Beraud Marthe (Eva C)

Carriere Eva (Marthe Béraud, 1886-?). Una delle più famose medium a materializzazione e a incorporazione dei primi decenni del nostro secolo, nota anche come Eva C. Non ancora diciottenne perse il fidanzato, un giovane ufficiale figlio del generale Noël, che cadde nel Congo, e fu accolta, da quelli che dovevano essere i suoi suoceri, nella Villa Carmen ad Algeri. E qui si rivelarono le sue doti con la produzione di fantasmi completi, fra i quali quello del celebre Bien Boa, che, nel 1905, fu studiato dal Richet. Più tardi si occupò di lei una appassionata spiritista, la signora Juliette Bisson, che divenne la sua madre adottiva e la educò alle manifestazioni. Con lei Marthe, divenuta Eva C., visse a Parigi a partire dal 1909. Qui fu conosciuta dal barone Albert von Schrenck-Notzing, un medico tedesco che, in quegli anni, era tra i pochissimi che, in Germania, si occupassero seriamente e scientificamente della fenomenologia paranormale, e da lui, e nuovamente dal Richet, che gli era amico, fu attentamente studiata fino al 1914.

Le sedute parigine non diedero gli stessi risultati imponenti di quelle di Algeri: Eva, in stato di trance, sembrava soffrire profondamente, contorcendosi e lamentandosi, e il suo polso passava dalle 90 alle 120 pulsazioni. Le materializzazioni si manifestavano molto lentamente e di rado erano forme complete. Il Fodor attribuisce questo cambiamento ai rigorosi controlli a cui la medium veniva sottoposta: era costretta a spogliarsi davanti allo Schrenck-Notzing e alla signora Bisson, sempre presente, e, dopo una completa visita medica, doveva indossare un abito speciale, stretto ai polsi, al collo e alle caviglie, o una semplice maglia o addirittura dare la seduta completamente nuda. Otto macchine fotografiche al magnesio vennero puntate su di lei; più tardi ci si accorse che ella poteva operare anche a luce attenuata. Furono scattate 225 fotografie molto convincenti.

Abbondantissima era la sua produzione di ectoplasma, che si levava in forma di nubecole più o meno vaste e talora la ricopriva tutta. In questa massa biancastra si formavano poi volti e figure. Di una seduta tenuta il 15 aprile 1912, alla presenza del metapsichista italiano C. De Vesme e di P. Bisson, il Richet scrive: «Le manifestazioni cominciarono subito. Una sostanza bianca apparve sul collo della medium e poi si formò in essa una testa che si spostò da destra a sinistra e infine si collocò sulla testa di Eva. Fu presa una fotografia. Dopo il lampo, la testa riapparve a fianco della testa della medium, alla distanza di una cinquantina di centimetri, collegata ad essa da una specie di nastro bianco. Sembrava una testa maschile e faceva movimenti come inchini. Contammo una ventina di apparizioni e sparizioni di questa testa: si mostrava, si ritraeva nel gabinetto medianico e riappariva ancora. Apparve poi una testa femminile, si mostrò presso la tenda, si ritrasse nel gabinetto e continuò ad apparire e scomparire più volte».

Lo Schrenck-Notzing fece seguire Eva, per vari mesi, da investigatori privati, per accertarsi che nulla di sospetto vi fosse nella sua vita, e, per eliminare la supposizione che l'ectoplasma consistesse in veli ingurgitati e rigurgitati dalla medium, le faceva mangiare marmellata di mirtilli prima di ogni seduta: ma la sostanza rimase sempre bianchissima. Nel 1913 dalla bocca di Eva si vide uscire un dito perfettamente formato; le fu chiusa allora la testa in un velo e il dito tornò a mostrarsi, dapprima entro il velo e poi al di fuori di esso.

Fra il 1917 e il '18 Eva fu studiata dal Geley nel laboratorio di lui, sempre alla presenza della signora Bisson e di numerosi uomini di scienza. Nel suo libro Dall'inconscio al conscio, il Geley scrive: «E' inutile dire che, durante le sedute nel mio laboratorio, le consuete precauzioni vennero rigorosamente osservate. Appena entrata nella sala delle sedute, dove io solo potevo entrare in precedenza, la medium veniva completamente spogliata in mia presenza e rivestita di un abito aderente, chiuso sulla schiena e ai polsi. I capelli e la cavità della bocca venivano esaminati da me e dai miei collaboratori prima e dopo la seduta. Eva veniva poi accompagnata nel gabinetto medianico e fatta sedere sulla sedia di vimini: le sue mani rimanevano sempre in vista fuori della tenda e la stanza era sempre sufficientemente illuminata. Non mi limito ad affermare che non vi erano trucchi: affermo che non vi era possibilità di trucco. Inoltre, non mi stancherò mai di ripeterlo, quasi tutte le materializzazioni avvennero sotto i miei occhi e io ho potuto osservare la loro formazione e il loro sviluppo... Sono lieto di testimoniare che Eva, in mia presenza, ha sempre mostrato un'assoluta onestà. L'intelligente e rassegnata abnegazione con cui si è sottomessa a ogni controllo e le veramente penose prove della sua medianità meritano la schietta e sincera gratitudine di tutti gli uomini di scienza degni di questo nome».

Nel 1920 la Società per la Ricerca Psichica invitò Eva in Inghilterra: ella, accompagnata dalla signora Bisson, si trattenne due mesi a Londra e diede oltre quaranta sedute metà delle quali non diedero alcun risultato; scarsi furono i risultati delle altre. Apparvero però veli ectoplasmici che assunsero aspetto di mani e di volti. Gli sperimentatori erano evidentemente scettici e ostili; l'ambiente, nel centro rumoroso della città, poco adatto; i controlli di una pedanteria esasperante. Come conclusione, gli sperimentatori non si pronunciarono, con la scusa che quanto avevano visto non era sufficiente per un giudizio e che non si poteva escludere una rigurgitazione di veli. «Come è possibile», notò in seguito il Richet, «che masse di sostanza mobile, organizzata in mani e volti, sia fatta uscire dall'esofago o dallo stomaco?». Nel 1922, quindici sedute tenute alla Sorbonne, pure in ambiente ostile, diedero risultati scarsissimi e il comitato inquirente emise un giudizio negativo. Poco più tardi Eva, sposatasi e divenuta signora Waespé, si ritirò dall'attività medianica. (UD.)

 

Fonte: L'Uomo e l'ignoto: enciclopedia di parapsicologia e dell'insolito diretta da Ugo Dettore - ARMENIA EDITORE (pagine 229/231).