia di colori che risplendevano dal resto dell'edificio. Ma il centro dell'attenzione era l'altare di marmo - devo usare questa definizione perchè non ne trovo una migliore - alla fine del tempio. Aveva una piccola balaustra con un'apertura centrale in cima a una scalinata che conduceva in basso al pavimento. Sentivamo una musica melodiosa, ma non sapevo da dove venisse perchè non vedevo i musicisti: proveniva evidentemente da una grande orchestra, ma solamente di strumenti a corda.

 

L'altare, che era di dimensioni notevoli, si riempì di esseri provenienti dai reami più alti con l'eccezione di uno spazio centrale che immaginai fosse riservato al nostro visitatore. Eravamo tutti seduti e conversavamo amabilmente fra noi, finchè fummo consapevoli della presenza di un uomo imponente con capelli corvini seguito da vicino - con mia grande sorpresa - dal gentile Egiziano che avevamo incontrato in casa di Edwin al confine del nostro reame. Per coloro che avevano già assistito a queste visite il loro arrivo era il segnale che stava giungendo il visitatore più alto, e tutti ci alzammo in piedi. Davanti ai nostri occhi dapprima apparve una luce accecante, ma appena concentrammo il nostro sguardo su di essa immediatamente ci abituammo al bagliore e non sentimmo più alcun fastidio. Come scoprii più tardi, in realtà fu la luce a sintonizzarsi su di noi, cioè si "abbassò”" sulla nostra frequenza e su quella del nostro reame. Era dorata alle estremità e gradualmente più intensa andando verso il centro, dove, lentamente, prese forma il nostro visitatore. Divenne sempre più denso e potemmo quindi vedere un giovane uomo - spiritualmente giovane - che portava con sè in grado inimmaginabile i tre attributi onnicomprensivi di Saggezza, Conoscenza e Purezza. Il suo volto brillava di una bellezza trascendente; i capelli erano dorati e intorno alla sua testa brillava un diadema magnifico. La sua veste era leggera e delicata, della più fine qualità e consisteva in una tunica di bianco purissimo con un bordo dorato, mentre dalle spalle scendeva un mantello blu intenso appuntato sul petto con una grande perla rosata. I suoi movimenti erano maestosi quando alzò le braccia per benedire tutti noi. Rimanemmo in piedi e silenziosi mentre i nostri pensieri andarono a Colui che ci aveva inviato un essere tanto glorioso, mandando i nostri ringraziamenti e le nostre richieste. Per quanto mi riguarda avevo una grazia da chiedere, e la chiesi.

 

Per me non è possibile esprimere nemmeno una frazione della beatitudine spirituale che provai in presenza di questo essere celestiale, sebbene fosse lontano da me; al suo confronto non potevo fare a meno di avere la schiacciante consapevolezza di essere in basso, molto, molto in basso nella scala dell'evoluzione e della progressione spirituale. Il nostro visitatore inviò a tutti noi pensieri di incoraggiamento, di speranza e di gentilezza nel grado più estremo, e mi fece comprendere che i reami più alti non mi erano preclusi; c'era del lavoro pronto e utile per me al servizio degli altri, e facendo ciò avrei avuto la possibilità di progredire e di entrare nelle sfere più alte– - come è possibile per ogni singola anima che lavora al servizio degli altri.

 

Con una benedizione finale questo splendido e regale essere sparì alla nostra vista. Rimanemmo seduti per un po' e gradualmente il tempio cominciò a svuotarsi. Non avevo voglia di muovermi, ed Edwin ci disse che potevamo restare quanto volevamo. L'edificio era praticamente vuoto quando vidi avvicinarsi l'Egiziano: ci salutò calorosamente e e mi chiese se avevo voglia di andare con lui poiché desiderava presentarmi al suo "maestro"”. Lo ringraziai per il suo interesse nei miei confronti e, con mia grande sorpresa, mi condusse dall'uomo con il quale era entrato sull'altare. L'avevo visto solo da lontano, ma da vicino potei osservare un paio di luccicanti occhi neri che si armonizzavano con i capelli corvini, in contrasto con il pallore della sua carnagione. Indossava un abito blu, bianco e dorato e, sebbene fossero colori che esprimevano un livello spirituale elevato, non avevano la stessa intensità di quelli del nostro visitatore principale. Avevo l'impressione di essere alla presenza di un uomo saggio, con un gran senso dell'umorismo e del divertimento. (Ricordatevi che umorismo e divertimento non sono e non saranno mai una prerogativa degli abitanti della terra, anche se molti di loro amano pensare di averne il monopolio e ritengono che le risate a cuor leggero non siano appropriate a esseri spirituali. Continueremo a ridere a dispetto della loro disapprovazione!)

 

Il gentile Egiziano mi presentò al suo maestro che mi prese per mano e mi sorrise in un modo tale da far scomparire ogni sentimento di diffidenza nei suoi confronti: mi fece sentire sicuro di me e perfettamente a mio agio; si potrebbe definire l'ospite perfetto. Mi parlò con una voce molto bella, dai toni morbidi e molto gentili. Le sue parole mi riempirono di gioia ma anche di meraviglia: "Mio amato signore"”, mi disse, "colui che hai appena visto mi prega di dirti che la tua preghiera è stata ascoltata, e che il tuo desiderio sarà esaudito. Non temere, le promesse fatte sono sempre mantenute"”. Poi mi disse che avrei dovuto aspettare un po' di tempo, poiché era prima necessario che si realizzasse una catena di eventi e che si creassero le circostanze adatte perchè i miei desideri si potessero concretizzare. Il tempo sarebbe passato in fretta, mi disse, e nel frattempo avrei potuto portare avanti il mio lavoro con i miei amici. Se avessi avuto bisogno di aiuto Edwin avrebbe potuto chiamare in qualunque momento il nostro amico Egiziano, la cui guida era sempre al mio servizio. Poi mi diede la sua benedizione e mi ritrovai da solo; da solo con i miei pensieri e con il ricordo della bellezza celestiale del nostro splendente visitatore.

 

Mi riunii a Edwin e Ruth ed espressi loro la mia felicità. Entrambi erano pieni di gioia nel sentire le belle notizie provenienti da una fonte così alta. A questo punto sentii il desiderio di ritornare a casa e chiesi a Edwin e Ruth se volevano venire con me. Subito ci trovammo lì e ci dirigemmo all'istante verso la libreria. Su una mensola c'era un libro particolare, scritto da me quando vivevo nel piano terreno, e che non avrei mai voluto avere scritto. Tolsi il libro che gli stava accanto lasciando uno spazio vuoto: promisi che avrei riempito quello spazio con un altro libro scritto dopo essere arrivato qui, prodotto dalla mia mente dopo aver conosciuto la verità.

 

Passeggiammo abbracciati nel mio giardino - e nel sole celestiale dell'eternità.