D’Espérance Elizabeth

D’Espérance Elizabeth (Elizabeth Hope, poi signora Reed, poi baronessa Heurtley, 1852-1919). Famosa medium inglese, la cui imponente fenomenologia a carattere psichico e fisico è stata studiata e riferita da varie personalità dell'ambiente spiritista, quali l’Oxley, il Friese, l’Aksakov, oltre che da lei stessa nell’autobiografia Il paese dell’ombra (1897) e viene perciò accolta con una certa cautela.
La sua infanzia non fu felice. Il padre, capitano della marina mercantile, a cui ella si sentiva profondamente legata, era per lo più assente e la madre, severa e poco comprensiva, non poteva aiutare la bambina che, nella vecchia casa, aveva come uniche amicizie strani personaggi silenziosi che non offrivano resistenza quando ella cercava di toccarli e sembravano non vederla, o si limitavano a sorridere quando levava verso di loro, per farla ammirare, la sua bambola. Ma si trattava di amicizie segrete perché la madre, se ne parlava, l’accusava di mentire.
Nel 1867, a quindici anni, un viaggio fatto sulla nave di suo padre fu una pausa di gioia che dovette essere tuttavia turbata: un giorno la fanciulla vide una grande nave che veniva incontro a quella su cui era e la attraversò senza urti: potè osservarne tutti i particolari, l’equipaggio intento alle manovre, un uomo sul ponte, a braccia conserte, le grigie vele, la fiamma sventolante, e il tutto svanire poi nella lontananza. Nessuno credette a quella visione. Qualche tempo dopo, a scuola, le dànno un tema sulla natura. Elizabeth non sa che cosa scrivere; la sera che precede il giorno della consegna si addormenta disperata. Ma il giorno dopo il tema è già scritto, nella sua calligrafia, ed è bello: viene letto in classe.
A diciannove anni si sposa; poco dopo, per caso, prende parte a una seduta spiritica: il tavolo sussulta e dà risposte alle domande degli astanti. Elizabeth è scettica, ma il tavolo continua il colloquio anche quando, a sua richiesta, gli altri si allontanano: sussulta realmente da solo. Alcuni giorni dopo Elizabeth avrà, con questo mezzo, notizie esatte di suo padre, che tardava a tornare da uno dei suoi viaggi. Un’altra volta un paio di gemelli scompare dalla vista degli astanti e viene ritrovato sepolto nella terra di un vaso da fiori.
Cominciano poi le sedute di scrittura automatica, durante le quali si presentano in prevalenza tre entità guida: Walter, un americano gioviale e sempre pronto a rendersi utile; Stafford, filosofo e scienziato; Ninia, una bambina di sette anni che, più tardi, rasserenerà gli ultimi momenti di uno dei consueti partecipanti alle sedute. La medium «vede» le entità che si presentano via via e prende l’abitudine di disegnarle producendo una ricca serie di ritratti medianici. L’intervento, nel circolo, del signor Barkas, membro della Società Geologica e uomo di scienze, dà un nuovo avvio alle sedute, che divengono scientifiche facendo predominare l’entità Stafford. Un giorno questi descrive minutamente un apparecchio per trasmettere le onde sonore a distanza, che, dice, sarà presto di uso comune: è il telefono, inventato intorno a quel periodo dal Meucci, ma di cui nulla ancora si sapeva.
Dopo quattro anni di queste esperienze, Elizabeth si trova sola e stanca: le persone a lei più care sono morte e la tisi la minaccia. Si ritira nel mezzogiorno della Francia aspettando la fine; invece la salute rifiorisce. Dopo un breve soggiorno in Svezia, passa a Lipsia, dove conosce il professor Zöllner, che qualche anno prima, nel 1877, aveva condotto i suoi celebri esperimenti di compenetrazione con lo Slade. Lo Zöllner è ormai uno spiritista, e la prega, prima di tornare in Inghilterra, di passare da Breslavia per far conoscere i suoi fenomeni a un caro amico che non crede, il professor Friese. La D’Espérance accetta, e il risultato sarà che il Friese, docente universitario, abbandonerà la sua cattedra per fare pubblica dichiarazione di spiritismo.
Tornata in Inghilterra, la medium tiene sedute regolari in un ristretto circolo di amici. Nuovi fenomeni si presentano: dapprima la lettura di lettere chiuse in buste sigillate e scritte in varie lingue; poi materializzazioni. Il primo a materializzarsi è il volto tondo e allegro di Walter, che si presenterà poi in figura completa. Una seconda personalità materializzata     è Yolande, una giovane araba di quindici anni, che si diverte a stupire il suo pubblico apportando fiori e piante: il 4 agosto del 1880 fa nascere in pochi minuti, da una boccia di vetro piena di sabbia, una pianta esotica, una Ixora crocata, alta circa settanta centimetri, che rimane viva per tre mesi.
Ma nello stesso anno avviene un incidente identico a quello di cui era rimasta vittima sette anni prima Florence Cook: uno degli astanti, pensando che Yolande e la D’Espérance siano la stessa persona, afferra il fantasma per dimostrare la frode. Non si sa bene quello che sia avvenuto: «Provai solo», scrive la medium, «l’orribile e angosciosa sensazione di essere piegata in due e schiacciata, la stessa, immagino, che potrebbe avere una bambola violentemente afferrata da un bambino». Ne seguirono un’emorragia polmonare e una lunga malattia.
Ritroviamo la medium in Svezia, dove si prodiga come guaritrice tra gente lontana dai centri cittadini e trascurata dai medici. Verso il 1890 si riprendono le sedute per ottenere fotografie medianiche, ma un articolo maligno apparso sui giornali, sembra con la complicità del fotografo, interrompe questo ciclo. E' del '90 il famoso caso Stromberg, un caso veramente notevole di identità, alla
cui voce rimandiamo. Il 28 giugno dello stesso anno, alla presenza dell'Aksakov, il più autorevole studioso della D’Espérance, avviene l’apporto, per mezzo di Yolande, di un giglio dorato alto due metri, che rimane per una settimana nella stanza delle esperienze e poi scompare perché «deve essere restituito». E' l’ultima manifestazione di Yolande.
Del 1893, in Norvegia, è la materializzazione di un altro fantasma, Nepenthes, che scrive sul taccuino di uno sperimentatore un messaggio in greco antico, lingua ignota a tutti i presenti, che viene tradotto il giorno dopo: «Io sono Nepenthes, tua amica; quando la tua anima sarà oppressa da eccessiva pena, chiama me, Nepenthes, e io verrò a sollevarti». E' da notare che, dopo l'episodio del 1880, la D’Espérance entrò raramente nel gabinetto medianico e rimase per lo più tra i presenti per escludere ogni possibile frode. Fu uno dei pochi medium a materializzazione che non cadesse mai in trance vera e propria.
Due volte l’Aksakov potè constatare che, durante i fenomeni di materializzazione, il corpo della medium si smaterializzava totalmente o in parte. Una prima volta si trattò di una smaterializzazione completa: passando una mano dietro la tende del gabinetto medianico, lo studioso si accorse che la sedia della medium era vuota, ma sentì nuovamente il suo corpo non appena il fantasma scomparve dinanzi ai presenti; una seconda volta, mentre la medium era seduta fra gli altri, potè accertare che le sue gambe erano scomparse. Fenomeni, questi, che potrebbero fare qualche luce sulla meccanica delle materializzazioni.
Durante la prima guerra mondiale, la D’Espérance rimase praticamente prigioniera in Germania, dove si trovava. Le sue carte vennero requisite e distrutte: fra di esse il secondo volume del Paese dell’ombra. (U.D.)

Fonte: L'Uomo e l'ignoto: enciclopedia di parapsicologia e dell'insolito diretta da Ugo Dettore - ARMENIA EDITORE (pagine 368/369).