Cooper Blanche

Cooper Blanche. Medium inglese a voce diretta, attiva all’incirca fra il 1920 e il 1935. Fu esaminata in varie sedute negli anni 1921-22 dal matematico S.G. Soal, professore della Facoltà di Scienze dell’Università di Londra. Come riferisce il Soal stesso, la medium non cadeva mai in trance, anche se dimostrava ogni tanto una certa assenza, e sosteneva la voce diretta solo per uno o due minuti alla volta, intervallati da pause di silenzio che potevano durare anche un quarto d’ora; quando la voce taceva, Blanche faceva con le labbra una specie di basso borbottìo. Inoltre poteva produrre il fenomeno solo al suono di un carillon. Durante le sedute si manifestavano talora anche fenomeni luminosi.
Aveva due controlli: Nada, che parlava con voce fanciullesca, e Afid, la cui voce era cupa e sepolcrale. Entrambi potevano leggere in libri chiusi. Le personalità spiritiche da lei evocate davano ragguagli precisi sulla loro vita trascorsa e su persone che avevano conosciuto; tra queste personalità vi fu quella di Frank Soal, fratello minore dello sperimentatore, caduto in guerra. Il Soal credette di avere dimostrato che tali personalità erano creazioni drammatizzate della medium stessa, la quale si sarebbe valsa di forti capacità chiaroveggenti attingendo il contenuto delle sue comunicazioni sia nello sperimentatore, sia nei presenti alla seduta, sia in viventi lontani che avevano conosciuto il defunto. E sostenne così che l’attività telepatico-chiaroveggente doveva avere limiti molto più vasti di quelli considerati fin allora, potendo estendersi non solo a persone conosciute dal medium ma anche a persone a lui ignote ma note almeno a uno dei presenti, il quale funzionava così da induttore. Fu confermato in questa teoria soprattutto dal caso di Gordon Davis, quando cioè si presentò come defunto, attraverso la Cooper, un amico dello sperimentatore, da lui creduto morto nella prima guerra mondiale, il quale diede numerose ed esatte notizie di sé, alcune ignote al Soal, e tre anni dopo, nel 1925, risultò vivente. Lo sperimentatore stabilì anche che la Cooper poteva esercitare la sua chiaroveggenza su di lui o sui presenti solo quando la risposta alle domande fatte non era presente alla loro coscienza: in caso contrario la cosiddetta entità affermava di non potere rispondere in quel momento ma che avrebbe risposto più tardi. E infatti questo avveniva quando lo sperimentatore o i presenti non pensavano più a quel soggetto. (U.D.)

Fonte: L'Uomo e l'ignoto: enciclopedia di parapsicologia e dell'insolito diretta da Ugo Dettore - ARMENIA EDITORE (pagine 319/320).