Blake William (1757-1827)

Blake William (1757-1827). Poeta, incisore, pittore e mistico inglese, in gran parte autodidatta. Abile incisore abbandonò la professione come tale per dedicarsi a una produzione originale poetica e illustrativa: illustrava i suoi libri di poesie e spesso li stampava e rilegava lui stesso aiutato dalla fedelissima moglie. Dopo profonde crisi si orientò verso un misticismo di ispirazione cristiana che informa tutte le sue opere.

Fin da bambino ebbe visioni di spiriti o angeli che lo consigliavano e gli insegnavano: da uno di essi affermò di avere avuto le prime lezioni di pittura. Queste apparizioni divennero per lui un fatto quotidiano: quasi ogni giorno vedeva Gesù Cristo e scriveva quello che egli gli dettava. Del suo poema Jerusalem dichiarò: «Ho scritto questo poema sotto dettatura diretta; dodici, talvolta venti e anche trenta righe d'un fiato, senza premeditazione da parte mia e persino contro la mia volontà. Non sono stato che il segretario; gli autori sono nell’eternità». Egualmente diceva che i suoi disegni e incisioni non erano che copie di immagini che gli apparivano già perfettamente formate. In realtà, quando era al lavoro, alzava ogni tanto gli occhi come se guardasse un modello, e se la visione scompariva, egli lasciava l’opera dicendo di essere incapace di continuare.

Raramente un visionario visse, al pari di lui. continuamente fra due mondi, con la serena sicurezza della realtà di entrambi, e forse solo lo Swedenborg riuscì come lui a fondere queste due realtà come espressione di una personalità eccezionale, indipendente dai modi del suo tempo, perfettamente originale. Considerava l’immaginazione come il più sicuro mezzo di conoscenza, quello che mette l’uomo a contatto con l’eternità, e diffidava della ragione, che serviva solo a raggiungere meschini scopi pratici. Pagò questa sua fede nell’assoluto con lunghi anni di miseria. Non amava la natura, considerandola come un ostacolo alla visione della realtà eterna, ma credeva nella santità della vita: la forza vitale è sempre nel giusto, solo il freddo ragionamento può condurre all’errore. Quindi l’arte è la somma espressione dell'uomo, l’albero della vita: erano racchiusi in lui da un lato, tutto il movimento romantico, dall’altro tutta la ricca fioritura del paranormale nella prima metà dell’Ottocento. Imparò l'italiano a sessantasette anni per poter leggere e illustrare Dante, e attese a questi disegni fin sul letto di morte. Morì serenamente perché non era mai riuscito a «pensare alla morte come cosa più notevole del passaggio da una camera a un’altra»: prima di morire prese improvvisamente a cantare delle "Cose che vedeva nel cielo. (U.D.)

 

Fonte: L'Uomo e l'ignoto: enciclopedia di parapsicologia e dell'insolito diretta da Ugo Dettore - ARMENIA EDITORE (pagine 185/186).