Kluski Franek (1874-1944)

Kluski Franek (1874-1944). Pseudonimo sotto il quale è conosciuto un ricco banchiere polacco, poeta e scrittore, che fu uno dei più potenti medium a effetti fisici e psichici della prima metà del nostro secolo. Fin da fanciullo aveva visioni precognitive e vedeva fantasmi con cui parlava credendoli esseri naturali. Nel 1919, durante una seduta col Guzik, si accorse di avere poteri medianici e si mise a disposizione della sezione polacca della Società per la Ricerca Psichica e dell'Istituto Metapsichico Internazionale di Parigi. Produceva una numerosa gamma di fenomeni fisici, ma soprattutto materializzazioni parziali e complete: sembra che siano stati circa 250 i fantasmi materializzati da lui prodotti, molti dei quali parlavano in lingue straniere. Diede le prime sedute nel 1920, all'Istituto Metapsichico, davanti al Richet, al Geley e al conte di Grammont: in questa occasione furono presi eccellenti calchi di mani e di piedi, che sono attualmente conservati all'Istituto. Caratteristiche erano le sue materializzazioni di animali, tra cui, molto note, quella di una grande aquila, che si materializzò su una sua spalla, e quella di un felino che corse sul tavolo e sulle ginocchia dei presenti emanando un forte odore di selvatico. Il 20 novembre del 1921 fece molta impressione la comparsa di un cosiddetto «pitecantropo», un grande essere villoso e barbuto, dall'aspetto scimmiesco, che passeggiò mansuetamente fra i presenti leccando loro le mani e il volto. Un essere simile si materializzò il 10 agosto del 1923, dando prova di una forza enorme: alzò alcuni degli astanti con le loro sedie e rovesciò facilmente un pesante divano. Nel 1925, F.W. Pawlowski, professore di ingegneria aeronautica dell'università di Michigan, dava relazione, nel Journal della Società Americana per la Ricerca Psichica, di alcune materializzazioni da lui osservate, fra cui quella di un Turco, che parlava la sua lingua ma capiva il polacco, e quella di un vecchio così luminoso da rischiarare la stanza, vestito di una lunga toga e con in testa un cappello a cono: un costume simile a quello dei sacerdoti assiri. Parlava correntemente una lingua gutturale che non si riuscì a identificare. Il Pawlowski afferma di aver sentito respirare i fantasmi e di avere ascoltato una volta i battiti del cuore di uno di loro. Il fantasma della sorella del conte Potocki apparve il 20 novembre del 1920 e andò ad abbracciare il fratello facendogli sulla fronte un segno di croce in un cerchio, come era solita fare da viva. Nel 1921 il Geley riuscì a fotografare il fantasma di un ufficiale tedesco in uniforme, col suo elmo lucente. Per scrittura automatica, Klusky manifestò una chiaroveggenza e poteri di precognizione che il Geley definì «quasi paurosi». Faceva spostare l'ago della bussola avvicinandovi una mano o un piede. Al pari della D'Esperance non cadeva mai in trance durante le materializzazioni. Su di lui non furono mai formulati sospetti né sorsero polemiche. Di lui parlò soprattutto il Geley nell'opera L'ectoplasmia e la chiaroveggenza (L'ectoplasmie et la clairvoyance, 1924), e sulla sua medianità il colonnello Norbert Ocholowicz pubblicò, nel 1926, un libro in polacco che non ebbe traduzioni. (U.D.)

 

Fonte: L'Uomo e l'ignoto: enciclopedia di parapsicologia e dell'insolito diretta da Ugo Dettore - ARMENIA EDITORE (pagine 670/671).