Lesage Augustin

Lesage Augustin (1876-1960?). Sensitivo francese a pittura paranormale. Semplice minatore, aveva 35 anni quando, lavorando in miniera, udì una voce comunicargli che un giorno sarebbe stato pittore. L'avvertimento si ripetè più tardi per tiptologia; Augustin fece qualche tentativo a caso e tracciò con singolare rapidità degli arabeschi a matita colorata, che non mancavano di un certo interesse. Sempre per incitamento degli «spiriti», che si manifestavano per scrittura automatica, prese a dipingere una grande tela di tre metri per tre: ne risultò una composizione astratta e composita, a disegni perfettamente simmetrici, che lo occupò per parecchi mesi rimanendo tuttavia incompiuta. Nel 1912 gli fu comunicato di avere doti di guaritore, ed egli si diede a questa nuova attività aprendo addirittura un istituto con un amico. Poi venne la guerra. Al ritorno; gli «spiriti» gli ordinarono di cessare la sua attività di guaritore; tornò in miniera e riprese a dipingere: il suo grande quadro fu terminato solo nel 1921. Ne seguirono altri dello stesso genere: grandi composizioni decorative e simmetriche con figure inserite. Nel 1923 abbandonava la miniera per dedicarsi esclusivamente alla pittura. Quattro anni dopo veniva studiato da Eugène Osty nell'Istituto Metapsichico di Parigi: nei suoi quadri si potevano riconoscere motivi decorativi indiani ed egiziani. L'Osty notò la sua sorprendente capacità di eseguire disegni simmetrici senza prendere misure e senza guardare la parte già eseguita, ma fu del parere che il Lesage non avesse vere e proprie facoltà paranormali e fosse solo un abile decoratore dotato di qualche non comune capacità. Tuttavia, quando nel 1939 il medium si recò in Egitto, trovò in una tomba recentemente scoperta un affresco che riproduceva una scena di mietitura da lui dipinta tempo prima. In definitiva è questo l'unico elemento decisamente paranormale della sua opera. Il Lesage non dipingeva mai in stato di trance. sebbene affermasse di operare senza avere un'idea di quello che faceva e di sentire la sua mano guidata da intelligenze diverse dalla sua. Firmava con vari nomi: «Marie», «Léonard de Vinci», «Marius de Tyane», ma, dal 1926 in poi, usò solo il suo nome. Dopo l'episodio egiziano, si convinse di essere la reincarnazione dell'antico pittore, Mena, autore dell'affresco da lui osservato nella Valle dei Re. E' da notare tuttavia che le somiglianze tra le due opere si limitano ad alcuni particolari. (R.)

 

Fonte: L'Uomo e l'ignoto: enciclopedia di parapsicologia e dell'insolito diretta da Ugo Dettore - ARMENIA EDITORE (pagina 684).